Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

mercoledì 8 aprile 2015

La Protagonista. (Capitolo 3)

Camminiamo fino a casa mia in silenzio, la mia mente piena di domande ma vuota allo stesso tempo. Gli ho detto di non seguirmi, che potevo andare da sola, ma non mi ha voluta ascoltare e mi ha camminato accanto comunque.
Davanti alla porta mi chiedo se dovrei invitarlo ad entrare. È raro che esca con dei ragazzi, quando succede è con qualche amico, ma è ancora più raro che mi accompagnino a casa, considerando che vivo piuttosto isolata da tutto e tutti. E poi, anche quando mi accompagnano, non mi sento mai in dovere di invitarli dentro. Con lui, forse perché è... bhe, perché è lui, mi sento quasi in dovere di chiedergli se vuole entrare e offrirgli qualcosa, ma non sono neppure sicura che sia una buona idea o che abbia un senso.
Kye si guarda intorno, mentre io mi pongo mille quesiti mentali.
-Vorrei tanto restare,- dice prima di darmi la possibilità di dire nulla, -ma ho un paio di cose da fare e non posso. Però ci vediamo presto.
Si china a darmi un bacio sulla guancia.
-Ma come...?
-Io so tutto,- mi dice mentre scende le scale al contrario. Poi mi fa un occhiolino e scompare lungo il vialetto e nella foresta. Lo fisso finché il verde dei suoi vestiti non si perde tra quello degli alberi.
Ho assolutamente bisogno di schiarirmi la mente.

Entro nella doccia, passando fin troppo tempo sotto l'acqua calda per tentare di chiarirmi le idee.
Mi duole ammettere che È bellissimo e il pensiero più coerente che riesco a formulare. E, considerato il contesto, non è affatto coerente.
In sostanza, riassumo mentalmente mentre passo i capelli con lo shampoo: ieri ho iniziato a scrivere questa storia, senza neppure scrivere qualcosa di realmente sensato a parte qualche appunto che avevo dentro da troppo tempo, poi ho chiesto che fosse tutto vero ad un soffione e di colpo tutto ciò che ho scritto è arrivato nella nostra realtà. Quindi stamattina ho incontrato un elfo di quella realtà, proprio l'elfo di cui ho scritto ieri, che mi ha detto che sono tutti qua. E quest'elfo è meraviglioso, esattamente come l'avevo sempre immaginato. Ripenso a quegli occhi verdi, senza neppure la pupilla a renderli più umani. E penso che sono stupendi. I tratti elfici sono irreali, troppo perfetti per essere frutto della genetica umana, e tutto il resto è semplicemente altrettanto perfetto.
Decido che voglio vedere gli altri, che voglio conoscerli, vedere il loro regno. Il mio regno, in un certo senso. Mi chiedo come sarà il re. No ho avuto ancora tempo di pensarci, e non so neppure se ha una regina.
Esco dalla doccia e prendo l'accappatoio.

