Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 8 giugno 2015

La Protagonista. (Capitolo 6)

Mi siedo appoggiata ad una delle colonne-piante ai due lati del cancello del giardino per aspettare Kye e chiudo gli occhi. Re Lec mi ha detto che dovrebbe arrivare da un momento all'altro, ma in un certo senso spero di avere ancora un po' di tempo. Mi sento troppo stanca, mentalmente più che fisicamente, per vederlo.
Ovviamente le speranze si realizzano solo quando poi portano mille problemi di cui non si riesce a venire a capo (vedi un desiderio espresso senza pensare con un soffione), perché mi sembrano passati solo pochi secondi prima di sentire dei passi sull'erba accanto a me ed essere sicura che sia arrivato.
-Andiamo,- mi dice con un tono freddo come la neve senza darmi neanche il tempo di alzarmi.
Lo seguo subito lungo il viale. Sono nervosa quanto lui, per cui non vale la pena chiedergli perché sia arrabbiato. Almeno è quello che cerco di dirmi mentre svoltiamo per l'ennesimo vicolo di alberi. 
-Posso anche andare da sola da qui,- gli dico mentre passiamo davanti al teatro.
-Ti devo accompagnare io.
-Non c'è bisogno.
-Senti, siamo quasi arrivati, sbrigati e basta. Prima arriviamo prima ci allontaniamo l'uno dall'altra.
Ma... È un'impressione mia o è una persona completamente diversa da prima? Cos'ha? Prima era lui ad essere allegro, a cercare di piacermi o almeno di starmi simpatico. O ero io che avevo frainteso tutto, e fino a quel momento si era solo sforzato di fingere che gli stessi simpatica?
Continuo a rimuginare su questi pensieri finché non arrivo all'arco colorato che dev'essere il limite fra i nostri mondi.
-Da qui posso sul serio andare da sola,- borbotto. Il suo cattivo umore non ha fatto che peggiorare il mio, e non è cosa da poco considerando quello che è accaduto.
Ma lui continua a camminarmi accanto, ignorando la mia richiesta. Cammino più veloce nella speranza di lasciarlo indietro, ma so benissimo che è inutile. Anzi, mentre io ho quasi il fiatone per le radici e i rami che in questo tratto rendono il percorso difficile, lui lo percorre agevolmente, restandomi accanto con quello che non sembra costargli il minimo sforzo.
Anche il tratto più impervio finisce e riconosco una parte della foresta in cui sono stata piuttosto spesso e che conosco bene. Kye ha ancora quello sguardo truce. Decido di sopportarlo fino alla mia radura, sperando che se ne vada prima.
Non succede.
Arrivati alla radura mi fermo sul bordo.
-Te ne puoi andare, io resto qua per un po' prima di tornare a casa,- affermo, in piedi a braccia conserte davanti a lui.
-Allora resto anch'io,- mima la mia posa, ma con il suo corpo e la sua espressione seria sembra fare più effetto.
-No, te ne puoi andare. Non ho problemi a stare da sola.
-Resto qui, ti faccio compagnia.
-Perché? Non mi sembra che anche tu ne abbia tanta voglia.
Si stringe nelle spalle. -Perché sì.
-Ma me lo vuoi dare un diavolo di motivo?!- urlo quasi. -Sei scontroso e sembra che ti abbiano costretto a stare con me, quindi evita e vattene. Non ti voglio vicino, e basta.
Voleva che dicessi ciò che pensavo? Ecco, l'avevo detto.
Nei suoi occhi sembra passare uno sprazzo di emozione, ma in un qualche modo sparisce subito sotto quello sguardo serio.
-Se sto qui non è perché sono io a volerlo. Ma visto che ti dà tanto fastidio me ne posso andare.
Mi lancia uno sguardo carico di qualcosa che assomiglia molto al disprezzo, prima di girarsi e scomparire in quella che ho sempre considerato la mia foresta, ma che adesso mi sembra un po' un mondo a parte.
Gli ho detto che volevo restare nella radura solo per mandarlo via, ma cambio idea e decido di restare sul serio per un po' a rilassarmi sotto il sole. È piacevole come sempre, ma i miei pensieri non possono fare a meno di essere troppo agitati.
Voglio sul serio sapere tutto su quella razza? Se dicessi di sì, potrei tornare indietro? E se dicessi no, riuscirei a dimenticare tutto? Ci sarebbero conseguenze sul mio mondo, per quello che ho fatto? Il mondo degli elfi scomparirebbe prima o poi? Se mi affezionassi a qualcuno di loro (e non posso fare a meno di pensare a Kye) e poi il loro mondo scomparisse, quanto starei male? Per un qualche motivo, in mezzo a tutte queste domande se ne affaccia un'altra: perché Kye si è comportato così?
Non sono sicura di poter trovare una risposta a tutte le mie domande, e neanche di volerla. Sono piuttosto certa di voler scordare tutto, quando mi conquista una strana sensazione di freddo che mi fa rabbrividire. Neanche il sole sembra più scaldarmi.
Apro gli occhi per trovarlo coperto dai rami degli alberi. Ma... Com'è possibile? Fino a pochi minuti, pochi attimi fa non c'erano...
Ma poi i rami si precipitano su di me. Non ho il tempo di reagire, ma solo di pensare che non possono essere i rami dei miei alberi, prima di sentirli stringere. Non sono passati più di due secondi da quando ho aperto gli occhi. Non riesco a muovermi e ho il respiro bloccato in gola. E non per l'emozione.
Riesco a pensare che non avrei dovuto mandare via Kye, prima di vedere delle macchie nere tra i rami e il cielo e rimanere accecata da un bagliore argenteo. Poi il nero è totale, e non so se è perché sono stata abbagliata o perché sto per svenire.

