Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 19 giugno 2017

19 Giugno 2017, Svezia.

Buonasera meraviglie!
Sto riscrivendo questo post per la seconda volta perché la prima era davvero incomprensibile. Spero davvero che ora venga meglio.
Come potete vedere dal titolo, non vi scrivo da Milano ma dalla Svezia. In particolare sono in un paesino vicino Karlstad (a quattro ore di pullman da Stoccolma verso Oslo, per capirci). Avevo in mente da un po' di fare un viaggio quest'estate, sia per fare un po' di pratica con l'inglese sia per vedere un posto nuovo, perché nonostante quest'anno universitario a Milano sia stato stimolante dal punto di vista culturale ho comunque bisogno di vedere posti diversi, viaggiare, fare. Non chiudermi in camera a studiare, che per quanto sia importante e mi piaccia non può essere tutto. Quindi ho avuto questa possibilità e l'ho colta, starò qua per un po' e cercherò di raccontarvi il più possibile. Ho notato che vi interessano i post in cui racconto dei luoghi che visito (sia Brighton che Milano, anche se a Milano non era proprio una visita), per cui cercherò di farvi una cronaca un po' più dettagliata e decente questa volta. E spero anche sensata.
Sono arrivata sabato e tra aereo e bus non mi sono fermata prima di sabato sera, quando la signora inglese che mi ospita (che in realtà è una specie di amica di famiglia) mi è venuta a prendere e abbiamo cenato. La prima idea che mi sono fatta della Svezia, dall'aereo, era quella di un sacco di isole in mezzo al mare. La seconda, dal bus, è stata quella di paesaggi molto molto molto belli e molto verdi, con tantissimi laghi. Sono passata davanti a dei laghi enormi con al centro delle isolette che creavano davvero un accostamento che sembrava uscito da un dipinto. Voglio dire, tu non pensi davvero che ci siano questi laghi con al centro le isole di cui leggi e che vedi nei film. Non sono cose che ti trovi davvero davanti. E invece sì, e ne sono stata piacevolmente sorpresa. Purtroppo non ho fatto foto, perché come sapete sono davvero pessima con le foto ed è più forte di me, almeno che non mi ci metto d'impegno non riesco a farne. Però ricordandomene ieri sera ho deciso che oggi avrei fatto più foto, e actually sono riuscita. Almeno rispetto al solito. E insomma questa mia seconda impressione, quella di un posto pieno di paesaggi bucolici e irreali, è stata confermata andando avanti. Ieri mattina ce la siamo prese con comodo. In effetti sembra che tutti se la prendano abbastanza con comodo, come se fossero molto rilassati e non avessero bisogno di correre da nessuna parte. Anche con le macchine vanno piuttosto piano, è quasi inquietante. Anche se all'estero pare che siano gli italiani a guidare in modo piuttosto spericolato, quindi magari è anche colpa del mio termine di paragone. Non so.
Tornando al punto, siamo andate ad un mercatino in cui le persone rivendevano vestiti, libri, giocattoli e cianfrusaglie varie. Probabilmente ne abbiamo anche in Italia, ma non ci sono mai stata. La cosa più strana è questa sensazione del non capire nulla di quello che hai attorno. Puoi affidarti sì e no alla vista, e forse più no che sì. Non capisci quello che dicono le persone, non riesci a decifrare le cose scritte in giro... È tutto straniero. E non è propriamente una sensazione negativa, solo strana. Come di lontananza, forse? Come se fosse tutto più lontano, e tu in una bolla a vedere il mondo. In un certo senso mi piace. Dà la sensazione che ci sia sempre altro che tu possa vedere, possa scoprire.
Ora la smetto con le speculazioni filosofiche, scusatemi. A pranzo ho scoperto che gli svedesi mangiano dolci a qualunque ora, poter mangiare pancakes con marmellata di fragole a mezzogiorno è stata una delle cose più belle del mondo. Mi sono sentita davvero realizzata, specialmente perché era normale! C'era chi pranzava con un pezzo di torta, è davvero perfetto. E nessuno mi ha guardata strana o cosa. Anche se il non riuscire neppure a leggere il menù era un po' imbarazzante, ma non credo ci sia bisogno di tornare sull'argomento. Poi abbiamo visitato questo posto in cui c'erano delle foto degli animali selvatici della Svezia (lupi, castori, scoiattoli, ma anche formiche e animali più piccoli) con delle relative spiegazioni a fianco. Spiegazioni in svedese, quindi non devo dirvi che erano incomprensibili. Mi sento tornata a quando non sapevo leggere. In un certo senso è carino perché presto molta più attenzione alle immagini, che prima a causa di questa mia tendenza a voler leggere tutto a volte ignoravo anche un po' o comunque guardavo di sfuggita. Anche là fuori c'era un laghetto davvero bello con delle piante acquatiche e delle anatre. Ma, dovete scusarmi, non ho foto. Abbiamo anche giocato al minigolf e devo ammettere di essere davvero davvero davvero pessima. Mi sono fatta battere come niente da una bambina di nove anni.
Avanti veloce a oggi, ho passato la mattinata in camera a studiare e quindi niente di interessante. Mi sono ripresa dalla trance verso le 14 credo, e sono uscita un po' sul giardino sul retro per giocare col gatto. Adoro questa cosa che ci sono tanti gatti, e questa gatta tutta colorata in particolare è un amore. Una di quelle che all'inizio fa la sostenuta ma poi quando comincia a prendere confidenza si fa amare. C'è anche un gattone nero qua a casa, bellissimo anche lui perché amo i gatti neri, ma al momento non ho foto. Magari nel prossimo post vedo di allegarne una.
Nel pomeriggio siamo state su questo lago che col pontile che vi si affaccia mi ricorda molto il finale di uno dei libri di Zafon o uno di quei paesaggi descritti nei gialli svedesi. C'era chi faceva il bagno, ma l'acqua era ancora un po' fredda per i miei gusti. Credo di doverci ancora fare l'abitudine. Però si stava davvero bene, infatti mi sono goduta un po' di sole. Sdraiata tipo lucertola, con i piedi nella sabbia. Sono quei piccoli momenti di felicità, come i pancakes a pranzo. Precisiamo: non che ora sia particolarmente abbronzata. Ho ancora il colorito grigio da universitaria. Però il posto è davvero bello, molto rilassante, non mi dispiace per nulla. Anzi, dopo il caos della città mi fa parecchio piacere potermi riposare così.
E questo è più o meno tutto per questi giorni! A mano a mano che succedono cose continuerò ad aggiornarvi, in particolare settimana prossima dovrebbe arrivare un post un po' più consistente perché nel weekend visito Stoccolma e poi andiamo in campeggio... Ma non vi dico dove, perché ho già spoilerato troppo e non voglio annoiarvi.
Quindi vi lascio una buona serata e spero che i racconti delle mie avventure vi interessino! Grazie per aver letto fin qua <3


