Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

venerdì 3 ottobre 2014

La Storia di Noi. (Capitoli 1 e 2)

Capitolo 1

Due settimane a casa da sola. Il massimo, per un'adolescente.
Se non fosse che non avevo niente di interessante da fare. Le mie coetanee fumavano, bevevano, andavano a letto con i ragazzi e partecipavano a qualunque festa nei dintorni. Io invece, a quindici anni ("Sedici a Ottobre" per chi me lo chiedeva), non facevo nulla di interessante.
Molto probabilmente avrei passato queste due settimane mangiando (troppo), dormendo (non abbastanza), giocando all'xbox (non mi importava di essere una ragazza: lo adoravo) e leggendo (più del dovuto).
Comunque, uscendo mi sarei annoiata. Le mie amiche non sarebbero arrivate prima di un paio di giorni, e anche allora non avevo tutta questa voglia di vederle. Non perché non ci tenessi... Semplicemente, nell'ultimo periodo la maggior parte della gente mi annoiava.
Ero ancora appoggiata allo stipite della porta dopo aver seguito la macchina dei miei con lo sguardo finchè non era sparita dietro l'angolo, quando dalla stessa strada arrivò un'altra macchina, che non avevo mai visto da quelle parti, e pensai che finalmente cominciavano ad arrivare dei turisti.
Tornata in casa portai il computer in salotto e cazzeggiai su internet fino all'ora di cena. Stavo per andare in cucina a prepararmi qualcosa da mangiare, quando squillò il cellulare. Neanche sono partiti e già mi chiamano. Alzai gli occhi al cielo.
Però non erano i miei. Sullo schermo del cellulare c'era scritto numero sconosciuto. Risposi.
-Pronto?
-Katrine, tesoro! Sono Valeria! Sono arrivata prima, sei contenta?! Così già da stasera possiamo uscire! Passi a prendermi alle dieci come al solito?!- Valeria. Mi aveva detto che non sarebbe arrivata prima di fine mese.. e invece eccola. Ti pareva, la mia solita sfiga.
Però non era proprio antipatica. "Solo una grandissima stronza" avrei detto se fossi stata più cattiva. O almeno, abbastanza coraggiosa da ammettere che lo sapevo. Ci conoscevamo da quando eravamo piccole, e nonostante gli alti e bassi in qualche modo ci eravamo sempre riconciliate. Avevo anche deciso di mettere da parte il suo comportamento dell'anno scorso, anche se non ero sicura che ce l'avrei fatta. Mi sforzai di assumere un tono simpatico, anche se era in contrasto con le mie parole.
-A dire il vero non mi sento tanto bene oggi. E poi anche tu devi essere stanca per il viaggio..- Non mi lasciò il tempo di finire, come suo solito.
-No, io non sono stanca per niente! E poi, non puoi farmi stare a casa proprio oggi! Dai...- tenne la "I" sospesa in aria così a lungo che iniziai a chiedermi se fosse possibile che perdesse la voce prima di quella sera.
                                        
