Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

sabato 26 luglio 2014

La casa maledetta. (Capitolo 8)


Helen guardò la macchina dei genitori che si allontanava. Grazie al lavoro che li teneva spesso impegnati, lei aveva un sacco di tempo per sè stessa, ma non sempre era un bene.
Rientrò in casa, e guardando l'orologio si accorse che mancava mezz'ora all'appuntamento con Cam, e ancora non aveva deciso cosa mettere.

Ferma davanti all'armadio, teneva in una mano un paio di jeans e nell'altra una minigonna colorata.
Mentre era con lui non ci aveva fatto caso, o meglio aveva pensato solo a quanto lo rendesse irritante, ma in quel momento pensò che Cam doveva essere uno di quei tipi a cui piaceva una ragazza che sembrasse... una ragazza, appunto.
Optò per la gonna, e vi abbinò una maglietta semplice e dei sandali alla schiava. Stava cercando un paio di orecchini, quando suonarono alla porta.
Scese le scale di corsa, rischiando di inciampare sull'ultimo gradino, e quando aprì si trovò davanti Cam.
-Ehi.- Gli sorrise. Indossava una camicia nera e dei jeans scuri. Ed era bellissimo.
-Ehi.- Le prese la mano e la sfiorò piano con le labbra, un gesto in aperto contrasto col suo modo di fare da ragazzo antipatico. E per questo ancora più bello. -Sei pronta?
-Sì,- sbattè le palpebre, stupita da quella galanteria, -un attimo che prendo la borsa.
Prese la borsa a tracolla che aveva lasciato in salotto e si assicurò di avere le chiavi e il cellulare. Controllò un attimo i capelli allo specchio e tornò alla porta.
-Ci sono- Esclamò, sorridendo per nascondere quanto era nervosa.
-Allora ogni tanto ti comporti da ragazza.- le disse lui mentre scendevano il vialetto, facendo cenno alla gonna stretta che aveva indossato.
-Ogni tanto.- sorrise lei. -Quindi dove andiamo?
-Dicevi che non avresti avuto paura, vero? Allora hai il coraggio di entrare nella casa?- Aveva uno sguardo che pareva sfidarla, e lei non sapeva rifiutare le sfide.
-Certo che ne ho il coraggio.- Ma perchè lo stava facendo? Cosa c'era che lo attraeva così tanto in quell'edificio maledetto?
-Allora andiamo.- Aveva deciso di non tornare prima di aver scoperto qualcosa, ma tornare con lui non era come tornare davvero, giusto?
Camminarono nel buio della sera fino ad arrivare alla casa, e si fermarono di fronte al cancello esterno.
-Come entriamo?- gli chiese lei. La volta prima il cancello era aperto, forse per un qualche incantesimo del fantasma, o forse per un altro motivo, ma quella volta era chiuso da catenacci che non sembravano muoversi da un paio di secoli.
-Vieni.- la condusse sul lato destro della casa, dove c'era un cancello secondario. Mentre lei si avvicinava per capire se era aperto, lui avanzò ancora di alcuni metri.
-Che stai facendo?- la chiamò. Quando Helen lo raggiunse, notò un buco nella siepe e delle sbarre mancanti che lasciavano abbastanza spazio perchè qualcuno potesse passare.
Sarà anche stata la loro entrata, ma la metteva molto in agitazione. Quelle piante morte, le sbarre rimanenti danneggiate, come colpite con una forza sovrumana... Dire che le facevano venire i brividi era un eufemismo.
O forse era perchè portavano alla casa?
Quando Cam oltrepassò il varco, a lei rimase solo da pensare che avrebbe dovuto mettere i jeans.
Lo seguì nel giardino sul retro della casa, bloccandosi a metà strada.
Che stava facendo? Doveva essere impazzita, per entrare in una casa abbandonata (e maledetta) con un ragazzo che conosceva appena. E che in quel momento, contro la luce sbiadita della luna, sembrava un'apparizione, che le faceva molto più paura del fantasma della casa.
Forse perchè era reale, e le cose reali facevano molta più paura.
Stava decidendo di tornare indietro. Perchè aveva paura, non sapeva cosa stava facendo.. E perchè era ciò che le diceva l'istinto.
Ma poi lui si girò, e le fece un sorriso. Un sorriso strano, con qualcosa di rotto... Ma bellissimo. Sembrava illuminarle tutto, e non aveva più paura.
Avanzò verso di lui, verso l'ignoto, e verso una nuova scoperta.
Sperava solo che non la terrorizzasse a morte.

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