PS: In aereo ho iniziato Paradise Lost ed è bello come immaginavo... Spero solo di riuscire a finirlo in tempi umani. Qualcuno di voi l'ha letto? Cosa ne pensate?

PPS: Se volete aggiornamenti dal viaggio o volete anche solo seguirmi in tempo reale, su instagram sono @valentinalinardi (ho molta fantasia, lo so). Ovviamente vi seguirò anch'io, perché voglio sapere chi siete e vi amo tutti.


lunedì 12 giugno 2017

Risposta.

Credendo che
basti scappare
basti correre via
e fare finta di nulla
per trovare ciò che si cerca
per trovare la pace
il tutto
la vita.
Trovare uno scopo.
Credendo che basti scappare
da un'altra parte,
lontana da chi conosci.
Ma anche lì
conoscerai persone
e non sarà più il posto in cui sei scappata
ma un posto da cui scappare.
E alla fine,
tanto tempo dopo,
ancora senza uno scopo,
nell'ennesimo posto scoprirai
che non hai più dove scappare,
dove correre via.
Non hai più dove cercare la vita.
E tornerai al punto di partenza
piangendo una ricerca vana
chiedendoti se
hai trovato qualcosa.
chiedendoti se
forse
non sarebbe stato meglio cercare in te stessa
e accettare qualcosa
o vivere di compromessi
e ammettere che non tutto è stato perfetto
e se ne è valsa la pena
o avresti potuto fare meglio.

E alla fine
tornerai al punto di partenza
urlerai
piena di frustrazione
alla ricerca di una risposta che sai
da qualche parte c'è
dovrebbe
la logica lo obbliga.
ma non la trovi
e non sai dove sbagli
e dove hai sbagliato
ma sai che continuerai a sbagliare.

una risposta non c'è,
non una sola,
forse mille risposte o più.

ma questo non lo sai.

martedì 6 giugno 2017

Untitled

Ascolto
e leggo
e guardo
e mi ci immergo.
Sprofondo.
Sembra meraviglioso ma
non tocco il fondo
non riesco
non capisco
non l'afferro.
Troppe parole,
troppe cose,
troppi sentimenti
troppo lontani da me.
Troppo difficili,
strani,
inafferrabili
come se non avessero forma
o fossero
chiari e perfetti e formati
e precisi e definiti
e meravigliosi ma
troppo lontani da me.
O io troppo lontana
dall'altra parte del muro,
della strada,
della parete,
del vetro,
della vita
Qualunque cosa sia
me li mostra sfocati
incomprensibili
mi fa dubitare che esistano
finché
non li vedo da qualche parte
o credo di vederli
ma ogni volta
-e mi viene da piangere-
è un abbaglio
e sono ferita
da quanto faccia male
quanto faccia soffrire
che lo vorrei da morire
ma non esistono
non esistono più
non sono nulla
non sono loro
non sono niente
da questa parte del vetro
del muro
della strada
da questa parte della parete
che sembrava crollata ma
è ancora lì, in piedi
e non mi mostra cosa sta al di là.
E non mi mostra
ciò che voglio vedere
ciò di cui ho bisogno
da questa parte
da me.

E stanno lontani
e li cerco e rincorro
e so benissimo che
non è così che ci si arriva.
So benissimo che dovrei stare ferma
e vivere
invece di aspettarli ma
come si fa?
come si vive senza?

