Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

sabato 26 luglio 2014

La casa maledetta. (Capitolo 3)

Tornata a casa, Helen si diresse in soffitta. Il quadro era ancora lì, poggiato al muro, tra scatoloni e scaffali pieni di libri.
La ragazza che la guardava era la stessa che aveva incontrato in quella casa, la stessa il cui volto era identico al suo. Le aveva dato delle risposte, certo, ma non bastavano affatto. Lei non aveva bisogno solamente di conoscere la sua storia, ma voleva sapere tutto il resto.

Perchè i loro volti erano identici? Perchè si sentiva così attratta da quel quadro, e da quella ragazza? Fino a poco tempo prima non credeva neppure che esistessero i fantasmi.
Ripensò al sangue fresco sulle scale della casa. In quel momento, le era sembrata una macabra cascata rossa, ma ora le faceva solo venire in mente un'altra domanda: cosa era successo in quella casa perchè fosse maledetta? Non poteva essere stato l'omicidio, nè l'abbandono. Questo succedeva in altre case, ma poi venivano distrutte, o ricomprate. Non credeva fosse mai successo che un corpo venisse abbandonato così. Nè che il sangue, tutto quel sangue, potesse sembrare ancora fresco dopo due secoli.
Si sedette lì davanti e fissò il ritratto, quasi guardandolo potesse avere tutte le risposte ai suoi perchè.
Ma non le ebbe, e sapeva che non le avrebbe avute neppure tornando alla casa. Dubitava anche del fatto che l'apparizione le avrebbe parlato, o che sarebbe riuscita ad entrare.
Sua madre la chiamò per la cena, e lei scese. La soffitta era sempre stata il suo nascondiglio, dove si rifugiava quando voleva pensare, o piangere, e non voleva che altri lo sapessero per poterla andare a disturbare in quei momenti.
Dopo mangiato salì in camera sua e accese il computer. Fece una ricerca sulla casa, inserendo l'indirizzo, la città e persino il delitto, ma non trovò nulla. Il che, considerando che era costruita prima stata del 1800, era abbastanza normale.

Il giorno dopo, passeggiando per la strada, si ritrovò per l'ennesima volta a guardare la casa. Si stava chiedendo se in biblioteca avesse potuto trovare qualche informazione, quando sbattè contro qualcosa perdendo l'equilibrio. Sentì una mano sorreggerla e si ritrovò sui propri piedi.
-Scusa- disse automaticamente al paio d'occhi castani che la guardavano dall'alto. Si passò una mano sulla fronte. Le pareva di aver sbattuto a un muro. Fece un passo indietro, arrossendo sotto lo sguardo divertito del ragazzo. -Non stavo guardando dove andavo.
-Tranquilla.- il ragazzo sorrise, facendo pensare a Helen che aveva delle bellissime labbra. -Guardavi la casa?
Lei annuì.
-Ha una bella storia, lo sapevi? Sempre se ti piacciono le storie horror.
Sorrise anche Helen. Non sapeva che la storia della casa fosse conosciuta, e decise di fare finta di niente.
-Certo che mi piacciono.
-Sul serio?- Sembrava che la prendesse in giro, con quell'espressione divertita, al che lei si accigliò.
-Certo. Perchè non dovrebbero piacermi?- chiese, contrariata.
-Bhe, sei una ragazza, e...
-Non dovrebbero piacermi perchè sono una ragazza?
-Non ho detto questo. Solo che è strano.-Continuava a mostrarle un sorriso divertito che le dava parecchio sui nervi.
-Mi stai prendendo in giro?- Chiese lei incrociando le braccia sul petto.
-Forse.
-Simpatico.- Fece una smorfia e gli girò intorno, dirigendosi alla biblioteca che si trovava a pochi isolati da lì.
Attraversando le strade fino al grande edificio che ospitava la biblioteca, ripensò al fatto che tutti i ragazzi erano uguali.
Come se a una ragazza non potesse piacere l'horror.
Cercò dei libri sulla leggenda locale, sulle storie del posto e qualunque cosa avrebbe potuto riguardare la casa.
Tre ore dopo aveva una vasta cultura sulle leggende locali, ma non aveva trovato nulla riguardante la casa. Intanto era quasi ora di pranzo, e cominciava ad avere fame.

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