Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 22 dicembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 28)

Sciacquo i capelli per far scivolare via gli ultimi residui di sale marino, poi esco dalla doccia e, infilato l'accappatoio, li pettino.
Fra un po' dovrebbe passare a prendermi Kevin. Perché, a dispetto dei miei sentimenti confusi per Eric, so che Kevin mi piace, e non voglio rinunciare a lui. Non per adesso, almeno.

22 Dicembre 2014.

Buonasera a tutti!
Forse (anzi, di sicuro) è un po' tardi, ma ho appena finito di scrivere l'ultimo capitolo de Le mie cicatrici, e di rileggere il terzo libro di una delle mie saghe preferite (The Indigo Spell dalla saga Bloodlines di Richelle Mead), e avevo voglia di scrivervi un po'. Tra l'altro ho letto anche un pezzo di City of Havenly Fire di Cassandra Clare (l'ultimo di The Mortal Instruments alias Shadowhunters, per chi non lo conoscesse, di cui ho inserito anche un riferimento qui e qui, anche se l'ultimo può essere compreso solo da chi ha letto The Infernal Devices, alias Le Origini, e forse non è proprio un riferimento, per quanto mi sia venuto in mente leggendo Il Principe), perché non ricordavo se avevo letto della morte di Sebastian in lingua, e quindi l'ho riletto, giusto per essere sicura. Ed è stato triste e sconvolgente esattamente come la prima, la seconda e la terza volta.
Devo smetterla di leggere libri con così tanti morti, credo mi condizionino l'umore. Anche perché Sebastian nonostante tutto (o forse proprio per questo) era uno dei miei personaggi preferiti.

martedì 16 dicembre 2014

Solo Amici. (Scena Singola)

Il vagone del treno è silenzioso, e l'unico rumore che si sente è il respiro dei due ragazzi. Lui le porge il grosso anello con l'incisione, e lei non può fare a meno di sorridere.
-Ho pensato che ti sarebbe piaciuto.

venerdì 12 dicembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 27)


La sabbia è morbida sotto i piedi, ed è una sensazione che non sentivo da tanto tempo. Sfilo il prendisole dalla testa e lo metto nella borsa, mentre poggio l'asciugamano sulla spiaggia e le infradito lì accanto.

sabato 6 dicembre 2014

6 Dicembre 2014. Niente di importante da dirvi, ad essere sincera.

Buonasera a tutti!
Fin'ora ho usato il blog perlopiù per farvi leggere i racconti e le poesie che scrivo, ma avevo un po' voglia di cambiare, per cui ho pensato di usarlo un po' come un diario. Cioè, per scrivere quello che penso, che faccio, ecc... Come ho fatto col post riguardante la sfilata, o con quello riguardante il viaggio in Inghilterra, ecco. Solo che facendolo più o meno tutti i giorni. C'è da dire che per me è abbastanza difficile, in quanto riesco a scrivere cose più "oggettive", che non mi riguardano personalmente, ma ho sempre trovato difficile parlare di me, anche se non ne ho mai capito il motivo.

mercoledì 3 dicembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 26)


-Quindi quando vi vedete?- mi chiede Bryan mentre parcheggia davanti a casa mia. 
Lancio un'ultima occhiata al cellulare che ho ancora in mano.
-Mi ha chiesto se domani pomeriggio sono libera,- gli dico. Ho voglia di vedere Kevin, sì, ma ho specialmente voglia di passare del tempo con Bryan.

lunedì 1 dicembre 2014

Sfilata 29 Novembre 2014.

Buonasera a tutti!
Come prima cosa, voglio scusarmi perché ultimamente non ho pubblicato nulla. So che è una settimana che non ci sono nuove notizie qua sul blog, ma non sono scomparsa, ho semplicemente avuto troppo da fare! Tra queste cose, oltre ad una sorpresa bellissima che sto preparando (forse più per me che per voi), sabato sera (29 novembre) ho partecipato ad una sfilata. Come modella, non come organizzatrice.

domenica 23 novembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 25)

Bryan è rimasto scioccato dalla mia confessione, ma si comporta come se non fosse un grande problema.
-Okay, allora...- esita, come se non sapesse come comportarsi.
-Andiamo a comprarne uno, okay?
Annuisco, e lui mette la freccia per cambiare strada.

martedì 18 novembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 24)


Il sole mi colpisce il viso, e per una volta non lo respingo. Mi copro un attimo gli occhi, ma poi invece di volermi riaddormentare resto sveglia, e penso di provare qualcosa di molto simile alla felicità. O almeno, non ho un vero motivo per essere triste.

domenica 16 novembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 23)


Sto ridendo all'ennesima battuta di Kevin quando attraverso la borsa sento il cellulare che vibra. Lo tiro fuori, perché non si sa mai, ma è solo un messaggio di Bryan.

Sei tornata?

martedì 11 novembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 22)


Apro la porta, e mi trovo davanti Kevin con una camicia nera e jeans scuri. Sta benissimo, e mi ritrovo ad essere contenta di non essere rimasta in pantaloncini e T-shirt.
-Ciao.
-Ciao. Sei pronta?
-Sì.. Dove andiamo?- gli chiedo mentre esco e chiudo la porta dietro di me.

domenica 9 novembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 21)


-Cosa?! Hai sul serio un appuntamento?!
-A quanto pare.
Devo faticare per trattenere un sorriso, specialmente all'espressione di Bryan.
-E non è con Eric?
-No.
-A che ora vi dovete vedere?

sabato 8 novembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 20)


Mi infilo sotto la doccia e mi lavo di dosso la stanchezza con gli ultimi residui di sangue. Ma questa volta quando mi asciugo non sono delicata come a solito. Questa volta sfrego via l'acqua, e accetto il dolore come una sensazione che devo provare, ma che non mi costringo a provare. Perché sono io a decidere, e non una massa di sensi di colpa che l'unica cosa che mi evitano è una vita.

giovedì 6 novembre 2014

La Storia di Noi. (Capitolo 3)

Capitolo 3

Appena suonato il citofono, Sara scese ad aprirmi. Mi trovò appoggiata allo stipite della porta che respiravo profondamente. Ero riuscita a calmarmi, ed ero sicura che in pochi minuti sarei anche riuscita a sorridere decentemente. Non sopportavo che qualcuno mi vedesse piangere, e lei non faceva eccezione, nonostante fosse la mia migliore amica.

martedì 4 novembre 2014

Brighton, Ottobre 2014.


