Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 28 luglio 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 1)

Esco dalla vasca da bagno e mi guardo allo specchio. Porto i capelli ramati lunghi come sempre, e mi incorniciano il viso facendo risaltare gli occhi grigi. E' un abbinamento improbabile, ma non è quello che vedo nel mio riflesso.
L'unica cosa che riesco a guardare è il petto, che a un primo sguardo potrebbe sembrare bianco, ma non lo è. E' attraversato da un intrico di cicatrici che lascia poco spazio alla pelle rosa che dovrebbe esserci, e mi fa sembrare un mostro. Ma non fa più male, e posso fare finta di ignorarlo quasi tutto il tempo.
Quindi torno in camera e metto una maglietta a maniche corte e un paio di pantaloncini, poi scendo al piano di sotto a salutare mamma che sta per partire.
-Tesoro, quanto mi dispiace doverti lasciare sola tanto spesso,- mi dice mentre porta le valigie sulla porta. -Lo sai che non lo farei se potessi.
-Lo so mamma, tranquilla.- Porto la valigia più piccola in macchina, e quando carica le sue le do un bacio sulla guancia.
-Fai la brava.
-Sì, mamma.
Fa per entrare in macchina, ma poi ci ripensa e mi stringe in un abbraccio.
-Quanto mi dispiace!- ripete.
-Mamma, è solo una settimana!- mi viene quasi da ridere per come la sta facendo tragica, ma so che non le va di lasciarmi da sola, e si sente in colpa per non riuscire a farmi sia da madre che da padre.
-Non ti ho detto che hanno prolungato i giorni? Devo rimanere due settimane.
Tento di non sembrare delusa al pensiero di due settimane da sola a casa, ma non sono sicura di riuscire bene.
-Ma non starai da sola, vero?- continua. -Eric mi aveva detto che sarebbe venuto a trovarti.
-Sì, viene oggi pomeriggio.
-E resta a dormire qui?
-Non lo so,- le dico, dubbiosa. -Non abbiamo organizzato nulla.
-Ah. Va bene, nel caso la camera degli ospiti è pronta.
-Va bene mamma. Adesso vai, o farai tardi.- Le do un altro bacio, poi la lascio partire ed entro in casa.

Alle sei sento bussare, e capisco che è arrivato Eric. Infilo le infradito per andare ad aprirgli e mi passo una mano tra i capelli sperando di renderli decenti, pur sapendo che è tempo perso.
Potrebbero essere perfetti, ma resto il mostro che sono.
Quando gli apro però sorrido, perché sono piuttosto sicura che se mi vedesse triste tenterebbe di uscire per farmi fare qualcosa di divertente, mentre io ho solo voglia di stare a casa con lui.
Andiamo in salotto, e lui toglie gli occhiali da sole che usa sempre per proteggere gli occhi azzurro cielo. Per l'ennesima volta mi chiedo se in realtà lo faccia per coprire le occhiaie, perché da quando i suoi genitori litigano tutta la notte non riesce a dormire bene. Ma poi scaccio via il pensiero e mi concentro su di lui, che si è fermato davanti allo specchio per aggiustare i capelli biondi in modo da dare l'impressione di essere pronto per una parte in uno di quei film in cui gli attori sono uno più bello dell'altro.
-Eric,- sospiro.
-Lauren,- imita il mio tono, poi sorride e si mette a sedere accanto a me. -Che vuoi fare oggi?
Inizio a parlare, ma mi interrompe. -Qualcosa che non sia stare a casa.
-Ah.- Cerco di farmi venire in mente qualcosa, ma non riesco.
-Ti va un gelato?
-Okay.
Non riesco a dirgli di no, e salgo in camera per cambiare le scarpe mentre lui mi aspetta sul divano. Poi usciamo, e sgrano gli occhi non vedendo la sua moto nel vialetto.
-Sei venuto a piedi?
-No, mi ha dato un passaggio Bryan.- Fa spallucce come se non importasse, ma sappiamo entrambi che in realtà importa molto. Però non dico niente, perché con le parole non sono per niente brava, e mi limito a prendere per mano il mio migliore amico di sempre mentre andiamo verso il lungomare.

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Non quanto vorrei, ma spero tanto che i vostri consigli mi aiutino a migliorare :3

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