E sto ferma e li rincorro e li aspetto
e li cerco e li chiamo e li piango
e non so dove andare
dove girarmi
cosa fare
come vivere
perché
come si vive
senza sentimenti

lunedì 5 giugno 2017

Punto 5 - Writing Challenge

Buonasera bellezze!
Dopo tanta fatica, ecco il punto 5 della Writing Challenge. Non scrivevo da tanto in rima, ma sono contentissima di averlo fatto perché nonostante sia molto impegnativo trovo che il risultato in genere ne valga la pena. Tenterò di farlo più spesso. E so benissimo che nonostante questo finirò per non farlo, ma va bhe. Comunque, quando ho iniziato avevo un'idea che andando avanti è praticamente stata buttata dalla finestra (chiusa perché pioveva). Non so perché faccio così. Ho un'idea precisa di dove voglio andare a parare e finisco da un'altra parte. Se non sempre almeno il 90% delle volte.
Comunque, la richiesta era
Scrivi una poesia usando la rima baciata.
e il risultato (spero decente) è il seguente.

Cerchi di parlare,
di urlare,
di farti capire ma
non sempre la gente sa.
Non sempre ti riesci a spiegare
non sempre riesci ad amare
e troppe volte, troppo tempo
non capisci perché ti senti così spento.
Non capisci perché hai pianto quel giorno
perché invece di toglierti di torno
hai ferito qualcuno, hai pianto a lungo
e quello più a pezzi eri tu e soprattutto
non sapevi sistemarlo
non sapevi spiegarlo
non sapevi capirlo
e men che meno accettarlo.
perché hai urlato
e picchiato
pugni a quel muro
e non importava di sentirti un duro
non importava quell'aria in cui affogavi
quando tutti ti fissavano, annegavi
perché ti credevano forte, ti credevano in piedi
non sapendo che erano d'argilla, quei piedi.
Ed è bastata una pioggia che in realtà erano lacrime
per farti crollare e sotterrare in quella lapide
che vedevi solo tu e ti chiedevi perché
e ti chiedevi da dove veniva e se davvero c'è
e se davvero sei lì sotto, quando tutti attorno
continuano a parlare a quel tuo corpo disadorno
di emozioni e sentimenti e vita ed essenza
come se potessi davvero vivere senza
come se non importasse che non sei lì
come se contasse solo che qui
tutti sorridono e ridono e vivono alle tue spalle
senza sapere che sei morto in quella valle.

domenica 28 maggio 2017

Piccola Grande Scelta Difficile.

Buongiorno bellezze!
Odio scrivere questo post, ma era un po' che dovevo farlo e alla fine mi sono decisa. Se non altro perché continuavo a sottolineare male il libro perché mi distraevo pensando a come avrei dovuto farlo. E per una volta ho deciso di smettere di procrastinare.
Il fatto è che stavo pensando a La Protagonista. Come sapete non la aggiorno da un po', e non perché non abbia pensato a cosa scrivere. Ma più riflettevo sulla storia e più mi sembrava debole, più mi sembrava che le case degli elfi ricordassero quelle di Ellesmera (chi ha letto il Ciclo dell'Eredità sa) e che Lec fosse un Magnus Bane (vd Shadowhunters) un po' più elfo... Insomma, debole e troppo scopiazzata dalle cinquecento saghe che ho letto. E anche se non sono sempre stata così pronta ad ammettere i miei errori, lo sono stavolta. Lo devo a me stessa, perché ho passato del tempo su questa storia ed è triste buttarlo via, ma lo devo specialmente a voi, che l'avete letta con costanza nonostante gli aggiornamenti non lo fossero altrettanto.
Il succo del discorso è che lascio La Protagonista. Con tutte le cose che mi saltano all'occhio non potrei continuare a scriverla con la coscienza in pace.
Questo ovviamente non vuol dire che smetterò del tutto di scrivere o che non tornerò mai sulla storia. L'idea è mia, Camomilla che viene catapultata in questo nuovo mondo lo è, Kye come ragazzo perfetto, Caiden spoiler quindi non ve lo dico, ma anche quella biblioteca che è il mio ideale e il finale che un giorno voglio assolutamente farvi conoscere lo sono. Ci sono tanti dettagli che sento miei e non potrei abbandonarli neanche se volessi. Però in questo momento devo lasciarla e schiarirmi le idee finché non ne verrà fuori qualcosa di vero e completamente originale.
Spero che capiate e che apprezziate la mia scelta, perché devo ammettere che è stata una delle più difficili che abbia mai preso.

venerdì 19 maggio 2017

Un Mondo fatto d'Acqua.

