Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 28 luglio 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 7)


Il buio mi avvolge per un secondo, ma poi delle braccia forti mi sostengono e mi ritrovo in piedi. A tenermi è il ragazzo di prima, che mi guarda preoccupato.
La testa mi pulsa ancora, e non capisco perché. Di solito mi faccio male da sola, non ho bisogno di ammalarmi o cosa.
-Stai bene?- mi chiede.
-Sì, tutto bene,- sussurro portando una mano a massaggiarmi la fronte. Mi libero della sua presa e sento di riuscire a stare in piedi da sola, per fortuna.
-Posso chiamare qualcuno per farti portare a casa?
Scuoto la testa, ma poi mi fermo perché mi fa stare peggio.
-No, mamma non c'è.
-E tuo padre?
-Neanche.- Non mi sembra il caso di precisare che è morto, quindi sto zitta.
-Allora ti accompagno io, dai.
-No, ce la faccio da sola.- Ancora non riesco a scuotere la testa, ma sono sicura di riuscire a camminare.
-Non riesci neanche a stare in piedi.
Gli lancio uno di quegli sguardi che in uno dei miei giorni buoni avrebbe preannunciato una rissa, ma mi rendo conto che in questo momento non posso fare molta paura.
-Okay,- alla fine cedo. -Mi accompagni a casa e...- esito un attimo perché sento la testa girarmi, poi riprendo -e mi riposo un po'.
-Dove abiti?
Gli dico il nome della strada, ma lui si dirige verso il lato opposto.
-No, ho detto...
Mi interrompe. -Lo so cos'hai detto, ma stiamo andando alla macchina.
Non ho la forza di ribattere, e mi lascio portare fino ad una macchina parcheggiata sul ciglio della strada. Mi fa entrare, e chiudo un attimo gli occhi appoggiando la testa al sedile.
Ci muoviamo, e riesco a riaprirli solo quando sento che ci stiamo fermando.
-E' questa?- mi chiede.
Guardo fuori prima di dirgli di sì e ringraziarlo per avermi accompagnata.
-Sicura che non vuoi che ti porti dentro?
-Sì, sto bene.- Ma quando esco dalla macchina non riesco neppure a stare in piedi e appoggio una mano sul finestrino chiuso per non cadere. Il ragazzo scende e mi aiuta ad arrivare fino alla porta.
Faccio per prendere le chiavi dalla tasca, ma sento il rumore di una moto e mi cadono di mano. Lui le prende e apre la porta, ma prima che possa accompagnarmi dentro la moto si ferma e sento qualcuno che mi chiama. Mi giro e vedo Eric che scende di corsa dalla moto.
-Lauren, che stai facendo?- mi chiede quando mi arriva davanti.
-Sto andando a casa,- non è ovvio?
-Ah sì? E lui chi sarebbe?- Fa un cenno al ragazzo, e intanto mi prende e mi mette un braccio attorno alla vita per farmi reggere a lui. Ancora una volta non ho la forza di protestare, ma mi viene in mente che non so neanche il nome del ragazzo.
-Sono Kevin.- Gli dice lui con un tono di voce che dimostra quanto poco gli piaccia Eric. Bhe, per lo meno il sentimento è reciproco.
-E che ci fai qui?
-Eric, non è un interrogatorio,- lo riprendo appoggiando la testa sulla sua spalla, -e se dovete litigare almeno lasciami andare a riposare. Ma entrambi mi ignorano.
-Stavo accompagnando la tua ragazza a casa, visto che non si sente bene ed era da sola.- Il sottinteso è ovvio: Tu non c'eri. E ha ragione.
-Non è la mia ragazza,- ma la stretta di Eric attorno alla mia vita si rafforza, e mi percorrono i brividi.
-Allora avresti potuto lasciare che la portassi dentro.
Eric fa per ribattere, ma lo interrompo. -Eric, per favore... Se non mi porti dentro subito c'è il pericolo che ti svenga tra le braccia, e vorrei evitare.- Chiudo gli occhi, come a dimostrare che non ce la faccio più.
-Ok, andiamo.
Kevin si fa da parte e ci lascia entrare, e Eric mi porta fino al salotto. Mi sdraio, e aspetto che mi dica qualcosa.
-Come stai?
-Stanca.
-Riposati, io resto qui.
Sento la sua mano che mi scosta i capelli dal viso, e non avrei mai creduto di potermi sentire così bene e così male nello stesso momento.
-Non c'è bisogno,- sussurro. -Vai a casa, io ho solo bisogno di un po' di sonno.
-Poche ore fa mi hai detto che stavi bene, e ora dovrei crederti?
Non sono sicura di riuscire a sostenere questa conversazione ancora per molto. Non sono sicura di riuscire a sostenerla neppure un altro secondo, a dire il vero.
Chiudo gli occhi, e mentre mi addormento mormoro qualcosa sul fatto che può fare come vuole.

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