Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

giovedì 2 ottobre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 19)


Ma non mi starà più vicino, e forse dovrei imparare a sopportarlo. Forse dovrei imparare a fare a meno del mio migliore amico, della mia metà.
Forse dovrei, ma non ora, perché per adesso fa troppo male.

Sono passati due giorni, durante i quali mi sono alzata dal letto solo quando non ne potevo fare a meno. Mamma fin'ora non è venuta a chiamarmi neppure una volta, ma quando sento dei colpi alla porta sono sicura che è lei, perché non potrebbe essere nessun altro. Perché non ho più nessun altro, e non sono neanche sicura di avere lei.
Quindi mormoro un -Avanti-, sperando in qualcosa che non so cos'è. La sento entrare, ma rimango ad occhi chiusi, e li apro solo quando avverto che si è seduta accanto a me.
-Come stai?- mi chiede. Scuoto la testa, perché non sono sicura di riuscire a parlare. Ha lo stesso sguardo abbattuto di alcuni giorni prima, e sembra quasi capirmi. Stringe le labbra, e per un attimo non parla, poi mi prende la mano e la tiene.
-Io...- esita, e sembra fare uno sforzo enorme per parlare. -Quando abbiamo perso tuo padre, Lauren, non puoi immaginare come mi sono sentita. Mi sembrava che il mondo mi fosse crollato da sotto i piedi. Mi sembrava di aver perso tutto, ogni cosa. Ma non era vero.- Mi guarda negli occhi, e i suoi sono lucidi. -Avevo te. Mi sono riscossa dal trauma solo quando una notte, mentre ero sveglia a fissare il soffitto, ti ho sentita singhiozzare. E sentivo che cercavi di soffocare i singhiozzi, che non volevi farmi sentire che stavi male, che stavi soffrendo. Mentre io non ti degnavo di uno sguardo, e pensavo solo al mio dolore. E' stato allora che mi hai dato la forza di reagire, ed è stato allora che ho iniziato a costruirmi una nuova vita.- Le lacrime le scorrono lungo le guance, come se tutto il dolore fosse racchiuso in quelle gocce di acqua salata e stesse cercando di scappare via.
-Non dobbiamo dimenticare le persone che abbiamo amato, è sbagliato. Ma non dobbiamo neanche vivere nel ricordo di qualcosa che non c'è più.
Detto questo si alza e se ne va, e io resto ferma a fissare un soffitto in cui adesso trovo scritte molte più cose.
Ad un certo punto il sole filtra attraverso la tapparella, e io decido che non posso più lasciare uscire tutto attraverso lacrime e sangue, ma ho bisogno di qualcosa che mi riempia. Quindi mi alzo, e vado a farmi una nuova vita, perché quella vecchia non era abbastanza, non era vera, non era mia.
Quella vecchia non era vita, ma apatia, e ho bisogno di qualcosa di nuovo.

2 commenti:

  1. ma è finitoooooooo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è finito, ma sono tornata solo ieri dall'Inghilterra e devo riprendermi dal viaggio! Devo anche recuperare un mese di scuola, per cui non so se avrò molto tempo libero, ma appena avrò un attimo lo sfrutterò per scrivere il seguito, promesso!

      Elimina