Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

sabato 26 luglio 2014

La casa maledetta. (Capitolo 2)


Seguì quell'apparizione su per le scale e la trovò affacciata ad una grande finestra che si apriva su un giardino sul retro della casa che lei non aveva mai visto. Sentendo il rumore dei suoi passi che correvano per le scale il fantasma si voltò e, al vederla, andò per il corridoio più oscuro della casa, quello che portava alla torre che dalla facciata principale della casa non si riusciva a vedere. Helen la seguì, senza neppure accorgersi che la finestra a cui prima era appoggiata l'apparizione stava tornando bloccata da imposte e catenacci chiusi da secoli. Corse su per le scale fino a raggiungere il fantasma, o quello che credeva tale, in cima alla torre. La trovò appoggiata al davanzale di una finestra aperta solo per lei, in cui solo lei poteva vedere i ricordi di un amore perduto, che sussurrava una canzone d'amore le cui note e parole erano state scritte solo per lei. E le raccontò una storia, la storia di un amore come tantissimi altri, un amore che stava nel dettaglio, negli occhi, negli abbracci e nei baci rubati.
Le raccontò la storia di un amore che sembrava eterno. Ma solo quando gli occhi del fantasma si offuscarono, Helen capì che non c'era un lieto fine.

"Eravamo giovani. Credevamo che sarebbe stato l'amore della vita, che saremmo stati per sempre. Ma il per sempre non esiste. Non qui, in questa casa maledetta.
Era una notte come tante altre quando decidemmo di scappare. La luna dominava il cielo, a testimone di ciò che stava per accadere. Lui venne da me e mi disse che mi amava, che mi avrebbe sempre amata."
I suoi occhi iniziarono a brillare per il ricordo, ma la voce, nonostante fosse così bassa da potersi confondere col soffio del vento, era ferma. "Poi mi pugnalò al cuore. C'era sempre stata una vena di follia nella sua famiglia, ma ero convinta che lui fosse stato risparmiato. Ovviamente, non era così. Scappò dalla casa lasciando il mio corpo sulle scale. Non seppi mai che fine abbia fatto." Se i fantasmi avessero avuto lacrime, di sicuro avrebbe pianto.
"I miei genitori lasciarono la casa dopo pochi giorni, terrorizzati dalla credenza che il mio corpo fosse maledetto, e così la casa."
E tutto sembrò tremare, come se un terremoto scuotesse l'edificio dalle fondamenta. Ma era solo l'angoscia di una ragazza morta troppo presto.
In un attimo ogni cosa si calmò, e Helen si trovò al cancello.
Si guardò indietro, e vide che era chiuso, e la porta era sigillata da catenacci. Lo stesso valeva per le finestre, chiuse da lucchetti arrugginiti.
Ma allora... Era stato tutto un sogno? Un'allucinazione? Era per questo che si sentiva così bloccata, lì dentro?
Ne sarebbe stata sicura, se un barlume non avesse attirato la sua attenzione. Guardò la finestra più alta, dove le era sembrato di intravedere quel luccichìo. Per un attimo le sembrò che la finestra fosse aperta e che la casa fosse tornata al suo antico splendore. E che sul davanzale della finestra sedesse una ragazza che le assomigliava come una goccia d'acqua.
Poi tutto tornò come prima, ma lei fece in tempo a sorridere all'apparizione. Si ripromise che sarebbe tornata, che avrebbe avuto tutte le risposte che cercava, un attimo prima di voltarsi e seguire la strada verso casa.

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