Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

domenica 15 febbraio 2015

La Casa Maledetta (Scena extra San Valentino)

So che è già passata la mezzanotte e non è più San Valentino, ma non sono riuscita a finire di scrivere prima. (È anche il mio onomastico, in effetti, e ho passato la serata in famiglia). Se vi va di leggerla, comunque, qui trovate un po' di Cam e Helen!

Helen era ancora sveglia a letto, guardava il soffitto, quando sentì il cellulare squillare. Lo raccolse da terra, dove l'aveva lasciato cadere appena tornata a casa, e rispose senza guardare lo schermo. Le bruciavano gli occhi con tutta quella luce dopo aver fissato per tanto tempo il buio.
-Vieni fuori,- le disse la voce di Cam.
-Che succede?- gli rispose lei scendendo le scale.
Aprì la porta e se lo trovò davanti in jeans e maglietta, bellissimo come sempre. Lei era ancora in pigiama, ma lui la attirò a sé e la baciò.
-Cambiati e prepara la valigia per qualche giorno, andiamo in un posto.
-Adesso? Ma è l'una di notte!
-Sbrigati, altrimenti lo faccio io,- la minacciò trascinandola per le scale.
-Abbassa la voce, i miei dormono.
Si cambiò in fretta e infilò qualche vestito e le cose essenziali nella valigia più piccola che aveva, poi lo raggiunse giù in salotto.
-Devo avvertire i miei.
-Lo sanno già. Andiamo, altrimenti facciamo tardi.
-Ma tardi per cosa?!
-Sbrigati e basta!
La trascinò fuori e la portò subito all'aeroporto.

domenica 8 febbraio 2015

Come me.



Le onde si calmarono di botto, e mi buttai nel mare. Continuai a nuotare finché non mi sembrò di essere senza fiato. Allora, invece di risalire, andai più a fondo. Non mi sentivo ancora abbastanza me stessa.
Occorsero quelli che mi parvero parecchi minuti, prima di riuscire a respirare l'acqua che mi era attorno. Il mio corpo era cambiato: alle lunghe gambe si era sostituita una coda arcobaleno e invece di respirare col naso usavo le branchie che erano al lato del collo.
Mi sentivo me stessa, finalmente.
Sentii lui che urlava dalla riva e risalii verso la superficie. Alzai le mani per farmi notare, come se stessi affogando e avessi bisogno di lui. Il ragazzo si gettò subito in mare e mi raggiunse in pochi minuti. Era veloce, se si voleva parlare in termini di velocità umana. Per me non era nulla, ma comunque...
Quando arrivò a me fece per prendermi tra le braccia, ma andai a fondo, in modo che per farlo dovesse seguirmi. Non gli lasciai neppure il tempo di pensare.
Lui ovviamente mi seguì, e quando fummo ad appena un metro sotto la superficie lo attirai a me e lo baciai. All'inizio fece resistenza, ma bastarono pochi secondi perché si lasciasse andare e ricambiasse il bacio. Mi strinse le braccia attorno alla vita e io lo attirai ancora di più a me mettendogli le mani dietro la nuca. E pian piano lo facevo scendere, finché non capì di non avere più ossigeno.
Cercò di dibattersi e risalire, ma io continuai a tenerlo sotto di me. A tratti sembrava lasciarsi andare, poi riprendeva a combattermi. La lotta durò parecchi minuti, e alla fine lo fermai con un bacio.
Lo lasciai andare, e prese la sua prima boccata d'oceano.
Pochi secondi dopo mi guardava ad occhi spalancati. Sono come te, disse in un sussurro, respirando l'acqua marina che adesso sapeva essere la sua vita.


Il blocco dello scrittore è passato, per fortuna! Comunque, perché non passate a trovarmi anche nel mio nuovo blog, che ho creato da poco con una mia amica?
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