Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

giovedì 6 novembre 2014

La Storia di Noi. (Capitolo 3)

Capitolo 3

Appena suonato il citofono, Sara scese ad aprirmi. Mi trovò appoggiata allo stipite della porta che respiravo profondamente. Ero riuscita a calmarmi, ed ero sicura che in pochi minuti sarei anche riuscita a sorridere decentemente. Non sopportavo che qualcuno mi vedesse piangere, e lei non faceva eccezione, nonostante fosse la mia migliore amica.
In qualunque caso, vederla era un sollievo. La abbracciai con lo sguardo, e la cosa mi bastò per tranquillizzarmi, almeno un po'. Era così diversa da me, fisicamente e caratterialmente, che c'era da chiedersi come avevamo fatto a diventare amiche.
Aveva capito che c'era qualcosa che non andava, ma non me la sentivo di parlarne.
-Ho visto Damian.. Lo sai che mi fa innervosire.
-Innervosire? Direi eccitare! Sembri me dopo che ho visto Ian Somerhalder e ci ho litigato! Se non fosse che non ci ho mai litigato, e neanche l'ho mai visto..- Si fermò un attimo, sovrappensiero. -Però la sensazione dev'essere la stessa, visto che sono tutti e due dei fighi pazzeschi.- Concluse poi.
Era l'unica ragazza che non avrei ucciso dopo averle sentito dire che Damian è un figo. Anche perché sapeva che non l'avrei mai ammesso.
-E' un cretino, e lo sai bene quanto me.
-Questo non toglie che sia un figo stratosferico.- ribattè con sicurezza.
-E' la convinzione che fotte la gente, lo sapevi?- feci mentre entravamo in camera sua, anche se sapevamo entrambe che aveva ragione.
-E poi, da quando dici stratosferico?-
Ci sedemmo sul suo letto e iniziammo a raccontarci le ultime novità. Le stavo raccontando che era arrivato Fabio, quando mi bloccò.
-Aspetta, ma se i tuoi non ci sono, come hai fatto a venire?- Ecco, era arrivata la domanda fatidica.
-Ecco, io.. Veramente.. In pratica..- Cercai di prendere tempo con qualche altro avverbio come al mio solito. Diedi un'occhiata al cellulare.
-Sono già le undici, perché non andiamo a fare una passeggiata sul lungomare?- Mi lanciò uno sguardo preoccupato.
-Va bene. A proposito, mia sorella torna per l'una.. Vuoi un passaggio per tornare a casa?
-In effetti non sarebbe male, grazie.- Le sorrisi, piena di gratitudine, più che per il passaggio, perché non mi aveva assillato con mille domande su quello che avrei tanto voluto dire ma non riuscivo a buttare fuori.

Eravamo sedute su un muretto quando mi decisi a parlare.
-Oggi mi ha accompagnata Damian.. E sono stata con lui prima di venire da te..- Bloccai sul nascere le sue esclamazioni, che ero sicura sarebbero state entusiaste. -Ma non è andata bene, quindi preferirei evitare di parlarne. Va bene?
-Va bene, come vuoi... Ma se ne hai bisogno io ci sono, lo sai?
-Sì, lo so... Grazie. E lo stesso vale per te.- Le risposi con un sorriso. Era probabilmente il mio problema più grande: tentavo di dare agli altri ciò di cui avevo bisogno io.
-Andiamo a prendere un gelato?
-No, l'ho già mangiato.- Sgranò gli occhi, scioccata da me che rifiutavo di mangiare qualcosa. -Ma un cornetto non mi dispiacerebbe!- Risi, e lei rise con me, mentre ringraziavo il mio metabolismo che mi permetteva di mangiare tanto.

Arrivai a casa per le due, felice come quando ero uscita, se non fosse stato per quella nota di tristezza, o forse di rabbia, piuttosto, per la conclusione della serata con Damian. Per fortuna non ebbi il tempo di pensarci, perché mi addormentai subito.

