Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 13 aprile 2015

La Protagonista. (Capitolo 4)

Domani vado a Pompei con la scuola (qualcuno di voi c'è stato? A me piace un sacco!) e durante tutta la settimana sarò piuttosto occupata, per cui ho pensato di lasciarvi oggi il prossimo capitolo, altrimenti sarebbe rimasto sul mio computer almeno fino a lunedì prossimo! Buona lettura <3

Percorriamo parecchi metri prima che lasciamo la strada principale, larga almeno un paio di metri, per una secondaria larga più o meno la metà.
-Ma dove stiamo andando?
-Adesso lo vedi.
Attraversiamo un intreccio di vicoli che mi fanno perdere il senso dell'orientamento prima di arrivare davanti ad un edificio ancora più alto degli altri. Se fosse un albero sarebbe una sequoia, ma è troppo grande per sembrarlo. E non sono neppure sicura che potrebbe crescere in questo clima, se siamo ancora in Sila geograficamente e climaticamente parlando.
-Dove siamo?
-Vieni,- continua a tenermi per mano e mi porta attraverso una porta enorme che sembra solo un intreccio di rami. Oltrepassiamo un breve corridoio, poi ci troviamo in una sala enorme piena di sedie e con un palco in fondo. È come un teatro fatto di rami, foglie e fiori.
Sul palco c'è una figura che si muove, ma è così lontana che ne vedo solo il profilo.
Attraversiamo tutta la sala fino a trovarci sotto il palco. La figura che si muove è un'elfa dai lunghi capelli scuri. Ha gli occhi chiusi e danza come se fosse da sola, come se la danza fosse tutto per lei in questo momento.
Magari lo è.
L'elfa fa un'ultima piroetta e si ferma in mezzo al parco.
-Sei sempre più brava,- dice Kye nel silenzio. Lei apre gli occhi e ci guarda stupiti per un attimo, prima che il suo volto si apra in un sorriso luminoso.
-Kye! Ma tu non eri...
Lui la interrompe subito. -Bea, questa è Camomilla.
-Ciao!- lei scende dal palco e invece di darmi la mano mi bacia sulle guance. -Io sono Beatrice, ma puoi chiamarmi Bea.
-Piacere,- le sorrido, un po' stupita perché non sono abituata a tutta questa energia. Ha capelli neri e lucidi, bellissimi, e occhi verdi quasi come quelli di Kye, ma un po' più vicini all'azzurro. -Sei bravissima,- le dico facendo un cenno verso il palco.
-Oh, grazie. Faccio del mio meglio. Mi sto preparando per un balletto a cui dovrò partecipare settimana prossima.
-Andrai di sicuro benissimo.
-Grazie. Magari potresti venire a vederlo.
-Certo, volentieri- ma non lo penso davvero. Non so neanche se sarò qui settimana prossima.
È la ragazza di Kye? Non mi stupirei se lo fosse, sono entrambi bellissimi. Sarebbero perfetti insieme. Ma allora perché non ha detto niente vedendo che ci teniamo per mano? Inconsciamente pensandolo gliela lascio, e lui questa volta non fa nulla per riprenderla.
-Stavo portando Cam a vedere un po' la città. Vieni?
-No, voglio esercitarmi un altro po'.
-Sono giorni che non fai altro.
Lei si stringe nelle spalle in un gesto molto simile a quello di Kye, poi gli posa un bacio leggero sulla guancia.
-Comunque ci vediamo stasera.
-Come vuoi.- Kye quando la guarda ha un'espressione dolcissima. Deve volerle davvero bene. -Andiamo?- dice poi rivolto a me.
-Okay.- Cerca di prendermi la mano, ma questa volta non glielo lascio fare.
-Ti porto in un bel posto,- mi dice Kye quando siamo fuori.
Non gli rispondo, mi limito a guardarmi intorno.
Sono piuttosto sicura che Bea sia la sua ragazza, e come può comportarsi così con me se è fidanzato? Non è come se io camminassi tenendomi per mano con tutti i ragazzi. Ma magari questi elfi fanno così, cosa ne posso sapere? Avrei dovuto essere più precisa nello scrivere quella prima, stupida pagina.
-Cam, ci sei?- Kye mi schiocca le dita davanti al viso, e ritorno alla realtà. Realtà. Si fa per dire.
-Che c'è?
-Ti stavo chiedendo che ne pensavi di Bea.
-Ah. Sembra simpatica. Davvero una bella ragazza.
-Ovvio, mi assomiglia.- Mi fa l'occhiolino.
-Ti assomiglia?
-Sì, non si nota? Di solito è la prima cosa che ci dicono quando ci conoscono.
Resto inebetita per un attimo. -Lei ha gli occhi più azzurri,- dico alla fine.
-Li ha presi da papà.
