Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

venerdì 3 luglio 2015

La Protagonista. (Capitolo 7)


Apro gli occhi e finalmente questa volta ad accogliermi c'è solo la luce del sole che mi si riflette sul viso. Ieri sera nessuno ha pensato a chiudere la tapparella probabilmente.
Non passo i miei soliti dieci minuti a rigirarmi nel letto sperando di riprendere sonno, ma mi alzo subito. Lascio gli occhiali sul comodino e scendo in cucina a piedi scalzi. Prendo un pezzetto di cioccolata al latte e bevo un bicchiere d'acqua mentre penso a cosa fare. Devo andare a cercare Kye per chiedergli cos'è successo? Devo dire al re che ho preso una decisione?
Perché mi duole ammetterlo, ma sapevo già che non avrei mai potuto decidere diversamente. Ci ho provato, ma non riesco a resistere alla pulsione che mi dice di conoscere tutto il possibile su questo nuovo regno.
Continuo a guardare il tavolo senza vederlo realmente, domandandomi come farei a trovare Kye se anche volessi, e se lui si farebbe trovare visto come l'ho trattato il giorno prima.
Salgo in camera per infilare un paio di jeans e una maglietta e prendere gli occhiali dal comodino. Devo andare a parlare con gli elfi e capire cos'è successo.
Perché almeno una cosa è sicura: non è stato niente di normale, niente che sarebbe potuto succedere se non avessi espresso quel desiderio.


