Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

domenica 3 agosto 2014

Perché certe cose ti aggrediscono alle spalle.

18-07-1875
La ragazza corse in stazione, tenendosi il cappello fermo in testa con una mano e tentando di aggiustare il vestito scombinato con l'altra. Era arrivata lì per fare una sorpresa al suo fidanzato. Si sarebbero dovuti sposare il mese prossimo, e lei aveva deciso di volerlo vedere prima di essere troppo presa dai preparativi per il matrimonio per avere un attimo libero. Era entrata in casa nonostante la domestica continuasse a dirle che il signorino era occupato, ed era corsa nella camera da letto di lui, dove era sicura che l'avrebbe trovato.
Era lì, certo, ma non era da solo. Era stata un attimo a osservare la scena, come se non potesse staccare gli occhi da quell'immagine che le stava facendo il cuore a pezzi anche mentre la guardava. Poi aveva chiuso gli occhi ed era corsa via. La carrozza l'aveva riportata in stazione, e lei stava riprendendo quel treno su cui poche ore prima era salita con gli occhi brillanti di felicità. Stavolta quando salì non poté fare a meno di notare la scomodità dei sedili, e come il cappello le desse fastidio, e come la gente sembrasse troppo occupata. E come le lacrime le stessero riempiendo gli occhi, perché aveva appena scoperto di aver sprecato due anni dietro all'ideale che qualcuno potesse cambiare così, da un momento all'altro.
Ma le cose non cambiano, e avrebbe dovuto saperlo già.

18-07-2013
Una ragazza dai capelli biondi corse sul treno un attimo prima che le porte si chiudessero. Il controllore le gettò uno sguardo stizzito, ma lei gli porse il biglietto e lo ignorò. Lui glielo ridiede timbrato e la lasciò andare.
Trovò un posto libero nello scompartimento alla sua destra, e quando si andò a sedere chiuse un attimo gli occhi come per riposarli. Ma l'immagine della sua vecchia vita le sembrava impressa sul buio delle palpebre, e li riaprì subito, terrorizzata dal pensiero di non riuscire a lasciarla. Per non pensarci, cominciò a guardarsi intorno.
Davanti a lei era seduta una coppia di vecchietti che si guardava con uno sguardo che nessun ragazzo avrebbe mai potuto imitare. Avevano passato la vita a lavorare, si erano dedicati ai propri figli, alla famiglia, e questo era il loro primo viaggio insieme. Ma andava bene così, perché ne era valsa la pena.
Poco più indietro c'era un uomo che stava rimettendo dei documenti nella sua ventiquattrore. Tutti i giorni prendeva lo stesso treno per fare quello stesso tragitto, che lo portava allo stesso lavoro di sempre. Ma andava bene così, perché tornato a casa avrebbe trovato ad aspettarlo la sua famiglia, i suoi bambini, che erano tutta la sua vita. Era per loro che lavorava tutti i giorni, talvolta fino a sera tardi, e avrebbe fatto tutto il possibile e anche di più per renderli felici. Non sapeva che sarebbe bastata una giornata insieme, ma l'avrebbe capito presto.
In fondo allo scompartimento c'era un gruppo chiassoso di ragazzi, che dovevano essere appena usciti da scuola. Ridevano della risata di chi non ha problemi, di chi è in pace con sé stesso e col mondo. La ragazza sperò che rimanessero sempre così, anche se sapeva che era impossibile.
Un po' in disparte era seduto un ragazzo. Sarebbe dovuto sembrare triste, da solo accanto a quel gruppo di suoi coetanei, ma non lo era, perché era felice, davvero felice, per qualche motivo noto solo a lui.
Ma gli occhi di lei sembravano fare male alla vista di tutta quella felicità, così distolse lo sguardo e lo posò sul paesaggio che passava correndo fuori dal finestrino. La spiaggia sembrava immensa, e gli alberi che la circondavano non lasciavano intravedere ciò che c'era oltre. Sulla riva, le onde si infrangevano sempre più forti, dando l'impressione che il paesaggio cambiasse continuamente pur restando uguale. E lei capì che era così: il paesaggio cambiava, cambiavano le persone, cambiava tutto. Ma quella base restava uguale, quella base di una realtà triste che non poteva cambiare, qualunque cosa sarebbe accaduta. Restava la realtà di una ragazza sola, che non aveva nessuno per cui sorridere, a cui sorridere, con cui sorridere. Nessuno per cui tornare a casa la sera. Nessuno a cui dedicare la propria vita. Nessuno che le sarebbe stata accanto. Non aveva nessuno, nessuno che l'avrebbe cambiata, che avrebbe cambiato il suo modo di vedere il paesaggio.
Non aveva nessuno, e avrebbe dovuto imparare a cambiare da sola per lasciare indietro quella vita.

Ancora non sapeva che le cose da cui si scappa finiscono per aggredirti alle spalle.

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