Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

martedì 18 novembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 24)


Il sole mi colpisce il viso, e per una volta non lo respingo. Mi copro un attimo gli occhi, ma poi invece di volermi riaddormentare resto sveglia, e penso di provare qualcosa di molto simile alla felicità. O almeno, non ho un vero motivo per essere triste.
"Non sprecare nuove lacrime per vecchi dolori", ha detto qualcuno. Penso sia stato un filosofo greco, però non ne sono certa. Mi appunto mentalmente di andare a controllare, ma sono sicura che me ne dimenticherò come mi sono dimenticata del cucchiaino nel lavello. Chiunque sia stato, aveva ragione.
Anche se vorrei dormire ancora mi sento come se avessi perso già troppo tempo, quindi apro gli occhi e mi metto seduta sul letto a gambe incrociate. La luce entra ancora di sbieco dalla finestra, non è molto forte, ma è bastata a svegliarmi, e quando guardo fuori mi sembra tutto sveglio, tutto caldo, estivo. Mi viene voglia di andare al mare, cosa che non mi succedeva da tanto, ma so che ancora non posso.
Un giorno ci andrò, ma non oggi. Oppure sì? Non vado perché ho paura, perché non voglio che qualcuno veda il mostro che sono, che mi credo... Ma sul serio si vedrebbe così tanto? Sul serio la gente non farebbe altro che fissarmi? Sul serio sarebbe tutto così evidente?
Non ne sono sicura, ma non sono neanche sicura che continuare a pensarci mi faccia bene. Quindi mi alzo, e scendo scalza in cucina.
Mamma sta pulendo i fornelli, e si gira a guardarmi quando mi siedo al tavolo ancora in pigiama.
-Buongiorno,- le sorrido quasi, e si vede che anche lei sta bene.
-Giorno. Successo qualcosa?
Faccio spallucce. -Niente di che. Ho fame.
Non dice niente, ma per un attimo lascia i fornelli e mi mette in tavola un pacco di pancarrè, un barattolo di nutella e un coltello. Spalmo un bel po' di nutella su un pancarrè e lo mordo, mentre lei finisce di pulire. Quando ha fatto, si siede con me al tavolo.
-Ieri sera sei uscita con Eric?
Scuoto la testa.
-Bryan?
-No, era un ragazzo che ho conosciuto mentre eri in viaggio.
-State insieme?
-Ieri è stata la prima volta che siamo usciti.

-Dove sei?
-A casa, Bryan, dove posso essere?
Sono le tre, e mi ha appena chiamato Bryan. Sono piuttosto sicura che voglia sapere qualcosa di ieri sera, ma non è questa la prima cosa che mi chiede.
-Cambiati, ti passo a prendere fra dieci minuti.
-Ok, ma dove andiamo?- Faccio per chiederglielo, ma mi accorgo che ha già riattaccato.
Mi rassegno e salgo in camera per infilarmi un paio di sandali e prendere la borsa.
Quando sento un clacson che suona in strada sono già pronta ed esco subito per raggiungere Bryan in macchina. Dan non c'è, e siamo solo noi due.
-Allora?- mi chiede appena mi siedo accanto a lui.
-Allora cosa?
-Com'è andata ieri sera?
-Bene.. Mi ha portata in un locale carino, abbiamo bevuto qualcosa, e siamo stati lì a parlare tutta la sera. Quando ti ho scritto ero appena tornata.
-Non hai bevuto tanto, vero?
-No, tranquillo.
-E di che avete parlato?
-Bho, un po' di tutto.
-E ti ha baciata?
-No. Cioè, era la prima volta che uscivamo, non è come se stessimo proprio insieme...- comincio a sciorinargli una serie di scus... ehm... di motivi, e non sono sicura di sapere se sono per lui o per me.
-Hey, hey, hey!- Mi ferma, -Guarda che va benissimo. Mi sarei preoccupato di più se ti avesse baciata. Così vuol dire che ha intenzioni serie, almeno un pochino. E se non è così Eric può comunque andare a prenderlo a pugni.
Stringo le labbra finché l'impulso di scoppiare in lacrime non mi passa, poi cerco di ignorare l'ultima frase. -Quindi...- ingoio il groppo che ho in gola -è una cosa buona?
-Sì che è una cosa buona, rilassati.
-Okay..
Passano vari minuti durante i quali continuiamo a girare in macchina, ma non riesco a capire dove stiamo andando, quindi lo chiedo a Bryan.
-Da nessuna parte, era giusto per fare un giro insieme.
-Ah, ecco.- Penso a qualcosa da dire. -E tu, con le ragazze?
Lo sento esitare, un po' come me quando ha parlato di Eric.
-Niente di che. Non mi interessa nessuna.
-Come non ti interessa nessuna? Eddai! Non puoi restare single mentre io, proprio io,- e sappiamo entrambi cosa voglio dire -esco con qualcuno!
-Non ho trovato la persona giusta,- mi dice mentre si ferma ad un incrocio. -Quando succederà sarai la prima a saperlo, promesso.
Mi fa l'occhiolino per rassicurarmi, ma non ci casco. Deve essergli successo qualcosa, ma non so cosa.
-Bryan...
-Allora, quando mi presenti questo ragazzo? A proposito, come si chiama?
-Kevin... E perché te lo dovrei presentare?
-Perché uscite insieme. 
-Ma ancora non è niente di serio.
-E allora? Lo voglio conoscere.
Siamo arrivati sul lungomare, e vedere la spiaggia mi ricorda i pensieri di stamattina. Mi ucciderebbe così tanto andare al mare?
-Hey, quanto tempo è che non andiamo al mare insieme?- chiede Bryan all'improvviso come se mi avesse letto nel pensiero.
Oh, solo sette anni e qualche mese, penso. -Troppo,- mormoro invece.
-Dovremmo andarci. Che ne dici di domani mattina?
-Io...- esito, perché voglio farlo, ma ho paura. -Non so sinceramente.
-Perché? Hai il ciclo?
Scuoto la testa. Se gli dico di no, non devo avere scuse.
-Allora andiamo. Ti passo a prendere per metà mattinata, e se vuoi possiamo andare dove non c'è tanta gente.
-Dove non c'è nessuno sarebbe ancora meglio.
Scuote la testa, perché so che non riesce a capire questo mio bisogno di nascondermi, ma lo accetta. Mi accetta.
-Va bene, allora andiamo,- dico a voce così bassa che non sono neppure sicura che mi abbia sentito.
-Però... Ecco, Bryan...- mi viene un po' da ridere, ma comunque devo dirglielo. -Non ho un costume.
-Cosa?!
-Non ho neppure un costume da bagno. Sono anni che non vado al mare,- ammetto.

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