-E tu?
-Da mamma.
Mi sta dicendo che sono fratello e sorella?
-Siete fratelli?
-Sì, te l'ho detto prima mentre pensavi ai fatti tuoi.
-Ah. Scusa.
-Figurati. A che pensavi di così importante?
Mi stavo complessando perché pensavo fossi fidanzato. Scuoto la testa.
-Nulla.
Mi lancia uno sguardo di traverso, come a dirmi che non ci crede. -Perché non dici mai quello che pensi?
-Lo dico quello che penso.
-Non lo dici mai. Tieni dentro pensieri ed emozioni. Hai paura delle risposte, del giudizio degli altri o cosa?
Non so cosa rispondergli. Forse è vero che non mi esprimo, che non dico quello che penso, però... Non lo so. Perché dovrei dirglielo? Perché dovrebbe importargliene?
-Ma me lo spieghi dove stiamo andando?
-Adesso lo vedi.
-Me l'hai già detto.
-Lo so.
-Non è una gran risposta, sai? Non è come se tu ti esprima granché.
-So anche questo.
-E io so che sei antipatico quando fai così.
-Mi adori. Mi hai immaginato tu così.
-Eri più bello finto.
-Non è vero, e lo sai bene anche tu.
Mi mette un braccio attorno alle spalle e mi dà un bacio sulla guancia. Poi, invece di lasciarmi, continua a tenermi stretta.
-Allora, decidi tu,- mi dice, -andiamo prima a casa mia o vuoi vedere un bel posto?
-Quale sarebbe questo bel posto?
-Non te lo posso dire, lo vedi quando arriviamo.
Alzo il viso verso il suo, che è a soli pochi centimetri. -Ho parecchia voglia di tornare a casa. Non credo di sopportarti ancora a lungo.
Il suo sguardo sembra dirmi che ne sa più di me. -Non è vero.
Ròteo gli occhi, ma non gli rispondo.
Finora non c'erano molti elfi in giro, ma più camminiamo più sembrano aumentare. Alcuni ci guardano, curiosi, altri no. Ma sono tutti alti, sottili, con occhi senza pupilla come quelli di Kye e Bea e orecchie a punta.
-Ma voi elfi, essendo che siete così legati alla natura e tutto il resto, non dovreste avere tutti i capelli lunghi o... Che ne so, una cosa più naturale? Voglio dire, il tuo taglio non sembra naturale. Almeno che non vogliamo paragonarli ad un porcospino.
-Tu come mi hai immaginato?
-Ma non può dipendere tutto da come ti ho immaginato.
-No, hai ragione. Esistevo già così, tu mi hai solo portato qua,- sospira e fa una pausa, forse per pensare a cosa dirmi. -Non lo so perché sono così. È come se io ti chiedessi perché sei così.
-Ma io lo so perché sono così.
-E perché?
-Perché l'evoluzione mi ha fatto arrivare a questo punto.
Sbuffa.
-Si vede che l'evoluzione ci ha fatto arrivare anche me.
-Non è una gran risposta.
-Non so che dirti. Non ho la risposta a tutte le domande.
-Peccato,- gli sorrido scherzando.
Mi sorride anche lui, ma non sembra così convinto.
-Vieni, dobbiamo scendere di qua,- mi dice guidandomi verso dei gradini che sono più delle radici che scendono.
-Stiamo andando a casa tua o in questo posto che non mi puoi dire?
-In questo posto che non ti posso dire.
-Non mi piace quando non mi dicono le cose.
-L'ho notato.
-Perché non ti fermi a parlare con nessun elfo?- gli chiedo quando oltrepassiamo con appena un cenno della testa l'ennesimo elfo dai capelli argentei.
-Sono intimoriti perché ci sei tu.
-Perché ci sono io? Come fanno ad essere intimoriti da me?
-Non ti conoscono, sanno solo che ci hai portati in questa dimensione. È un po' strano per loro.
-Come se per me non lo fosse,- borbotto. Poi, più ad alta voce, -e perché tu non hai paura?
-Di te? Come faccio ad aver paura di te?
-Come loro.
-Te l'ho detto, loro non ti conoscono.
-Neanche tu, prima di conoscermi. Eppure sembravi piuttosto sicuro già dall'inizio.
Sospetto che se non mi stesse praticamente abbracciando si stringerebbe nelle spalle, ma si limita a non rispondermi.
-Senti, se vuoi che io mi esprima ti devi esprimere anche tu. Vuoi?
Mi aspettavo che accettasse, perlomeno. -È normale che ognuno abbia i propri segreti,- dice invece.
-Sei serio?
-Ci sono cose che si devono tenere per sé. Sarebbe più strano il contrario,- afferma senza guardarmi.
Ci avviamo per una via lunghissima orlata di alberi, di cui non vedo neppure la fine, e io non riesco a capire chi ho accanto.

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