Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

mercoledì 16 agosto 2017

Cadrà in ginocchio pure lui.

Andare a chiedergli perché,
urlargli contro, è più forte di te,
che gli hai fatto, che gli ha fatto il mondo,
se davvero sceglie tutto perché ci ha mandati a fondo.
Perché non si riesce a risalire,
perché la caduta non sembra finire.
Perché siamo qua quando dovrebbe andare tutto bene
perché non si riesce neanche più a piantare un seme
che non sia una conquista, una piccola illusione,
che appena piantato, lo sappiamo, muore.
Muore di tristezza, rabbia, mancanza pure lui,
muore sapendo che siam senza futuro, anche lui.
E muore come moriamo noi,
nessuno l'annaffia, si aspetta lo facciate voi,
'ché se tutti sperano nell'altro
tanto vale che ci sciogliamo nell'asfalto
con tutta la Terra, la stiamo ricoprendo
e più la ricopriamo e più stiamo morendo
e tutti che parlano parlano e senti le urla
e nessuno che fa qualcosa, senti solo urla.

E chiedergli perché, che abbiamo fatto di male
e urlare cadendo perché abbiam fatto solo male.
Volere una ragione, perché siamo così,
realizzare che possiam'essere solo così
e c'è qualcosa di sbagliato, troppo, un gran casino,
ma chi è che si muove a sistemare 'sto casino?
Chiedere urlando che aveva, se era matto,
se quando ci ha creati, prima di esserci, era fatto,
'ché altrimenti non si spiega, perché rovinare tutto?
Altrimenti non si spiega, perché fare a pezzi tutto.

E urlare come se potesse darci una ragione,
come se fosse lassù ad accogliere chi muore,
a dir parole dolci, consolarli tutti,
invece di ammettere che siamo qua tutti distrutti
e più andiamo avanti più ci stiamo distruggendo
e sappiamo che i nostri figli li avremo combattendo
e anche se non lo diciamo, avremo tutti perso,
saremo tutti a pezzi e anche lui sarà perso.
Là a guardarsi intorno, quaggiù o quassù,
guardarsi intorno e chiedersi che avevi pure tu,
che avevamo tutti, che abbiamo distrutto un mondo
che non doveva essere solo uno sfondo
ad armi e botte e violenza a non finire,
ma la nostra metà, che adesso dovrà finire.

E quando urleremo l'ennesima volta,
-non aspettarti niente, nessuna svolta-
scenderà a urlarci contro anche lui, correndo,
che non era questo a cui pensava, e sta piangendo,
voleva creare un po' d'amore, qualcosa di buono,
e l'abbiamo fatto a pezzi, non si sente alcun suono,
solo rumore, di quello stridente e fastidioso,
solo un urlo ed un asma smanioso.

E quando scenderà piangendo, perché non ne può più,
cadrai in ginocchio, per tutto ciò che hai fatto pure tu.
E quando urlerai perché non ne puoi più,
urlerà anche lui, sarai distrutto pure tu.

E quando avremo finito tutto, e non saprà che fare,
cadrà in ginocchio in mezzo a un mondo che non sa più amare.

lunedì 14 agosto 2017

Shut it down.

Shut it down.
Il cervello,
la testa,
troppi pensieri molesti.
Chiudere tutto.
Spegnerli,
prenderli a pugni
fino a distruggerli
fino a opprimerli del tutto
e perdere anche quella piccola ombra
che permane sempre.

Sembra bello,
semplice.
Impossibile.
Sembra
rilassante,
vivere,
come se fosse possibile.
Spegnerli,
prenderli a pugni
fino a distruggerli
e perderli tutti
e vederli diventare nulla
e vederli rannicchiarsi su sé stessi
e sparire.
Lasciarti
ricominciare a vivere.

Distruggere tutto
nella tua testa
come se non fosse inevitabile
un giorno
e tu non ne fossi terrorizzata.
Come se volessi farlo
un po' per illuderti
di avere una scelta.
Come se distruggerli
fosse una tua scelta.
Come se non fossi
terrorizzata
preoccupata
horrificata
da quelli i cui pensieri sono già
spenti.
Come se non sentissi
che ti manca il respiro solo a pensarci
di pensare nulla.
Come se non ti sentissi morire
al solo pensiero di non pensare.

Voler spegnere tutto
come se il troppo che odi
non ti tenesse in piedi
e non fossi terrorizzata di perderlo.

Voler spegnere tutto
come se riuscissi ad ammettere
che ogni tanto il troppo è
davvero troppo.
Ma non riesci perché lo ami
il troppo
ti tiene in piedi
ti tiene in vita
ti fa reagire
e ti trattiene dal
diventare quell'ameba
che ti spaventa e attira.
Perché cosa c'è di più
spaventoso e attraente
del nulla?
-Ma che nulla è questo?-

Voler spegnere tutto
eliminarlo
ma non riuscire
perché quel troppo è te
e quando urli perché ti sovrasta
una parte di te è completa.
Voler spegnere tutto
eliminarlo
ma morire
al pensiero di riuscirci
e amare il troppo che ti sovrasta
perché è tutto ciò
che è te.
perché è tutto ciò
che sei.

venerdì 11 agosto 2017

Così ben costruita.

Perché ti conosci
e sai come va a finire.
Non ti disperi,
sei troppo orgogliosa per questo.
O almeno lo credi.
In realtà
la tua facciata è così ben costruita
che l'hai dimenticata.

Il viso così controllato
che senti di non avere altro lato
che si mostri, che stia là fuori,
perché quando accade un po' muori,
un po' ti senti a pezzi,
ti fai a pezzi.
Un po' non sei più te, e crolli in pezzi.
Così preciso, delineato,
non qualcosa che può essere amato.
Qualcuno lo apprezza,
sembra che ne sorridi,
ma non si spezza

mercoledì 9 agosto 2017

Solo per poco.

