Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

domenica 22 marzo 2015

La Protagonista. (Capitolo 2)



Capitolo 1: qui

Capitolo 2

Butto il libro sul tavolino che ho davanti. Fa schifo, dovrei ammetterlo e basta. E sono troppo nervosa per cercare un nuovo libro, continuare a scrivere quella stupida storia senza senso e senza speranze o fare qualunque altra cosa.
I miei ieri sono tornati alle otto e mezza, quando la cena era già in tavola e raffreddata da un pezzo e io avevo cominciato a credere che volessero mangiare fuori. Poi ovviamente erano troppo stanchi per parlare, tanto per cambiare. So che lavorano per me, che mi amano... Ma non mi piace questa situazione. Sono entrambi fuori tutto il giorno, e io finisco per essere quasi un pensiero secondario. Spero solo sia un periodo che passerà in fretta.
Infilo i leggins neri, una canotta gialla e le scarpe da tennis, poi metto le chiavi nel vaso da cui partono le rose che circondano l'arco sulla porta, per averle a portata di mano al mio ritorno. Prendo un respiro profondo mentre scelgo il percorso da fare correndo e opto per il solito, perché è l'unico che può rilassarmi quando sono così nervosa.

Corro per quelli che mi sembrano almeno quaranta minuti, prima di trovarmi nella radura e scegliere di fermarmi un po'. Sono sudata, un po' stanca e i pensieri sembrano essersi calmati, per fortuna. Mi sdraio al centro della radura, proprio sotto il sole, poggio gli occhiali accanto a me e chiudo gli occhi. Mi potrei addormentare, se non sentissi ancora tutta questa energia repressa che ho bisogno di sfogare. Quaranta minuti non sono mai stati abbastanza per scaricarmi, ma prendere il sole in mezzo alla foresta, sull'erba morbida, è troppo rilassante perché mi alzi subito.
Non so quanto tempo è passato quando mi pare di non sentire più il calore del sole sulla pelle e apro gli occhi aspettandomi di vedere delle nuvole che prima non c'erano a coprirlo.
Invece delle nuvole, vedo la sagoma sfocata di qualcuno. Spalanco gli occhi e metto subito gli occhiali, alzandomi di scatto. E mi trovo davanti... Sbatto le palpebre, ma è ancora lì. Pulisco gli occhiali con il bordo della canotta, come se fosse colpa loro, poi li rimetto e continuo a sbattere le palpebre. È un'allucinazione? Sta per scomparire?
Non capisco cosa succede, perché quello che ho davanti, che mi guarda a braccia conserte aspettando qualcosa che non so, è l'elfo di cui ho scritto solo ieri sul mio quaderno.