***

Chiusa la telefonata, ero pentita di averle detto di sì. Nonostante tutto, non mi era mai piaciuto deludere le persone. Anche quelle che non si facevano problemi a deludere me.
Avevo quaranta minuti per prepararmi, ma avevo deciso di passarli cenando. Meglio un po' di ritardo che rinunciare a un pasto.
Trentacinque minuti dopo, ero davanti all'armadio. Presi un top arancione con delle paillet sul davanti, un pantaloncino bianco e dei sandali alla schiava dello stesso colore con un po' di zeppa.
Mi guardai allo specchio. Valeria aveva detto che c'era una festa da qualche parte, per cui dovevo essere "proprio carina" quella sera. Come se me ne importasse qualcosa. Mah..
Avrei potuto vestirmi al meglio, ma non mi sarei mai vista particolarmente carina. Non perché avessi qualche difetto particolare.. Semplicemente, non ero niente di speciale. 
L'altezza era nella media, e non ero particolarmente magra. I capelli lisci mi arrivavano ai fianchi ed erano una via di mezzo tra il castano e il biondo, e d'estate si schiarivano fino a mostrare delle meches più chiare che erano forse l'unica cosa che mi piaceva di me. E gli occhi che mi guardavo dallo specchio erano castani, ma sembravano verdi alla luce. Ero tutta una via di mezzo, e odiavo esserlo.
Squillò il cellulare e vidi il messaggio di Valeria. Ero in ritardo di quindici minuti, tanto per cambiare. Presi di corsa la borsa con le chiavi e tutto il resto e uscii. Dovevo solo sperare di non vedere Damian.
Ovviamente, appena uscita di casa, sentii la sua voce. Stava parlando al telefono, quindi avevo ancora una speranza che non mi notasse. Scesi le scale della veranda velocemente, attenta a non scivolare sulle pietre irregolari. Stavo aprendo il cancello, quando sentii il suo sguardo addosso.
-Stella, dove vai così di fretta?- Speranza infranta. Mi stavo girando per dirgli di smetterla di chiamarmi in quel modo, ma misi un piede nells crepa tra due pietre. E caddi.
Sedere a terra, come una bambina che non ha ancora imparato a camminare.
-Cazzo!- Sentii la sua risata mentre mi sfogavo con una serie di parole poco adatte a una ragazza.
-Dai, fatti aiutare.- Alzai il viso verso la sua mano tesa. Non rideva più, ma la bocca carnosa era curvata in uno dei suoi sorrisetti ironici che metteva in evidenza le fossette sulle guance. Non lo sopportavo, ed ero sicura che lui ricambiasse, ma questo non toglieva che fosse bellissimo.
Aveva un fisico muscoloso, ma non esagerato. E dovevo ammettere che a vederlo in costume ero rimasta davvero senza parole. Come se questo non bastasse, i suoi occhi verdi parevano risucchiarmi ogni qualvolta mi guardava. Non erano di un semplice verde, ma così profondi che ci si poteva perdere dentro, tanto da dare l'impressione di essere neri, se si restava troppo a lungo a guardarli. E ogni tanto arrivava a coprirli qualche ciuffo di capelli neri, a cui la luce strappava delle sfumature rosse. Quel ragazzo era tutto un contrasto, ed io amavo i contrasti.
Un motivo in più per odiarlo.
Non accettai la mano che mi offriva, ma mi alzai da sola. Ritirò la mano e mi guardò mentre mi toglievo di dosso la terra.
-Credo che ti convenga cambiarti.- 
Come se avessi bisogno di lui per saperlo.
-No, dai, pensavo di uscire così!- risposi ironica.
-Sei bella comunque.- Mi disse, facendomi l'occhiolino. Avrei finito per odiarlo più di chiunque altro, ne ero sicura. 
Mi chiedevo sempre più spesso quando si fosse accorto della mia esistenza. Lo conoscevo da sempre: dopotutto era il mio vicino di casa. Ma ci eravamo cortesemente ignorati da quando ero nata, e non avevo mai chiesto nulla di più. Lui, con i suoi due anni in più e la sua bellezza, mi era sempre sembrato lontano, irraggiungibile. Quasi venisse da un altro mondo.
Da quando avevamo cominciato a parlarci desideravo che fosse così. Più che parlare, ci stuzzicavamo a vicenda, e finivamo immancabilmente per litigare, finchè qualcuno non ci divideva o uno dei due voltava le spalle e se ne andava come avevo appena fatto. Di solito ero io quella che se ne andava, perché nonostante tutto ci stavo un po' male quando era lui a voltarmi le spalle. Non perché ci tenessi, sia chiaro, o volessi le sue attenzioni... Solo che mi dava fastidio.
Rientrata in casa mi fregai altamente del sembrare "proprio carina" e misi un paio di pantaloncini neri e una T-shirt viola con un paio di ballerine dello stesso colore. Se a Valeria non andava bene, non era un problema mio.
Arrivai da lei con mezz'ora di ritardo, ma dopo l'incontro con Damian non me ne importava proprio. Feci troppa fatica a sorridere per pensare all'orario. Valeria scese con dei pantaloncini bianchi e un top brillantinato. Aveva messo dei sandali senza tacco.
-Sono più comodi per ballare!- mi spiegò entusiasta, aggiustando per l'ennesima volta i capelli castani. La baciai sulla guancia come al solito, ma non sapevo per quanto sarei riuscita a sembrare di buon umore. Passeggiammo per il lungomare mentre lei mi raccontava dei ragazzi con cui era stata durante l'inverno. Persi il conto dopo i primi dieci.
-E tu? Dai, raccontami qualcosa!-
-Io? Bhe, veramente lo sai che non...- Non feci in tempo a ripeterle che non mi interessava nessuno che mi trovai davanti Damian con i suoi amici. Stavo per girarmi dall'altro lato per evitare di farmi vedere (comportamento infantile, ma con lui mi era difficile essere, o sembrare, matura), ma come al solito mi precedette.
-Ehi, Stella! Stai molto meglio adesso!- Mi fece l'occhiolino mentre non potevo fare a meno di notare le fossette che ancora una volta si formavano ai lati del suo sorrisetto ironico.
-Starei meglio se smettessi di chiamarmi così.- Lo odiavo, e come se non bastasse quando si comportava in quel modo sarebbe potuto quasi sembrare una persona gentile, e mi era più difficile rispondergli.
-E quello chi era?- Valeria era a bocca aperta. -Me lo devi presentare. Assolutamente.- La guardai di sbieco. Poteva andare dietro a tutti i ragazzi che voleva, ma non a Damian. Non ero gelosa, ma lui era un cretino, quindi non doveva avere rapporti con le mie amiche. Era per questo, e basta.
-Attenta, ti arriva la bava a terra.- Rise e mi diede una risposta che non ascoltai. Non aveva capito che ero seria, ma l'importante era che aveva lasciato perdere Damian, anche se probabilmente avrebbe ripreso a chiedermene più tardi. 
Sarebbe stato meglio non uscire quella sera. Sarei dovuto essere più convincente nel dirle che stavo male. Magari avrei potuto inscenare una tosse finta la prossima volta, o un conato di vomito..
Valeria interruppe i miei progetti per evitare le future uscite fermandosi davanti a un locale dal quale provenivano musica a palla e luci stroboscopiche. La guardai scettica.
-E io dovrei venire lì dentro? A ballare?-Non avevo finito di parlare quando dalla porta uscì del fumo che in quel momento mi pareva più tossico di quanto probabilmente fosse in realtà. Ero negata per ballare, e non mi piacevano neanche le discoteche, nè il chiasso esagerato o la gente rumorosa. Mi sembravano tutte cose inutili, e non volevo ricredermi.
-Dai, vieni! Giusto dieci minuti, promesso! Se vuoi ci sediamo al bancone e prendiamo qualcosa da bere, non devi ballare per forza! Dai...- In quel momento capii che tenere la "I" sospesa in aria tanto a lungo le riusciva facile, e intanto cedetti. Andare lì aveva due lati positivi. Primo, non avrei visto Damian, nè nessun'altro. Secondo, sarebbe stata una buona scusa per il mal di testa che mi sarebbe venuto di lì a dieci minuti. Sorrisi. -Andiamo.-
Sul serio non si accorgeva che non le avevo fatto neanche un sorriso degno di questo nome? Perfino Damian avrebbe potuto capirmi meglio di lei.
Ma perché mi veniva sempre in mente lui? Cercando di non pensarci, seguii Valeria attraverso i fumi e le luci intermittenti del locale. Ci sedemmo al bancone, dove ordinammo due vodka redbull, io alla fragola e lei alla pesca. Erano alcoliche, ma non molto, e avevo constatato di persona che non mi facevano effetto. Riguardo a lei, le avevo detto di fare attenzione dato che non reggeva minimamente l'alcool, ma non era colpa mia se non mi ascoltava mai.
Valeria portò il suo bicchiere in mezzo alla pista e cominciò a ballare con un ragazzo. Forse era la sua cotta del momento, o forse il primo che aveva trovato in pista... Non mi importava.
Mi chiedevo solo quando fosse diventata così. Prima era diversa: non le importava dei ragazzi, e non si gettava tra le braccia del primo che passava. Ma parlarle non era servito, a differenza del solito. Non era cambiato nulla. Non si era confidata, aveva detto solo che aveva voglia di divertirsi. A quel punto avevo lasciato perdere: al momento giusto si sarebbe sfogata, ne ero sicura.