Pensieri allegri che (so che sembra incredibile) non sono portati da questo caldo. Questo è più caldo da fornace che da sole. Caldo da "lasciatemi sciogliere come la strega del *inserire punto cardinale che non ricordo*". Buona giornata <3 
Troppo vicina al sole
e voli e voli,
come se potessi raggiungerlo
e toccarlo
e camminarci e capirlo senza bruciarti.
E voli sbattendo un paio d'ali
che ti sei creata con sudore e lacrime
che possono essere un'armatura solo per poco
che possono essere una protezione,
nascoste sotto il resto,
solo per poco.
E voli così vicina al sole
che sembra a portata di mano.
Sembra bastarti un attimo per sfiorarlo.
Sembra bastarti sporgerti
per averlo tuo.
Sembra.
Sembra possibile,
finché la protezione non crolla
e il lavoro non basta
e non hai come tenerti in volo
e senti di stare per cadere
e che non basta più planare per riposarti un attimo
planare per riprenderti,
senza il coraggio di tornare per terra
e dire che hai fallito
e dire che non ce l'hai fatta
e ammettere che hanno ragione
-hanno tutti ragione-
che certe cose sono troppo
e neanche tu -che credi solo nel troppo-
ce la puoi fare.
E cerchi di planare
-ah, come se fosse una scelta-
-le lacrime evaporano-
ma il vento ti porta sempre più giù
come se avessi stancato anche lui
e non riesca più a sostenerti.
E sbatti le ali ma sono a pezzi anche loro
sono stanche anche loro
parte di te.

E sbattere le ali
e planare
e cercare la giusta corrente
non bastano più
e la frustrazione evapora col calore del sole
e senti di evaporare anche tu
ma sei solo caduto
e nessun mare ti accoglie ad attutire il colpo

e ti sfracelli.
PS: per qualche motivo questa poesia mi ispira e voglio provare a rivisitarla in qualche modo, magari con delle rime o in inglese. Pubblicherò il risultato se è decente.

lunedì 31 luglio 2017

Ci butti tutto.

Ci butti tutto, impegno forza e dedizione,
ci butti tutto, cade anche troppo amore.

Ed è triste quando le parole non bastano
ad urlare, a sfogarsi,
a piangere a a spiegarsi.
Quando non basta scriverle,
scarabocchi sulla carta,
quando non basta urlarle,
serve solo a diventare matta.

Ed è orribile quando l'impegno non basta
a fare, ricevere, ottenere qualcosa,
a furia di impegnarti sembri solo ampollosa
e non bastan notti in bianco di pianti
non basta studiare, basta che la pianti,
basta che la smetti di volere troppo
perché alla fine crolli sotto quel malloppo.
Perché non sempre sei abbastanza, devi ammetterlo,
non sempre riesci a fare tutto, e non puoi ammetterlo.
Finisci col sembrare la Mary della storia
e sei consapevole che nessuno ne avrà memoria
perché la Jane che ammiravi,
l'ideale a cui aspiravi,
non è alla tua portata, ora lo sai.
Non sei tutto, sei te stessa. Capirai?

Ed è terribile quando tutto non basta
a sentirti piena, sentirti soddisfatta,
quando non sai cosa vuoi fare, cosa puoi,
quando non sai chi sei, quello che vuoi.

Ed è il vuoto quando tutto è perso,
perché hai scommesso il mondo, sì, e l'hai perso.

venerdì 28 luglio 2017

Vuoi tutto, vuoi troppo.

Quando hai la testa divisa a metà
e da che cosa neanche lei lo sa.
Quando non riesci a respirare,
non sai più come parlare,
perché il cervello non funziona, non parte,
fermo in una partita a carte
in cui non sai con chi giochi,
da che parte sei,
non sai in che mare nuoti,
in che universo sei.
Quando non riesci ad esprimere nulla
perché ti dici è quello che provi, il nulla.
Ma non può essere vero, non esiste, giusto?
Non puoi essere vuoto, sei qualcuno, giusto?
Dicono così, altro non è possibile.
Dicono così, ma vivi nell'impossibile.
E ti disperi perché vuoi tutto, vuoi troppo,
vuoi il mondo e rimani con un groppo
che ti chiude la gola, lo stomaco, il cuore,
ti chiude le emozioni e ti leva l'amore.
Non sai se per la vita, le persone, o te stesso.
Non sai perché, ma sai che annulla te stesso.

PS: Se trovo un titolo migliore lo modifico, ma al momento non mi viene in mente nulla. E se vi interessa sappiate che questo è il risultato delle prime otto di quelle che sono state sedici ore per scendere in Calabria da Milano. Ogni volta è una tortura, non credo mi abituerò mai...

giovedì 27 luglio 2017

Di nuovo in Calabria!

Buonasera meraviglie!
Ho saltato i tre anni del blog e non avete ancora un post completo su Stoccolma e Oslo, ne sono consapevole. Vorrei avere una scusa intelligente, dire che sono stressata da morire o qualcosa, ma in realtà sono tornata in Calabria e ho ripreso a studiare e mi sto riprendendo dal viaggio, ma non sono ragioni reali(?). Principalmente ho gli occhi così stanchi (uso principalmente il computer per studiare) che non mi va di fissare uno schermo più a lungo del necessario. Ho iniziato un rewatch di Criminal Minds, sono all'ottava stagione (il mio cuore è spezzato per Reid), e occupa tutto il mio tempo libero. Libero nel senso non occupato da studio, parenti e mare. E sono tornata a leggere qualcosa che non mi sia assegnato da un corso universitario, il che è più che meraviglioso.
Comunque, tutto ciò per dirvi che il post su Stoccolma e Oslo arriverà quando avrò elaborato tutto e non mi verrà la nausea al solo pensiero di fissare lo schermo. Per il momento vi lascio questa poesia e vado a cercare qualcosa da mettere ad autopubblicare per i prossimi giorni!
Buona lettura!