Buongiorno meraviglie! Settimana scorsa in università hanno proiettato un documentario molto interessante, Water, not weapons (cliccando sul nome lo trovate in inglese). Racconta di un dottore giapponese in Afghanistan. Il problema principale in quella zona era la mancanza d'acqua (mi ha colpito quando il dottore ha detto ad un padre che ha portato lì il figlio, malato a causa di denutrizione e una serie di fattori, "Ti dovrei dire di sciacquarlo con dell'acqua pulita, ma non posso"), così il dottore si è ingegnato e ha costruito una diga (ovviamente con l'aiuto di volontari e organizzazioni e gli abitanti del luogo) e dei canali, in modo da irrigare buona parte della zona (che rimane comunque una percentuale minima dell'intera nazione) e risolvere almeno un po' dei loro problemi. Per sapere il resto guardate il documentario, perché non sono brava a spiegare queste cose rendendo loro giustizia e già con quello che ho scritto sento di non aver reso l'idea dell'enorme lavoro che hanno fatto per quelle persone.
Comunque, il preambolo era per dirvi che dopo aver seguito il documentario e gli interventi delle professoresse mi sono messa in biblioteca a studiare ma a metà ho interrotto linguistica per scrivere questa poesia, che in realtà non è nulla di che ma la pubblico comunque.

Ho sentito parlare di
un mondo fatto d'acqua
sulla Terra.
Dove tutti hanno
e creano
e non possiedono nulla
che sia un lusso,
che sia troppo,
che sia al di fuori del necessario per
stare bene.

Ho sentito parlare di
un mondo fatto d'acqua
sulla Terra
dove il troppo è stato eliminato
a favore del giusto.

Sì, parla di un mondo utopico, ma non sono neppure sicura che sia un mondo giusto. Chi dice cos'è troppo? Di sicuro non io. Mi vergogno a dirlo, ma ci sono cose per cui non so proprio limitarmi...
(vedi: libri)

lunedì 15 maggio 2017

Punto 4 - Writing Challenge

Buoooonasera meraviglie! *tenta una voce da presentatore televisivo,
 si sente stupida e torna a quella normale... nessun risultato: continua a sentirsi stupida*
Tantissimo in ritardo, ecco il punto quattro della Writing Challenge! Non sono abituata a scrivere di personaggi altrui (non vi dico la mia lotta nel tentare di scrivere una fanfiction prima di rinunciare), ma ho fatto del mio meglio. E con fatto del mio meglio intendo che ho tentato di lasciare meno possibile dei personaggi ma ho tenuto l'ambientazione.
Forse ho un po' barato. Anyway, la richiesta era

Scrivi una scena dopo la fine dell'ultima scena (film/libro/serie tv).

Ieri sera ho visto Il Labirinto del Fauno (film che amo) e, almeno nella mia testa,
questo è quello che succede dopo.

Sono passati vari anni ormai da quando è successo tutto. Da quando la battaglia è stata vinta e sua sorella è stata uccisa. Da quando è iniziata la sua vita tra i ribelli. Non ricorda quasi nulla, è ancora troppo piccolo. Ma questa vita di corse e paura e fretta e fugacità è tutto quello che conosce. Non sa cosa altro aspettarsi, non sa cosa gli manca. La donna che l'ha cresciuto gli racconta delle storie. Niente fate, nulla su quella magia con cui è cresciuta e vissuta e morta Ofelia, ma storie vere. Storie che possono aiutarlo a sopravvivere tutti i giorni. E tutte le sere gli canta una ninna nanna. Senza parole, solo una melodia mormorata che ha sempre un che di familiare.
Dopo tutti quegli anni è la prima volta che tornano nella foresta accanto al labirinto. O forse ci sono tornati altre volte, ma lui non le ricorda. Forse non era abbastanza grande da addentrarvisi poi da solo. Di certo è la prima volta che si spinge così ad est, così vicino a quelle rovine soppiantate dalla natura e a quel mucchio di rocce che forma strade piene di vicoli ciechi. Segue un insetto fino all'ingresso del labirinto, senza sapere di stare ripercorrendo i passi di Ofelia. Lui non ha mai sentito parlare di fate, non sa cosa siano, non sa che nome dare all'esserino con le ali che gli indica la strada. Segue l'ominide per una serie di curve finché non arriva al centro, in cima ad una scala a chiocciola che sembra perdersi nelle profondità della Terra. Quando non lo vede più decide di proseguire da solo, e scende e scende e scende finché la luce del Sole sembra un ricordo lontano e non sa quando né se potrà rivederla. Gli sembra di trovarsi in un altro universo, ma non capisce questa sensazione. Non prova quella familiarità che provava sua sorella, ma un senso di estraneità, come se fosse nel posto sbagliato. I suoi occhi si abituano al buio e si trova davanti alla scultura, faccia a faccia con una bambina che tiene in braccio lui, in fasce. Ovviamente non sa di chi si tratti. Non penserebbe mai che una scultura di lui si trovi in fondo al pozzo al centro di un labirinto.
-Principe,- lo chiama una voce cavernosa. -Vi stavamo aspettando.
Si volta per vedere a pochi metri da lui un paio di corna che riflettono uno spicchio di luce su un volto piatto, senza forma, che ricorda quello di un caprone che per sbaglio è voluto sembrare più umano. Eppure è sottile, ambiguo. Le zampe di capra non sono neppure la cosa più strana.
-Chi sei?- Nessuno gli ha insegnato a dare del voi, tra i ribelli. Le buone maniere non sono la loro priorità.
-Il Fauno, Principe,- fa inchinandosi. -Per servirvi.
-Io non sono… Non sono Principe,- risponde il ragazzino, indietreggiando prima di accorgersi che la scala è oltre il fauno. Nessuno gli ha insegnato neppure il significato della parola principe.
-Sì invece. Siete un principe, fratello di Vostra sorella, che da anni piange per Voi nel Regno. Sa che state bene, ma vorrebbe vedervi.
-Mia sorella è morta.
-Vostra Sorella è viva. Vivrà per l'eternità, e potreste vivere con lei anche Voi, se solo lo vorreste. Vi basta superare tre prove, prima della prossima luna piena.
Il bambino lo fissa, e per qualche motivo gli crede. Tre prove per la vita eterna. Dovrebbe suonare come una proposta allettante, ma lui scuote la testa.
-Non voglio la vita eterna.
L'espressione del Fauno diventa quella di un cavallo imbizzarrito. -Tutti vogliono la vita eterna.
Il bambino lo aggira, è per le scale, già sul terzo gradino. -La mia vita è con chi mi ha cresciuto. Non è eterna, ma è così.
Avrebbe combattuto per dare una vita un po' più lunga e un po' più bella a chi gli stava accanto, piuttosto che per una vita eterna. Non l'aveva mai cercata, non aveva motivo di volerla ora.
Da un trono, molto molto molto più in basso e molto molto molto più in alto, Ofelia sorrideva tra le lacrime, perché vedeva per lui un futuro più glorioso di quanto lei avrebbe mai potuto sperare, in quel suo regno di eterna gioia.