***

Due giorni dopo, ancora non era cambiato niente. Anche quella sera ero uscita con Valeria, e anche quella sera lei si era comportata allo stesso modo. Non sapevo come farla riprendere, ma non ero abbastanza calma da concentrarmi su quel problema. Non vedevo Damian dal giorno in cui era arrivata Valeria, e mi sembrava strano, considerando che abitavamo vicini.
Nonostante fosse già passata la mezzanotte, prima di tornare a casa volevo passare dalla mia spiaggia. Ne avevo bisogno, almeno per pensare un po' in pace. Impiegai pochi minuti ad arrivare. Mi sedetti sulla sabbia vicino alla riva e contemplai il mare.
La mia spiaggia era deserta, come sempre. Nonostante fosse meraviglioso, quel posto non era conosciuto da nessuno. Non lo conoscevo neppure io, prima dell'anno scorso. E ancora non riuscivo a capire come avessi fatto a trovarlo.
Era stato durante una sera come quella. Ero stanca, e stavo tornando a casa, quando avevo visto qualcosa in cielo. Avrei potuto prenderla per una stella cadente, se non fosse che aveva la forma di due ali. E si era fermata proprio su quella spiaggia. Avevo seguito la scia argentea che lasciava al suo passaggio fin lì, ma arrivata dove ero sicura che si fosse fermata, avevo trovato solo quella spiaggia. E sulla sabbia, proprio nel punto in cui ero seduta in quel momento, c'era qualcosa.. Una polvere, quasi dei minuscoli diamanti. Non ne avevo mai parlato con nessuno, ma da quel giorno, ogni qualvolta avevo bisogno di pensare, o volevo stare da sola, o ne avevo semplicemente voglia, andavo su quella spiaggia.
Era un posto meraviglioso. Gli scogli che la circondavano la nascondevano agli occhi di chiunque non la cercasse attentamente. Tra la sabbia erano disseminate conchiglie di tutti i tipi, che sembravano brillare alla luce della luna. E il mare trasparente lasciava intravedere il fondale con un brillìo quasi magico. Se si guardava abbastanza lontano quando il mare era agitato, l'acqua prendeva il colore degli occhi di Damian. Quel verde tendente al nero, che sembrava poterti risucchiare sul fondo da un momento all'altro.
Quella sera la spiaggia era la stessa dell'anno prima, tanto che mi venne da pensare che sarebbe potuta rimanere così per sempre. Ma c'era qualcos'altro che mi ricordava quella prima sera. Qualcosa scintillava nell'acqua tranquilla. Qualcosa che aveva la forma.. Di un paio di ali! Scalciai via le ballerine e mi gettai in acqua: dovevo assolutamente sapere cosa avevo visto quella sera. Nuotai fino ad uno scoglio che emergeva dall'acqua, ad una ventina di metri dalla riva. Da lassù scrutai nell'acqua, e vidi che le ali erano scomparse. Avevano lasciato solo una scia di quella strana polvere d'argento. Eppure mi sembrava di veder ancora qualcosa in acqua. Che fosse un pesce? Non era del tutto improbabile, in quel mare incontaminato. Rinunciai, corrucciata, e mi sdraiai sullo scoglio per guardare il cielo. Erano passati pochi minuti, quando rimasi a bocca aperta davanti ad una stella cadente. Una vera, questa volta. Solo in quel momento mi accorsi che non avevo un desiderio da esprimere. Cosa avrei potuto chiedere? Un ragazzo? Un'amica? Soldi? Non c'era niente che mi allettasse abbastanza. Se non.. "Vorrei sapere cosa succede.", sussurrai. Come se una stella potesse davvero esaudire un desiderio. Appena dopo averlo mormorato, mi sentii una stupida.
Dovevano essere passati una ventina di minuti, quando mi accorsi di qualcuno sulla spiaggia. Chi poteva essere? A quell'ora di notte, e su una spiaggia praticamente sconosciuta... Avrei dovuto avere paura, e invece ero tranquilla. La sagoma si mosse, e lo vidi avvicinarsi alla riva, chinarsi per togliersi le scarpe, e poi gettarsi in acqua. Aveva una camminata familiare, ma non poteva essere lui. Era fuori discussione che proprio Damian conoscesse quel posto.
E invece dall'acqua, a meno di un metro dallo scoglio, emerse a prendere fiato proprio lui. Lo guardai, senza parole. I suoi occhi verdi mi inchiodarono, stupiti quasi quanto me.
-Che ci fai qui?- Io?? Tu, piuttosto!!
-Te lo stavo per chiedere io..- Gli dissi con un filo di voce. Non era vero, ma se fossi riuscita a formulare un pensiero coerente dopo averlo visto, lo sarebbe stato. Salì sullo scoglio, sedendosi accanto a me.
-Mi piace questo posto.. E' rilassante.. Il posto giusto per riflettere, ecco,- rispose.
-Non ti ci ho mai visto.- Roteò gli occhi al mio tono diffidente.
-Neanch'io ti ci ho mai visto. Ma ancora non mi hai risposto.-
-Ecco.. Io.. Per me è più o meno lo stesso.. E' un posto adatto a pensare..- Appoggiai le braccia alle ginocchia alzate, e iniziai a girare tra le dita una ciocca di capelli. Ero fin troppo consapevole della sua vicinanza. Vedevo le gocce d'acqua scivolargli sul petto muscoloso, e avevo una gran voglia di toccarlo. Mi convinsi che di notte i pensieri non sono mai del tutto lucidi, e tornai a guardare le stelle.