Non ne so scrivere poesie sulla natura.
Sarà che intorno a me vedo odio, e vedo mura.
Non so dire quanto amo il profumo di una rosa
né saprei descrivere un campo con la prosa.
Non so parlare della calma che mi trasmette la foresta
ma riesco appena a descrivere l'amore per chi resta.
Non so esprimermi, realmente, parlare di emozioni
perché non capisco cosa sono, cos'è, come funzioni.
Ma ci sono cittadine, edifici troppo alti,
ci son troppe persone e io che guardo dagli spalti
in attesa di qualcosa, di vita, ispirazione?
In attesa di nulla perché il nulla è l'emozione
quella che ti prende, che ti fa volare,
non è nulla, non è vita, perché non sai volare.
Niente campi immensi, immense praterie,
gente insignificante che si riempie di smancerie,
che neanche loro, magari, saprebbero scrivere di natura,
ma loro stanno bene, ridono e vivono tra queste mura.
Perché il sognare, l'altro, la speranza non è da tutti,
ma lo scrivere, il fingere, forse questo san farlo tutti.

Non ne so scrivere poesie sulla natura,
perché è una vita che sto ferma tra quattro mura,
ma mi han detto che si può fare,
che in realtà ti basta allontanare
dalla testa pensieri troppo pesanti, troppo stretti,
quelli che ti descrivono tutti i tuoi difetti
e farli fuori, eliminarli, come mai fossero esistiti.
Peccato che con loro, tutti i pensieri son banditi.
E mi hanno detto che basta eliminare il negativo,
ma con esso scompaio, e muore ogni tentativo.

E mi hanno detto che basta smettere, essere qualcun altro,
ma non so come farlo, perché già mi sento altro.

E mi hanno detto che basta sparire, vivere, ricominciare,
ma non so fare altro che sparire e farmi male.

PS: Se il parlare di mura non fosse stato esaustivo nello spiegarlo... Sì, ero a Milano quando l'ho scritta!

venerdì 7 luglio 2017

Casette svedesi e Vichinghi!

