Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

mercoledì 3 dicembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 26)


-Quindi quando vi vedete?- mi chiede Bryan mentre parcheggia davanti a casa mia. 
Lancio un'ultima occhiata al cellulare che ho ancora in mano.
-Mi ha chiesto se domani pomeriggio sono libera,- gli dico. Ho voglia di vedere Kevin, sì, ma ho specialmente voglia di passare del tempo con Bryan.
-Domani dobbiamo andare al mare... Ma non è molto carino dirgli di no...
-Gli chiedo se si può fare domani sera?
-Mmm... No, chiedigli se vuole venire con noi.
-Al mare? Con noi? Non credo sia una buona idea.

Sul tardi, magari? Perché avrei un impegno
con un mio amico.

Premo invio, senza aspettare che Bryan mi faccia cambiare idea.
-Ti vergogni a farti vedere in costume?
Non ha senso mentirgli. -Sì.
-Ma lo sai che un giorno potrebbe succedere, vero? Che potrebbe vederti anche senza costume. Voglio dire...
-Sì, lo so. Ma sinceramente per ora preferisco non pensarci. Magari un giorno mi passerà.
Non aspetto altro. Non aspetto altro che diventare normale, che smettere di avere problemi che la gente normale non ha, che le altre ragazze non si pongono, perché la risposta per loro è ovvia. Perché non hanno bisogno di pensarci.
Perché sono giuste, mentre io no.
-Va bene. Senti, se hai bisogno di parlare...
-Sei qui, lo so.- Gli do un bacio sulla guancia. -Vuoi entrare?- gli chiedo poi facendo cenno a casa mia.
-No, adesso mi vedo con Dan. Vuoi venire?
-No, resto a casa a riposarmi. Ci vediamo domani!
-Ok, ti passo a prendere verso le dieci.

Rientro in casa e mi infilo subito sotto la doccia. Mi asciugo, e non sfrego troppo forte sulle cicatrici, non come se volessi farmi male, ma non faccio neanche come se toccarle bastasse per uccidermi.
Vado in camera con l'intenzione di provare il costume, ma all'ultimo momento cambio idea. Mi vesto, e mi limito a lavarlo e stenderlo al sole.
Sul terrazzo la luce mi colpisce gli occhi, e non posso fare a meno di pensare a tutte le volte che Eric mi ha detto che gli occhi grigi, come i suoi occhi azzurri, sono troppo sensibili alla luce per andare in giro senza occhiali da sole. Ma io ho continuato a non ascoltarlo, e lo faccio ancora adesso. Magari sbaglio, ma di sicuro non posso cambiare idea proprio ora che lui non è qui a dirmelo.

Sento il campanello che continua a suonare, e mi scuoto dal sonno. Solo quando apro gli occhi capisco che è mattina, e che ieri sera mi sono addormentata sulla rivista che stavo leggendo. Sento il viso tutto stropicciato, e solo quando il campanello continua a suonare penso ad alzarmi.
Scendo le scale ancora fin troppo addormentata, e quando apro la porta mi trovo davanti Bryan.
Mi guarda perplesso. -Lauren. Dobbiamo andare in spiaggia. Lo sai, vero?
-Già?
-Sono le dieci e mezza.
Mi strofino gli occhi e cerco di trattenere uno sbadiglio.
-Mi cambio e arrivo. Fai come se fossi a casa tua,- gli dico indicandogli il salotto.
Salgo al piano di sù, mi lavo e poi prendo il costume. Lo metto, un po' nervosa perché sono sette anni che non ne uso uno, ed è strano. Ma quando lo infilo mi va perfettamente, e sembra coprirmi bene, e vedermelo addosso non è così sbagliato come pensavo.
Prendo un prendisole dall'armadio e infilo le infradito, poi raccolgo la borsa da terra e raggiungo Bryan al piano di sotto.
-Possiamo andare!
-Era ora. Penso sia la prima volta che ti trovo che dormi ancora. Di solito sei la prima a svegliarti,- mi dice mentre entriamo in macchina.
In effetti ha ragione. Anche quando andavamo tutti insieme a dormire a casa di Eric, o organizzavamo una qualunque uscita per cui dovevamo essere pronti di mattina presto, io ero sempre la prima ad essere pronta.
-Ho letto fino a tardi ieri sera.
-Che libro?
-Una rivista... Una rivista di moto.
-Sul serio?
Annuisco. Dall'incidente ho lasciato perdere la passione per le moto, guardandole con odio, o meglio, con paura, ma ho deciso che se devo lasciare tutto alle spalle non posso tenermi questo peso.
Ho amato le moto, erano il mio legame con papà, e non voglio perderlo. Quindi ieri pomeriggio sono andata in edicola, e ho comprato la rivista che prendevamo tutte le settimane fino al giorno dell'incidente. Ho cominciato a leggerla appena tornata a casa, e tutte quelle parole sui motori, che in quanto ragazza avrei dovuto trovare noiose, mi hanno fatto sentire a casa. Era un po' come parlare con mamma, o abbracciare Eric, o stare con Bryan, o parlare di nuovo con papà.

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