Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

martedì 17 marzo 2015

La Protagonista. (Capitolo 1)

Buonasera bellezze! So di essere scomparsa nell'ultimo mese, ma tra scuola e altre cose ho avuto tantissimo da fare. Però sono tornata, e stavolta per restare, giuro!
Come dimostrazione della mia buona volontà ho portato il primo capitolo della nuova storia che ho in mente da un po'. Spero tanto che vi piaccia, perché mi sono appassionata a scriverla (sai che novità) e ho già qualche capitolo pronto per essere pubblicato e sottoposto al vostro giudizio. Che detto così mi ricorda molto la pena di morte e Robespierre (sono ancora sotto l'influenza dell'interrogazione di storia, capitemi).
Comunque, adesso la smetto di essere logorroica e vi lascio a leggere il capitolo.
Aspetto i vostri pareri, enjoy your reading!



La Protagonista - Capitolo 1

Scendo in cucina strofinandomi ancora una volta gli occhi assonnati. Faccio colazione velocemente nel salotto silenzioso mentre leggo qualche pagina del libro che mi è arrivato ieri. Non mi emoziona tanto, ma magari è perché è solo l'inizio. O forse perché sono troppo presa dalla storia che sto scrivendo, come mi capita spesso.
I miei sono già usciti, quindi ho la casa tutta per me. Di solito mi piace, ma oggi non ho voglia di stare rinchiusa, specialmente con questo sole che comincia a scaldare anche il clima freddo della Sila.
Quindi salgo per le scale, metto gli occhiali e infilo un paio di jeans e una maglietta a maniche corte di cotone (che finalmente posso usare senza poi tornare a casa raffreddata), prendo il quaderno con una penna blu dal comodino dove l'ho lasciato ieri sera ed esco.
Cammino per il bosco in cui qualcun altro si perderebbe, ma che io conosco benissimo. Non c'è nessuno, come sempre durante la settimana. Nel weekend si riempe di turisti che credono di essere esperti della Sila perché si inoltrano per un paio di metri dal confine tra i boschi e la strada. Sono più che altro un fastidio per quest'ambiente incontaminato, perfetto così com'è senza uomini a rovinarlo, ma ovviamente nessun uomo vuole ammettere che c'è qualcosa che in realtà sta meglio senza il suo cosiddetto contributo. Quindi vengono qua, buttano carte, lasciano bottiglie vuote e fanno di tutto per distruggere il posto.
Comunque, per fortuna qua non arrivano neppure nei weekend più affollati, fatta eccezione per qualche raro caso. Continuo a riflettere sui turisti antipatici finché non arrivo nella mia radura e di loro non importa più nulla.

