Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

venerdì 12 dicembre 2014

Le mie cicatrici. (Capitolo 27)


La sabbia è morbida sotto i piedi, ed è una sensazione che non sentivo da tanto tempo. Sfilo il prendisole dalla testa e lo metto nella borsa, mentre poggio l'asciugamano sulla spiaggia e le infradito lì accanto.
Guardo il mare, cerco di concentrarmi su tutti quei particolari che avevo quasi dimenticato. Il rumore delle onde che fanno avanti e indietro sul bagnasciuga. I piedi che affondano nella sabbia. Il profumo del sale marino. I gabbiani che urlano in lontananza. Cerco di pensare a tutto questo, per non pensare al fatto che sono troppo nuda nonostante non sia in casa, e che gli altri potrebbero vedere qualcosa di sbagliato in me, anche se non sono più sicura di cosa.
Il mare è calmo, cristallino, tanto che riesco a vedere la sabbia fine e i sassi che ricoprono il fondo. Sono venuta qua alcune volte, durante questi anni, ma è sempre stato d'inverno, e tutto ciò che riuscivo a vedere era la schiuma bianca delle onde e un verde acqua sporco che sembrava un po' rispecchiare come mi sentivo. Arrabbiata col mondo, con me stessa, ma senza poter fare nulla per cambiarlo, per migliorare, per riprendermi la mia vita, se non continuare a distruggerla, come a sentire che avevo ancora un po' di potere su me stessa.
Non posso fare a meno di sperare che il mare mi rispecchi anche in questo momento, che io sia calma e cristallina come lui. Che mi sia ripresa il controllo, anche senza accorgermene.
Sento una mano calda che mi si posa sulla schiena nuda, e solo adesso mi torna alla mente che sono venuta qua con Bryan. Che io, a differenza del mare, non sono sola. Faccio un respiro profondo e mi concentro sul contatto della sua mano sulla pelle nuda. E' una bella sensazione, e non fa paura come pensavo, ma forse è perché è mio amico, perché mi fido di lui. Ripenso a quanto era bello quando Eric mi teneva per mano, a quanto mi sentivo completa, a quanto quel contatto mi facesse stare bene.
Ma Eric non c'è più, e un giorno dovrò realizzarlo sul serio. Perché quella sera è stata l'ultima volta che abbiamo parlato, che ci siamo tenuti per mano, che ha posato le sue labbra sulle mie e mi ha detto che mi voleva bene.
Di colpo ritorno alla realtà, ritorno a Bryan e al mare, e ad una me che dovrebbe stare bene con sè stessa, ma che in fondo è sempre la stessa.
-Ti va di fare una nuotata?,- mi chiede Bryan, spingendomi verso il mare.
-Okay.
Non si dimentica come nuotare, giusto? Almeno lo spero, perché dopo sette anni sarebbe difficile ricordarlo.
Mi avvicino alla riva e affondo i piedi nell'acqua, sentendola fresca. Mi immergo fino alla vita, e sembra tutto più freddo, e sento le cicatrici che bruciano, però è un bruciore che accolgo con piacere. Perché mi sembra il bruciore della guarigione, e spero tanto di avere ragione.
Mi fermo a fissare l'orizzonte lontanissimo, mentre Bryan si butta in mare. Lo seguo tuffandomi e nuotando sott'acqua finché non mi manca il fiato. Riemergo, e prendo un respiro profondo.
Non penso più al bruciore, ma solo a quanto mi piace stare in mare, con l'acqua che mi tiene a galla e solo il rumore delle onde a farmi compagnia. Ed è incredibile come anche essendo con Bryan mi senta così sola, e non capisco se è positivo o negativo. Mi sento sola perché non mi posso fidare di lui, o perché mi sta lasciando riconciliare con i miei problemi?
Smetto di nuotare a dorso e mi giro verso Bryan, che mi guarda dalla riva. Mi sta lasciando riconciliare con i miei problemi, decido, e lo fa perché mi vuole bene.
Ma se voglio riconciliarmi con i miei problemi, devo anche riconciliarmi con gli altri. E, cosa più importante, con me stessa.
Adesso so che la colpa non è stata mia, e che non sono il mostro che credevo, ma ci sono ancora delle cose che devo sistemare.
Devo far sapere a mamma che le voglio bene. Devo accettare che si sia innamorata del padre di Eric. Devo capire cosa provo nei confronti di Eric. Devo sapere che se voglio continuare ad uscire con Kevin, o se voglio chiudere tutto.
Devo fare tutte queste cose. Con i miei tempi, e magari con un po' di sostegno da parte delle persone che mi vogliono bene. Perché non sono sola, e devo ricordarlo. Perché non sono un mostro, ma se voglio dimostrarlo devo prima crederci.

Nessun commento:

Posta un commento