Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 28 luglio 2014

Un altro mondo. (Scena unica)

Spostai i capelli rossi dal viso e mi guardai allo specchio. Avevo già messo il pigiama, e stavo per andare a letto, ma mi era venuta sete. Scesi le scale per andare in cucina, ma passando davanti alla porta del salotto vidi un fascio di luce che filtrava da uno spiraglio lasciato aperto. Mi fermai, preoccupata.
Chi poteva essere? Ero da sola a casa, non aspettavo nessuno... e cominciavo ad avere paura. Ma dei ladri, o chiunque altro, non avrebbero acceso la luce, giusto?
 Aprii leggermente la porta, e lo trovai seduto sul divano a gambe incrociate, con la testa chinata su uno dei miei libri.
-Che ci fai qui?!- alzò la testa dal libro, per nulla stupito.
-Ti aspettavo.- Il suo sguardo si spostò sul mio corpo, e d'improvviso con quei pantaloncini e quella canottiera mi sentii nuda. Fece il suo mezzo sorriso, quello che mi aveva fatto sciogliere la prima volta che l'avevo visto, e posò il libro sul tavolino.
-Perché non vieni qua?- Conoscevo quello scintillìo negli occhi, era lo stesso di quel giorno in cui...
No. Basta. Non ci dovevo pensare. Avrei già dovuto liberarmi di quei ricordi quando avevo chiuso la porta dietro di me quella prima volta, quindi non mi mossi. Non sarebbe successo di nuovo.
-Lo sai perché.- Avrei potuto giurare che usava qualche tipo di lente a contatto particolare per far brillare gli occhi in quel modo.
-Perché hai paura.
-Dovrei averne, visto che ti sei introdotto in casa mia senza che ne sapessi niente.- In pochi passi era davanti a me.
-E dovrei credere che ti dispiaccia?
-Dovresti.
-Non faccio mai quello che dovrei.- E la punta delle sue scarpe sfiorava quella dei miei piedi, la porta già chiusa dietro di me senza che avessi il tempo di pensarci. E il suo fiato sulle mie labbra.
-Dimmi che non vuoi che ti baci e non lo farò.- Lo volevo dire. Giuro che lo volevo fare.
Ma le sue labbra morbide erano così invitanti... E le sue mani sui miei fianchi mi facevano venire i brividi... E prima che potessi cambiare idea socchiusi le labbra, in attesa.
E il suo era un sorriso? Non ne ero sicura, ma scomparì mentre si inumidiva le labbra.
-Così va meglio.- sussurrò. E mi baciò. Mi strinse di più e mi sollevò finché non riuscii a circondare i suoi fianchi con le gambe.
Avevo la schiena premuta contro la porta e il petto contro il suo, e mi stavo dissetando. Forse bere lui non era esattamente quello che avevo in mente mentre scendevo le scale, ma dopotutto...
Gli sfiorai la schiena muscolosa con le dita, tracciando ogni cicatrice mentre le sue mani si infilavano sotto la mia maglia. Affondai una mano tra i suoi capelli, che si attorcigliavano morbidi attorno alle mie dita. Si spostò di lato (non capivo perché, ma non mi importava), e mi sembrò che non avessi più dove tenermi. In un angolo della mia mente pensai che forse aveva abbassato la maniglia, ma il pensiero si perse nel sentire le sue mani che salivano verso l'alto. Buttai il busto all'indietro nel tentativo di trovare un appoggio...
E caddi con la schiena a terra. O meglio, lo avrei fatto se lui non mi avesse stretta a sè con una mano attutendo l'impatto con l'altra. Poi mi lasciò sdraiare a terra e continuò a baciarmi.
Doveva essere passato un po' di tempo quando allontanò il viso dal mio di pochi centimetri. Ormai avevo rinunciato al credere che non volevo baciarlo, e lo guardai attraverso una nebbia che qualcuno di più romantico avrebbe detto creata dall'amore.
Ma non ero romantica, e non esisteva altro che lui in quel momento. Mi sussurrò qualcosa sul fatto che ero bellissima, e tornò a baciarmi. Ero senza fiato, ma non importava. Mi sollevò e camminò fino al divano, lasciandoci cadere lì ancora aggrovigliati.

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