Passarono due giorni nella noia più totale, tra i libri, l'xbox e il computer. La mattina del terzo giorno, ancora senza voglia di fare qualunque cosa, stavo giocando all'xbox, quando suonarono alla porta.
Aprii, convinta fosse Fabio, invece mi ritrovai davanti Damian. O meglio, il suo petto, considerando quanto era alto.
Alzai lo sguardo per incontrare il suo e incrociai le braccia, sperando di avere un'aria scocciata, e non scioccata. Potevo solo essere felice di essermi cambiata, quella mattina. Anche se pettinarmi i capelli non mi avrebbe ucciso.
-Che c'è?
-Buongiorno anche a te. Disturbo?
Tu non disturbi mai. -Come sempre, perché questa volta ti importa?- Volevo tornare ad odiarlo, se mai lo avevo odiato sul serio, e farmi passare quella voglia di attirarlo a me e...
-Ti ha morso una vipera?
-Ed è morta.
-Mi inviti ad entrare o dobbiamo restare qua sulla porta?
Mi limitai a spostarmi di lato per farlo passare, il che mi riportò con la mente ad un altro giorno di un'altra estate. Scacciai quel pensiero, e lo seguii in salotto, dove si era già accomodato e stava leggendo la custodia del videogioco a cui giocavo prima che m'interrompesse.
-Fai come se fossi a casa tua.-
Mi sorrise, tra il canzonatorio e lo stupito. -Ti piacciono i videogiochi?
-E' un problema?
-Facciamo una partita.- Mi guardò negli occhi. -O hai paura che ti possa battere?- Avrei voluto giocare a ben altri giochi con lui, specialmente quando mi guardava in quel modo, ma ero sempre stata competitiva.
Gli sorrisi mentre prendevo l'altro joystick e aspettavo che inserisse la modalità per due giocatori.
-Tanto vinco io.- Mi venne da ridere, a pensare che l'ultima volta che avevo detto quella frase era stata anni prima. L'avevo detta a mio cugino, in occasione di una gara.. di nuoto forse, o di corsa.. non ero molto sicura.
Bhe, non era proprio lo stesso tipo di cugino, però..
Giocammo una mezz'oretta, quanto bastava per capire che eravamo allo stesso livello.
-Non raccontare ai tuoi amici che non sei riuscito a battere una ragazza, ti prenderebbero in giro a vita,- scherzai.
-Sono bravo in un altro tipo di lotta con le ragazze,- mi disse con uno sguardo malizioso. Gli avrei risposto a tono, ma mi venne in mente l'altra sera, quando aveva detto che ero sua cugina. Si vergognava di me, e non lo sopportavo. Se c'era una cosa che odiavo di più dell'essere ignorata era quando qualcuno si vergognava di essermi amico. O qualcos'altro.
-Non dovresti fare discorsi del genere con la tua cuginetta.- Mi aspettavo una qualche reazione, invece restò perfettamente calmo. Sempre perfetto, lui.
-Ah, sì. Riguardo all'altra volta,- fece, con un tono quasi distratto -Carmine è un cascamorto, ci prova con tutte. E per tutte intendo proprio chiunque.- Alzò gli occhi al cielo -Avesse almeno un minimo di gusto. Comunque, ha abbastanza paura di me da non provarci con qualche mia parente,- concluse con un'alzata di spalle.
-E quindi gli hai detto che ero tua cugina?- Alzai un sopracciglio e incrociai le braccia sul petto. La mia espressione voleva essere un misto tra l'indifferente e lo scocciato. Probabilmente sembravo solo diffidente, o dubbiosa. O una che voleva mostrare che sapeva alzare un solo sopracciglio.
-Sì.
-Non ho bisogno che dici che sono tua cugina per tenere lontani i tipi come lui.
-Dici? E quel tipo che ti sta sempre addosso? Non mi pare che tu sia molto brava a tenerlo a bada.
-Chi?
-Quello che viene sempre da te. Credo sia un napoletano...- fece -Non mi pare il tipo da relazione seria.
Corrugai le sopracciglia, dubbiosa, ma poi, capendo a chi si riferiva, scoppiai a ridere, e la sua espressione si fece ancora più seria.
-Fabio? Non credo che sia stato con una ragazza per più di due sere di seguito.- Mi fermai un attimo a pensarci. -O forse... No, aspetta, la milanese è durata due giorni.- dissi tra una risata e l'altra.
-E lo dici così?- Adesso era semplicemente scioccato.
-Certo, come dovrei dirlo?
-Ti sta sempre addosso.
-E' il mio migliore amico, per forza mi sta sempre addosso. E poi non sono fatti tuoi.
Ignorò il mio ultimo commento, e riprese. -Da come ti abbraccia non mi sembra sia tanto interessato all'amicizia.
-Non tutti i ragazzi hanno secondi fini, sai?
-Ne sei tanto sicura, Stella?- Il suo sguardo la diceva lunga su quali fossero i suoi, di secondi fini, ed era difficile ignorarlo. Focalizzai il mio sguardo su un quadro appeso alla parete dietro di lui.
-Senti, è tardi. E' meglio se vai a casa.- Non avrei creduto mai e poi mai a quella cazzata che mi aveva raccontato. Forse, se fosse stato solo quello.. Ma non lo era, e non sopportavo di essere usata. Eppure c'era qualcosa in lui...
Mi alzai per fargli strada verso la porta e lui, con mia sorpresa, mi seguì.
-Ci vediamo presto.- Si chinò, e mi diede un lieve bacio sulle labbra stringendomi a sè. Restai ferma, incapace di spostarmi. In quell'attimo, mi parve di sentire qualcosa.
Non posso farti questo, Stella. Non di nuovo.
Si interruppe non appena allontanò le labbra dalle mie. Non ebbi il tempo di chiedergli niente, che si avviò attraverso il vialetto.
Mi sfiorai le labbra, incredula, per il bacio quanto per la voce. Che era stato? Eppure, mi sembrava qualcosa di familiare...