Buonasera/giorno (dipende da che ora leggete) a tutti!
Allora, c'è da premettere che è la prima volta che scrivo un post un po' più personale, o almeno in cui racconto una mia esperienza, e anche la prima volta che parlo di un viaggio (a parte forse una cronaca che ho dovuto fare per scuola, ma che, essendo stata solo due pagine scarse in cui in realtà non dicevo nulla, non vale), per cui sono piuttosto nervosa e abbastanza sicura che andrò a sbagliare qualcosa, e magari alla fine non avrete capito nulla di quello che ho cercato di dirvi, ma l'importante è provare. Giusto? Sbagliato. Odio fare le cose male, quindi ci sono alte probabilità che vada a riscrivere questo post almeno cinque o sei volte, se non di più. Comunque, non credo che vi interessi leggere i miei complessi mentali, quindi forse è meglio che vi parli del viaggio, anche se non sono sicura che vi interessi neppure quello.

martedì 21 ottobre 2014

Complessi di egocentrismo.

Piccola auto-critica a "Una cacofonia di pioggia" (http://leparoledivalentina.blogspot.com/2014/09/una-cacofonia-di-pioggia.html)

Ed è inutile che diciamo che il sole splende per farci dispetto, o che il temporale distrugge tutto per dimostrare che il cielo piange con noi. E' inutile che paragoniamo le meraviglie e le catastrofi della natura a noi.

venerdì 17 ottobre 2014

Racconto in libreria (?)


Entra in libreria e aspira il profumo della carta stampata. Sono pochi i profumi così buoni, almeno per lei. Forse forse, il suo profumo è così dolce, e la cioccolata calda è quasi a quel livello, ma solo d'inverno, accompagnata da una poltrona comoda accanto alla stufa, un buon libro e il silenzio, o il rumore di un temporale, e lui seduto accanto a lei.

martedì 14 ottobre 2014

"La gente non riesce a salvare gli altri. Non riesce neanche a salvare sé stessa."

*Tratto da una conversazione con una mia amica*

"La gente non riesce a salvare gli altri, Veru. La gente non riesce neanche a salvare sè stessa."
Ci si può credere, si può essere convinti che gli altri siano lì per aiutarci e per salvarci da noi stessi, ma in realtà non è possibile, e credendoci ci si illude soltanto.

lunedì 6 ottobre 2014

Ma il tempo sarà passato.


Tutti dicono che i ragazzi della mia età vogliono crescere, vogliono essere sempre un passo avanti, ma secondo me la realtà è che abbiamo paura di crescere, di non avere tempo, e cerchiamo di fare tutto il prima possibile.

venerdì 3 ottobre 2014

La Storia di Noi. (Capitoli 1 e 2)

Capitolo 1

Due settimane a casa da sola. Il massimo, per un'adolescente.
Se non fosse che non avevo niente di interessante da fare. Le mie coetanee fumavano, bevevano, andavano a letto con i ragazzi e partecipavano a qualunque festa nei dintorni. Io invece, a quindici anni ("Sedici a Ottobre" per chi me lo chiedeva), non facevo nulla di interessante.

giovedì 2 ottobre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 19)


Ma non mi starà più vicino, e forse dovrei imparare a sopportarlo. Forse dovrei imparare a fare a meno del mio migliore amico, della mia metà.
Forse dovrei, ma non ora, perché per adesso fa troppo male.

martedì 30 settembre 2014

Sola.


Sola.
E' una parola strana, che forse ha troppi significati per quelle quattro lettere che la compongono.

martedì 23 settembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 18)


Il letto è freddo, e non sembra accogliermi come fa di solito dopo una brutta giornata. A tratti mi scuotono ancora i singhiozzi, e ad un certo punto sento dei crampi allo stomaco. Vanno avanti per un po', e quando non ce la faccio più vado in bagno. Rimetto tutto quello che ho nello stomaco, che in pratica è solo la pizza mangiata poco prima con Eric, finché non mi rimane nulla dentro. Resto un attimo appoggiata a terra perché non ce la faccio più. Perché sono a pezzi, distrutta. E, cosa peggiore di tutte, sono sola.

sabato 20 settembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 17)


Ad un certo punto le lacrime sembrano fermarsi, ma la vista è ancora annebbiata. La sensazione del viso di Eric sulla mano non se ne vuole andare, e mi fa più male che bene. Perché se prima non ne ero sicura, adesso so che si è allontanato definitivamente, e non sarà mai più mio, nemmeno un po', nemmeno come amico, nemmeno come fratello.

domenica 14 settembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 16)


Arriva la pizza, e mangiamo in silenzio. In realtà ho lo stomaco chiuso, ma cerco di ingoiare qualche boccone. Arrivata al secondo pezzo però non ce la faccio più, e sento che se mangiassi ancora qualcosa potrei vomitare. Bevo un sorso di Coca Cola, e guardo Eric.

lunedì 8 settembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 15)


Sento una mano sulla mia, e mi volto verso Eric. Mi sono alienata di nuovo, solo che questa volta non me ne sono proprio accorta. Non so se significa che sto peggiorando, ma so che non è niente di buono.
-Vuoi una pizza?- mi chiede, facendo cenno al cameriere che mi sta guardando, in piedi accanto al tavolo.

martedì 2 settembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 14)


Attorno a me vedo la stanza che gira, e capisco di essermi addormentata, o forse di essere svenuta, sul pavimento del bagno. Per sbaglio devo aver toccato i tagli, perché mi fanno più male del solito. Ma può capitare, e non dovrei stupirmi, non dopo tanto tempo. O forse sì?

