Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 28 luglio 2014

Il ragazzo maledetto. (Capitolo 9)

Ovviamente, Dafne aveva ragione. Nicholas non  aveva programmato nulla, convinto che sarebbe stata una giornata come tutte le altre. Ma capiva bene quando una ragazza gli cedeva, e lei aveva ceduto.
Mentre entrarono nel tempio pensò a baciarla, ma non fece nulla finché non ebbero bruciato i sacrifici e furono usciti nel corridoio esterno del tempio, tra le due file di colonne. Lì le tolse la cesta vuota di mano e la lasciò cadere assieme alla sua. Prese le mani di Dafne senza incontrare neppure la resistenza che si aspettava. E attirandola a sè sentì il cuore batterle nel petto come una rondine in gabbia, in contrasto con lo sguardo che gli sembrava allo stesso tempo rassegnato ma felice. E prese una decisione che non aveva mai preso prima, e che pensò non avrebbe mai preso neppure in seguito.
Le lasciò una mano, e con l'altra la condusse a sedersi accanto a lui ai piedi di una colonna.
-Possiamo parlare?- le sussurrò. Lei annuì. Sembrava più rilassata, e Nicholas per un attimo pensò di aver conquistato la sua fiducia.
-Perché sei diventata sacerdotessa?- domandò continuando a tenerle la mano. A qualcun altro sarebbe potuta sembrare una domanda sbagliata, un modo per ricordarle che in quel momento non sarebbero dovuti stare insieme, ma entrambi sapevano che non ci sarebbe potuta essere domanda più giusta.
-Da quando sono nata, sono venuta tutti i giorni qui con i miei genitori. Tutte le mattine, risalivamo la collina e pregavamo Atena, prima di fare qualunque altra cosa. Sei anni fa... Avevo dieci anni... Stavamo salendo, e ha iniziato a piovere. Abbiamo continuato a camminare, perché non era la prima volta. Il terreno sembrava friabile, ed ero preoccupata, ma mamma mi disse che non sarebbe successo nulla. Era sicura che la dea mi avrebbe salvata se fosse successo qualcosa, come aveva fatto appena nata, quando stavo per morire soffocata. Però Atena non salvò i miei genitori. Qualcuno di noi... Ancora non so chi... Mise un piede su una pietra, e questa cominciò a scendere. Non sarebbe stato preoccupante, se non avesse portato con sè tutto il terreno che avevamo sotto i piedi. Scivolammo e rotolammo fino alla base della collina. Io avevo ottenuto solo ferite poco gravi, ma i miei...- la voce le si incastrò in gola, e Dafne fece un respiro profondo stringendo più forte la mano di Nicholas prima di continuare.
-L'ultima cosa che mi disse mamma,- mormorò poi -fu di ringraziare la dea per avermi salvato. E l'ho fatto.
Nessuno dei due parlò per un po'. Nicholas guardava in alto, come a cercare quella dea che aveva salvato la sua Dafne, e lei guardava lui, il suo profilo contro il sole. Guardava i capelli spettinati, le ciglia che sembravano brillare e che incorniciavano degli occhi neri come la notte, le labbra che sembravano così morbide...
Lo guardava, e per la prima volta dalla morte dei suoi genitori stava bene con qualcuno, sentendosi al proprio posto.
Dopo quelli che erano sembrati pochi minuti, lui si girò a guardarla, con un sorriso leggero che gli aleggiava sulle labbra. Lei ricambiò il sorriso e appoggiò la testa sulla sua spalla.
Restarono così, parlando di qualunque cosa, di argomenti che non avevano mai affrontato con nessuno, fino al tramonto, quando si alzarono per tornare. Lui la accompagnò a casa, cosa che non aveva mai fatto prima, e si tennero per mano durante tutto il tragitto.
Non lo sapevano, ma stavano sperando entrambi in un'amicizia duratura, che non li costringesse a infrangere promesse più grandi di loro o regole imposte da esseri che non potevano controllare.

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