Mi sentivo in imbarazzo sotto il suo sguardo, ma non volevo essere io a rompere il silenzio. Se non altro, eravamo vicini senza litigare. Stavo pensando che era meglio essergli accanto mentre stava zitto, quando mi fermò una mano con la sua.
-Odio quando fai così.- Avevo parlato troppo presto. Presi un respiro profondo.
-Così come?-
-Quando continui a toccarti i capelli. Potresti lasciarli stare una buona volta.-
-Neanche fossi mia madre, o il mio ragazzo!- La sua mano allentò la presa.
-Perché, hai il ragazzo?- Liberai la mano dalla sua stretta.
-No, e se anche fosse non sarebbero fatti tuoi.- Come se gli dovesse importare.
-Comunque sia, smettila di fare in quel modo. Mi dai sui nervi.-
-Senti, mi piace tenere occupate le mani. Se la cosa ti da sui nervi peggio per te.- Mi guardò malizioso. E adesso che avevo detto? Non poteva.. Cioè, non poteva essere tanto pervertito!
-Se vuoi te la do io qualcosa per tenere le mani occupate.- Restai davvero a bocca aperta. Che problemi aveva quel ragazzo?! Perché doveva avere per forza qualche problema. Non poteva fare così! Un attimo era uno stronzo, quello dopo era carino, quello dopo ancora un pervertito.. Aveva seri problemi di coerenza, poco ma sicuro.
-Ma come ti permetti?! Che problemi hai?!- Cominciai a dirgliene di tutti i colori. -Sei un pervertito! E come se non bastasse sei arrogante, presuntuoso, e un grandissimo stronzo!- Okay, forse stavo un po' esagerando. Mi interruppe prima che iniziassi ad andare sul pesante.
-Ehi, calma, calma! Intendevo dire che tenendoti per mano non avresti avuto bisogno di torturarti i capelli!
Un cavolo.
-E' tardi, torno a casa.- Mi sarebbe piaciuto rimanere, ma avevo paura che avremmo iniziato a litigare. E non volevo, per una volta. Mi stavo avvicinando al bordo dello scoglio, ma mi fermò tenendomi il braccio attorno alla vita. Mi si bloccò il respiro. Era vicinissimo, sentivo il suo corpo premere contro il mio. Forse la cosa avrebbe dovuto farmi innervosire, ma mi percorse un brivido. Lo attribuii alla brezza che ci accarezzava, e cercai di respirare. Ero troppo tesa.
-Resta un altro po'.- Le sue labbra erano a pochi centimetri dal mio orecchio. Sarei voluta restare, ma avevo paura. Non di lui, perché ero sicura che non mi avrebbe mai fatto del male, ma dell'essere presa in giro un'altra volta. Ero quasi certa che se fossi rimasta sarebbe stato lui ad andarsene. Avevo paura di essere ferita, ecco tutto. Quel poco di buonsenso che mi era rimasto mi diceva di andarmene, se non volevo passare un'altra notte a piangere come una bambina. 
-Per favore.-
Mi girai, e nei suoi occhi profondi vidi una dolcezza che mi era completamente sconosciuta. O almeno, non sapevo che lui ne fosse capace.
-Va bene.- Lasciai che il mio corpo si rilassasse, e lo stesso fece lui. Forse, per tanta dolcezza, avrei potuto sopportare la paura di essere ferita.
Usò il lato alto dello scoglio come schienale, e mi fece appoggiare al suo petto. Dovevo ammettere che stavo proprio bene là, vicino a lui. Mi accarezzava piano, mentre io mi chiedevo che stava succedendo.
Come se ci fosse mai stato un motivo logico per qualunque cosa ci legasse...
Mi girai in modo da riuscire a guardarlo in viso, e vidi che stava sorridendo leggermente. La mia mano andò di sua spontanea volontà ad accarezzargli quella fossetta che gli si era formata. Si avvicinò piano, fino ad accostare la fronte alla mia.
Le sue labbra erano leggermente socchiuse, come anche le mie. Un possibilità di farmi male un'altra volta. E io, mio malgrado, accettavo la maggior parte delle possibilità che mi si offrivano, anche le più pericolose.
Mi guardò negli occhi. I suoi per uno strano scherzo della luce sembravano di un blu profondo, e tutti i miei pensieri svanirono. Sembrava di essere in un mondo tutto nostro, ed era bellissimo. Non soltanto lui, ma tutto.
Sempre se stava accadendo sul serio.
Ma un lampo ci abbagliò, e spezzò l'incantesimo. Mi ritrassi di scatto, e poco lontano sentii il tuono. Sbattei le palpebre. Ero una cretina. Cioè, non potevo essere stata davvero sul punto di baciarlo.
-Penso che sia meglio tornare a casa.. Se si mette a piovere è pericoloso trovarsi in mare.- Fece lui. Annuii, e tornammo sulla spiaggia. Non dicemmo una parola mentre tornavamo a casa, e ne fui contenta. Chissà se anche lui era pentito quanto me?
Arrivati al cancello di casa mia, ci fermammo. Ancora non aveva iniziato a piovere, ma a giudicare dal cielo non ci sarebbe voluto molto. Ferma davanti a lui, non sapevo cosa dirgli. Avrei dovuto invitarlo ad entrare? No, neanche per sogno!
-Bhe.. Allora.. Ci vediamo in giro..-
-Purtroppo.- Fece una smorfia. -Buonanotte.-
Restai a guardarlo scioccata mentre si allontanava. Che voleva dire quel "purtroppo"? Di sicuro avevo frainteso, perché mi sembrava intendesse che non aveva proprio voglia di vedermi, neanche di sfuggita.
O forse avevo capito bene. Ecco cosa succedeva a non ascoltare il proprio buonsenso.