Buongiorno meraviglie!
Devo ammettere che non immaginavo che avrei avuto così tanto da scrivere, ma a quanto pare sì. Non immaginavo neanche che la Svezia fosse così diversa dall'Italia. Per un qualche motivo nella mia testa tutti i Paesi Occidentali erano, se non uguali, per lo meno simili. Ho cercato di esprimere questo mio pensiero alla padrona di casa e sono finita in una specie di esercitazione di quaranta minuti su come dire bene thought. Esercitazione finita per esasperazione, non perché sia riuscita a dirlo bene. Comunque, lasciamo da parte la mia pessima pronuncia inglese. Oggi vi parlo dei Vichinghi e delle casette svedesi, ma comincio da queste ultime perché sono più brevi.
Avete presente quell'immagine idilliaca delle campagne svedesi con tutte queste casette rosse? Ecco, ho scoperto che non sono rosse perché il rosso è carino (anche se, almeno secondo me, lo è) o perché fanno un bell'effetto con la neve, ma per una serie di ragioni pratiche. Partiamo dal presupposto che sono in legno e non in mattoni, perché con l'umidità e il freddo e il passaggio estate-inverno e inverno-estate il mattone potrebbe finire per creparsi e rovinarsi e non essere effettivamente sicuro quanto il legno. Che in un certo senso mi suona strano, perché nella mia testa (non so se per voi è lo stesso) associo il mattone alla sicurezza, almeno in quanto ad edifici. So che razionalmente non dovrei, ma sono cresciuta vedendo case in mattoni e quindi non credo di riuscire facilmente ad evitarlo. Riguardo al colore, invece, dipende dalla pittura che usano (come potevate facilmente immaginare). Il colore è detto Rosso Falun dalle miniere di rame di Falun. Questo perché tale vernice è composta principalmente da residui di rame, oltre ad acqua, olio di semi di lino e altre cose. Il rosso può variare in base al grado di ossidazione del rame, ma in realtà non importa granché (da quello che ho capito) perché la principale caratteristica di questo tipo di vernice è l'essere impermeabile, quindi appunto adatta all'umido e agli inverni nevosi. L'uso è iniziato durante il XVI secolo, poi è diventato sempre più diffuso nel XVII. Per un periodo il governo non ha apprezzato questa pratica e ha spinto i cittadini ad usare altri colori (giallo o bianco principalmente), ma attorno al XIX secolo ha preso di nuovo piede e quindi adesso ci troviamo con tutte queste immagini delle rosse casette svedesi in giro. Inoltre vorrei precisare che non basta una mano di vernice quando si costruisce la casa: poi va ripassata ogni tanto, quando il colore comincia a sbiadire e quindi a perdere la sua funzione impermeabile, generalmente ogni due anni. Ovviamente avevano anche tutta una serie di metodi per evitare che la casa fosse troppo fredda, come il pavimento rialzato rispetto al terreno.
Oltretutto non era una cosa che mi sarei aspettata, non ci ho mai pensato in realtà, ma qua prima di entrare in una casa ci si toglie le scarpe. E devo ammettere di non essere mai stata così consapevole della mia lentezza nell'allacciarle come in questi giorni. Voglio dire, non è che impiego ore o cosa, ma tutti (probabilmente perché sono abituati) riescono a toglierle o metterle in quindici secondi e io sono là ad infilare i lacci nella scarpa per non rompermi la faccia scendendo le scale. Piuttosto imbarazzante. Sto apprezzando sempre di più i sandali. Credo che anche questo dipenda dal clima, avendo le scarpe piene di neve in passato non doveva essere l'ideale camminarci per casa (?). E ci saranno altre ragioni ma non ho idea di quali siano. Un po' di tempo fa ho scoperto che in Russia facevano lo stesso: gli aristocratici usavano delle ciabatte tutte particolari per stare in casa, ci si facevano anche ritrarre. L'usanza si è persa per un po' di tempo ma ultimamente pare che sia stata riscoperta.
Qualche giorno prima di andare a Stoccolma siamo stati ad un museo sui Vichinghi, e avrei voluto scriverne quella sera stessa, ma poi ho pensato che magari a Stoccolma avrei visto altro che li riguarda e quindi non l'ho fatto. Effettivamente ho visto altre cose poi (la sezione vichinga del museo sulla storia svedese), quindi cercherò di condensare un po' tutto qui.
Partiamo dalle basi: i vichinghi sono parte di popoli norreni che tra l'VIII e l'XI secolo vivono nei paesi scandinavi, in particolare sulle coste. Ovviamente abbiamo tutti un sacco di pregiudizi sui vichinghi. Pensandoci a freddo, la prima cosa che mi viene in mente sono degli omoni enormi, con barbe lunghe, probabilmente piuttosto sporchi, che urlano in una lingua rozza e incomprensibile mentre razziano qualche villaggio… Okay forse sto esagerando, ma ho reso l'idea. La seconda cosa che mi viene in mente direi che è Thor (il supereroe, sì), che è quasi più esatto degli omoni che razziano villaggi. Intanto perché non erano omoni, anzi. So che Thor è abbastanza enorme, ma ho deciso di sorvolare la cosa. Avevano una statura nella media rispetto al periodo storico, ma erano più alti degli abitanti del Mediterraneo, ragione per cui ci è stata tramandata questa visione probabilmente. Avevano barbe e capelli lunghi, ma li pettinavano (sono stati trovati tanti pettini nelle tombe, ma su questo tornerò più avanti) e usavano anche il sapone. In particolare gli uomini (e non le donne) usavano un sapone che per qualche motivo di cui non ho idea schiariva i capelli, perché capelli biondi o rossi erano preferibili. Non erano inoltre così presi dalla guerra come pensiamo, o almeno non più degli altri popoli del periodo, ma erano principalmente commercianti e navigatori. Le due cose sono collegate, basti pensare al fatto che usavano principalmente due tipi di imbarcazioni, una delle quali era costruita appositamente per il trasporto di merci, quindi era più capiente e lenta dell'altra. E non aveva i remi, mentre in quelle più veloci (quindi sottili e con caratteristiche varie di cui non sono sicura perché non sono esperta di navigazioni) sono stati i primi ad usare i remi, in modo da poter navigare senza doversi affidare solamente al vento, ed essere quindi pronti a manovre durante le battaglie navali o in fiumi stretti o altro. Oltretutto, alcune di queste barche permettevano la navigazione per lunghe distanze, tanto da essere stati i primi, tra X e XI secolo, a raggiungere il Nord America. A questo proposito al primo museo che ho visitato vendevano delle magliette con scritto "Leif arrived first" (o qualcosa del genere). Se ve lo state chiedendo: Leif è un nome piuttosto comune nei paesi scandinavi, oltre ad essere il nome del tipo che per primo arrivò in Nord America.
Tornando a quello che ho detto prima, devo correggermi su un particolare. Il termine "vichingo" infatti indicava in particolare coloro che vivevano sulle coste ed erano navigatori, di conseguenza mercanti prima che guerrieri. Ho anche parlato delle tombe, argomento che penso sia il caso di approfondire. Non è interessante come la maggior parte delle nostre informazioni sulle civiltà del passato ci siano arrivate grazie alle tombe? Ci dicono in cosa credevano, come vivevano… Un po' tutto, in effetti. E le tombe dei vichinghi ci dicono che credevano nella vita dopo la morte, come molti dei popoli antichi dopotutto. Credo che l'uomo abbia semplicemente bisogno di credere che ci sia uno scopo superiore, che vada da qualche parte lasciando la terra. Ha senso, visto quanto siamo fissati col tempo, col poco tempo, e così via. Ma è difficile pensare che ci sia davvero una vita eterna, almeno per me. Però, tornando al punto, non lo era così tanto per i vichinghi da quello che sembra. Sappiamo che molte volte bruciavano le barche con i corpi dei defunti e tutti i beni che vi lasciavano, ma per fortuna ce ne sono arrivate alcune da cui abbiamo scoperto un po' di cose. Intanto, sappiamo che seppellivano con i loro beni sia uomini che donne, il che indica che c'era un afterlife anche per queste ultime. Li seppellivano con gli oggetti che avevano usato durante la vita terrena, quindi appunto pettini, vestiti, cibo, ma anche animali per nutrirsi o cacciare dall'altra parte. In alcune tombe sono stati trovati addirittura cani e cavalli, sacrificati per l'occasione. Con alcune donne c'erano anche gioielli vari, molti dei quali venivano da altre parti d'Europa, grazie ai quali sappiamo che commerciavano con zone come l'Europa Continentale, l'Italia, e sono arrivati anche in Russia. Inoltre non tutti i morti andavano a passare la "vita eterna" (per usare un termine forse un po' troppo cristiano) nello stesso posto, ma c'era quattro posti diversi. Il più conosciuto è probabilmente Valhalla, dove andavano i guerrieri morti in guerra. Era una sorta di paradiso il cui dio era Odino. Ed era un paradiso le cui uniche donne erano le Valchirie, che sceglievano i guerrieri da portare a Valhalla dal campo di battaglia (una metà, l'altra metà andava in un altro posto di cui vi racconto fra poco) e versavano loro idromele. L'altra metà dei guerrieri morti in guerra finiva nel Fòlkvangr, governato da Freyja. L'Helgafjell era invece una montagna sacra, una specie di paradiso in cui si viveva una vita simile a quella condotta prima della morte. E infine c'era il regno di Hel, governato da Hel (che fantasia). Se nel fatto che prende il nome dal dio che lo governava vedete delle similitudini con l'Ade, sappiate che non sono finite qui. Il regno di Hel era infatti separato dal mondo dei vivi da un fiume che le persone (le anime?) dovevano
attraversare, ed era il regno in cui le anime venivano punite. (Probabilmente ci sono delle influenze cristiane in questo regno di punizione contrapposto al paradiso.)
Un'altra cosa interessante che ci ha spiegato la guida era ancora legata alle tombe. I proprietari delle fattorie, o comunque dei terreni, seppellivano infatti i propri familiari all'interno dei propri terreni per reclamarli. Una cosa tipo "Qui è sepolta mia mamma, mia nonna e mio zio, quindi il terreno è mio". E a questo punto devo ammettere di non avere idea di come la cosa funzionasse in realtà con zii e parenti stretti, ma spero di aver reso il concetto. Credo che fossero preferibili famiglie piuttosto ampie, ma non ne sono certa. In particolare usavano delle pietre tombali con delle iscrizioni. Nonostante le pietre che ci sono arrivate non sono colorate, ai tempi lo erano, e infatti gli archeologi? non ho idea di chi faccia questi lavori ma sorvoliamo ne hanno colorate alcune per darci un'idea di come erano effettivamente.

