Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

sabato 26 luglio 2014

La casa maledetta. (Capitolo 9)

Helen lo seguì fino ad una piccola porta sul retro della casa. L'unica luce era quella della luna calante, e sembrava avvertirli che entrare sarebbe stato pericoloso, che avrebbe fatto paura e che non avrebbe fatto capire nulla. Ma Helen non aveva mai ascoltato gli avvertimenti, e, anche se non lo sapeva, Cam amava infrangere le regole.
Abbastanza da essere stato maledetto per averne infranta una di troppo.

Entrarono e si ritrovarono in quelle che sembravano delle cucine. La porta doveva essere rimasta aperta per la fretta, perchè anche le cucine sembravano appena usate, se non fosse stato per lo strato di polvere che ricopriva tutto. Ma una pentola era ancora vicino al fuoco con un mestolo all'interno, come pronta per venire usata, e uno strofinaccio era lì accanto, sicuramente lasciato cadere per la fretta.
Superarono le cucine e due rampe di scale, e si trovarono in un enorme salone che sembrava pronto per ricevere gli ospiti per prendere il the, quasi inconsapevole che il ragazzo tanto atteso non sarebbe arrivato per incontrare la sua promessa sposa.
O forse sì? Forse c'era stato, e non ne aveva lasciato traccia. O almeno era quello che pensava Helen, mentre passavano per il salone come due fantasmi persi in una dimora non loro.
Al salone seguì un corridoio sul cui si affacciavano decine di porte chiuse. La polvere ricopriva ogni cosa, e sembrava rispettare quell'immobilità silenziosa che attutiva persino il rumore dei loro passi sulla moquette ingrigita dal tempo.
A metà corridoio, un cigolìo ruppe il silenzio, e per la prima volta da quando era entrata nella casa, Helen ebbe davvero paura. D'istinto si strinse a Cam, che le posò una mano sulla schiena. Una delle ultime porte si aprì lentamente, e lei sentì il fiato caldo di qualcuno, o qualcosa, sul collo. Fece in tempo ad avvertire una mano che le si posava sulla spalla, prima di urlare.
Quando sentì la risata di Cam, si accorse che mancava il calore della sua mano sulla schiena, e capì che il tocco sulla spalla era il suo.
-No, non avresti avuto paura!- rise Cam, rinfacciandole quello che aveva detto. Continuò a ridere, e Helen disse addio alla possibiltà di sembrare minimamente coraggiosa.
-E' colpa tua,- borbottò quando lui finì di ridere. Continuarono ad attraversare il corridoio, ma questa volta lei si tenne a distanza, quasi fosse sul serio spaventata da lui.
Lo era? Non ne era sicura, ma non aveva motivo per non esserlo, se non il fatto che ancora non le era successo niente.
Arrivarono alla porta che si era aperta, e Cam la precedette. Per un attimo, mentre era sulla soglia, con una mano leggermente alzata, a Helen venne un brivido, come nel ricordo di un incubo sognato troppe notti di fila, ma mai messo a fuoco.
Poi si chiese perchè non avessero portato una torcia. In quella camera la luce della luna sembrava non arrivare, e si intravedevano appena i contorni di qualcosa.
Un letto a baldacchino, troppo grande per una sola persona, ma che non ne aveva contenute di più. Un tavolo da toeletta, con i contorni delle boccette che lo sovrastavano. Boccette piene di profumi e oggettini che erano serviti a rendere più bella una ragazza già meravigliosa. Qualcosa che doveva essere una cassettiera, il cui ripiano era letteralmente ricoperto di piccoli soprammobili, irriconoscibili per la polvere ed il buio.
Helen fece in tempo a pensare che quella doveva essere stata la camera di una ragazza, probabilmente della ragazza, prima che Cam aprisse una porta a due battenti.
E lei ebbe di nuovo quella sensazione, quel brivido, ma qualcosa lo bloccava. E ne era contenta, perchè non sapere di cosa avere paura era più facile. Si poteva far finta che non fosse nulla.
Oltre la porta c'era una stanza enorme, le cui pareti erano tappezzate di libri. Pochi passi, e cadde un libro. Ma Helen non doveva avere paura, quindi avanzò, sicura che Cam le fosse accanto. Un altro passo, un altro libro caduto.
Poi i libri non caddero, ma si tuffarono, lanciarono, volarono verso di loro.
O verso di lei?
Si girò in tempo per trovarsi faccia a faccia con Cam. La porta a pochi passi da lui, la mano alzata. E lei capì la ragione del brivido.
L'apparizione era in cima alle scale immacolate della casa, e la metteva in guardia. -Stai attenta, ti prego. Non...- Le parole si persero nel vento che inondò la casa all'aprirsi della porta, sulla quale si intravedeva una sagoma scura di ragazzo. Qualcosa di appuntito gli scintillava in mano. Helen vedeva l'apparizione immobile nel vestito blu. Continuava a muovere le labbra, ma non ne uscivano suoni. Intanto il ragazzo col pugnale in mano si avvicinava...

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