sabato 30 agosto 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 13)

Il pugnale è sotto il lavello, dove lo lascio sempre, e quando lo prendo mi fa un po' paura vedere la fermezza nelle mie mani, sapere che ho fatto lo stesso gesto decine di volte, e sapere che continuerò a farlo fino alla fine. Fino alla mia fine.

sabato 23 agosto 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 12)


Quando mi sveglio sento ancora il petto di Eric che si alza e si abbassa lentamente, e mi alzo in silenzio per non svegliarlo. Al piano di giù prendo il cellulare e scrivo a mamma, che mi risponde dicendomi che dovrebbe tornare domani mattina. Faccio per rimetterlo sul tavolino, quando mi arriva un altro messaggio.

venerdì 15 agosto 2014

Le mie cicatrici. (Scena eliminata)

Conclusione alternativa della festa data da Eric nel capitolo 3.
Nota: è scritta al passato perché all'inizio stavo scrivendo così tutta la storia.

Trovai Eric impegnato in una conversazione con una bionda tutta curve. Si allontanò un attimo per venire a parlare con me, ma non prima di averle sussurrato qualcosa all'orecchio.

Le mie cicatrici. (Capitolo 11)


Arriviamo da me nel giro di dieci minuti, e porto subito Eric in bagno per essere sicura che non si sia fatto niente di serio. Bagno un asciugamano sotto l'acqua calda e gli tampono il viso. Non pare essersi fatto nulla di grave, e la cosa mi tranquillizza.

domenica 10 agosto 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 10)


Seguo Kevin tra i corpi sudati che riempiono la discoteca finché non arriviamo ad una porta che tra le luci stroboscopiche potrebbe benissimo non esistere. Arrivati lì lui si ferma e mi fa avanzare fino ad essergli accanto, poi mi mette una mano sulla parte bassa della schiena e apre la porta.

venerdì 8 agosto 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 9)

Entro in discoteca con la musica che già mi perfora i timpani. Ma Eric qua è contento, si sente a suo agio, quindi va bene così.
Bryan mi conduce al bancone in fondo, dove ordina un paio di drink leggeri. Me ne porge uno, e ne assaggio un sorso chiedendomi se Eric passerà tutta la sera con quella ragazza o con altre dieci. O con me.

giovedì 7 agosto 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 8)


Apro gli occhi quando sento la luce sbattermi sulle palpebre, e vedo subito Eric ancora seduto accanto a me. Mi appoggio ad un gomito, e lui si gira a guardarmi.
-Come stai?- E' preoccupato, ma non capisco perché. Voglio dire, capita a tutti di stare male.

domenica 3 agosto 2014

Perché certe cose ti aggrediscono alle spalle.

18-07-1875
La ragazza corse in stazione, tenendosi il cappello fermo in testa con una mano e tentando di aggiustare il vestito scombinato con l'altra. Era arrivata lì per fare una sorpresa al suo fidanzato. Si sarebbero dovuti sposare il mese prossimo, e lei aveva deciso di volerlo vedere prima di essere troppo presa dai preparativi per il matrimonio per avere un attimo libero. Era entrata in casa nonostante la domestica continuasse a dirle che il signorino era occupato, ed era corsa nella camera da letto di lui, dove era sicura che l'avrebbe trovato.

sabato 2 agosto 2014

Il loro piccolo angolo di mondo.

Rielaborazione di Un ricordo.
Salì sul treno. Gli occhi ancora umidi, e il cuore che ancora piangeva. Fuori la spiaggia sembrava immensa, e gli alberi che la circondavano non lasciavano intravedere ciò che c'era oltre. Sulla riva, le onde si infrangevano sempre più forti, come se da un momento all'altro volessero fare a pezzi la spiaggia e tutto ciò che c'era oltre.

lunedì 28 luglio 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 7)


Il buio mi avvolge per un secondo, ma poi delle braccia forti mi sostengono e mi ritrovo in piedi. A tenermi è il ragazzo di prima, che mi guarda preoccupato.
La testa mi pulsa ancora, e non capisco perché. Di solito mi faccio male da sola, non ho bisogno di ammalarmi o cosa.

Le mie cicatrici. (Capitolo 6)

-Vuoi parlarne?- dico a Eric mentre siamo seduti sul salotto, lui che mi circonda con le braccia.
-Di cosa?
-Di quello che ti preoccupa.
-Non è niente,- mi dice. Lo fa spesso: crede che i miei problemi siano i più importanti, e che per questo i suoi non valgano nulla. Come se fosse una gara a chi sta peggio.

Le mie cicatrici. (Capitolo 5)

Sento il calore di un corpo contro il mio, e mi basta sentirne il profumo per capire che è Eric, e perché mi ritorni alla mente tutto quello che è successo.
E perché torni alla mente la paura, la colpa, la solitudine e tutte quelle emozioni che dopo l'incubo mi sembrano ancora amplificate. Stringo gli occhi, come se mi potesse aiutare a mandarle via. Ma non è così, ed è da stupidi illudersene ancora dopo tutto questo tempo.

Le mie cicatrici. (Capitolo 4)

Sento una mano che mi accarezza i capelli e scende sulla schiena, poi dei rumori. Non capisco cosa sono, e mi convinco che è tutto un sogno che copre il mio pianto isterico.
Così continuo a lasciare che le lacrime scendano, mentre non penso più a Eric, o a mio padre, o alle mie cicatrici, ma ad una sola cosa.

Le mie cicatrici. (Capitolo 3)

Scendo dall'autobus abbassando per l'ennesima volta il vestito che continua a darmi fastidio. Sono più  tipo da pantaloni, ma stasera Eric da una festa, e mentre mi cambiavo ho pensato che magari... Scuoto la testa. Non lo so cos'ho pensato.

Le mie cicatrici. (Capitolo 2)


Ieri abbiamo passato la serata insieme, ma attorno alle undici Eric se n'è andato dicendo che sarebbe dovuto andare da Ash, o un'altra delle sue ragazze di cui non ricordo il nome.

