Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

sabato 26 luglio 2014

La casa maledetta. (Capitolo 7)

Cam la ascoltò parlare al telefono e sperò che non se ne andasse. Gli piaceva, anche se doveva starle lontano. E anche se era piuttosto sicuro che lei fosse la prossima. Ma c'era sempre la possibilità che non lo fosse, giusto?
Mentre Helen chiudeva la chiamata, lui decise che, se se ne fosse dovuta andare, l'avrebbe invitata ad uscire. Dopotutto, voleva solo passare del tempo con lei. E un pomeriggio o una sera non sarebbero stati troppo pericolosi.

Almeno era quello che sperava.
Si propose un limite di due giorni per stare con lei, poi sarebbe scomparso dalla sua vita.
Il tempo di vederla sorridere, e il limite si spostò ad una settimana.
-Non te ne dovrai già andare?
-Veramente sì.- Quasi non ci credeva, ma si vedeva che anche lei era dispiaciuta. E quell'espressione di finta noncuranza gli avrebbe fatto stringere il cuore, se ne avesse avuto uno. Però era bello sapere che quell'indifferenza era una facciata che cominciava a sgretolarsi. -Dovevo essere a casa già da un po'.
Cam si alzò. -Allora ti accompagno.
Si alzò anche lei. -Non c'è bisogno.- Era arrossita? Allora anche lei si imbarazzava! Avrebbe esultato, se non avesse dovuto allontanarsi da lei di lì a poco.
-Andiamo, dai.- Le porse la mano, ma lei lo superò ignorandola. Forse non c'era molto da esultare.
Durante il tragitto fino a casa di lei, Cam non riuscì a toglierle gli occhi di dosso. Più di una volta, nel vedere come rigirava i ricci tra le dita o come distoglieva lo sguardo quando non voleva farsi vedere in imbarazzo, finì per perdere l'occasione per rispondere, ascoltarla sul serio o fare una battuta che l'avrebbe fatta ridere. Ma lei rideva nel vederlo così confuso, e lui non riusciva a non amare quel suono.
Helen si fermò davanti ad una casa a due piani con dei vasi sul davanzale.
-Sono arrivata.- Sorrise e si passò una mano tra i capelli a testa bassa, ancora una volta per nascondere l'imbarazzo. E fu in quel momento che lui decise che non gli importava di nulla, perchè voleva passare del tempo con lei, voleva conoscerla. Voleva starle accanto.
Voleva salvarla, e farsi salvare.
-Domani hai da fare?
-Ehm... No, non credo.
-Allora ti passo a prendere alle nove.- poi si chinò per lasciarle un bacio sulla guancia. Aveva una voglia matta di sentire la morbidezza della sua pelle.
Ma lei fece un passo indietro, come per la paura, il che lo fece sorridere. Lo fece sorridere di un sorriso strano, senza allegria. Un sorriso divertito, simile a quello che aveva sfoggiato il giorno del loro primo incontro. Eppure, questo era diverso.
Era il sorriso di un predatore.
-Non mordo, per ora.- le sussurrò all'orecchio prima di voltarsi e andarsene.
Andare dove? Non lo sapeva, come sempre.
Ma si era già pentito di averla invitata, perchè quella ragazza era diversa.
Era da secoli che aspettava colei che avrebbe spezzato la maledizione, ma non poteva essere sicuro che lo fosse. Perchè era possibile, ma era più probabile che l'avrebbe uccisa prima di quanto fosse successo le altre volte.
O magari l'avrebbe ucciso lei, e sarebbe finito tutto. O l'avrebbe salvato in qualche altro modo.
Nonostante cercasse di scacciarla, non poteva cancellare quella piccola speranza che gli diceva di provarci, perchè sarebbe stata quella giusta.

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