NB: La cosa più difficile è stata usare il voi nel discorso del Fauno.

Come sempre spero vi sia piaciuto e aspetto le vostre opinioni (anche negative) :*

giovedì 11 maggio 2017

Tutto dentro la tua testa.

Come se
sapessi che succede
e sapessi che sta succedendo
e perché
ma non bastasse.
Come se
andasse tutto così bene
ma male
che non riesci a capire
ad accettare
ad ammettere.
Come se
fosse tutto così confuso
che puoi solo urlare di frustrazione
e sbattere i piedi per terra
e prendere a pugni il muro
dentro la tua testa.
Perché devi continuare a sorridere
ed essere sembrare felice
perché non puoi ammettere
che non ti basta e basterà mai
che non ti va bene e andrà bene mai
perché vuoi di più.
Ma non si può volere di più.
Non si può essere ingordi
e chiedere e chiedere
e pretendere e pretendere
e volere e volere
e non importa quanto tu abbia fatto
per volere e pretendere e chiedere
e non importa che tu abbia impegnato tutto
e gettato tutto
e speso tutto
per la possibilità di essere ingorda
e chiedere di più.

e non importa
che tu non possa essere ingorda
che non ti basta
che vuoi di più
perché ti devi accontentare
e non basta
ma ti deve bastare.
e urli di frustrazione

ma è tutto dentro la tua testa.

domenica 7 maggio 2017

Bolla di lacrime.

Buonasera bellezze! Finalmente dopo tanto tempo e altrettanti sensi di colpa, eccovi un nuovo post! In realtà stamattina ho provato a continuare il nuovo capitolo de La Protagonista, ma sembrava qualcosa che avrei scritto durante le medie. Faceva pena, sul serio. Quindi ho chiuso il pc e ho ripreso a studiare, ma adesso stavo controllando alcune cose e poi ho trovato un concorso a cui partecipare, per cui ho cercato una poesia da mandare ma nessuna mi soddisfava e quindi ho deciso di fare una riscrittuta di Nascosta. Non sono sicura di come sia venuta o quale delle due sia meglio, lascio a voi il verdetto.
Spero vi piaccia e spero di tornare presto con qualcosa che non sembri scritto da una dodicenne. Grazie dell'attenzione e buona lettura e buona serata <3
Mi sembra di correre,
ma in realtà sono ferma
in una bolla di vetro che corre con me.
E corro e scappo
e mi dico che è vivere.
I paraocchi non mi permettono di sapere che c'è altro.
La bolla non mi permette di toccare nulla,
di sentire nulla,
di farmi toccare da nulla.
Se sia un bene o male
non lo so.
Come la bolla sia nata
non ricordo.
Che sia cresciuta da sola,
costruendosi sulle mie lacrime?
Non sono sicura.
Che l'abbia costruita io
su quei cocci enormi di paura?
Probabile.
Non mi fa toccare il bene,
non mi permette di ricordare
-se mai l'ho saputo-
che esiste.
Ma non mi fa toccare dal male
e quindi mi ci aggrappo e me la stringo addosso
non mi fa soffrire e sul serio
cosa posso volere di più del non soffrire?
«Una vita»
direi se sapessi cos'è
e se sapessi se ne vale la pena.
Ma non l'ho mai conosciuta
e chi mi spiega una vita?
chi spiega le emozioni?
E mi stringo la bolla addosso finché non crolla
e realizzo che ero io a costruirla ogni volta
perché ogni volta è più fragile
e crolla più facilmente
e ho paura che non regga più
e più ho paura e più ne ho bisogno
e più credo che non regga.