Sono venti minuti che giro per la foresta e ancora non ho trovato né Kye né un qualunque altro elfo. Ritorno alla radura per quella che mi sembra la centesima volta.
-Kye!!,- urlo, prima di crollare a terra rassegnata. Mi convinco di aver immaginato tutto, proprio ora che avevo metabolizzato quello che mi aveva detto. Poi sento un rumore alle mie spalle e girandomi trovo Kye che viene verso di me.
-Mi spieghi dov'eri?! Ti ho cercato per tutta la foresta!
-Bastava chiamarmi.- Sorride. Chissà se sa anche che l'ho creato esattamente come pensavo che fosse il "ragazzo" perfetto.
Scuoto la testa.
-Quindi, cosa volevi?
-Voglio vedere il regno. E gli altri elfi.
-Ora?
-Sì. C'è qualche problema?
-Non so se possiamo andare proprio ora.
Mi acciglio. -Sei noioso. Cos'hai fatto fin'ora? Anzi, cosa fai tutto il giorno?
Si stringe nelle spalle. -Niente che debba interessarti.
-Come?! Ma se ti ho creato io! Mi dovrebbe interessare tutto di te!
-È ovvio che ti dovrebbe interessare tutto di me. Non vedo come sia possibile diversamente,- mi si siede davanti, una gamba stesa accanto a me.
-Ma quest'autostima al di sopra della media te l'ho data io? Perché mi sembra strano.
-Credo sia una conseguenza naturale della mia perfezione al di sopra della media. Almeno per gli umani.
-Che vuol dire almeno per gli umani?
-Che per gli elfi non sono così speciale. Siamo tutti particolarmente belli.
-Quindi andiamo a vederli?
-Più tardi.
-E adesso cosa facciamo?
-Credo che come prima cosa dovresti presentarti.
-Dovrei presentarmi?- Incrocio le gambe sotto di me. Non ho capito.
-Non mi hai detto come ti chiami.
-E non lo sai già?
-No.
-Mi chiamo Camomilla,- ròteo gli occhi. Non ha senso che non sappia anche questo.
-Camomilla?- Fa una smorfia, e sono sicura che è perché sta cercando di non ridere. -Come il fiore? Carino.
-Stupido. Capisco perché dicono che i propri idoli vanno amati da lontano.
-Ah, quindi sono il tuo idolo?
-No! Non intendevo questo!
Scoppia a ridere. Come posso essere così stupida da farmi prendere in giro da un personaggio che ho creato io?
-Sei sicura che vuoi vedere il regno?
-Sicurissima.
-Perché?
-Perché sì. L'ho creato io, lo voglio vedere.
Si alza velocemente, la sua espressione che fa sembrarlo una fatica immane. Mi tende la mano perché mi alzi anche io.
-Andiamo?
-A vedere gli elfi? Se non è per andare lì non mi alzo.
Sorride divertito. -Sì, andiamo a vedere gli elfi.
Prendo la sua mano e mi metto in piedi.
-E, per la cronaca, non sono sicuro che tu ci abbia proprio creati,- dice mentre usciamo dalla radura.
Mi tiene ancora la mano nella sua, quindi gliela lascio. -Che vuoi dire?
-Vieni di qua,- mi dice facendo segno verso un sentiero che vede solo lui. Non mi risponde, così lo seguo rinunciando ad avere una risposta. Sono piuttosto sicura che si stringerebbe nelle spalle in quel modo insopportabile se glielo chiedessi un'altra volta, ma troverò come saperlo comunque e come sapere tutto su quello che è successo. E spero di poter trovare le risposte che cerco proprio nel regno degli elfi.

-Ci sei?- mi chiede dopo quella che mi sembra almeno una mezz'ora, girandosi a vedere dove sono. Non mi ha rivolto la parola per tutto il tempo, sembrando distratto, pensieroso, quasi come se cercasse qualcosa di particolare, ma sono piuttosto sicura che fosse una mia impressione.
-Sono qua. Ci vuole ancora molto?
-Siamo arrivati, vieni.- Mi tende di nuovo la mano, come se desse per scontato che io la prenda.
È incredibile come mi riesce difficile scegliere per una cosa così semplice come prendergli o no la mano. Ancora una volta non mi fa scegliere, ma è lui a prendermi la mano che tengo appoggiata al ramo per non cadere e guidarmi più avanti, oltre un arco ricoperto di rose di più colori di quanti se ne possano immaginare. Mi viene quasi da chiedergli se sono vere.
Continuo a guardarmi intorno mentre avanziamo, ma vedo solo alberi.
-Guarda bene,- mi dice Kye prima che possa chiedergli nulla.
Alza la sua mano ancora unita alla mia a indicare i rami più alti di un albero e inizio a vedere. Quelli che sembrano rami in realtà sono case. Si formano tramite gli intrecci, le foglie, i tronchi che fanno da pavimento. Sono incredibili.
-È incredibile.
-Sì, eh?
-Adesso dove andiamo? Mi porti a casa tua?
-Vuoi venire da me? Di già?
Impiego qualche secondo a capire il sottinteso, e quando ci arrivo arrossisco.
-Non intendevo questo! È che non so dove potremmo andare!
-Se vuoi ti faccio vedere casa mia, ma avevo in mente di portarti da qualche altra parte.
Resisto alla tentazione di lasciargli la mano o compiere un qualunque altro gesto che dimostri quanto mi sento a disagio e insicura così vicino a lui, così alla sua mercè. È come se su di me avesse più potere del dovuto.
-Okay, sei tu che conosci il posto.
-Perfetto!
Si avvia lungo quella che sembra la strada principale, la sua mano ancora fresca e rilassata nella mia, e io non posso fare altro che seguirlo, chiedendomi dove mi porterà e cosa mi succederà.

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