Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

martedì 11 novembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 22)


Apro la porta, e mi trovo davanti Kevin con una camicia nera e jeans scuri. Sta benissimo, e mi ritrovo ad essere contenta di non essere rimasta in pantaloncini e T-shirt.
-Ciao.
-Ciao. Sei pronta?
-Sì.. Dove andiamo?- gli chiedo mentre esco e chiudo la porta dietro di me.
Mi nomina un locale in cui dice andare spesso, e io sorrido come se lo conoscessi, anche se non l'ho mai sentito nominare.
Arriviamo al locale nel giro di cinque minuti, e solo quando lo vedo mi viene in mente che Eric c'è stato spesso. Questa cosa dovrebbe farmi sentire più triste, ma cerco di scacciare il pensiero e pensare a Kevin che mi sta dicendo qualcosa.
-Parlami un po' di te.
-Ehm... Bhe, non c'è niente da dire.
-Come non c'è niente da dire? E' impossibile.
Ma è vero, non ho nulla da dirgli.
-Cosa ti piace fare?
-Leggere.
-Che genere?
-Qualunque genere. Horror, fantasy... Un po' di tutto.
-Balli? Canti?
-No. Sono stonata, e non so ballare.
-Non sai ballare? Sul serio?
-Giuro.
Troviamo degli sgabelli liberi al bancone e ci sediamo. La musica è alta, ma non così tanto da non poter parlare. Lui saluta il barista, con cui sembra essere amico.
-Cosa vuoi?
-Ehm.. Non lo so, fai tu.
Ordina due vodka tonic, poi si gira di nuovo verso di me.
-Quindi,- mi dice, e con un piede avvicina il mio sgabello al suo in modo che lui si riesca ad appoggiarsi comodamente con un piede al mio sostegno, e io al suo, -perché non balli?
Scoppio a ridere. -Perché non so ballare, mi pare abbastanza ovvio.
-Invece secondo me sai ballare, solo che ti vergogni.
-No, invece non so proprio ballare.
-Dici?
-Dico.
Il barista ci porta i due vodka tonic e lui paga. Io ne bevo un sorso e poi poggio il bicchiere sul bancone. Prima ero tranquilla, o almeno mi sembrava di esserlo. Adesso non lo sono così tanto. Sono un po' nervosa, perché lui è un ragazzo, e non sono mai uscita con nessuno, ed è più grande, e sembro piacergli, ma non so cosa vuole, e non so se gli posso dare quello che vuole.
Non so se voglio dargli quello che vuole.
Restiamo in silenzio, e ad un certo punto comincio a battere il piede sul sostegno del suo sgabello a ritmo con la musica.
-Perché sei nervosa?- mi chiede poi.
-Non sono nervosa,- ribatto subito.
Alza le sopraciglia, il piercing che sembra riflettere la luce mentre lo fa.
-Va bene, magari un po'.
-E perché?
Faccio spallucce, cercando in tutti i modi di evitare il suo sguardo.
-Sei già uscita con qualcuno, vero?
Evito di fare una smorfia, come mi capita tutte le volte che sono nervosa e non voglio dire qualcosa. -Veramente no.
-Sul serio?- Torno a guardarlo in viso, e vedo che sta per scoppiare a ridere.
-Sì, sul serio.- Sbuffo, perché sono in imbarazzo, e l'altra sera sembrava tutto più facile, e non voglio che pensi che sia una ragazzina che non sa come comportarsi con un ragazzo, anche se è così.
-E' strano.
-Perché?
-Perché... Perché sì. Sei una bella ragazza.
Roteo gli occhi e prendo un sorso di vodka tonic per evitare di rispondergli. Che posso dirgli?
-Ma non fa niente,- continua, come se non gli importasse di avere una risposta, -è bello che sia il primo ragazzo con cui esci.
-Perché avete 'sta fissazione del voler essere i primi voi ragazzi? Non volete avere termini di paragoni?- gli chiedo di scatto.
-Sono abbastanza sicuro di me stesso da dire che nessuno reggerebbe comunque il confronto con me.
-Ah sì?- Scoppio a ridere, ma non faccio realmente fatica a crederci. Si vede che è sicuro di sè stesso, e anche se questa cosa potrebbe farmi innervosire di più in realtà mi fa rilassare. Sarà il pensiero che almeno uno dei due sa cosa sta facendo.
-E cos'hai di così speciale, sentiamo?
-Tutto. Sono bello, simpatico, intelligente... Ho una lista infinita di qualità meravigliose se vuoi stare a sentirle.
Non riesco a smettere di sorridere, ed è una cosa che mi piace tanto, e non so se mi era mai successa. -Va bene così, credo di poterne fare a meno.
-Non sai che ti perdi.
Le sue ginocchia sono a contatto con le mie, e anche una parte delle cosce, e non so se è normale che ne sia così consapevole, ma non fa niente. Devo prendere le cose così come vengono, se voglio farcela.

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