Seduta sul divano, sentivo il cuore battere a mille. Nonostante Damian se ne fosse andato da dieci minuti, sentivo ancora la pressione del suo corpo contro il mio e delle sue labbra sulle mie.
E poi c'era quella voce. Era come se mi avesse parlato, ma era stato nella mia testa. Che l'avessi immaginato? Vederlo tanto spesso (e subire così tanto l'influsso della sua presenza) mi aveva destabilizzato a tal punto?
Mi sembrava una reazione esagerata per una cotta adolescenziale, e anche per una delusione. Perché a quell'età doveva essere una cotta. Per forza. Anche se ultimamente non ne ero tanto sicura. Non ero più sicura di nulla, ad essere sincera.
Mi tornarono in mente quelle ali d'argento, e in qualche modo seppi che le due cose erano collegate.
Presi il computer dalla scrivania e lo portai sul divano, in modo da poter stare sdraiata mentre facevo la ricerca. Okay, nonostante tutto ero irrimedibilmente ed esageratamente pigra. Pensai a Sara, a come con tutte le sue curve cercasse di stare continuamente a dieta e fare palestra almeno tre volte alla settimana. Si lamentava spesso del suo fisico, eppure certe volte mi era difficile non esserne gelosa. Tra le curve e i capelli mori aveva un'aria incredibilmente esotica, mentre io.. Ero io. Una via di mezzo. Nient'altro che una ragazza ordinaria.
Scrollandomi di dosso quei pensieri inutili, mi collegai a internet. Cercai "ali d'argento". Forse non era proprio la parola chiave ideale, ma da qualcosa dovevo pur cominciare.
Trovai vari risultati che parlavano un po' di tutto, ad iniziare dagli angeli per finire alle fate.
Scartai quelli che parlavano delle fate: avevo sempre amato le loro storie, e da piccola avrei preferito essere una fata piuttosto che, come molte, una principessa, ma non ero così scema da darle per vere.
Anche se dopo aver sentito la voce di un ragazzo nella mia testa...
Mi concentrai sulle pagine che parlavano degli angeli, ma non c'era niente di più di quello che sapevo o che avevo letto nei libri.
Sì, mi piacevano anche i libri sugli angeli. L'importante era che ci fosse un po' di sovrannaturale. In uno di quei libri l'angelo caduto riusciva a parlare nella mente della ragazza di cui si sarebbe innamorato, ma quello che mi era successo non sembrava proprio intenzionale...
Dopo un'ora di ricerche piuttosto infruttuose, cominciai a credere di averlo immaginato. Dopotutto, chi ci avrebbe creduto?

1 commento:

  1. Ciao Valentina, muoio dalla curiositá di sapere come prosegue questo libro! Aggiornami presto! :) Sei bravissima!! Mi piace molto questo libro. <3

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