Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 8 settembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 15)


Sento una mano sulla mia, e mi volto verso Eric. Mi sono alienata di nuovo, solo che questa volta non me ne sono proprio accorta. Non so se significa che sto peggiorando, ma so che non è niente di buono.
-Vuoi una pizza?- mi chiede, facendo cenno al cameriere che mi sta guardando, in piedi accanto al tavolo.
Annuisco, e lui ordina per me mentre torno a guardare fuori.
Torno a guardare verso di lui solo quando lo sento stringermi la mano, e noto che ha un'espressione preoccupata.
-Che succede?
Scuote la testa. -Niente. Ti voglio bene Loe, lo sai?
Sorrido. -Ti voglio bene anch'io.
Restiamo con le dita intrecciate, e ad un tratto penso che siamo troppo lontani, con un intero tavolo a dividerci, ma allo stesso tempo è come se fossimo troppo vicini, perché fa male sapere che mentre lui mi vuole bene io non so cosa provo. Voglio dire, gli voglio bene, ma provo anche qualcos'altro?
-Ti ricordi quando hai iniziato a chiamarmi Loe?
Scoppia a ridere. -Ti arrabbiavi sempre.
-Ma tu non riuscivi a dire Lauren.- Ridiamo insieme, come quando eravamo bambini, e per un attimo mi pare di essere tornata a quei giorni. Ed è bello, perché siamo vicini, siamo insieme, e non c'è nulla di meglio al mondo. Continua a stringermi la mano, disegnandomi dei piccoli simboli sul dorso col pollice.
-Tu invece non ti arrabbiavi mai con me..
E' strano pensarci ora, ma in effetti l'ho sempre fatto impazzire. Non posso fare a meno di ricordare un giorno, un paio di anni prima.
Cammino da sola per strada, di sera. Dovrei andare da Eric, ma non sono sicura di riuscire a vederlo. Da un bar esce un ragazzo che deve avere qualche anno più di me. Barcolla un po', deve essere ubriaco, ma non gli do peso, sperando mi ignori anche lui.
-Ah bella,- lo sento biascicare però quando gli sono davanti. -Quanto vuoi per un lavoretto di bocca?- L'avrei ignorato, ma non riesco a ignorare questo.
-Scusa?- Vado verso di lui, decisa a fargli male, perché quello sguardo fa schifo in una maniera che non credevo possibile. Non proprio io, che mi sento peggiore di tutti.
-Dai, devo avere qualcosa in tasca.- Non riesce neanche a parlare decentemente, ma non m'importa. Si mette una mano in tasca, e io gli tiro un pugno sullo zigomo.
Sembra stupito, e si guarda intorno come se non potesse credere che sono stata io. Poi realizza quello che è successo, e mi guarda pieno d'odio. -Brutta puttana!
Mi prende per un braccio e mi spinge a terra, e sento dei rumori provenienti dal bar. Dei ragazzi lo allontanano e mi portano dentro, e dieci minuti dopo sento il rumore della moto di Eric, che mi fa male dentro quanto quella botta sul terreno mi ha fatto male fuori.
Mi ha curato ferite che non ho fatto nulla per evitare, mi ha sopportato quando parlavo per ore di niente e quando gli ho urlato contro perché era venuto a casa mia con la moto, e io non riuscivo a sopportare di sentire il rumore senza scoppiare a piangere.  Mi ha tenuto stretta nei momenti più bui, e io non ho mai fatto nulla per lui. Sarà perché poi siamo cresciuti? Perché lui è un ragazzo, e non vuole ammettere di avere bisogno di me? Nelle piccole cose gli posso stare vicina, ma non sono sicura che se stesse male sul serio lo ammetterebbe. Come ho già detto, pensa sempre che i miei problemi siano più grandi, ma non sa che per me la persona più importante è lui, e che metterei da parte qualsiasi problema se avesse bisogno di me.
Gli stringo di più la mano, come per tenerlo più vicino, ma il suo sguardo si fa freddo, e per un attimo il panico mi blocca il respiro. Ho sbagliato di nuovo. E' di nuovo colpa mia.
Ma poi noto che sta guardando dietro di me, e torno a respirare. Mi giro anch'io, e vedo Kevin che viene verso di noi. Si ferma davanti al nostro tavolo, dove poco prima stava il cameriere, ma invece di restare in piedi prende una sedia e si siede a cavalcioni, appoggiando gli avambracci allo schienale.
-E' per questo che non rispondevi allora,- dice, con quello sguardo tipico dei ragazzi che non vogliono lasciar trasparire quello che provano.
Apro la bocca per rispondergli, ma poi cambio idea. -Ho lasciato il cellulare a casa,- mormoro alla fine.
-Da ieri sera?
Questa volta non riesco a dirgli nulla, ma ancora una volta i sensi di colpa mi fanno male. Per la prima volta un ragazzo mi ha rivolto un po' di attenzione, si è accorto della mia esistenza, e io che faccio? Lo ignoro non appena ho Eric vicino. Perché potrei essere importante per gli altri, ma li ignorerei comunque per passare un po' di tempo con lui. E magari è irragionevole, magari è sbagliato, ma è così.
-Mi pare che anche tu sia in compagnia.- E' Eric a parlare, ma non so se lo dice per difendere me o per mettersi contro Kevin. In effetti però quando mi giro a guardare dov'è puntato il suo sguardo noto una ragazza di cui riesco a vedere solo dei lunghi capelli neri.
-Sì, sono in compagnia anch'io.- Sembra voler aggiungere altro, ma poi non dice niente. -Quindi non ho il diritto di parlare, giusto?- Fa un sorriso amaro, di quelli che fanno male solo a guardarli, poi si alza e se ne va.
Vorrei corrergli dietro, ma non saprei che dirgli. Quindi lo guardo camminare via, sapendo che per l'ennesima volta nella vita sono stata io a sbagliare.
-Lauren.
Resto ferma ancora un attimo, poi mi giro a guardare Eric.
-Non hai fatto niente di male. Lo sai, vero?
In un qualche momento tra quando è arrivato Kevin e ora ci siamo lasciati la mano, e adesso la mia è fredda, sola, e sembra fare male fisicamente. Stringo le labbra, e mento ancora una volta. -Sì, lo so.

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