Capitolo 2

Stavo tornando a casa, eppure non ricordavo neppure di essere uscita. Dal caldo che faceva, doveva essere mezzogiorno. Entrai e trovai i miei che già pranzavano, seduti al tavolo con Alex e un ragazzo dai capelli neri che mi dava le spalle. Ma non dovevano essere partiti?
Il pranzo passò in fretta. Io ero seduta accanto a Damian, eppure non litigavamo.. Anzi, andavamo d'accordo. Dopo pranzo, i miei uscirono con mio fratello, lasciando me e Damian da soli. Ero stranamente emozionata. Gli chiesi se gli andava di uscire insieme qualche volta.
-Uscire con te? Piuttosto resto chiuso in casa.- Ci rimasi male, mentre lui continuava a ridere.
-Scusa, volevo essere gentile.- Ostinavo un'indifferenza che non sentivo, ma sapevo che le mie labbra strette mi tradivano. -Visto che ti infastidisco tanto te ne puoi andare. Coglione.- Gli indicai la porta. Era uno stronzo, e io dagli stronzi ero sempre stata lontana.
Mi si avvicinò, tanto da poter sentire il suo respiro regolare. Ad ogni suo passo in avanti, io indietreggiavo, fino ad arrivare contro la porta. Eravamo così vicini che le punte dei nostri piedi si toccavano. Mi sentii avvampare. Avvicinò il suo viso al mio, fino a lasciare solo pochi centimetri tra noi. In quel momento ringraziai il cielo perché non mi capitava di arrossire per l'imbarazzo.
-Se ti togli dalla porta, forse riesco a passare.- Si allontanò, e io mi spostai contro il muro. Lo guardai mentre apriva la porta e usciva con quel sorriso che sembrava prendere in giro il mondo attorno a lui, quasi ne fosse al di sopra.

Sentii il campanello suonare, e mi svegliai.
Era un sogno. O meglio, un ricordo.
Certo.
Era una delle prime volte in cui avevamo parlato. Pensai a quel giorno, mentre lo vedevo uscire di casa, quando mi ero promessa che sarebbe stata l'ultima volta che avrei parlato con lui. La prima di molte promesse infrante.
Il campanello suonò di nuovo, e mi alzai dal letto. Chi poteva essere a quell'ora?
Aprii, e mi ritrovai davanti Fabio. Era un mio amico di Napoli, che avevo conosciuto un paio di anni prima. Lo guardai un attimo per essere sicura che fosse lui: appena sveglia non ero molto.. sveglia, appunto.
-Ehi scema! Non dirmi che stavi dormendo!
-E' prima mattina, è ovvio che stavo dormendo..- risposi strofinando gli occhi. -Ma tu che ci fai qui?- Dopo quella nottata, tra l'incontro con Damian e il sogno, non riuscivo ad essere particolarmente simpatica. Lui però rise.
-Sono le undici, altro che prima mattina! Però mi dispiace di averti svegliata.. Mi stavi sognando, vero?- Mi fece l'occhiolino, e nonostante il malumore mi sforzai di fare un mezzo sorriso.
-Sarebbe stato meglio, credimi! Comunque vuoi entrare? Ti prendo qualcosa da bere.- Mi feci da parte per farlo passare.
-E magari anche da mangiare, muoio di fame,- aggiunsi tra me.
-Veramente volevo portarti a fare colazione, che gli altri ci aspettano, ma vedendoti in questo stato..- In effetti dovevo avere un aspetto orribile, appena alzata dal letto.
-No, tranquillo.. Aspettami un attimo in salotto, che mi cambio in dieci minuti.-
-Sì, come no.- Mi fece la linguaccia, e io ricambiai. Tra tutti i ragazzi che arrivavano con l'estate, Fabio era forse il mio migliore amico, e quello a cui tenevo di più. E probabilmente anche il più bello, nonostante lo prendessi in giro dicendogli il contrario.
Tornai da lui con indosso dei pantaloncini di jeans, una canottiera verde e le infradito. Presi la borsa e uscimmo.
-Andiamo!- Gli scompigliai i capelli chiari.
-Ecco, così ti riconosco!- Finalmente mi abbracciò. Mi mancavano i suoi abbracci, anche se non glielo avrei mai detto.
Raggiungemmo gli altri in un bar sul lungomare dove facemmo colazione con cornetti e Estathe. C'erano tutti: Chiara, Matteo, Daniele, e anche Valeria, per quanto la cosa non mi rendesse particolarmente felice. Eppure, anche vedendoli solo una volta l'anno, volevo bene a tutti loro. Ed ero contenta che mi distraessero da Damian.
Dopo la sera prima con lui e averlo sognato quella notte avevo solo voglia di piangere, ma stando con i miei amici era più facile resistere all'impulso di scoppiare in lacrime. Anche perché spiegare loro il perché non sarebbe stato facile, considerando che non lo sapevo neanch'io. Avevo sempre odiato piangere, ed ero convinta che il fatto che un ragazzo fosse lunatico non fosse un motivo sufficiente per sprecare le mie lacrime. Eppure stavo più male di quanto avrei voluto ammettere.
-Kat, che hai? Sei distratta.. E' successo qualcosa?- Non riuscivo neppure a ingannare Fabio, che vergogna. Ma dovevo aspettarmelo: ero sempre stata io la più allegra, quella che faceva le battute più stupide, e portava la risata a tutti. Almeno con loro. Tendevo sempre a sorridere di più quanto più stavo male, e volevo continuare così.
-Ci credo che sono distratta, per sentirvi tutti ci vorrebbe come minimo un altro paio di orecchie! Se penso che dovrò sopportarvi tutta l'estate..- Risi, sperando di essere stata abbastanza convincente. E doveva essere così, visto che lui prese a farmi il solletico e ricominciò a parlare.
Verso mezzogiorno ci alzammo per andare a prendere qualche loro nuovo amico. Mi avevano detto i nomi, ma non riuscivo a ricordarli. Doveva essere qualcosa che iniziava per M.. O forse per N? Bho..
Li incontrammo davanti al locale dove ero stata qualche giorno prima con Valeria. Marc e Alan, ecco come si chiamavano.. Va bhe, ci ero andata vicino. Mi presentai a entrambi. Erano carini, specialmente Marc. Aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri, quella bellezza classica che è più comune di quanto sembri. Alan invece aveva sia i capelli che gli occhi castani, ma aveva dei bei tratti. Però nessuno dei due aveva profondi occhi verdi o labbra carnose, e neanche le fossette.
Parlai con entrambi, nonostante fossi ancora un po' distratta. Mi ero ripromessa che sarei tornata ad essere la ragazza simpatica dell'anno prima, ma mi riusciva più difficile di quanto avrei pensato. Marc era il più simpatico, e forse avrei potuto provare un po' di interesse per lui.. Se non fosse che continuavo a pensare a Damian.
Tornando a casa con Fabio, cercai di sembrare il più allegra possibile, ma non ero brava quanto credevo.
-Dai, dimmi che succede. C'entra qualche ragazzo? I tuoi? Un'amica?- Mi capiva più di quanto pensassi, ma non ero sicura di potermi confidare con lui. Anche perché non avrei saputo cosa dirgli di preciso.
-Niente, niente, va tutto bene! Che deve succedere? Lo sai che non ci sono ragazzi che m'interessano in questo periodo, e i miei sono partiti quindi non ho problemi, e con le mie amiche va tutto bene, figuriamoci!- cominciai a parlare a ruota libera, come mi capitava spesso quando ero nervosa o c'era qualcosa che non volevo dire. Finchè non mi ritrovai davanti Damian e mi zittii a metà di una frase. A quel punto di solito Fabio mi lasciava e facevo il resto della strada da sola, ma in quel momento era l'ultima cosa che volevo.
-Senti, che ne dici se vieni un po' da me e facciamo una partita a Call of Duty?- Glielo avevo chiesto perché ero sicura che non avrebbe rifiutato, e infatti accettò. Ma si accorse comunque della mia espressione al vedere Damian.
-Che è successo con quello?- Mi chiese infatti, facendo un cenno verso di lui con la testa.
-Niente! Figuriamoci, è un cretino! Neanche parliamo. O meglio, qualche volta parliamo, ma quando succede è perché stiamo litigando, o comunque non è perché qualcuno dei due ne abbia voglia.- Più o meno gli avevo detto la verità, salvo che avevo tralasciato qualche avvenimento come quello della sera prima.
-Ed è per questo che appena l'hai visto ti sei zittita, nonostante te lo stessi mangiando con gli occhi?- Proprio in quel momento incrociammo Damian, ma evitai di guardarlo in viso, per paura di quello che vi avrei visto.
-Non me lo stavo mangiando con gli occhi- ribattei imbronciata. Lui non rispose,  e percorremmo la strada fino a casa mia in silenzio.
Fabio iniziò a giocare, e io lo raggiunsi dopo aver mangiato un pacchetto di patatine.
-Ma dove la metti tutta quella roba?!- Mi prese in giro nel vedermi tornare in salotto col secondo pacchetto.
-Quando lo scopro te lo dico!- finito il mio spuntino fuori orario, giocammo a Call of Duty.
Dopo le mie due vittorie consecutive, tornò a casa. Gli volevo davvero bene, e sapevo che anche lui me ne voleva, ma non gli avrei fatto passare le giornate con me solo per avere meno tempo per pensare a Damian.