E mi stringo addosso una bolla di lacrime
sperando mi protegga da un dolore
che l'ha oltrepassata e riempita e mi soffoca
e non me ne accorgo
Perché già non respiro più. 
PS: Se vi va di seguirmi, adesso sono anche su Instagram (qui)!

sabato 8 aprile 2017

Quello che le donne non dicono ma dovresti sapere.

Ho trovato questo articolo su internet in inglese, e ho pensato che andava assolutamente tradotto. Di solito non traduco post di altri blog, ma questo mi ha davvero colpito. Non avrei saputo esprimere meglio quello che dice.
C'è questa cosa che succede ogni volta che parlo o scrivo di problemi riguardanti le donne. Cose come l'abbigliamento, la cultura dello stupro e il sessismo. Mi arrivano commenti come "Non ci sono cose più importanti di cui preoccuparsi? Davvero è un problema così grosso? Non stai esagerando? Sei sicura di starci pensando in modo razionale?"
Ogni. Singola. Volta.
E ogni volta mi innervosisco. Perché non ci arrivano?
Credo di aver capito perché.
Non sanno.
Non sanno di questo continuo ridimensionare, del minimizzare. Dell'assecondare in silenzio.
Dio, anche se noi donne lo viviamo non ne siamo sempre consapevoli. Ma lo facciamo.
Abbiamo tutte imparato, per istinto o perché ci abbiamo sbattuto contro, come minimizzare una situazione che ci fa sentire a disagio. Come evitare di far arrabbiare un uomo o metterci in pericolo. Più di una volta abbiamo ignorato un commento offensivo. Abbiamo riso ad un tipo che ci ha provato in modo volgare. Abbiamo ingoiato la rabbia quando ci hanno denigrato, sminuito, o trattato con sufficienza.
Non ci fa sentire bene. Ci dà la nausea. Ci sentiamo sporche. Ma lo facciamo perché non farlo ci metterebbe in pericolo o ci farebbe licenziare o etichettare come t***e. Così di solito cerchiamo di andare sul sicuro.
Non è qualcosa di cui parliamo ogni giorno. Non lo diciamo ai nostri fidanzati o mariti o amici ogni volta che succede. Perché è così frequente, intenso, che è diventato qualcosa con cui possiamo solo convivere.
Quindi forse non lo sanno.
Forse non sanno che alla tenera età di 13 anni dobbiamo ignorare uomini adulti che ci guardano il seno. Forse non sanno che uomini dell'età di nostro padre ci provano con noi mentre lavoriamo alla cassa. Probabilmente non sanno che il ragazzo della classe di inglese che ci ha invitato a uscire ci invia messaggi incazzati perché abbiamo detto di no. Potrebbero non essere consapevoli del fatto che il nostro direttore ci dà spesso pacche sul sedere. E di sicuro non sanno che la maggior parte delle volte sorridiamo a denti stretti. Guardiamo da un'altra parte o facciamo finta di non notarlo. Probabilmente non hanno idea di quanto spesso succedono queste cose. Queste cose che sono diventate una routine. Così scontate che ormai le notiamo appena.

sabato 25 marzo 2017

Punto 3 - Writing Challenge

Buonasera bellezze! Ho completato il punto 3 della challenge e devo ammettere di sentirmi un po' strana. Non pensavo di avere tanto da dirmi (?), ma è stato carino fare una cosa diversa una volta tanto. Dovrò ringraziare Vero per la challenge, mi ha davvero fatta uscire dalla mia comfort zone. Ma di sicuro lo sa già, sarà per questo che me l'ha preparata così. Insomma, la richiesta era
Scrivi una lettera a te stessa da piccola.
e questo è quello che ne è venuto fuori...


Cara me,
sono sicura che sarai felice di sapere che ti sto scrivendo da un computer connesso da internet senza distrarmi. Il che, lo sappiamo entrambe, è una grande conquista. Come non detto, ho appena messo in pausa la lettera per ascoltare una canzone di quelle che non si possono avere solo come sottofondo. Ma ora sono tornata e prometto di finire di scrivere. Devo essere sincera: è piuttosto strano. Principalmente perché… Quanto tempo è passato? La request per la challenge specifica che devo scrivere a me da piccola, ma effettivamente quanto piccola si intende? Perché, ammettiamolo, non è passato tanto tempo da quando ero “piccola”. Comunque scelgo la me delle elementari, forse perché è più facile. E adesso che ho deciso posso riprendere per bene.