Mi sembra di sentire dei rumori oltre l'oscurità, ma non riesco a concentrarmi abbastanza da afferrare cosa sono. Potrebbero essere delle voci quanto degli oggetti. Ad un certo punto non ho neppure la concentrazione necessaria a chiedermi cosa sono, e vengono inghiottiti anche loro dal buio.

Il rombo di un motore mi risveglia dall'abisso in cui ero precipitata. Socchiudo gli occhi, che sento impastati e pesanti, e per un attimo non riesco a capire cos'è successo né dove sono. Poi mi ritorna tutto alla mente in una massa confusa e mi metto a sedere di scatto. Non ho neanche il tempo di appoggiarmi alla testata del letto perché la testa cominci a girarmi e debba tornare a chiudere gli occhi.
-Hey, ti sei svegliata?- mi ci vogliono alcuni secondi per decifrare le parole e chi le ha pronunciate.
-Kye,- mormoro.
-Shh, sono qua,- mi sussurra lui di rimando. Il suo tono è dolcissimo, molto diverso dall'ultima volta che abbiamo parlato, pochi... minuti, ore prima?
Cerco di chiedergli cos'è successo, ma la lingua sembra non rispondere ai miei comandi.
-Hai bisogno di riprenderti.
Sono piuttosto sicura di stare aprendo e chiudendo la bocca, e attraverso le palpebre socchiuse vedo la sagoma del suo viso troppo sfocata perché sia la mancanza di occhiali.
Rinuncio a parlare e ad aprire gli occhi, lasciandomi di nuovo scivolare nel letto e nel sonno.

Sento qualcosa di fresco sul viso e apro gli occhi, che sono meno impastati di prima. Questa volta non ho bisogno di qualche secondo per ricordare tutto, ma so perfettamente cos'è successo. Il problema è che non lo capisco.
Mi trovo davanti agli occhi il viso di mamma. Ha dei tratti fini, molto diversi dai miei, occhi azzurri e capelli biondo scuro, quasi identici ai miei. Solo che i miei sono naturali, mentre alle sue radici si nota appena la ricrescita scura.
-Mamma,- la chiamo piano, sentendo che la lingua è tornata a funzionare.
-Amore, come ti senti?
-Confusa. Cos'è successo?
-Devi esserti sentita male. Ti ho trovata qua a letto e non sono riuscita a svegliarti. Eri calda, devi avere la febbre. Mi sono preoccupata.
Mi posa un bacio in fronte.
-Mi sento bene, tranquilla,- le dico anche se in realtà ho la testa che mi pulsa terribilmente. -Papà?- chiedo poi per cambiare argomento.
-È in camera da letto. È tardi, gli ho detto di andare a letto e che sarei stata io con te, ma era qua fino a pochi minuti fa.
-Puoi andare a letto anche tu, giuro che sto bene.
Tecnicamente non è una bugia: non sono malata, quindi sto bene. Questo pulsare insistente alla testa è solo la conseguenza di quello che è successo.
-Però devi prendere una tachipirina.
-Va bene, lasciamela qua così la prendo.
Si alza e scompare per alcuni secondi, per poi tornare con una confezione di tachipirine e un bicchiere d'acqua.
-Buonanotte amore,- mi dice lasciandomi un altro bacio.
-'Notte mamma.
Esce dalla camera spegnendo la luce e lasciando accesa solo quella sul comodino.
Quando se ne va non prendo la pillola, ma cerco di concentrarmi su quello che è successo e capirci qualcosa. Non è possibile che i rami mi abbiano aggredito. E anche se fosse stato così, come sarei arrivata in camera? È stato davvero Kye?
Sono confusa, ma le domande vengono sorpassate dal pressante dolore alla testa e mi arrendo al sonno per quella che mi pare l'ennesima volta.

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