***

Erano passati tre giorni da quando avevo sognato Damian, e continuavo a pensarci. Non aveva fatto niente di speciale, non mi aveva detto niente di dolce, nè mostrato che gli interessassi minimamente... Eppure, all'inizio tra noi avevo sentito uno strano legame.. Quasi ci conoscessimo da sempre. Dopo averci parlato un paio di volte mi ero convinta che fosse stata una mia impressione. Completamente sbagliata, s'intende.
Mangiai un paio di gelati e controllai facebook, ma non trovando niente di interessante misi da parte il computer dopo pochi minuti e presi il libro che avevo iniziato a leggere il giorno prima.
Avevo appena cominciato, quando squillò il cellulare. Non riconobbi il numero, ma significava poco, visto che la maggior parte delle mie amiche mi chiamavano con il cellulare della sorella, della madre, del padre, e di chiunque tranne il proprio.
-Pronto?
-Ehiii Sono io!- Sara... Non sapeva quant'era bello sentirla. Era la mia migliore amica, ma purtroppo abitava nel paese accanto al mio, quindi era difficile vederci spesso d'estate. Durante il resto dell'anno frequentavamo la stessa classe, per fortuna, per cui avevamo tutto il tempo per parlare.
-Sara! Finalmente! Come stai? Non ho potuto chiamarti che non ho soldi sul cellulare! Lo so, Lo so, non è una novità.. I miei sono partiti, te l'ho detto, quindi non posso neanche venire a trovarti..- Mentre mi diceva che neanche lei aveva modo di venire, uscii a parlare sul terrazzo. Restammo al telefono dieci minuti, prima di accorgermi che sul suo terrazzo c'era Damian che mi guardava. Ma in quel momento non m'importava: avevo la mia migliore amica, e parlare a vuoto con lei era di gran lunga più rilassante che litigare con lui. Gli rivolsi perfino un sorriso, a dimostrare quanto mi faceva bene parlare con Sara.
Chiudemmo la chiamata solo mezz'ora dopo, e solo perché stavamo per consumare tutti i minuti di sua sorella. Poggiando il cellulare sul tavolo sorrisi, rinfrancata da quelle chiacchere familiari. Non avevamo parlato di Damian e di quello che era successo, ma aveva capito che c'era qualcosa che non andava e si era fatta promettere di raccontarle tutto non appena ci saremmo viste.
-Era Sara?- Damian si era avvicinato alla ringhiera che ci separava e mi sorrideva.
-Sì, non ci possiamo vedere perché lei non ha il passaggio per venire qui, e io neanche visto che i miei non ci sono..-
-Brutto, vero?- Dovevo avere un tono davvero lamentoso perché se ne accorgesse perfino lui. -Quanto sta lontano?
-Sono solo dieci minuti di macchina, ma senza averla è come se fosse dall'altra parte dell'Italia..
-Se vuoi ti posso dare un passaggio io.- Lo fissai, convinta che scherzasse, ma il suo tono era serio, e anche la sua espressione.
-Sul serio?
-Certo.- Sorrise.
-Mi daresti davvero un passaggio da lei?- Stavo per mettermi a saltare, o per gettargli le braccia al collo.
-Sì. A condizione però che ti cambi subito e prima andiamo a fare una passeggiata insieme.
-Quello che vuoi, dieci minuti e sono pronta!- Entrai in casa entusiasta e mi cambiai. Era quasi un mese che non vedevo Sara, e ne avevo davvero bisogno. Non pensai neppure all'altra sera e al comportamento da stronzo di Damian, e anche le ripercussioni del sogno/ricordo scomparirono. Stavo mettendo le ballerine, quando mi bloccai un attimo a pensare a quello che aveva detto Damian.
Voleva fare una passeggiata con me? Sara mi doveva un favore più grande di quello che pensava se per andare a trovarla sarei dovuta andare in giro con lui. Specialmente dopo il "purtroppo" dell'altra sera.
Avrei voluto mettere un vestitino, o comunque qualcosa di carino, ma non avrei sopportato la sua espressione soddisfatta nel sapere che l'avevo fatto per lui, quindi optai per un pantaloncino colorato, un top bianco, e dei sandali alla schiava dello stesso colore. Lasciai i capelli sciolti e, nel ricordarmi di quando lui mi aveva detto che stavo meglio senza trucco, non usai neanche un filo di lucidalabbra. Presi una borsa bianca e mi guardai allo specchio.
Quando uscii erano quasi le nove, e, a dimostrazione di quanto ero contenta di vedere Sara, non mi era neanche importato di cenare. Trovai Damian che mi aspettava appoggiato al cofano della sua Volkswagen. Anche in jeans e maglietta nera era bellissimo, tanto per cambiare.
-Dieci minuti? Direi che hai una strana cognizione del tempo.- Mi prese in giro. Risi, sollevata che fosse serio quando aveva detto che mi avrebbe accompagnata, anche se non ne potevo essere sicura finchè non fossi arrivata a casa di Sara.
-Non tutti possono essere sempre pronti per uscire come te.- Non riuscivo a non sorridere quando lo guardavo, anche nei momenti in cui avrei voluto strozzarlo.
Mi aprì la portiera della macchina e si andò a sedere al posto di guida. Mi trattenni dal chiedergli di andare piano, perché ero sicura che in quel caso avrebbe superato anche i limiti di velocità consentiti.
-Hai già chiamato la tua amica?- mi chiese mentre metteva in moto.
-No, le volevo fare una sorpresa... Mi vuoi rapire e devi essere sicuro che nessuno sappia che sono con te?- scherzavo per metà in realtà, perché ancora nutrivo profondi dubbi sulla sua buona fede. Lui mi guardò con la coda dell'occhio mentre girava a sinistra.