Ora, penso che volendo potrei scrivere altro. Si può sempre scrivere altro. Ma non vorrei rendere questo post più noioso di quanto già potrebbe essere, quindi mi fermo qui. Più o meno tutto quello che vi ho raccontato sono cose nuove per me, che non avrei scoperto se non fossi stata qui, ma se per voi non lo sono mi scuso per avervi fatto perdere tempo.
Nel complesso spero di avervi detto qualcosa di interessante e che vi abbia fatto piacere leggere, e grazie per essere arrivati fin qua ❤

PS: Ho appena realizzato di non avere neanche una foto delle casette svedesi, quindi rimedierò in settimana e la pubblicherò con uno dei prossimi post! Intanto al suo posto ho messo uno dei tanti bei paesaggi che si trovano qua intorno.

PPS: All'uscita dal museo c'era un test il cui risultato era il dio vichingo che ti rappresenta (che detta così sembra un po' stupido) e non ho resistito a farlo. Mio fratello si è rifiutato di fare la foto al suo, ma questo è il mio. Non li avranno messi là solo per i bambini... Giusto?

lunedì 3 luglio 2017

-Non c'è, non ci sarà mai più.

E a quanto pare c'era un'altra poesia non pubblicata (e anche un altro paio ad essere sincera, ma le tengo da parte per i momenti di crisi), scritta sulla scia del mio amore per le rime. Spero vi piaccia, e vi ringrazio perché continuate a seguirmi nonostante la mia terribile discontinuità nell'aggiornarvi

Sotto una collina, in un paesaggio stregato
vive la gente che una vita hai sognato
vive l'amor per cui sei morto urlando
e quell'amante a cui hai pensato tanto.
Mentre cerchi di ricordare, tra le lacrime e i singhiozzi,
mentre cerchi di non urlare e con le parole ti strozzi,
una visione, un attimo di sogno,
ti ricorda quel viso di cui hai troppo bisogno
e ti ricorda che non c'è, non ci sarà mai più
e ti ricorda che ad ucciderlo -urli- sei stato tu.
Apri gli occhi dopo un incubo. È tutto finito?
Apri gli occhi ed è reale. Non l'hai mai capito
che non era una visione, un attimo di sogno
perché sai che quel viso di cui hai troppo bisogno
l'hai fatto a pezzi, distrutto con le tue mani
e il dolore e la sofferenza e i pianti sono immani
e non sai come smettere, come sistemare tutto
vorresti portarlo in vita e sei costretto a portare il lutto
vorresti riaverlo tra le tue braccia
e prendi a pugni chi ti abbraccia
per la sola colpa che non è lui, mai lo sarà,
per la sola colpa che non immagina, non sa
quanto dolore, quanta sofferenza
hai causato con tutta quella prepotenza,
con tutto quell'amore, quella convinzione
che poteste semplicemente scacciarlo, il dolore,
perché viverlo non basta, non bastavate voi
e non immaginavi, non sapevi, non puoi
cancellare tutto, tornare a tempi felici,
a prima ancora, quando eravate amici
e l'amore che vi ha ucciso, che vi fa a pezzi ogni giorno
non era che un'idea, vaga, un'aquila di ritorno
da quel viaggio che sognavate
da quella vita che speravate.

Apri gli occhi dopo un incubo che incubo non era
perché la realtà è peggiore, mille volte, una chimera
di speranze ed illusioni fatte a pezzi poco a poco
finché non avete capito che non era tutto un gioco
che non bastavate voi, per stare bene insieme
che quel troppo che avevate era tutto tranne bene
che la malattia, la sofferenza, certe volte prende il sopravvento
e quando succede non basta cavalcare il vento
e sperare che passi, sperare si sistemi tutto
perché vorresti portarlo in vita e sei costretto a portare il lutto
vorresti riaverlo accanto e sei costretto a sbattere i piedi
e urli al mondo e preghi ma non puoi, non lo vedi
e mai lo vedrai, e sai che è colpa tua
e sai che l'amore, la speranza che era sua
è stata fatta a pezzi, l'hai ridotta in pezzi.
Perché non bastava la speranza, e lo ammetti mentre ti spezzi.