-Tu... Tu...- balbetto, incapace di formare una frase coerente. -Tu non sei vero,- dico alla fine. -Chi sei?
-Sono Kye.
-Ma... Tu non sei vero,- ripeto.
-Sono vero quanto te.- Si acciglia e muove un passo verso di me, ma io mi allontano. Mentre china la testa da un lato il sole fa brillare i riflessi verde smeraldo dei capelli. Trattengo il fiato.
-Tu non puoi essere vero. Io ho scritto di te sul mio quaderno, e basta! Non ci ho neanche messo il tuo nome, non l'avevo deciso!
-Hai desiderato che fosse tutto vero. E il tuo desiderio si è avverato. E, ricordati, certe cose si decidono da sé.
-Ma... È impossibile,- ripeto ancora una volta, come se dirlo possa cambiare le cose. Faccio un passo in avanti. Non posso crederci. Certe cose non succedono nella realtà. Non succedono a me. Non succedono e basta.
Lo osservo bene, dalle orecchie leggermente a punta agli indumenti verde-foglia. È esattamente come lo avevo immaginato, forse perfino più bello.
-Tu sei qua,- sussurro.
Annuisce. I suoi zigomi alti.
-Sei vero.
Annuisce ancora. Gli occhi verde intenso.
-E quindi lo è anche tutto il tuo regno.
-Esatto.- I capelli scuri, con quelle sfumature verdi che non possono essere reali.
-E anche ciò di cui non ho scritto ancora.
-Certe cose si scrivono da sole. La storia, in effetti, era già tutta scritta quando hai messo nero su bianco la prima parola.- La voce profonda.
-Ma si può cambiare.
-Non lo so. Forse tu, la puoi cambiare.- Quel corpo alto, fine, duro.
Mi lascio cadere a terra. Non sono sicura di poter sopportare tutto questo.
-Forse è un bel po' da sopportare tutto in una volta.- Si siede a gambe incrociate davanti a me. I suoi movimenti fluenti, come se fosse perfettamente a suo agio col suo corpo.
Ci penso per un attimo, prima di realizzare che, effettivamente, è perfettamente a suo agio col suo corpo. L'ho deciso io.
-È decisamente troppo da sopportare in una volta. Voglio dire, non mi aspettavo sul serio di trovare un elfo... di trovare te... Non ci ho mai neanche creduto negli elfi, neppure quando ero piccola! Saranno anche bellissimi o cos'altro, ma sono finti! Siete finti!
-Grazie,- dice lui, ma un angolo della bocca gli si alza in un sorriso.
-Scusa,- mormoro. -Solo che è troppo strano.- Mi allungo a toccargli una mano, ma mi ritraggo non appena lo sfioro. -E non dovrei riuscire a fare questo.
Lo guardo negli occhi. Come può essere qui? Era un soffione, non una porta su un altro mondo! Ma mi prende la mano e intreccia le dita alle mie, e comincio a pensare che forse era sul serio una porta su un altro mondo. Ritraggo anche la mano e me la stringo in grembo con l'altra.
-Ma quindi...- Cerco di elaborare le cose che mi ha detto fin'ora. Sono state poche frasi, ma significano fin troppe cose. -Quindi tutta la storia è già scritta?
-Si sta scrivendo.
Continuo a riflettere.
-E tu come lo sai? Come sai tutte queste cose?
Si stringe nelle spalle. -Nello stesso modo in cui sono qui.
-Ma io non l'ho scritto.
-Non hai scritto neanche del nostro primo incontro. O meglio, non hai scritto come succedeva. E neanche di questo tuo shock nell'incontrarmi.
-Ma... È impossibile! Sarò anche con la testa altrove, ma non al punto di non saperlo. Non è proprio fattibile. Hai presente la scienza? Quella cosa che spiega tutti i fenomeni naturali? Ecco, questo non lo spiega.
Si stringe ancora una volta nelle spalle, e mi viene da chiedermi come fa un personaggio creato da me ad avere un vizio così brutto. -Io sono qua, e questo si spiega da sé.
-Non credo proprio.
Sbuffa. -Vorrei sapere come ho fatto a nascere dalla mente di una persona così razionale. Guardami!,- esclama indicandosi.
-Cos'hai che non potrebbe essere nato dalla mia mente?
-A parte tutta questa perfezione?
Alzo le sopracciglia, scioccata. -Stai scherzando?
Sorride, e non capisco se mi prende in giro o è serio. -Forse.
-Quindi io avrei scritto quella mezza pagina, poi espresso il desiderio che fosse tutto vero, e siete comparsi tutti quanti?
China di nuovo la testa da un lato prima di rispondermi, come se mi stesse osservando bene. Mi ricorda qualcosa, ma non riesco a capire cosa. Forse ho semplicemente avuto dentro il pensiero di lui troppo a lungo perché possa sembrarmi nuovo.
-Non è come se fossimo comparsi tutti in un attimo, così. Siamo diventati reali.- Si inumidisce le labbra, mentre forse pensa a come farmi capire bene quello che vuole dirmi. -È come se fossimo stati in un'altra dimensione, e lì fossimo esistiti esattamente come siamo arrivati qua. Di conseguenza con tutti gli anni alle spalle, tutta l'eternità nel caso di alcuni, tutte le esperienze e... Insomma, così.
Esito. Non sono così sicura, ma... -Credo di aver capito,- mormoro.
-Bene.
È incredibile quanto sia bello. È... È quello che avevo sempre immaginato.
O meglio, il suo aspetto lo è, ma, ripensando al modo in cui china la testa o si stringe nelle spalle, realizzo che non conosco il suo carattere. Posso averlo creato io, ma in realtà non so niente su di lui.
Lui alza lo sguardo verso il cielo, come a cercare qualcosa, poi torna a guardarmi. -Credo che tu debba tornare a casa. È passata almeno un'ora da quando ti sei fermata qua.
-E come lo sai?
Si stringe di nuovo nelle spalle.
-C'è la possibiltà che ti picchi se lo fai un'altra volta. Giusto per dirtelo, eh.
Sorride, e quando fa così sembra che sia tutto facile per lui. Si alza in piedi e mi tende la mano. -Andiamo, ti accompagno a casa.
Mi alzo senza prendere la sua mano. -Posso andare da sola.
-Lo so che puoi, ma ti voglio accompagnare.

2 commenti:

  1. Adoro questa storia!!!! Da ora in poi soffierò a tutti i soffioni dopo aver espresso un desiderio. Vedi Valentina, è questa la magia dello scrittore: fare delle cose impossibili, possibili, vere. Far credere al lettore che non sia una finzione. E ci sei riuscita benissimo.

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    1. Grazie mille, sei troppo gentile :3 Grazie, spero di essere all'altezza di tutti questi complimenti, ma sappi che ancora non mi considero una scrittrice... Anche se spero di poterlo essere un giorno.

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