-Per essere un rapimento tu dovresti essere contraria, e invece penso che ti farebbe piacere avere un rapitore come me.- Sorrise, e dovetti reprimere l'istinto di allungare una mano a sfiorare quella fossetta stupenda al lato della bocca.
-Sai, non tutte le ragazze che ti vedono s'innamorano di te.-
-Sei la prima a dirmelo, e probabilmente anche l'ultima.- Montato.
-Questo non vuol dire che ho torto.- Non mi degnò di una risposta, limitandosi al suo sorriso sfrontato, e si concentrò sulla guida.
-Aspetta, ma questa è la direzione sbagliata!-
-Hai cenato?-
-No, ma..-
Mi interruppe. -Allora ti porto a prendere un gelato, poi ti accompagno dalla tua amica. Tanto non sa neanche che devi andare lì, non si potrà preoccupare per il ritardo.-
Avrei voluto contraddirlo, ma in effetti avevo davvero voglia di un gelato. Un altro. Avrei dovuto cominciare una dieta prima o poi se avessi continuato a mangiare in quel modo.
-Okay.-
Parcheggiò la macchina vicino alla gelateria, e scendemmo.
Io presi un cono nutella e cocco, lui uno con cioccolato e caffè. Feci per pagare, ma mi precedette.
-Offro io.-
-Che cavaliere.- Lo presi in giro, ma mi sentivo un po' a disagio. Assomigliava molto a un appuntamente, ma io non ero di certo il tipo di ragazza con cui sarebbe uscito Damian. Allontanai subito l'idea: si stava solo dimostrando un vicino di casa piuttosto gentile, a differenza di quello che era stato fino a quel momento.
Ci sedemmo su una panchina rivolta verso il mare, che pareva escludere il resto del mondo.
-Mi fai assaggiare un po'?- Leccò un po' del cocco direttamente dal mio gelato, e fece una smorfia.
-E' dolcissimo!- Risi della sua espressione.
-Perché, il tuo com'è?
-Assaggia.- Assaggiai un po' di caffè sotto il suo sguardo insistente, che riusciva a mettermi in imbarazzo anche senza volerlo, e toccò a me fare una smorfia e a lui ridere.
-Meglio il cocco!-
Una coppia con un bambino in braccio si stava sedendo sulla panchina accanto alla nostra, ma vedendoci si bloccò.
-Oh, scusate! Disturbiamo? Che belli siete!- ci guardarono con lo sguardo che si riserva alle coppiette che si è sicuri finiranno per sposarsi.
-No no tranquilli! Non stavamo facendo niente!- Avevano frainteso di gran lunga il nostro comportamento, ma mentre si allontanavano, insistendo sul fatto che non ci volevano disturbare, mi accorsi che agli occhi degli estranei dovevamo sembrare proprio una di quelle coppiette. O almeno due ragazzi che uscivano insieme.
Damian intanto rideva, forse più della mia espressione che della scena in sè. Lo guardai, e scoppiai a ridere anch'io: aveva un po' di gelato sul labbro, ma era bellissimo comunque.
Allungai una mano a pulirlo, ed entrambi smettemmo di ridere mentre lo sfioravo con un gesto spontaneo, ma quasi troppo intimo per noi.
-Eri.. Eri sporco..- Abbassai lo sguardo, imbarazzata. Lui invece sorrise.
-Cavolo, non so neanche mangiare un gelato! E io che volevo fare colpo portandoti qui!- Sorrisi anch'io, prendendola come una battuta. Dopotutto, mica poteva essere serio.
Finimmo di mangiare in silenzio, guardando il mare scuro sotto il cielo notturno.
-Andiamo, che ti accompagno dalla tua amica.-
-Non c'è bisogno, è qui vicino.. Posso andare a piedi.- Non era per quello che mi aveva portato lì a mangiare il gelato?
-E' escluso che ti faccia andare in giro da sola, Stella, specialmente di sera. Dai, andiamo.- Non mi diede neanche fastidio che mi chiamasse col mio soprannome. Ormai, era una cosa un po'.. nostra. Mi tese la mano, e stavolta la presi. Continuò a tenermela, causandomi un groviglio nello stomaco, finchè non arrivammo alla macchina e mi aprì la portiera. Sapeva essere un vero gentiluomo quando voleva.
Peccato solo che non lo voleva quasi mai.
In macchina non parlammo, se non per le mie indicazioni su come raggiungere casa di Sara. Arrivati là si fermò vicino al suo palazzo.
Non sapevo che dirgli. Di nuovo. Mi capitava troppo spesso nell'ultimo periodo perché fosse una cosa positiva.
Per fortuna non dovetti pormi a lungo il problema, perché arrivarono ad interromperci.
-Damian? Ma non avevi detto di avere da fare stasera?- Era un suo amico.. Una volta me lo avevano presentato, ma in quel momento non  ricordavo il nome. Damian fu preso in contropiede, ma rispose subito. Aveva sempre qualcosa da dire, lui.
-Sì, infatti.. Ma poi la mia cuginetta mi ha chiesto di darle un passaggio dalla sua amica, e non ho saputo dirle di no.- Spiegò indicandomi.
La sua cuginetta?! Se si vergognava tanto di farsi vedere in giro con me avrebbe potuto dirlo prima. Avrei voluto mandarlo a quel paese, o almeno sfogarmi con una di quelle scenate che mi riuscivano tanto bene, ma preferivo scendere dalla macchina prima che le lacrime iniziassero a scorrere. Mi ero illusa, e questo era la mia punizione.
-Io posso scendere qui, grazie per il passaggio.- Cercai di assumere un tono neutro, ma non sapevo se avevo ottenuto l'effetto desiderato.
-Va bene, allora chiamami quando vuoi tornare a casa.- Si allungò verso di me per darmi un bacio sulla guancia, ma io stavo già scendendo dall'auto.
-Sfuggente, la tua cuginetta.- Sentii dire all'altro ragazzo.

