Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

venerdì 1 maggio 2015

La Protagonista. (Capitolo 5)


Percorriamo il viale fino in fondo. Alla fine c'è un palazzo enorme, ancora più grande del teatro in cui siamo stati prima.
-Cos'è?- gli chiedo, le prime parole da quando mi ha detto che certe cose vanno tenute per sé. 
Inizia a salire, ma ancora non mi dice dove siamo. In un qualche momento durante il tragitto mi sono allontanata dal suo abbraccio, e adesso lui è già qualche gradino più in sù.
Lo seguo, chiedendomi perché sono qui. Non è il mio mondo, è solo un altro mondo capitato qua per sbaglio a causa di un desiderio espresso senza pensare. E lui non è il ragazzo perfetto, è solo un ragazzo che idealmente potrebbe esserlo, ma che in realtà è come tutti gli altri.
E ho voglia di correre via, ma trovo che scappare sia la cosa peggiore in assoluto che si possa fare, quindi resto ferma per un attimo e dopo aver preso un respiro profondo salgo i gradini.
Arrivato al portone, cinque metri di legno intrecciato a pietre preziose con tutte le sfumature di colore, Kye si ferma ad aspettarmi. Stavolta non fa neppure un cenno ad avvicinarsi, ma non apre il portone finché non gli sono accanto.
Quando lo spalanca, ci avviamo insieme per una sala lunga parecchi metri. Anche questi muri sono fatti da rami intrecciati, ma sono interrotti da una serie di finestre contornate da delle tende. Non ci sono due tende dello stesso colore, o almeno così mi sembra, e tutte sono intessute di un qualche materiale che pare farle brillare. Al di sotto di ogni finestra c'è un piccolo trono. Non riconosco il materiale di cui sono fatti, ma quello del rivestimento dev'essere lo stesso delle tende, perché a ogni tenda corrisponde un trono anche per quanto riguarda i colori, e hanno la stessa sfumatura brillante. È tutto un tripudio di tinte che fa quasi male agli occhi.
Impegnata com'ero a guardarmi intorno non mi ero neppure accorta che eravamo arrivati in fondo alla sala. Kye mi fa fermare davanti ad un piccolo palchetto su cui c'è un trono più grande degli altri, e lì seduto c'è quello che suppongo sia il re. Ed è incredibile.
I tratti sono elfici, come quelli di tutti gli altri che si trovano qui, ma in qualche modo più decisi, duri. La pelle è traslucida, quasi trasparente. Non sembra reale. I capelli sono lunghi, chiari, con sfumature che a tratti variano tra il dorato e l'argento. Vedo gli occhi senza pupille illuminati anche da qui, e sembrano di un celeste così chiaro che potrebbero essere bianchi.
Sembra etereo, come se da un momento all'altro potesse volare via. Questo se non fosse per gli abiti. Sono svolazzanti, tante stoffe di colore diverso, un po' come quelle che si trovano per la sala.
Se prima non ne ero sicura, adesso lo sono: non può essere stata la mia mente a creare una cosa del genere, ma dev'essere un mondo che esisteva già da prima. Io l'avrò portato qui, al massimo, ma non sono neppure certa di questo.