Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

sabato 8 novembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 20)


Mi infilo sotto la doccia e mi lavo di dosso la stanchezza con gli ultimi residui di sangue. Ma questa volta quando mi asciugo non sono delicata come a solito. Questa volta sfrego via l'acqua, e accetto il dolore come una sensazione che devo provare, ma che non mi costringo a provare. Perché sono io a decidere, e non una massa di sensi di colpa che l'unica cosa che mi evitano è una vita.
Prima di vestirmi mando un messaggio a Kevin.

Scusa.

 Poi mi vesto in fretta e chiamo Bryan.
-Hey. Ti disturbo? Che stavi facendo?
-Hey. No, sono a casa a fare niente.
-Ti va di uscire a fare qualcosa?
-Tipo?
-Non lo so, qualcosa.
-Okay, ti passo a prendere fra dieci minuti.
Chiudo la chiamata e scendo per le scale. In cucina prendo uno yogurt e lo mangio in attesa di Bryan. Non voglio farmi male, e non mangiare è un modo come un altro per uccidermi.
Finisco e getto il bicchiere nella spazzatura, poi lascio il cucchiaino nel lavello promettendomi di lavarlo più tardi. Vedo la macchina di Bryan fuori dalla finestra, ed esco per andargli incontro.
Mi infilo subito nel sedile del passeggero.
-Che vuoi fare?
-Ehm... Non lo so. Sei tu quello sempre pieno di idee.
-Andiamo alla partita?
-Che partita?
-Calcio. Gioca Dan, e gli avevo promesso che sarei andato a vederlo.
-Okay... Quando inizia?
-Fra un quarto d'ora.
Arriviamo allo stadio, che è un po' fuori città, appena in tempo, e quando entriamo troviamo che i giocatori delle due squadre si stanno già dando la mano. Ci sediamo in un angolo in cui ci sono un paio di posti liberi e cerchiamo Dan tra i giocatori che in divisa mi sembrano tutti uguali. Individuo una testa di capelli scuri che corre per placcare un altro giocatore e lo indico a Bryan.

Quando la partita finisce ci alziamo e andiamo fuori dagli spogliatoi per aspettare Dan. La partita è finita con un pareggio, ed è stato lui a fare l'unico goal della sua squadra. Non sappiamo se adesso ha voglia di venire con noi, ma se anche fosse stanco possiamo comunque fermarci un po' a salutarlo.
-Bravo,- gli dico appena esce dalla doppia porta, -sei stato il migliore in campo.- Glielo dico un po' ridendo, e quando mi sente scoppia a ridere anche lui.
-E quante altre partite avresti guardato prima di questa, se posso sapere?- mi chiede venendomi a mettere un braccio attorno alle spalle mentre andiamo fuori.
-Una, al bar con voi.
-Ma non te ne eri andata dopo i primi dieci minuti?
-Ma non c'entra. Dovresti accettare il complimento perché te l'ho fatto io, invece di polemizzare.
Scuote la testa sorridendo, ma si vede che è soddisfatto.
-Andiamo a mangiare qualcosa? Ho bisogno di reintegrare le calorie.
-Per me va bene.
Mi giro verso Bryan, che ha la testa china sul cellulare.
-Bryan?
-Sì?
-Ti va di andare a mangiare qualcosa?
-Certo, come volete.
-Chi è?,- gli chiedo poi facendo cenno al cellulare.
-Eric. Dice che non si sente bene.
Stringo le labbra e cerco di ingoiare il groppo alla gola, ma non ci riesco. Non ci devo pensare. Non ci devo pensare.
Ho bisogno di una vita, e non posso viverla pensando a chi non c'è più.
-Vuoi andare da lui?
Scuoto la testa per evitare di parlare. So perché me l'ha chiesto: non c'è stata una sola volta in cui Eric è stato male e io non c'ero, ma non è neanche mai successo che lui mi lasciasse, che chiudesse definitivamente con me.
Entriamo in macchina e io mi lascio cadere sul sedile posteriore. Sento il cellulare che vibra, e mi ricordo di averlo sentito vibrare anche poco prima, durante la partita, ma senza farci caso. Lo tiro fuori dalla tasca e vedo che ci sono due messaggi non letti, entrambi da Kevin. Leggo il primo.

Figurati, so' stato un po' stronzo anch'io.

Non è vero, e lo sappiamo entrambi, ma è bello che cerchi di farmi sentire meglio.

Però se ti vuoi far perdonare possiamo uscire insieme.

Sorrido, anche senza un buon motivo, perché mi viene un po' da sentire la sua voce mentre me lo dice, e il suo sguardo ammiccante con quel sorriso che dovrebbe farmi allontanare, e mi fa sembrare tutto semplice.
E le cose semplici sono bellissime, specialmente adesso.

Tipo stasera?

-Lau, a chi sorridi così?
Mi riscuoto sentendo Bryan che mi prende in giro.
-Nessuno. Quindi che si fa?
Lui torna a guardare avanti, al semaforo che si è fatto verde, e attraversa l'incrocio verso il centro del paese.
-Si va a mangiare. Perché, hai qualche appuntamento?
Mentre me lo dice il cellulare vibra di nuovo.

Alle dieci sono da te ;)

-Sì,- mormoro.

Nessun commento:

Posta un commento