Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

venerdì 25 luglio 2014

La creatura.

Voglio raccontarvi una storia. Non posso convincervi della sua veridicità, ma voglio portarvene a conoscenza. Chi vuole, crederà.
Era una giornata come le altre. Passeggiavo in un parco. Ho scostato dei cespugli e davanti agli occhi mi si è parata una scena stupenda: un lago immenso, i cui margini non erano visibili tanta era la superficie dell'acqua, rifletteva le nuvole che lo sovrastavano e decoravano il cielo azzurro come ciuffi della barba di un anziano che ha dato troppi consigli inutili.
Restai lì, incantata da tanta meraviglia, finchè qualcosa non ruppe la perfezione di quella superficie liscia come il ghiaccio. Non ero sicura di quello che avevo visto, ma c'erano dei cerchi concentrici a testimoniare che qualcosa, qualunque cosa, c'era stata, e si era poi reimmersa nelle profondità del lago. Non sapevo cos'era, ma sapevo che ne ero attratta in maniera irresistibile.
La seguii camminando sul bordo del lago. A mano a mano che andavo avanti il paesaggio cambiava. Ora, al posto dell'erba del campo, sulla riva e sul prato c'erano solo fiori, che ad un occhio abbastanza fantasioso sarebbero sembrate tante campanelle gialle, messe lì per avvertire dell'arrivo dei passanti incauti che volevano rubare il tesoro nelle profondità del lago. E fu sul lago che guardai, sperando di vedere la creatura di cui sentivo la presenza. Non sapevo cosa aspettarmi, ma di certo non ciò che vidi. O, forse, credetti di vedere. Ci fu infatti un baluginare di scaglie gialle come i fiori del campo, e vidi, o, come già detto, credetti di vedere, che appartenevano alla coda di qualcosa che non si fece identificare, in quanto ridiscese subito sotto quella superficie invalicabile.
Stavolta non persi tempo nello sconvolgimento e continuai a camminare, seguendo quell'attrazione che mi portava verso la sinistra del lago. Come prima, mentre camminavo il paesaggio continuava a cambiare. I campanelli gialli lasciavano il posto a un prato fatto di piccole campanelle lilla e viola, i cui colori davano l'impressione di un vaso di vernice caduto, che aveva dipinto un quadro più bello di quello possibile a qualunque mano umana. In quel momento guardai verso il lago, ma mi accorsi che mi ero persa la comparsa delle scaglie lilla.
Cominciai a correre, preoccupata di perdere la prossima apparizione. Sorpassai i papaveri rossi, le margherite bianche, dei meravigliosi fiori blu che mi erano sconosciuti, e arrivai in un campo in cui tutti i fiori precedenti e altri ancora che non avevo mai visto si accostavano a sembrare perfetti, quasi che l'artista insoddisfatto dei precedenti quadri fosse riuscito a raggiungere un accostamento abbastanza vicino a ciò che avrebbe potuto dipingere la mano divina.
Sentii un profumo inebriante, e caddi.
Vidi un miscuglio di colori, e svenni.
Mi svegliai che ero sulla riva del lago, quasi in acqua, e sentii qualche goccia che mi bagnava il viso. Aprii gli occhi e vidi qualcuno, o qualcosa, sopra di me. La creatura.
Inizialmente riuscii a distinguere solo delle scaglie che riflettevano tutti i colori del campo, poi la vista mi si schiarì e riuscii a vedere i capelli che le incorniciavano il viso come una morbida nuvola di alghe. E poi vidi il viso. Gli occhi verdi. La bocca carnosa. Era il mio viso.
-Vediamo solo ciò che vogliamo vedere.
E sparì, come sparì la meraviglia, lo stupore, e sparirono i miei sogni di ragazza. E diventai ciò che volevo diventare: una creatura come quella che mi aveva salvata. Probabilmente non ci crederete, ma ve lo dico lo stesso: se un giorno, su un lago, verrete attratti da qualcosa in modo irresistibile, non opponetevi, e diventerete ciò che avete sempre voluto essere. Forse un giorno incontrerete anche me.
Ma fate attenzione: non ho mai desiderato essere buona.

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