Le mie cicatrici. (Capitolo 1)

Esco dalla vasca da bagno e mi guardo allo specchio. Porto i capelli ramati lunghi come sempre, e mi incorniciano il viso facendo risaltare gli occhi grigi. E' un abbinamento improbabile, ma non è quello che vedo nel mio riflesso.
L'unica cosa che riesco a guardare è il petto, che a un primo sguardo potrebbe sembrare bianco, ma non lo è. E' attraversato da un intrico di cicatrici che lascia poco spazio alla pelle rosa che dovrebbe esserci, e mi fa sembrare un mostro. Ma non fa più male, e posso fare finta di ignorarlo quasi tutto il tempo.

Le mie cicatrici. (Prologo)

Sono in moto con papà, e mi tengo stretta mentre oltrepassiamo la curva per andare fuori paese. Sento un rumore di clacson, ma quando frena non capisco bene cosa succede. Guardo oltre lui, e vedo una macchina che ci viene incontro a tutta velocità. Non c'è niente che possiamo fare per evitarla, e l'ultima cosa che penso prima dell'impatto è che papà mi ha dato l'unico casco che avevamo, e mi pento di aver fatto rompere l'altro.

Il ragazzo maledetto. (Epilogo)

E così, siamo giunti alla fine della storia. Devo ammettere di non essere sicura di come mi sento, perché, per quanto possa essere felice, mi dispiace non avere più Cam e Helen a farmi compagnia durante le notti passate sveglia. Comunque, ringrazio tutti voi che mi avete seguita dall'inizio, e anche quelli che si sono aggiunti nel corso della storia. Spero che vi abbia emozionato quanto a me, e che continuerete a seguirmi attraverso nuove storie e nuovi personaggi.
Grazie!





Diciotto anni dopo.

Una donna sulla quarantina aggiusta con una mano i capelli biondi, preoccupandosi dei fili bianchi che cominciano a intravedersi. Poi però vede un ragazzo venirgli incontro e sorride. Ha l'oro dei suoi capelli, che insieme agli occhi verdi crea uno strano miscuglio con i lineamenti meridionali del viso.

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 15)

Quando il buio di disperse, Cam si trovò nello stesso punto in cui aveva iniziato a correre, in cui il buio lo aveva avvolto la prima volta. Per un attimo lo colpì il pensiero di aver immaginato tutto, ma poi si riprese e ricordò, fu sicuro, che era tutto vero. Era successo tutto, e adesso doveva trovare Helen e Lucas.

Angelo senza ali.

Angelo senza ali,
le sei stato accanto,
quando lei stessa non sapeva

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 14)

Nicholas non era sicuro di quanto fosse passato quando si decise ad alzarsi. Aveva ancora il pugnale insanguinato tra le mani, e aveva scoperto che ogni volta che tentava di buttarlo via in un attimo gli era di nuovo accanto.
Si sentiva a pezzi, condannato ad un destino inevitabile che ancora non aveva neppure compreso a pieno.

Ci sei, poi non ci sei più.

E' strano. Un giorno sei viva, e il giorno dopo sei morta. Così, in un nulla. Poche ore per passare dall'essere al non essere. Perché si può dire che ci sei comunque, per consolarsi, ma la verità è che non ci sei più.

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 13)

Tra tutte le cose che si aspettavano per l'aver incorso nell'ira della dea, Nich e Dafne avrebbero messo all'ultimo posto trovarsela davanti nel suo tempio. Entrambi avevano pensato, senza dirselo, che c'era la possibilità che morissero tornando a casa, che fossero separati per sempre, che succedesse una qualsiasi tragedia.

Ogni tanto, quando crolli.

Ogni tanto ti chiedi
se 'ste preghiere
sussurrate, piante, urlate al cielo,
arrivano da qualche parte.
Se qualcuno le ascolta

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 12)

-Dafne,- disse Nicholas alla fine, -I miei genitori mi hanno detto che devo starti lontano. Mi hanno detto che sei una sacerdotessa, e che è sbagliato che siamo così legati. E' sbagliato che tu mi ami quanto dovresti amare la dea.- Lei si morse il labbro, spaventata da quanto avrebbe potuto sentire. -Io ho detto loro che si sbagliano. Che in realtà non mi ami. Che siamo amici. Però hanno ragione. Non possiamo continuare così. Dimmi la verità.- Si girò per guardarla negli occhi. -Dimmi se mi ami o no. Se non mi ami, giuro sugli dei che me ne andrò e non mi rivedrai mai più.

Tieni duro.

Resisti,
perché ti devo lasciare.
Tieni duro da adesso,
ché non lo sai,

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 11)

Dafne e Nicholas continuarono a vedersi tutti i giorni, fino alle Olimpiadi. Quel giorno sarebbero dovuti essere tutti allo stadio, ma nessuno dei due se ne preoccupò. Si incontrarono alla stessa ora di sempre, e ripeterono la stessa routine di tutti i giorni. Poi, invece di fermarsi al tempio a parlare, andarono insieme allo stadio.

E' strano, perdere l'amicizia di qualcuno.

E' strano perdere l'amicizia di qualcuno. E' strano quando pensare che quella persona ti sarebbe stata sempre accanto, e poi scoprire che non è così. Scoprire che non ha niente di diverso dalle persone che abbandonano gli altri tutti i giorni. Scoprire che le è bastato incontrare qualcun altro per lasciarti sola.

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 10)

Il giorno dopo Nicholas andò a prendere Dafne a casa, e fecero la stessa strada di sempre fino al tempio. Questa volta però invece di tornare a casa si sedettero ai piedi della stessa colonna del giorno prima. Non parlarono finché non si accorsero che il sole era al culmine.
-Devi tornare a casa?- Fu lui a chiederlo, ma nessuno dei due se lo aspettava.