Cara me,
di nuovo. Come stai? Te lo chiedo anche se lo so già, e so come mi risponderesti. O meglio, come non mi risponderesti. Perché se qualcuno ti chiede qualcosa tu non rispondi, ma va bene così. Crescerai e recupererai tuuuuuuutte quelle parole non dette. Probabilmente andrai anche oltre il numero di parole che ognuno può dire nel corso di una vita, tantissimo oltre, ma neanche questo è un problema.
Di sicuro in questo momento stai leggendo. Che tu sia a scuola o a casa. O che siano le tre di notte e i tuoi siano venuti a dirti di dormire e tu abbia detto di sì e spento la luce prima di riaccenderla al sentire la loro porta che si chiude e riprendere a leggere. Perché non sai mettere un libro giù prima della fine, ed è stupendo. Tutt’oggi non hai imparato, se mai te lo chiedessi. Però tutto questo leggere ti causerà gravi danni agli occhi, sappilo. Ma non mettere giù quel libro. I pro superano di gran lunga i contro.
Anyway, forse dovrei darti qualche consiglio. Qualcosa da fare o non fare, qualche errore enorme che hai commesso e che in questo momento trovo una cazzata così tremenda (sì, mi dispiace annunciartelo ma hai anche iniziato a dire e, di conseguenza, scrivere le parolacce) che vorrei eliminarla dai miei ricordi. Ma non mi viene in mente nulla. Probabilmente senza quelle cazzate non sarei quella che sono, e nonostante tutte le mie flaws non mi dispiaccio poi tanto come persona. I difetti si sistemano, e se non si sistemano si accettano perché ancora non ho conosciuto nessuno di perfetto e non penso succederà mai.
Però qualche consiglio te lo do comunque, anche se so che non li seguirai. E potrei farti un bel discorso riguardanti le conseguenze del cambiare il passato visto quest’ultima frase, ma non penso che arriverei ad una conclusione logica e quindi te lo risparmio.
1. Incontrerai tante persone che ti sembrano pessime e un po’ meno che ti sembrano brave persone. Fidati della tua prima impressione: la maggior parte fanno schifo. Non c’è bisogno di eliminarle radicalmente, a volte, ma evita di provarci e riprovarci perché dicono che si deve pur sempre avere degli amici ed uscire ed essere persone socievoli. Sono tutte cazzate: da sola stai bene, e non saresti tu se non fosse così. Pian piano incontrerai persone con cui andrai d’accordo, ma non è questo il momento. Chiedi scusa quando devi farlo, ma non sforzarti. Fai le cose come ti senti ed andrà tutto bene.

mercoledì 22 marzo 2017

Punto 2 - Writing Challenge

Buongiorno bellezze!
Sono in università, per cui potrete immaginare quanto mi sento in colpa a scrivere qui, ma dato che ho già studiato un po' di linguistica e giapponese ho pensato di potermi prendere un attimo per tentare di soddisfare il punto 2 della Challenge, ed è stato più veloce di quanto pensassi. Anche se non posso dirmi sicura di averlo fatto bene, specialmente perché Vero non l'ha ancora letto, ma ci ho provato. La consegna (feels a lot like scuole elementari) era
Descrivi un cibo senza usare il senso del gusto.
Il testo che ne è uscito fuori è il seguente.

Giallo, un po’ meno di un pulcino ma un po’ più di quei muri sbiaditi delle case sul mare del sud. Cremoso come della panna, come uno yogurt, come un qualcosa di morbido che non è. Si scoglie al sole, al caldo, all’atmosfera esterna come se non fosse fatto per esistere, per esistervi. Come se non fosse fatto per essere al di fuori della sua bolla di ghiaccio che tanto bolla non è. Come se fosse fatto per stare su quella cialda, vicino a qualcosa di simile con un altro colore, ma per poco tempo, per pochi minuti, perché poi va finito e devi finirlo, altrimenti si scioglie e scivola ovunque e macchia qualunque cosa. Come se fosse fatto per esistere per un tempo effimero che lo rende poco conservabile all’aria aperta, ma ancora più buono mentre lo mangi di fretta sperando di non sporcarti e di non sporcare nulla.
Gocciola sul tavolo in macchie che sembrano sempre più chiare, gocciola sull’asfalto evaporando al caldo, facendo sembrare che l’asfalto stesso stia per evaporare.
Ti si scioglie in bocca, lasciandoti solo una vaga rimembranza di quel sapore.

Che cos'è? Spero ci siate arrivati, altrimenti dovrei ammettere di sbagliato completamente. Comunque, sto parlando di un bel gelato al limone. Amo il limone, per la cronaca, quindi avrei voluto descrivere anche quel gusto un po' acidulo che lascia, ma dato che era proprio quello da evitare me lo sono tenuto per me. Spero di aver fatto bene, altrimenti vorrà dire che lo riscriverò o che mi sarà tolto un punto (?).
Ora vi lascio e torno a sistemare gli appunti di cultura giapponese. Quant'è triste che in qualunque momento c'è qualcosa da studiare? 
Aspetto sempre con ansia i vostri commenti! Fatemi sapere se la challenge vi pare interessante, se avete qualche consiglio da darmi, o se c'è qualche lettura che in questo periodo vi sta emozionando... Insomma, lo sapete. Un po' di tutto. 
Buon pomeriggio meraviglie <3 

venerdì 10 marzo 2017

Punto 1 - Writing Challenge.

Buonasera bellezze!
Sono impazzita per soddisfare il punto 1 della Challenge, ma dopo averla scritta tre volte ho deciso che la quarta sarebbe stata quella buona. La richiesta era
Scrivi una poesia al contrario.
È stato più difficile di quanto mi aspettassi, perché non essendo una consegna molto precisa ho dovuto interpretarla a modo mio e ho sempre avuto difficoltà a mettere per iscritto temi con una consegna molto vaga. Ma alla fine ho deciso di prenderla in modo un po' ironico/figurato e ho pensato che, effettivamente, il risultato era più decente. Durante gli ultimi giorni si è sentito parlare più del solito delle donne e dei loro diritti, e insomma è inutile che stia qua a dirvi altro.
Questo è quello che ne è uscito, spero vi piaccia.