Sono in una parte del bosco in cui non va mai nessuno, e gli alberi sono così fitti che non ti aspetteresti di vedere uno spazio aperto proprio qua. Ma c'è. Un albero sul bordo è caduto, e il tronco continua a crescere anche per terra mentre le radici sembrano dilatarsi verso il cielo, come a pregare qualcuno che sta lassù di farle tornare al proprio posto. Lo spazio luminoso al centro ha un diametro di parecchi metri, ma è appoggiata al tronco  caduto che mi siedo, col quaderno sulle ginocchia per scrivere. Il sole mi arriva sul viso e sul quaderno, scaldandomi e scaldando anche le pagine come se fossero vive.
Fisso per alcuni momenti la pagina bianca, poi guardo il cielo azzurro e infine gli alberi verde vivo che mi circondano. Sento l'erba umida sotto di me.
In un qualche modo tutto contorto, tutto mio, questo mi fa pensare agli elfi. Elfi alti, belli, magici e simpatici. Sbatto le palpebre e inizio a scrivere.
Scrivo una storia nuova. Di cui, decido a costo di sembrare egocentrica ai miei stessi occhi, sarei stata la protagonista.
Sarebbe stata una storia d'amore, d'amicizia, di magia e di mille altre cose che ancora non sapevo. E ci sarebbe stato un elfo. Un elfo un po' particolare, stavolta. Alto più di un metro e ottanta, con gli occhi completamente verdi e i capelli neri. Solo facendoci attenzione si sarebbe potuto notare che in realtà i capelli erano verdi come gli occhi. La pelle era chiara, sembrava solo leggermente abbronzata. E poi avrebbe avuto qualche altra particolarità, a cui ancora non avevo pensato.
Però non sono così sicura che si sarebbe innamorato della protagonista, innamorato di me. Sarebbe stata solo una ragazza come tutte le altre, dai capelli biondo scuro e gli occhi castano chiaro, ordinaria. Avrebbe portato perfino un paio di occhiali dalla pesante montatura verde scuro. Sarebbe potuta nascere un'amicizia, o forse ci sarebbe stato un nulla. Si sarebbe deciso con l'avanzare della storia.
Comunque, in qualunque caso, si sarebbero incontrati nella radura, nella mia radura. E lui le avrebbe aperto gli occhi, le avrebbe mostrato un mondo tutto nuovo che in realtà esisteva da millenni, da molto prima del mondo umano.
Ci sarebbe stato un cattivo che avrebbe vinto o perso. Non sapevo neppure questo.
E un lieto fine. O forse no. In effetti, ho scoperto da poco che non tutte le belle storie hanno un lieto fine. A volte, un lieto fine non fa semplicemente parte della storia. Può capitare.
Scrivo ancora, finché non è tardi e sento gli occhi stanchi. Poggio la testa al tronco dietro di me godendomi il silenzio che mi circonda.
Quando riapro gli occhi il sole sembra essere più alto nel cielo, quindi mi alzo per tornare a casa. Sul bordo opposto della radura trovo un soffione. Lo prendo e soffio via tutti i semi.
-Vorrei che fosse tutto vero,- dico, e per un attimo ci credo sul serio. Poi mi lascio scivolare lo stelo fra le dita e continuo la strada verso casa.

I miei non sono ancora a casa, quindi decido di mettermi a preparare qualcosa per pranzo. Prima che che arrivi in cucina squilla il telefono.
-Pronto?
-Milla?- Alzo gli occhi al cielo anche se non mi può vedere. Odio quando mamma mi chiama così.
-Sì.
-Io e papà restiamo a pranzo qui. Abbiamo ancora del lavoro, e non ne vale la pena fare avanti e indietro.
-Okay. A che ora tornate stasera?
-Non lo so. Ce la dovremmo fare per le sette e mezza, otto al massimo.
-Va bene, a dopo.
-A dopo amore, un bacio.
-Baci,- dico di sfuggita prima di chiudere il telefono e poggiarlo sul tavolino.
Guardo la cucina, chiedendomi per un attimo se dovrei mangiare qualcosa per pranzo. Ma sono troppo pigra per cucinare, quindi decido che non ne vale la pena e prendo solo il quaderno dal divano per portarlo in camera. Arrivata lì lo lascio cadere sulla scrivania.
Gli elfi non esistono, non sono simpatici e non fanno compagnia alle ragazze che abitano fuori dal mondo come me. Dovrei rassegnarmi ed imparare a convivere con la realtà, invece di continuare a vivere in quello che in pratica è un altro universo.
Ma non ci riesco, e non so proprio come distrarmi. Un altro dei lati negativi di vivere in un posto del genere, senza vicini nel raggio di kilometri, specialmente d'estate quando non c'è neanche la scuola a distrarmi. Afferro il libro di stamattina, sperando che mi prenda di più.

3 commenti:

  1. Ciao, ho scoperto il tuo blog tramite la blogger league, ne faccio parte anch'io ^_^ Mi sono iscritta tra i tuoi lettori fissi. Se ti va di venirmi a trovare sul mio blog e iscriverti tra i miei lettori mi farebbe molto piacere. Mi trovi qui: http://camminando-tra-le-pagine.blogspot.it/
    Ciaoo Frency ^_^

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  2. Che bello questo primo capitolo. E' scritto in prima persona e secondo me è prositivo così mi immedesimo meglio <3
    Appena ho un attimo proseguo ^_^

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    1. Grazie, sto facendo il possibile per essere coinvolgente nel modo di scrivere, ma... non so come si fa sinceramente xD Spero ti piaccia anche il seguito <3

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