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 9)

Ovviamente, Dafne aveva ragione. Nicholas non  aveva programmato nulla, convinto che sarebbe stata una giornata come tutte le altre. Ma capiva bene quando una ragazza gli cedeva, e lei aveva ceduto.

Un sogno senza fantasia.

Per chi dice
che tutta 'sta vita
potrebbe essere un sogno,

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 8)

Dicendogli il proprio nome, Dafne aveva pensato di non dover più vedere quel ragazzo. Era convinta che Nicholas non l'avrebbe più pensata, e allo stesso modo lei si sarebbe potuta scordare di quel ragazzo che si era abituata a vedere tutti i giorni.

"Aspirare al premio Nobel"


"...I giovani devono pensare in grande, anche aspirare al premio Nobel."
Sono le parole che ho sentito oggi al telegiornale, dette, a quanto pare, da un importante politico, che in questi tempi di crisi ci dovrebbe guidare. Apprezzo lo sforzo, figurarsi. Ovviamente tutti noi aspiriamo a qualcosa di grande, che sia un premio Nobel o un Oscar.

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 7)

Il giorno dopo, Nicholas era sulla strada per il tempio pochi minuti dopo essersi alzato. Vide la ragazza che si avviava verso la salita con una cesta piena di sacrifici per Atena.
La raggiunse in pochi passi, e le fu accanto.

Lacrime di petrolio.

Lacrime di petrolio
di governanti senza pietà
senza ragione
senza dolore nè amore.
Governanti di paesi senza nome

Falsi ideali.

Li vedi
quei difetti.
E non sono sepolti giù,

Un altro mondo. (Scena unica)

Spostai i capelli rossi dal viso e mi guardai allo specchio. Avevo già messo il pigiama, e stavo per andare a letto, ma mi era venuta sete. Scesi le scale per andare in cucina, ma passando davanti alla porta del salotto vidi un fascio di luce che filtrava da uno spiraglio lasciato aperto. Mi fermai, preoccupata.
Chi poteva essere? Ero da sola a casa, non aspettavo nessuno... e cominciavo ad avere paura. Ma dei ladri, o chiunque altro, non avrebbero acceso la luce, giusto?

domenica 27 luglio 2014

Ciao zia.

Ciao zia,
come stai?
Spero bene,
spero meglio

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 6)

Nicholas era quasi sicuro dell'origine divina della ragazza, ma invece di farlo nascondere, questo pensiero lo fece portare allo scoperto.

E mi tornano in mente.

E mi tornano in mente parole mai dette
vorrei darvi un senso ma non ci riesco
perchè sono solo parole maledette
che negli angoli più bui del cuore pesco.
Non vorrei ripensarci:

Un fiore, un pegno.

Le ha donato un fiore
come pegno
di un qualcosa senza nome.
Una rosa

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 5)

Entrando in città, Cam vide quegli edifici che gli sembravano tutti uguali, ma che una volta conosceva benissimo.
Camminò fino a trovarsi davanti a quella che era stata casa sua. E che in quel momento lo era ancora. Entrò, e si diresse nel giardino sul retro. Doveva sbrigarsi, ma prendere la decisione sbagliata, anche facendolo velocemente, sarebbe stato inutile.

Ne valgo la pena (?)


 Per tutte quelle ragazze
che ne valevano la pena
ma sono volate via.

Sii sincero.
Dimostrami che
volando via di qui

E' ancora più strano.

E' strano
come qualcosa
di non importante
possa uccidere una persona sensibile.

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 4)

La signora si sedette sull'erba, proprio davanti a Cam. Eppure, anche così dava l'impressione di fluttuare a vari centimetri dal suolo.
-Sei di nuovo qui.- gli disse semplicemente.
Cam annuì, e nonostante il turbinìo che aveva dentro, le fece una sola domanda.

Pianofortare. (Scena unica)

Non è uno dei miei scritti migliori, ma va bene così. Il titolo ha un significato preciso, ma non starò qui a spiegarlo. L'ho pubblicato come omaggio(?) alle ragazze del gruppo Traduttori Disperati (il cui nome potrebbe cambiare nel giro di dieci minuti, ma il concetto è quello), perché le amo tanto.

In ogni caso, loro capiranno. Buona lettura!

Scesi le scale in silenzio. Non c'era nessuno, ma le abitudini erano dure a morire, ed erano anni che tentavo in tutti i modi di non farmi notare. Mi dirigevo verso la cucina per prendere un bicchiere d'acqua, ma da una porta che credevo chiusa vidi filtrare un raggio di luce. Mi avvicinai e la socchiusi leggermente. C'erano un divano vuoto, un tavolino da caffè, e, più in fondo, un pianoforte. Seduto davanti al piano, di schiena, c'era un ragazzo. Vedevo dei capelli neri e delle spalle. La musica che proveniva dal pianoforte era delicata, bellissima, ma non riuscivo a riconoscerla. Doveva essere qualcosa di classico.

La casa maledetta. (Scena extra)


Dopo la strana guarigione di Cam, lui ed Helen avevano iniziato a uscire insieme. O meglio, era quello che dicevano, ma a detta di tutti gli altri sembrava una coppia che usciva insieme da mesi. C'era l'emozione dell'inizio, ma allo stesso tempo avevano una strana sicurezza che dava l'impressione che sarebbe durato per sempre. Quando lo sentivano dire, entrambi correggevano il "Per sempre" con un più adatto "Per tutta la vita", ma a nessuno importava, in quanto vedevano solo la conferma di ciò che pensavano: due ragazzi innamorati dello stare insieme, e non l'uno dell'altro.

La luna.

La luna grava,
in questa notte buia,
da questo cielo,

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 3)

Quando riprese conoscenza, non sapeva dove si trovava. Era ancora in piedi, come se non si fosse mai mosso, ma il paesaggio che si delineava al posto del buio completo era diverso.
Ai margini c'erano due colonne scanalate, bianche come il marmo che sentiva di avere sotto i piedi nudi. E tra le due colonne c'era il verde di una montagna. Alberi, arbusti, suoni di animali e nessuna impronta umana nè traccia d'inquinamento.

