Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

venerdì 25 luglio 2014

La casa maledetta. (Capitolo 1)

Aveva visto tante volte quella casa abbandonata. Aveva sognato più e più volte di entrare a visitarla, ma non ne aveva mai avuto il coraggio. Eppure quel giorno, o per meglio dire quella notte, il coraggio sembrava scorrerle nelle vene al posto del sangue, quindi decise di entrare.
Si fermò sulla soglia del cancello. Il giardino era abbandonato da decenni, ma si vedeva che un tempo era stato ben curato. Le rose si erano inselvatichite, ma nascevano grandi e luminose, tanto che i colori che le riempivano sembravano risplendere di luce propria. L'edera e le piante rampicanti avevano ormai ricoperto i due piani della facciata e le davano un aspetto piuttosto tetro, in aperto contrasto con l'allegria dei colori del giardino. Oltrepassando il cancello vide l'abbandono che regnava tra quelle piante. Attraversò il giardino camminando per un sentiero che si notava a malapena tra le piante che l'avevano ricoperto. Arrivò sulla soglia della casa, che si aprì senza nemmeno un tocco o una parola da parte di lei. Entrò, e capì, o credette di capire, il motivo che tanti anni prima aveva spinto gli abitanti della casa a scappare. Dalle grandi scale che scendevano nell'atrio scivolava del sangue, che veniva dal corpo di una ragazza sull'ultimo gradino. Eppure, c'era qualcosa che non riusciva a capire: la casa era abbandonata da anni, ma il sangue era fresco.
Spaventata, ma non abbastanza da tornare indietro, entrò e sentì la porta chiudersi alle sue spalle. Adesso l'unica luce proveniva da una finestra circolare in cima alle scale, che conferiva un'atmosfera ancora più spettrale alla macabra scena che le si parava davanti.
Dopo un attimo di esitazione, che le aveva permesso di capire che se fosse uscita in quel momento non avrebbe più avuto il coraggio di affrontare quella sfida che si era auto-imposta, avanzò di un passo. Si avvicinò alle scale, e le salì fino al corpo della ragazza, attenta a non scivolare sul sangue fresco che formava quasi una cascata rossa sui gradini. Si avvicinò al corpo e si sentì come colpita da un fulmine, nel constatare che era la stessa ragazza il cui ritratto era appeso in casa sua. Un ritratto risalente al 1800.
Eppure, il suo viso non dimostrava un anno di più.
La bocca rosea era sbiancata, come coperta da un velo di cipria. La morte aveva conferito al suo viso un pallore sprettrale, accentuato dalla luce che proveniva dalla finestra. I capelli biondo oro sembravano paglia spenta, senza la vitalità di cui tutti si erano innamorati due secoli prima. E gli occhi, quegli occhi che ti facevano sentire viva solo a guardarli, quegli occhi del colore del mare in tempesta, in cui ti perdevi e ritrovavi allo stesso tempo... Erano coperti da un velo bianco, un velo di morte, quasi a voler sostituire quello che non l'aveva coperta durante quei decenni.
Ma erano davvero passati decenni? Era davvero la stessa ragazza che nel 1800 era stata ritratta, ed era morta in quella casa? Il corpo era il suo, o meglio, lo sembrava, perchè Helen non avrebbe mai scordato il volto che aveva visto in quel quadro. Il volto di quella ragazza che le era assomigliata tanto.
Quel quadro l'aveva stregata fin dal primo istante, e nonostante sapesse che veniva da quella casa maledetta, o forse proprio per quello, aveva insistito tanto per comprarlo.
Si accovacciò accanto al cadavere e ne sfiorò il viso dalla piega dolce, aspettandosi che quel tocco avrebbe scatenato una qualche maledizione legata alla casa, ma non accadde niente. Anzi, nella calma innaturale che prima governava l'edificio, si sentì il soffio del vento contro le finestre. Alzò il viso, e vide la coda di un vestito di broccato blu sparire oltre la curva delle scale che portavano al piano di sopra. Lo stesso vestito che portava al momento della sua morte la sua sosia del 19° secolo.

1 commento:

  1. Questo primo capitolo è davvero bello. Mi ha incuriosita molto!

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