5 commenti:

  1. veramente,veramente bello! complimenti...molto meglio di "le mie cicatrici"! non c'è paragone,questo è molto piu scorrevole e per quanto mi riguarda è molto piu il mio genere per coome è scritto e per il carattere della protagonista!
    brava :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, devo ammettere di tenere particolarmente a questa storia, quindi sono ancora più contenta nel sentire che piace a qualcuno! L'ho iniziata un paio di anni fa, in effetti, e fin'ora non ho mai avuto il coraggio di pubblicarla, ma questo vuol dire che ho già una ventina di capitoli pronti! Per ora, come ho già scritto, ho bisogno di un po' di tempo per riposarmi e rimettermi in pari con la scuola, ma spero di riuscire a pubblicare il seguito molto presto!
      Grazie ancora :)

      Elimina
  2. Per ora ho letto solo il capitolo uno. Mi piace, perchè è scorrevole. Ho notato un paio di errori di battitura, ma nulla di grave anche perchè alla fine lo rileggerai e farai le dovute correzioni. Scrivi soprattutto in prima persona e sarei curiosa di leggere qualcosa scritto invece in terza! Comunque sia questo primo capitolo non mi dispiace, anche se in alcuni punti mi sembrava un po' prevedibile. La ragazza che cade... non so, lo immaginavo. Oppure il fatto che Damian l'avrebbe notata, immaginavo anche quello.
    Per quanto riguarda la lunghezza dei capitoli ho notato che sono molto più lunghi rispetto a quelli de "Le mie cicatrici", non mi dispiace come cosa!
    Per lo stile, ribadisco che mi piace e che essendo scorrevole permette al lettore di entrare subito nel vivo della storia. Buone le descrizioni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo rileggo subito per correggere gli errori di battitura! Sia La Casa Maledetta che il Ragazzo Maledetto sono scritti in terza persona, ma di solito preferisco la prima perché mi permette di entrare di più nel personaggio e (spero) di fare immedesimare meglio anche il lettore. Bhe, sì, devo ammettere di non essere stata molto originale.. Però, insomma, è una ragazza un po' imbranata come mille altre. In un certo senso in questo primo capitolo Katrine non è altro che una ragazza come le altre. Ok, probabilmente non mi sono spiegata bene, ma non riesco ad esprimermi a dovere senza spoilerare tutta la storia :')
      Ne sono contenta, perché in effetti quando l'ho iniziato ho ideato la storia per essere un romanzo più di quanto avessi fatto con "Le mie cicatrici", che voleva semplicemente essere una sorta di racconto a capitoli da pubblicare sul blog.
      Grazie mille, spero di non perdere questo stile (?) strada facendo, ma di migliorare.

      Elimina
  3. Bravissima...non ho parole! Ti prego non smettere mai di scrivere! <3 Adoro questo libro.

    RispondiElimina