Cicatrici.

Cicatrici
sulla pelle
della gente.
Cicatrici
interne,

Dio è scomparso.

Dio è lassù
(o quaggiù)
che dorme
e non aspetta altro

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 2)

Occorsero vari minuti prima che Cam credesse sul serio che Helen non sarebbe arrivata. Perché non sentiva i suoi passi dietro la porta, ed era sicuro che non li avrebbe sentiti. Andò alla finestra, e stavolta notò che le gardenie non c'erano più, e che l'interno sembrava silenzioso. Non abbandonato nel vero senso della parola, ma vuoto. Senza Helen, senza i suoi genitori o il piccolo Lucas a rallegrarlo.

Certe cose non cambiano.


Ci sono cose
che sembrano
non cambiare mai.
Cose

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 1)

(Seguito de La casa maledetta)
Corse per le strade, rischiando di farsi investire da più di una macchina. Era passato esattamente un mese, ma dopo tanti anni non sarebbe bastato neppure un secolo per fargli dimenticare come arrivare alla casa. E, adesso che era sicuro di tutto, era più importante che mai ritrovarli.

Si è perso, questo mondo.

Si è perso
questo mondo.
Si è perso per strada,
tra due computer

Esistono, queste persone insensibili?

Esistono davvero le persone insensibili? Intendo, quelle persone che se ne fregano completamente degli altri, di quello che si pensa di loro e di quello che

Nonna.

Ciao nonna,
come stai?
Ti scrivo

La fine dell'arcobaleno.

Cerco
la fine dell'arcobaleno
per esprimere un desiderio.
La cerco

La casa maledetta. (Epilogo)

Quando Cam bussò, Helen aprì la porta e gli si buttò tra le braccia.
-Ehi, e tutto questo entusiasmo?- lui rise e la strinse a sé.
-Ho scelto le tende. E il letto.- gli sussurrò lei all'orecchio.

Difetti.

E' strano come ognuno di noi sia legato ai propri difetti, ai propri vizi. A volte, mi sembra che molti (se non tutti) pensino che continuando a negarli potrebbero scomparire, come se

Stanchezza.

Stanchezza
che si abbatte
sulle ossa,

La casa maledetta. (Capitolo 14)


Ad un certo punto, Helen aprì gli occhi. Non era morta, e non era sicura di esserne contenta. Aveva ucciso Cam. Aveva visto il respiro lasciare le sue labbra, la vita lasciare i suoi occhi.. L'aveva pugnalato al cuore, come non avrebbe mai pensato di poter fare.

Non macchine.

Sarei dovuta nascere
qualche secolo fa,
quando c'erano lettere,
non chat di whatsapp.
Quando ci si guardava

La casa maledetta. (Capitolo 13)

Cam era lì, sulla porta, e Helen sapeva. Sapeva tutto, o quasi. Sapeva di sicuro che stava per morire,  e che lui non sarebbe riuscito a combattere un'altra volta quella cosa.. quel male che lo prendeva.
Si avvicinò ad Helen col coltello in mano, e lei stava lì, immobile, senza sapere cosa fare. Sembrava aspettare che qualcosa la salvasse, ma cosa?

Perché oggi, che non è l'otto Marzo, nessuno ci pensa?

L'8 Marzo è stata la festa delle donne. Come tutti gli anni, se ne è parlato tanto. Si è parlato delle donne maltrattate, delle donne famose e di quelle importanti.
Se ne è parlato.

Un mondo che crolla.

Un mondo che crolla.
In silenzio.
Un mondo che crolla,
su

La casa maledetta. (Capitolo 12)

Helen quella mattina si alzò pensando a Cam. Avrebbe voluto vederlo, ma come? Tutte le altre volte si erano incontrati per caso, o perchè aveva voluto lui. E poi, voleva anche scoprire cos'era successo quella sera. Non credeva a quello che aveva detto Cam sul fatto che era svenuta, ma non sapeva che motivo avrebbe potuto avere per mentirle.

Ciao, sono Valeria.

Ieri ho compiuto vent'anni, ma mi pare ancora tutto un casino.
-Vale, vieni!- Christian è il mio migliore amico. Gli voglio più bene di quanto creda, ma non lo sa. E non glielo dirò mai ovviamente. Rovinerei tutto,

Un volto nuovo.


Un nuovo volto,
che stupisce,
che sconvolge,

sabato 26 luglio 2014

La casa maledetta. (Capitolo 11)

Quando Helen rientrò in cucina, Cam aveva deciso. Ma non sapeva se sarebbe riuscito a tener fede alla propria decisione.
-Io devo andare.- Si alzò, lasciando il bicchiere di succo intatto sul tavolo.
-Ehm.. Ok.- Helen sembrò... delusa? Non poteva esserne sicuro, perché le sue emozioni non le erano scritte in volto come alle altre. Le nascondeva, e lui non sapeva perché. Ricordava la sera precedente, o, più semplicemente, non si fidava?

Altre vite.

Altre vite.
realtà diverse.
Altri posti,
genti diverse.
Altri mondi,

Se un Dio davvero esiste.


Ma se un Dio davvero esiste,
e penso sia così,
perchè permette tutto questo?

Permette lacrime, guerre, morte e distruzione.

La casa maledetta. (Capitolo 10)

E poi il buio.

Quando Helen si svegliò, era distesa su qualcosa di morbido. Strinse gli occhi, infastidita dalla luce che filtrava attraverso le palpebre. Poi si ricordò di quello che era successo.
Balzò a sedere di scatto, incerta. Era morta? Cam l'aveva uccisa, ferita, rapita...? E come faceva ad essere lo stesso ragazzo che aveva ucciso l'apparizione due secoli prima?

L'ha amato e l'ha amata.

Seduta
sulla panchina davanti a casa
l'aspetta
ma sa

La speranza.

La speranza
che ti cova
nello stomaco

Per sé stessa.


