Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

domenica 14 settembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 16)


Arriva la pizza, e mangiamo in silenzio. In realtà ho lo stomaco chiuso, ma cerco di ingoiare qualche boccone. Arrivata al secondo pezzo però non ce la faccio più, e sento che se mangiassi ancora qualcosa potrei vomitare. Bevo un sorso di Coca Cola, e guardo Eric.
E' bellissimo, perfetto come sempre, ma ha quella ruga di preoccupazione tra le sopracciglia che da un po' di tempo pare non volersene andare. E' per i suoi? Per me? Per un qualche motivo di cui non mi vuole parlare? Non lo posso sapere, ma ho come l'impressione che non possa far niente per farlo stare meglio. Perché ormai lo so: posso peggiorare le cose, anche senza volerlo, ma farle andare meglio è difficile. Anzi, qualche volta è proprio impossibile.

Usciamo dalla pizzeria, e mentre scendiamo i gradini Eric mi prende per mano. E mi sento un po' male perché penso a Kevin, ma allo stesso tempo non riesco a trovare la forza di lasciarlo, perché stare con lui mi fa sentire al sicuro, tranquilla, e non è facile per una come me.
Quindi gli stringo la mano e gli sto vicina, come non succedeva da tanto.
-Lo sai che se hai qualche problema puoi dirmelo, vero?- gli dico mentre ci sediamo su una panchina in un angolo di una piazzetta.
-Certo.- Non mi guarda in faccia mentre mi parla, e mi viene spontaneo fare una smorfia.
-Allora perché non mi hai detto di mia madre e tuo padre?
-Io... Mi avevano chiesto di non farlo,- dice dopo un attimo di esitazione.
-Quindi hai preferito fare quello che ti chiedevano, piuttosto che parlare con la tua migliore amica?- Guarda ancora dall'altra parte della piazzetta, nel nulla. -Eric, guardami.- Non m'importa di avere gli occhi lucidi. Ho bisogno che mi guardi in faccia, quindi gli prendo il viso dal mento e lo giro verso di me.
-Hai preferito ascoltare loro, piuttosto che parlare con me?
Ha gli occhi lucidi anche lui, e la mia presa si trasforma in una carezza.
-Non volevo farti male,- mormora. -Non volevo farti ancora male.
Non dico niente, ma lo guardo mentre si abbandona ad occhi chiusi alla mia carezza.
-Lo so che ti faccio male. Lo vedo come soffri quando mi guardi. Come soffri quando mi vedi con un'altra ragazza, quando devo andare da mamma che continua ad ubriacarsi, quando non ti rispondo perché sono con qualcun altro da qualche altra parte, e tu intanto stai male, ti fai male, e sei da sola.
Apre gli occhi, e le lacrime gli scorrono lungo le guance. Mi bagnano la mano, e io non posso fare altro che cercare di asciugargliele, perché vederlo piangere fa piangere anche me.
-Sono la causa della tua sofferenza,- mormora mentre mi prende le mani e dal suo viso me le rimette in grembo, -e non riesco a sopportarlo.
Mi da un bacio sulle labbra, e per un attimo mi sento completa.
E' questo che si prova ad essere felici?
Poi si alza e se ne va, lasciandomi sulla panchina con le guance bagnate di lacrime.

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