Sottoposti
a continui soprusi,
a stupri e violenze.
Distrutti
da secoli di lotte
e guerre
e battaglie
per ottenere qualcosa di più.
Una parità
che, si sa,
è solo nominale.
Una parità
irreale e utopica.
Uomini
troppo delicati
per una vita del genere.
Uomini
troppo sensibili,
troppo piegati
dalla vita,
troppo spezzati
da donne
così forti da farli a pezzi
senza neppure provare.
da donne
così forti da essere avanti
senza neppure pensarci.

Uomini sottomessi
a un mondo di donne
che sembrano di meno,
così dicono i numeri,
ma sono troppo.
Uomini sciolti
da un mondo di donne
che li distrugge
e li viola
e li comanda
perché così dev'essere.

martedì 28 febbraio 2017

Writing Challenge! (e altre cose)

Buonasera bellezze! Ogni tanto, quando mi vengono sprazzi di parole in mente, come avrete visto compaio e pubblico qualcosa. Non spesso quanto vorrei, ma ormai il mio computer è pieno di cartelle e file riguardanti l'università (русски, 日本語, Cultura Giapponese, Linguistica Italiana, e così via), per cui potrete immaginare che quando lo apro scrivere non è proprio la prima cosa a cui penso. O meglio, è la prima a cui penso ma non la prima che posso fare. E neanche la seconda, o la terza, o la quarta, o la quindicesima... Insomma, avete capito. Anyway, l'altra volta stavo parlando con una mia amica (Veronica) del fatto che avrei fatto volentieri una Writing Challenge, per mettermi alla prova e non so, vedere come me la cavo con qualcosa di nuovo.
Da quando ho iniziato linguistica italiana e la prof ci ha detto che nei blog si scrive principalmente col linguaggio parlato non faccio che preoccuparmene e cercare di capire se effettivamente anche io che tengo tanto alla lingua italiana faccia così ma non sono ancora riuscita a capirlo. Che arcano.
Quindi la mia amica ha detto che me ne avrebbe creata una volentieri e l'ha fatto. Per cui mi è sembrato giusto e necessario pubblicarla qua in modo che sarete voi stessi ad assistere e a dirmi cosa ne pensate e se credete che abbia rispettato i punti e li abbia soddisfatti come si deve.

sabato 25 febbraio 2017

Senza Titolo 4.

Ero partita dal pensare quanto sia difficile parlare con le persone e quanto siano carini i ragazzi biondi... E finito di scrivere mi sono consolata pensando che per lei è ancora peggio, quindi direi che va bene così. Buona lettura bellezze!
Lei lo sapeva che sarebbe andata così. Lo sapeva perché era così che andava sempre, era così che andava a quelle come lei. E non si aspettava che andasse diversamente, sul serio. Non si aspettava che accadesse qualcos'altro. Avrebbe saputo dall'inizio che era una speranza vana. Era quello che si ripeteva, almeno. Era il mantra incessante che continuava a spararsi in testa. Ciononostante, guardando le sue spalle che si allontanavano provò un moto di qualcosa in parti del suo corpo che non sentiva vivere da un po'. Come se ci volesse un po' di sana sofferenza causatasi, almeno in parte, da sola, per risvegliarle, per ricordarle che erano lì. Prese un respiro profondo e decise di fare finta di niente e andare verso la metro. Dopo tutto, non era come se fosse successo qualcosa in effetti. Non si era mai sentita un codarda, non davvero, ma cominciava a credere che non pensando a sé stessa in quel modo si stesse solo nascondendo la verità. Era facile rifugiarsi nello studio, dirsi che era tutto ciò che contava… Il difficile, quello che per lei era sempre stato impossibile, erano le relazioni umane. Pensava di essere passata oltre, ma doveva ricredersi. Era come se desse sempre troppo o troppo poco, tutto o niente, e non riusciva a calibrarsi, e non riusciva a capire a chi dare tutto e a chi dare niente, perché quando si accorgeva di essersi sbagliata erano già tutti lontani e non le restava che darsi dell'idiota, che dirsi che aveva sbagliato e che avrebbe dovuto fare diversamente e che tanto ormai era sola, quindi cosa importava? Non poteva riprendersi quello che aveva dato e non poteva dare di più, non poteva riportare indietro le persone dicendo che non aveva capito niente, che non capiva mai niente, che aveva sbagliato e sarebbe migliorata e avrebbe fatto diversamente. Non avrebbe potuto riportare indietro le persone con quello che in fin dei conti era un mare di bugie, e lo avrebbero capito loro come, pur negandolo, lo sapeva lei.
Quindi non fece altro che tornare a casa e buttarsi sul letto con un sospiro, chiedendosi se davvero fosse così sbagliata. Chiedendosi se davvero, pur non avendolo mai pensato, fosse in realtà una vigliacca.