Sarebbe potuta vivere
una settimana
di un attimo con lui,
e un mese

La casa maledetta. (Capitolo 9)

Helen lo seguì fino ad una piccola porta sul retro della casa. L'unica luce era quella della luna calante, e sembrava avvertirli che entrare sarebbe stato pericoloso, che avrebbe fatto paura e che non avrebbe fatto capire nulla. Ma Helen non aveva mai ascoltato gli avvertimenti, e, anche se non lo sapeva, Cam amava infrangere le regole.
Abbastanza da essere stato maledetto per averne infranta una di troppo.

Realtà.

Realtà.
Che è 'sta parola?
Un po' strana,
un po' nuova.
Cambia

Senza volto.

Senza volto.
Senza nome.
Senza personalità,

In 'sta realtà.

Insieme,
in una recita
come mille altre.
Insieme

La casa maledetta. (Capitolo 8)


Helen guardò la macchina dei genitori che si allontanava. Grazie al lavoro che li teneva spesso impegnati, lei aveva un sacco di tempo per sè stessa, ma non sempre era un bene.
Rientrò in casa, e guardando l'orologio si accorse che mancava mezz'ora all'appuntamento con Cam, e ancora non aveva deciso cosa mettere.

Accanto all'altro.

Non lo sanno
che vuol dire
una vita

Sanno amare.

Una stella.
Sù nel cielo?
Oh, no! E' qua giù.

La casa maledetta. (Capitolo 7)

Cam la ascoltò parlare al telefono e sperò che non se ne andasse. Gli piaceva, anche se doveva starle lontano. E anche se era piuttosto sicuro che lei fosse la prossima. Ma c'era sempre la possibilità che non lo fosse, giusto?
Mentre Helen chiudeva la chiamata, lui decise che, se se ne fosse dovuta andare, l'avrebbe invitata ad uscire. Dopotutto, voleva solo passare del tempo con lei. E un pomeriggio o una sera non sarebbero stati troppo pericolosi.

Fare la differenza.

Tenta di essere diverso.
Non sa come,
ma vuole riuscirci.
Pensa che non abbia senso

Non si muore per amore.

Eravamo entrambi giovani
e nessuno  ci avrebbe creduto
che saremmo stati per sempre.
Perchè ai giovani non si crede,

La casa maledetta. (Capitolo 6)

-Alcuni secoli fa, la casa era al massimo del suo splendore. E' difficile da immaginare vedendola in questo stato, ma era elegante e curata, e tanto bastava a renderla la più invidiata del vicinato.- A Helen sembrò che i suoi capelli e i suoi occhi si scurissero. E quella che s'intravedeva nel suo sguardo, era tristezza o rabbia? -Nei primi decenni del 1800, andò ad abitarvi una famiglia. Sembrava una delle tante del posto, con niente di particolare. Tranne una figlia, che stava per compiere diciott'anni, amatissima dai genitori. Si dice che fosse bellissima. Che avesse lunghi ricci che cadevano come una cascata d'oro e occhi verdissimi.- Il suo sguardo tornò un attimo dalla lontananza in cui si era perso. -Un po' come te, anche se tu sei più bella.-

Un'apparizione.

Sembravi un'apparizione,
di quelle
da cui ci si deve allontanare

Ultimamente manchi tu.

Il tuo nome straniero
che a sentirlo
ancora

La casa maledetta. (Capitolo 5)

Dopo pochi minuti, stanca di fare finta che quell'antipatico non ci fosse, Helen alzò la testa dal libro.
-Che vuoi?

-Tante cose.- E il suo sguardo ne diceva un paio che in un altro momento e con un altro ragazzo meno antipatico, a Helen sarebbero piaciute parecchio. -Tra queste sapere perché ti sto tanto antipatico.

-Sei insopportabile, ecco perchè.- Rispose lei tornando a guardare il libro senza leggerlo veramente.

-Di solito la gente mi trova piuttosto attraente.

Piuttosto che soffrire.

Piuttosto che patire
preferisci non sentire.
Rispondere solo all'amarezza,
non reagire alla dolcezza,

Con tutta la magia.

Ti sarebbe piaciuto
essere diverso.
E invece no.
Cammini tra gente

Mancanza d'immaginazione.

Nuvole che si spostano,
che spostano la luna,
come se il vento

Il ritratto.

Posò il ritratto sulle gambe incrociate e lo guardò. Era il meglio che riusciva a fare, ma non era abbastanza. Sapeva che era identico a lui, ma mancava un dettaglio che per lei era il più importante.

La casa maledetta. (Capitolo 4)


Stava consultando quello che decise sarebbe stato l'ultimo libro, quando vide entrare il ragazzo moro con cui si era letteralmente scontrata lungo la strada. Pensò di alzarsi e andarsene, ma poi decise di continuare a leggere, ignorando che stava venendo da quella parte.
Dopo dieci minuti, non riuscendo più a concentrarsi, si diresse verso lo scaffale dei manga per leggere qualcosa di più rilassante. Stava prendendo il terzo volume di One Piece, quando un'altra mano lo sfilò prima di lei.

Il lieto fine, ci sarà.

Senza lieto fine.
Questa volta,
non sarà per sempre.
Lo sanno entrambi,

Un ricordo.

Erano seduti sotto un albero. Non pioveva, ma il cielo era plumbeo, ed erano pochi i raggi di sole che riuscivano a oltrepassare la coltre di nubi. Non si erano mai detti quanto si volessero bene, ma quei momenti, quello starsi accanto senza parlare, erano dichiarazioni silenziose.

L'aspetta.

L'aspetta.
Ancora.
Non crede che arriverà,
non lui,

Lui e Lei


Lui, innamorato, gliel'ha già detto.
Lei, innamorata, ama un altro.
Lui l'ama, pensa sia un difetto.

Pioveva.


Pioveva. Il ticchettìo era incessante. Ed era tutto ciò che ricordava. Pensava piovesse da sempre, ma le gocce d'acqua le bagnavano il viso solo dalla notte prima. Aprì gli occhi e si guardò intorno. Cercò di ricordare qualcosa. Di pensare qualcosa.