Che non significano nulla.

Buonasera bellezze! So che avrei dovuto pubblicare il post su Stockholm, ma non è ancora pronto. Quindi intanto vi lascio questa poesia e scavo nei meandri del computer per vedere se ne ho altre mai pubblicate.
Tanti, troppi gesti
non significano nulla
per nessuno.
Sono nulla
per tutti.
Tutti quei gesti
e quelle parole
e quei tocchi
e quegli esseri
sembrano non dargli importanza.
Sorrisi e lacrime scontate.
Vorrei esservi in mezzo
e riuscire a considerarli nulla.
Come si può?
Come si riesce?
Qualcuno mi insegni.
Qualcuno mi insegni
come si può sorridere senza sentirlo
come si può baciare senza provarlo
come si può abbracciare senza volerlo.
Qualcuno mi insegni
come tutti questi gesti
si possano compiere senza sentirlo dal profondo.
senza che siano spontanei dentro ma
pianificati per secoli
perché non sono nulla
perché significano tutto quello che sono.
Qualcuno mi insegni
come si può dare per scontato una vita
che è tutto tranne che scontata,
che è tutto tranne che poco,
che è tutto tranne che nulla.
Che è tutto tranne che facile,
ma dovrebbe valerne la pena
ed essere riempita dal tutto che
è.
Che deve essere.
Perché come si può dare tutto per scontato
quando tutto è così difficile?
Come si può dare tutto per scontato
quando tutto è la vita?
Come si può dare tutto per scontato
quando la vita è tutto
e non tutti ce l'hanno
e chi non ce l'ha lotta tutti i giorni,
perché sa quanto vale quel tutto.

Qualcuno mi insegni
come si possa vivere di gesti
che non significano nulla

perché a me fa male solo a vederlo.

