Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

domenica 10 agosto 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 10)


Seguo Kevin tra i corpi sudati che riempiono la discoteca finché non arriviamo ad una porta che tra le luci stroboscopiche potrebbe benissimo non esistere. Arrivati lì lui si ferma e mi fa avanzare fino ad essergli accanto, poi mi mette una mano sulla parte bassa della schiena e apre la porta.
Entriamo, e per un attimo l'unica cosa che avverto è che la musica è più bassa, perché i miei occhi sono ancora accecati dalle luci che ci siamo lasciati alle spalle. Poi vedo che la stanza è molto più piccola di quella che abbiamo lasciato, e ci sono dei tavolini circondati da divanetti bassi in pelle rossa.
Kevin mi guida verso un divano nell'angolo, piuttosto appartato.
-Ho pensato che qui avremmo potuto parlare più tranquillamente. E la mia voce non copre il rumore del mare,- mi dice sedendosi accanto a me.
Sorrido mentre mi guardo intorno. -Sì, è carino.
-Vieni spesso qui?
Scuoto la testa. Sono venuta solo per il mio migliore amico, che dopo dieci minuti mi ha lasciata da sola per andare a farsi una qualche ragazza. Ma non lo dico, e mi limito a un no.
-Tu?- Gli chiedo poi, visto che non so cos'altro dire.
-Sì, mi piace. Ma passo da questa parte la maggior parte del tempo.
Di sicuro con qualche ragazza, ci potrei scommettere qualsiasi cosa. E' un tipo come Eric, di quelli che ottengono sempre tutte le ragazze che vogliono. Solo che per Eric potrei benissimo essere asessuata, mentre per questo ragazzo... Credo di no. O almeno lo spero.
Spero di sembrare più dell'eterna migliore amica di un ragazzo che non la considera.
-Vuoi bere qualcosa?- Non aspetta la mia risposta, ma fa un cenno al cameriere e ordina due drink con un nome troppo complicato per i miei gusti.
Arrivano nel giro di un paio di minuti, e Kevin me ne porge uno. -Non è troppo alcolico, giuro,- mi dice facendomi l'occhiolino. Lo prendo e ne bevo un sorso. Non è male, e non sembra neanche così forte, anche se non ne capisco abbastanza da poterlo dire con certezza.
Poggio il bicchiere sul tavolo e mi appoggio allo schienale del divanetto. Kevin si appoggia accanto a me e mi mette un braccio attorno alle spalle, ma tiene ancora il bicchiere in mano.

Tre drink dopo, comincio a sospettare che voglia farmi ubriacare. Ma non ne posso essere sicura, e non mi dispiace stare qua appoggiata a lui. Anzi, è rilassante. Conduce la conversazione senza essere pesante, e al centro dell'attenzione, della sua attenzione, mi sento a mio agio.
Dice qualcosa di divertente, e scoppio a ridere. Mi guarda stupito per un attimo, poi sulle labbra gli affiora un sorriso simile a quello di prima, che gli fa alzare solo un angolo della bocca, e mi dovrebbe dire di stargli alla larga. -Dovresti ridere così più spesso. Sei bellissima.
Arrossisco, perché non mi sento dire spesso che sono bellissima. A pensarci bene, credo sia la prima volta che qualcuno me lo dice.
Kevin avvicina il viso al mio e mi accarezza la guancia. -Dovresti fare anche questo più spesso,- sussurra. Chiude gli occhi, e li chiudo anch'io perché non so cos'altro fare.
Sento già il suo respiro sulle labbra, e non sono sicura che sia la cosa giusta, e il pensiero di Eric mi attraversa la mente... e sento un rumore troppo forte per far parte della musica da discoteca, così apro gli occhi di scatto e mi tiro indietro.
Nella sala si sono tutti alzati in piedi, e io faccio lo stesso per andare a vedere che è successo. Quando sono alla porta mi accorgo che Kevin è appena dietro di me, e la apro con lui accanto.
-Che succede?- mi chiede sporgendosi da dietro di me. Mi tiene una mano sul fianco, ma quasi non me ne accorgo. A un paio di metri da qua mi accorgo che ci sono due ragazzi che si stanno picchiando, e solo quando il biondo di gira e si passa una mano sul viso per pulirsi la bocca dal sangue mi accorgo che è Eric.
Corro verso di lui. -Eric! Che stai facendo?!- Per una volta non m'importa della gente che mi guarda, e mi avvicino per prenderlo da un braccio. Ma non mi vuole ascoltare, sembra ce l'abbia a morte con quel tipo.
-Eric!- Urlo più forte e lo strattono, e solo adesso pare vedermi. Si gira verso di me, e vedo che ha tutta la parte inferiore del volto piena di sangue, e anche la camicia macchiata.
Mi prende il panico, perché il sangue è sbagliato. Il sangue lascia cicatrici, fa male. -Che cazzo stai facendo?!- gli urlo contro. Dei ragazzi stanno tenendo fermo l'altro tipo, così io prendo lui dal braccio e cerco di portarlo via.
-Ha...- comincia a urlare, ma lo blocco. -Non m'importa! Adesso te ne vieni con me!
Lo trascino fuori dalla discoteca, e quando siamo lì faccio per chiamare Bryan. Eric resta in silenzio, ma io ho ancora il respiro affannato per la paura. Mi accorgo di aver dimenticato la borsetta col cellulare sul divanetto, e mi chiedo un attimo se posso lasciare da solo Eric. Non ho tempo per rifletterci, perché dalla porta esce Kevin con la mia borsetta in mano.
Me la porge, e la prendo tirandone subito fuori il cellulare. Devo chiamare Bryan e portare Eric a casa, almeno per pulirgli il viso e controllare che non abbia subito danni seri.
Ringrazio Kevin mentre porto il cellulare all'orecchio, ma non riesco a finire la frase.
-Eri con lui?!- urla Eric. Ovviamente non aspetta la mia risposta, ma cerca di oltrepassarmi e avventarsi su Kevin.
-Hey! Che c'è?!
-Che stavate facendo?
Ha il corpo in tensione, e si capisce che muore dalla voglia di picchiarlo, ma continua a bloccarlo per evitare che scateni un'altra rissa.
-Non credo che siano affari tuoi.
-Non avevi detto di non essere il suo ragazzo? Allora perché non la lasci in pace?- gli risponde Kevin da dietro di me. Mi giro in modo da riuscire a vederli entrambi pur tenendoli ancora a distanza.
-Sei tu che...- Eric è molto più agitato di lui, e ancora una volta penso che questo non sia il suo unico problema.
-Basta!- urlo io. -Eric, ce ne dobbiamo andare.
Lancio uno sguardo irritato a Kevin, pur sapendo che lui non ha fatto nulla, e prendo Eric per un braccio trascinandolo in strada.
Non abbiamo percorso che pochi metri, quando una macchina ci si ferma accanto. E' Bryan, e non credo di essere mai stata così felice di vederlo. Ci sediamo entrambi sul sedile posteriore, e solo adesso mi accorgo che il naso di Eric sta ancora sanguinando. Lo tampono con la manica della camicetta, e intanto chiedo a Bryan di portarci a casa mia. Probabilmente i genitori di Eric non sono a casa, ma è meglio non rischiare che lo vedano così.

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