La casa maledetta. (Capitolo 3)

Tornata a casa, Helen si diresse in soffitta. Il quadro era ancora lì, poggiato al muro, tra scatoloni e scaffali pieni di libri.
La ragazza che la guardava era la stessa che aveva incontrato in quella casa, la stessa il cui volto era identico al suo. Le aveva dato delle risposte, certo, ma non bastavano affatto. Lei non aveva bisogno solamente di conoscere la sua storia, ma voleva sapere tutto il resto.

Cambiamento.

Vecchie storie.
Vecchi volti.
Vecchi luoghi.
Nuova te.
Cambiamenti,

La realtà di tutti i giorni.


Un colpo di pistola,
un coltello sulla gola,
un bambino soffocato,

La danza celeste.

C'era una landa deserta. Desolata. Non una pianta la rallegrava nè un animale l'attraversava. Non c'erano colori, nulla. Quando ad un certo punto una melodia scintillante riempì l'aria e questa sembrò brillare come se della polvere di diamanti fosse stata gettata dal cielo in uno scintillio di brillanti di tutti i colori dell'arcobaleno.

Un film drammatico.

Un film drammatico.
Ecco cosa sembra la mia vita.
La sua. La tua. Forse lo è.

Cos'è, in realtà, quest'Amore?

Tutti parlano di quest'Amore. Di quanto sia bello, eterno, forte e quant'altro. E tutti sono convinti che il proprio Amore sia quello vero, quello

Nella notte stellata.

Piangeva da sola, sul letto, isolata,
si sentiva una stella nella notte stellata,
senza importanza, senza ragione,

L'ora d'aria.

Guardava fuori. Si sentiva una prigioniera, senza libertà, come rinchiusa in un carcere, sempre in attesa dell'ora. Ma quell'ora d'aria non arrivava mai. Lui la teneva rinchiusa da.. Sempre (?).. O almeno così lei ricordava.. Aspettava sempre che arrivasse qualcuno.. Chiunque.

La casa maledetta. (Capitolo 2)


Seguì quell'apparizione su per le scale e la trovò affacciata ad una grande finestra che si apriva su un giardino sul retro della casa che lei non aveva mai visto. Sentendo il rumore dei suoi passi che correvano per le scale il fantasma si voltò e, al vederla, andò per il corridoio più oscuro della casa, quello che portava alla torre che dalla facciata principale della casa non si riusciva a vedere. Helen la seguì, senza neppure accorgersi che la finestra a cui prima era appoggiata l'apparizione stava tornando bloccata da imposte e catenacci chiusi da secoli. Corse su per le scale fino a raggiungere il fantasma, o quello che credeva tale, in cima alla torre. La trovò appoggiata al davanzale di una finestra aperta solo per lei, in cui solo lei poteva vedere i ricordi di un amore perduto, che sussurrava una canzone d'amore le cui note e parole erano state scritte solo per lei. E le raccontò una storia, la storia di un amore come tantissimi altri, un amore che stava nel dettaglio, negli occhi, negli abbracci e nei baci rubati.
Le raccontò la storia di un amore che sembrava eterno. Ma solo quando gli occhi del fantasma si offuscarono, Helen capì che non c'era un lieto fine.

In una foresta.

In una foresta
tra alberi alti
ve n'era uno maestoso,
speciale.
Ogni giorno aspettava gioioso
l'uomo che

Si vive d'amore.

Faceva attenzione ad ogni dettaglio.
Era seria, perfetta, senza alcun taglio.
Cresciuta da sola,
sapeva che grazie ai sogni non si vola.
Matura già da bambina,

Guarda la luna.

La luna piena.
La notte stregata.
La luna è piena

Il vascello incantato.

La luna si rifletteva sul mare come uno specchio incantato incorniciato di una rete di stelle che catturavano un branco di luci scintillanti come smeraldi d'arcobaleno. E una nave dalle vele d'argento solcava le onde di quell'immensità blu come gli abissi in cui si rifletteva, somigliando nel suo riflesso a un vascello che solcava in eterno le acque sottomarine, incantato dalla bellezza di quei fondali, ma senza poter vedere più altro che quello.

Col cuore in mano.


Col cuore in mano,
voglio dirti tutto, pur se strano.
Voglio dirti della mia iniziale indifferenza,
di come mi hai conquistata con prepotenza,
di come ero felice quando ti vedevo,

In cerca di qualcosa.

In cerca di qualcosa.
Tutta la vita.
Che sia un ragazzo, l'amore o qualcos'altro.

Buio, silenzio e troppi ricordi.

Era morta. O forse appena nata? Non sapeva sul serio cos'era successo. Ma non vedeva niente, tranne il buio. E non sentiva niente, tranne il silenzio. E rimase tutto così, buio, in silenzio, per un po' di tempo. Forse erano secondi, forse erano secoli, forse non era niente. Dopotutto, il tempo è un concetto relativo.

venerdì 25 luglio 2014

La casa maledetta. (Capitolo 1)

Aveva visto tante volte quella casa abbandonata. Aveva sognato più e più volte di entrare a visitarla, ma non ne aveva mai avuto il coraggio. Eppure quel giorno, o per meglio dire quella notte, il coraggio sembrava scorrerle nelle vene al posto del sangue, quindi decise di entrare.

La creatura.

Voglio raccontarvi una storia. Non posso convincervi della sua veridicità, ma voglio portarvene a conoscenza. Chi vuole, crederà.
Era una giornata come le altre. Passeggiavo in un parco. Ho scostato dei cespugli e davanti agli occhi mi si è parata una scena stupenda: un lago immenso, i cui margini non erano visibili tanta era la superficie dell'acqua, rifletteva le nuvole che lo sovrastavano e decoravano il cielo azzurro come ciuffi della barba di un anziano che ha dato troppi consigli inutili.

Estranei


Estranei.
Due amanti, estranei.
Una storia d'amore,
loro vita e dolore,