lunedì 19 giugno 2017

19 Giugno 2017, Svezia.

Buonasera meraviglie!
Sto riscrivendo questo post per la seconda volta perché la prima era davvero incomprensibile. Spero davvero che ora venga meglio.
Come potete vedere dal titolo, non vi scrivo da Milano ma dalla Svezia. In particolare sono in un paesino vicino Karlstad (a quattro ore di pullman da Stoccolma verso Oslo, per capirci). Avevo in mente da un po' di fare un viaggio quest'estate, sia per fare un po' di pratica con l'inglese sia per vedere un posto nuovo, perché nonostante quest'anno universitario a Milano sia stato stimolante dal punto di vista culturale ho comunque bisogno di vedere posti diversi, viaggiare, fare. Non chiudermi in camera a studiare, che per quanto sia importante e mi piaccia non può essere tutto. Quindi ho avuto questa possibilità e l'ho colta, starò qua per un po' e cercherò di raccontarvi il più possibile. Ho notato che vi interessano i post in cui racconto dei luoghi che visito (sia Brighton che Milano, anche se a Milano non era proprio una visita), per cui cercherò di farvi una cronaca un po' più dettagliata e decente questa volta. E spero anche sensata.
Sono arrivata sabato e tra aereo e bus non mi sono fermata prima di sabato sera, quando la signora inglese che mi ospita (che in realtà è una specie di amica di famiglia) mi è venuta a prendere e abbiamo cenato. La prima idea che mi sono fatta della Svezia, dall'aereo, era quella di un sacco di isole in mezzo al mare. La seconda, dal bus, è stata quella di paesaggi molto molto molto belli e molto verdi, con tantissimi laghi. Sono passata davanti a dei laghi enormi con al centro delle isolette che creavano davvero un accostamento che sembrava uscito da un dipinto. Voglio dire, tu non pensi davvero che ci siano questi laghi con al centro le isole di cui leggi e che vedi nei film. Non sono cose che ti trovi davvero davanti. E invece sì, e ne sono stata piacevolmente sorpresa. Purtroppo non ho fatto foto, perché come sapete sono davvero pessima con le foto ed è più forte di me, almeno che non mi ci metto d'impegno non riesco a farne. Però ricordandomene ieri sera ho deciso che oggi avrei fatto più foto, e actually sono riuscita. Almeno rispetto al solito. E insomma questa mia seconda impressione, quella di un posto pieno di paesaggi bucolici e irreali, è stata confermata andando avanti. Ieri mattina ce la siamo prese con comodo. In effetti sembra che tutti se la prendano abbastanza con comodo, come se fossero molto rilassati e non avessero bisogno di correre da nessuna parte. Anche con le macchine vanno piuttosto piano, è quasi inquietante. Anche se all'estero pare che siano gli italiani a guidare in modo piuttosto spericolato, quindi magari è anche colpa del mio termine di paragone. Non so.
Tornando al punto, siamo andate ad un mercatino in cui le persone rivendevano vestiti, libri, giocattoli e cianfrusaglie varie. Probabilmente ne abbiamo anche in Italia, ma non ci sono mai stata. La cosa più strana è questa sensazione del non capire nulla di quello che hai attorno. Puoi affidarti sì e no alla vista, e forse più no che sì. Non capisci quello che dicono le persone, non riesci a decifrare le cose scritte in giro... È tutto straniero. E non è propriamente una sensazione negativa, solo strana. Come di lontananza, forse? Come se fosse tutto più lontano, e tu in una bolla a vedere il mondo. In un certo senso mi piace. Dà la sensazione che ci sia sempre altro che tu possa vedere, possa scoprire.
Ora la smetto con le speculazioni filosofiche, scusatemi. A pranzo ho scoperto che gli svedesi mangiano dolci a qualunque ora, poter mangiare pancakes con marmellata di fragole a mezzogiorno è stata una delle cose più belle del mondo. Mi sono sentita davvero realizzata, specialmente perché era normale! C'era chi pranzava con un pezzo di torta, è davvero perfetto. E nessuno mi ha guardata strana o cosa. Anche se il non riuscire neppure a leggere il menù era un po' imbarazzante, ma non credo ci sia bisogno di tornare sull'argomento. Poi abbiamo visitato questo posto in cui c'erano delle foto degli animali selvatici della Svezia (lupi, castori, scoiattoli, ma anche formiche e animali più piccoli) con delle relative spiegazioni a fianco. Spiegazioni in svedese, quindi non devo dirvi che erano incomprensibili. Mi sento tornata a quando non sapevo leggere. In un certo senso è carino perché presto molta più attenzione alle immagini, che prima a causa di questa mia tendenza a voler leggere tutto a volte ignoravo anche un po' o comunque guardavo di sfuggita. Anche là fuori c'era un laghetto davvero bello con delle piante acquatiche e delle anatre. Ma, dovete scusarmi, non ho foto. Abbiamo anche giocato al minigolf e devo ammettere di essere davvero davvero davvero pessima. Mi sono fatta battere come niente da una bambina di nove anni.
Avanti veloce a oggi, ho passato la mattinata in camera a studiare e quindi niente di interessante. Mi sono ripresa dalla trance verso le 14 credo, e sono uscita un po' sul giardino sul retro per giocare col gatto. Adoro questa cosa che ci sono tanti gatti, e questa gatta tutta colorata in particolare è un amore. Una di quelle che all'inizio fa la sostenuta ma poi quando comincia a prendere confidenza si fa amare. C'è anche un gattone nero qua a casa, bellissimo anche lui perché amo i gatti neri, ma al momento non ho foto. Magari nel prossimo post vedo di allegarne una.
Nel pomeriggio siamo state su questo lago che col pontile che vi si affaccia mi ricorda molto il finale di uno dei libri di Zafon o uno di quei paesaggi descritti nei gialli svedesi. C'era chi faceva il bagno, ma l'acqua era ancora un po' fredda per i miei gusti. Credo di doverci ancora fare l'abitudine. Però si stava davvero bene, infatti mi sono goduta un po' di sole. Sdraiata tipo lucertola, con i piedi nella sabbia. Sono quei piccoli momenti di felicità, come i pancakes a pranzo. Precisiamo: non che ora sia particolarmente abbronzata. Ho ancora il colorito grigio da universitaria. Però il posto è davvero bello, molto rilassante, non mi dispiace per nulla. Anzi, dopo il caos della città mi fa parecchio piacere potermi riposare così.
E questo è più o meno tutto per questi giorni! A mano a mano che succedono cose continuerò ad aggiornarvi, in particolare settimana prossima dovrebbe arrivare un post un po' più consistente perché nel weekend visito Stoccolma e poi andiamo in campeggio... Ma non vi dico dove, perché ho già spoilerato troppo e non voglio annoiarvi.
Quindi vi lascio una buona serata e spero che i racconti delle mie avventure vi interessino! Grazie per aver letto fin qua <3


PS: In aereo ho iniziato Paradise Lost ed è bello come immaginavo... Spero solo di riuscire a finirlo in tempi umani. Qualcuno di voi l'ha letto? Cosa ne pensate?

PPS: Se volete aggiornamenti dal viaggio o volete anche solo seguirmi in tempo reale, su instagram sono @valentinalinardi (ho molta fantasia, lo so). Ovviamente vi seguirò anch'io, perché voglio sapere chi siete e vi amo tutti.


lunedì 12 giugno 2017

Risposta.

Credendo che
basti scappare
basti correre via
e fare finta di nulla
per trovare ciò che si cerca
per trovare la pace
il tutto
la vita.
Trovare uno scopo.
Credendo che basti scappare
da un'altra parte,
lontana da chi conosci.
Ma anche lì
conoscerai persone
e non sarà più il posto in cui sei scappata
ma un posto da cui scappare.
E alla fine,
tanto tempo dopo,
ancora senza uno scopo,
nell'ennesimo posto scoprirai
che non hai più dove scappare,
dove correre via.
Non hai più dove cercare la vita.
E tornerai al punto di partenza
piangendo una ricerca vana
chiedendoti se
hai trovato qualcosa.
chiedendoti se
forse
non sarebbe stato meglio cercare in te stessa
e accettare qualcosa
o vivere di compromessi
e ammettere che non tutto è stato perfetto
e se ne è valsa la pena
o avresti potuto fare meglio.

E alla fine
tornerai al punto di partenza
urlerai
piena di frustrazione
alla ricerca di una risposta che sai
da qualche parte c'è
dovrebbe
la logica lo obbliga.
ma non la trovi
e non sai dove sbagli
e dove hai sbagliato
ma sai che continuerai a sbagliare.

una risposta non c'è,
non una sola,
forse mille risposte o più.

ma questo non lo sai.

martedì 6 giugno 2017

Untitled

Ascolto
e leggo
e guardo
e mi ci immergo.
Sprofondo.
Sembra meraviglioso ma
non tocco il fondo
non riesco
non capisco
non l'afferro.
Troppe parole,
troppe cose,
troppi sentimenti
troppo lontani da me.
Troppo difficili,
strani,
inafferrabili
come se non avessero forma
o fossero
chiari e perfetti e formati
e precisi e definiti
e meravigliosi ma
troppo lontani da me.
O io troppo lontana
dall'altra parte del muro,
della strada,
della parete,
del vetro,
della vita
Qualunque cosa sia
me li mostra sfocati
incomprensibili
mi fa dubitare che esistano
finché
non li vedo da qualche parte
o credo di vederli
ma ogni volta
-e mi viene da piangere-
è un abbaglio
e sono ferita
da quanto faccia male
quanto faccia soffrire
che lo vorrei da morire
ma non esistono
non esistono più
non sono nulla
non sono loro
non sono niente
da questa parte del vetro
del muro
della strada
da questa parte della parete
che sembrava crollata ma
è ancora lì, in piedi
e non mi mostra cosa sta al di là.
E non mi mostra
ciò che voglio vedere
ciò di cui ho bisogno
da questa parte
da me.

E stanno lontani
e li cerco e rincorro
e so benissimo che
non è così che ci si arriva.
So benissimo che dovrei stare ferma
e vivere
invece di aspettarli ma
come si fa?
come si vive senza?

E sto ferma e li rincorro e li aspetto
e li cerco e li chiamo e li piango
e non so dove andare
dove girarmi
cosa fare
come vivere
perché
come si vive
senza sentimenti

lunedì 5 giugno 2017

Punto 5 - Writing Challenge

Buonasera bellezze!
Dopo tanta fatica, ecco il punto 5 della Writing Challenge. Non scrivevo da tanto in rima, ma sono contentissima di averlo fatto perché nonostante sia molto impegnativo trovo che il risultato in genere ne valga la pena. Tenterò di farlo più spesso. E so benissimo che nonostante questo finirò per non farlo, ma va bhe. Comunque, quando ho iniziato avevo un'idea che andando avanti è praticamente stata buttata dalla finestra (chiusa perché pioveva). Non so perché faccio così. Ho un'idea precisa di dove voglio andare a parare e finisco da un'altra parte. Se non sempre almeno il 90% delle volte.
Comunque, la richiesta era
Scrivi una poesia usando la rima baciata.
e il risultato (spero decente) è il seguente.

Cerchi di parlare,
di urlare,
di farti capire ma
non sempre la gente sa.
Non sempre ti riesci a spiegare
non sempre riesci ad amare
e troppe volte, troppo tempo
non capisci perché ti senti così spento.
Non capisci perché hai pianto quel giorno
perché invece di toglierti di torno
hai ferito qualcuno, hai pianto a lungo
e quello più a pezzi eri tu e soprattutto
non sapevi sistemarlo
non sapevi spiegarlo
non sapevi capirlo
e men che meno accettarlo.
perché hai urlato
e picchiato
pugni a quel muro
e non importava di sentirti un duro
non importava quell'aria in cui affogavi
quando tutti ti fissavano, annegavi
perché ti credevano forte, ti credevano in piedi
non sapendo che erano d'argilla, quei piedi.
Ed è bastata una pioggia che in realtà erano lacrime
per farti crollare e sotterrare in quella lapide
che vedevi solo tu e ti chiedevi perché
e ti chiedevi da dove veniva e se davvero c'è
e se davvero sei lì sotto, quando tutti attorno
continuano a parlare a quel tuo corpo disadorno
di emozioni e sentimenti e vita ed essenza
come se potessi davvero vivere senza
come se non importasse che non sei lì
come se contasse solo che qui
tutti sorridono e ridono e vivono alle tue spalle
senza sapere che sei morto in quella valle.

domenica 28 maggio 2017

Piccola Grande Scelta Difficile.

Buongiorno bellezze!
Odio scrivere questo post, ma era un po' che dovevo farlo e alla fine mi sono decisa. Se non altro perché continuavo a sottolineare male il libro perché mi distraevo pensando a come avrei dovuto farlo. E per una volta ho deciso di smettere di procrastinare.
Il fatto è che stavo pensando a La Protagonista. Come sapete non la aggiorno da un po', e non perché non abbia pensato a cosa scrivere. Ma più riflettevo sulla storia e più mi sembrava debole, più mi sembrava che le case degli elfi ricordassero quelle di Ellesmera (chi ha letto il Ciclo dell'Eredità sa) e che Lec fosse un Magnus Bane (vd Shadowhunters) un po' più elfo... Insomma, debole e troppo scopiazzata dalle cinquecento saghe che ho letto. E anche se non sono sempre stata così pronta ad ammettere i miei errori, lo sono stavolta. Lo devo a me stessa, perché ho passato del tempo su questa storia ed è triste buttarlo via, ma lo devo specialmente a voi, che l'avete letta con costanza nonostante gli aggiornamenti non lo fossero altrettanto.
Il succo del discorso è che lascio La Protagonista. Con tutte le cose che mi saltano all'occhio non potrei continuare a scriverla con la coscienza in pace.
Questo ovviamente non vuol dire che smetterò del tutto di scrivere o che non tornerò mai sulla storia. L'idea è mia, Camomilla che viene catapultata in questo nuovo mondo lo è, Kye come ragazzo perfetto, Caiden spoiler quindi non ve lo dico, ma anche quella biblioteca che è il mio ideale e il finale che un giorno voglio assolutamente farvi conoscere lo sono. Ci sono tanti dettagli che sento miei e non potrei abbandonarli neanche se volessi. Però in questo momento devo lasciarla e schiarirmi le idee finché non ne verrà fuori qualcosa di vero e completamente originale.
Spero che capiate e che apprezziate la mia scelta, perché devo ammettere che è stata una delle più difficili che abbia mai preso.