Quando mi addentro nella foresta per un attimo rabbrividisco. Se non sono al sicuro nella mia radura, come posso pretendere di esserlo qui? Probabilmente sono una stupida a camminare tra gli alberi come ho fatto mille altre volte, alla mercé di qualcosa che non so cos'è ma so che è pericoloso, ma non posso fare altrimenti.
-Kye!- comincio a chiamare quando cammino ormai da parecchi minuti. Passano alcuni secondi in cui il rimbombo del mio grido sembra essere più forte dei suoni della foresta. Poi sento un rumore di passi sui rami spezzati e penso che allora Kye non dev'essere così arrabbiato. Magari ieri era nervoso per un altro motivo e si era scaricato su di me.
E quando dagli alberi spunta una sagoma che sono sicura essere lui, rimango delusa nel vedere un riflesso argentato sui capelli e capire che non lo è.
-Kye non c'è,- dice il ragazzo. Sembra avere la stessa età di Kye (approssimativamente, perché non sono sicura che gli elfi abbiano un'età) e ha capelli biondi con riflessi argentei, mentre gli occhi sono di un castano morbido che sfuma in quello stesso argento. È come se fossero indecisi, e per il momento scegliessero la più bella sfumatura che potrebbe derivare dalla fusione di questi due colori.
-Perché non c'è? E tu chi sei?
-Io sono Caden, e non so perché Kye non è qui. Di solito c'è sempre.
-Che vuol dire che di solito c'è sempre?
Kye passava le sue giornate in questa foresta? Mi sembra a dir poco strano, anche se effettivamente sono l'ultima a poter parlare di stranezze.
-Perché lo volevi vedere?- mi chiede lui, senza rispondermi.
-Volevo che mi portasse dal vostro re. E tu non mi hai risposto.
-Se vuoi ti posso accompagnare io dal re. E se non ti rispondo è perché non posso o non lo so o qualcosa del genere, non perché non voglio.
Alza gli occhi al cielo.
-Ah. Okay. Quindi mi accompagni tu?
Mi fa un cenno con la testa. -Vieni.
Mi guida attraverso la parte più intricata della foresta. A differenza di Kye ha sempre l'ombra di un sorriso sul volto, quasi ci fosse sempre qualcosa che lo rende felice.
-Quindi tu saresti Camomilla, colei che ci ha portato in questo mondo?- mi chiede lanciandomi un'occhiata di sfuggita.
-A quanto pare,- tento un sorriso. Sentirgli dire questo mondo mi ha fatto uno strano effetto. -Tu non hai paura di me?- gli chiedo poi.
-Dovrei averne?
-Kye mi ha detto che gli altri sono... come ha detto?... intimoriti da me. Sai, perché vi ho portato qui e tutto il resto.
-Sì, alcuni sono intimoriti, ma a me non sembri una che possa fare tanta paura. Sei carina e al massimo mi sembri troppo timida, ma niente di più.
-Ah, okay. Grazie, credo.
Lascio passare alcuni secondi di silenzio.
-C'è qualcosa che potrei fare per non intimorirli, secondo te? Non mi piace che siano così...- lascio la frase in sospeso perché non so spiegare quello che intendo. Ma ieri camminare con Kye tra gli elfi e sentirmi evitare da tutti è stato piuttosto brutto e di sicuro non ho voglia di ripetere l'esperienza.
-Puoi solo aspettare. Da te non si dice che il tempo risolve tutto?
-E tu come lo sai? Hai conosciuto qualcuno...- esito -del mio mondo?
Resta in silenzio, spostando un ramo per lasciarmi passare.
-È una delle cose che non mi puoi dire?
Mi rivolge un sorriso di scusa che parla al posto suo. -Esatto.
Percorriamo altri metri in silenzio e quando arriviamo all'arco di rose mi lascia passare per prima.
Camminiamo per la stessa strada dell'altra volta, ma quando svoltiamo mi sembra cambiare.
-Non è diversa da quella che mi ha fatto percorrere Kye?
-Sì, quella deviava per il teatro.
Mi chiedo perché mi abbia portato lì. Lo vorrei chiedere a Caden, ma mi sembra una mancanza di rispetto nei confronti di Kye.
Attraversiamo delle strade piene di svolte finché non ci troviamo davanti al palazzo. Do per scontato che stiamo per entrare dal portone, ma invece Caden gira attorno all'edificio e mi fa entrare da una porta laterale, simile a quella che dall'interno del palazzo mi ha portata ai giardini. Oltre la porta c'è un corridoio; anche questo si apre sui giardini.
-Sono quelli dell'altra volta?- chiedo però a Caden, perché mi sembrano diversi.
-Sì, ma sono enormi. È improbabile che tu sia stata proprio da questa parte.
Ma lui sembra sapersi orientare bene e mi guida attraverso i labirinti di cespugli come se li conoscesse alla perfezione. Alla fine si ferma davanti ad un baldacchino che fa ombra ad un tavolino circondato da tre sedie. Su una delle tre è seduto Re Lec, che sembra perso a contemplare il bicchiere che tiene in mano.
-Va' a parlargli, il re mi manderà a chiamare quando avrete finito.
Annuisco e salgo i gradini, per poi sedermi su una delle sedie in ferro battuto accanto alla sua. Anche il tavolino è in ferro battuto, e sopra vi è poggiata una caraffa con del liquido giallo brillante, lo stesso contenuto nel bicchiere che il re sta ancora fissando. Lì accanto ci sono altri due bicchieri vuoti.
Re Lec sembra non essersi neppure accorto che sono arrivata e mi chiedo se dovrei fare qualcosa per far notare la mia presenza. Non vorrei sembrare maleducata, ma neanche stare qua tutto il pomeriggio mentre lui fissa un bicchiere di qualche bevanda degli elfi.
Mi schiarisco la gola, sperando che mi senta e si riscuota. Ma non sembra essersi accorto di nulla, e continua a fissare il suo bicchiere con uno sguardo perso in qualche altro posto, come se non lo vedesse realmente. Se fosse stato umano, avrei detto che il suo è uno sguardo sofferente. Gli occhi sono ancora completamente celesti, ma è come se una traccia di grigio vi si fosse insinuata e li avesse resi diversi. Indossa vestiti simili a quelli della volta prima e il suo sguardo è troppo profondo, troppo antico, come quello di alcuni animali selvaggi, così che non sembra neppure reale.
-Hai deciso?- mi chiede. Ma non alza gli occhi dal bicchiere, e io quasi solbazzo per la paura.
-Ho deciso,- dico. -Voglio sapere tutto.
Questa volta alza gli occhi, ma anche se il grigio si allontana un po' rimane una traccia di antichità, una traccia di qualcosa di profondo che non capisco.
-Lo immaginavo,- sorride e quello sguardo è sostituito da un altro. Uno sguardo senza età, sì, ma che è l'illusione di uno sguardo felice.
-Vuoi da bere?- mi chiede e senza aspettare la mia risposta mi riempe poco più della metà di uno dei bicchieri alti che stanno al centro del tavolo.
-Che cos'è?- gli chiedo prendendolo.
-Limonata.
Devo avere uno sguardo costernato, perché aggiunge subito -Cosa ti aspettavi?
-Io... Non lo so. Qualcosa di... elfico, forse?- tento dubbiosa.
-Siamo sul tuo pianeta. Perché non dovremmo nutrirci di quello che ci offre?
Scuoto la testa. -Mi sembra solo strano, ecco.
Prendo un sorso di limonata. Non è dolce come quella a cui sono abituata, ha qualcosa di particolare, ma è buona.
-Le mancano tutte le sostanze che usate di solito voi per coprirne il vero sapore, se è quello che ti stai chiedendo,- mi dice il re.
Si appoggia allo schienale della sedia in una posa rilassata, che tutto considerato lo rende inquietante. È troppo sovrumano perché da rilassato possa sembrare normale.
-Allora, cosa vuoi sapere?- mi chiede dopo alcuni secondi.
Non esito neppure un attimo. -Perché oggi non c'era Kye?
Non ho realmente pensato che era quello che volevo sapere, l'ho solo detto, ma forse avrei evitato se avessi saputo che lui mi avrebbe guardato in quel modo. Non riesco neppure a descrivere questo sguardo, so solo che vuol dire che ne sa più di me su tutta questa storia.
-Ti dirò tutto sulla nostra storia, la nostra specie e il resto, ma non immischiatemi nei vostri affari. Ho troppi anni per preoccuparmene.
-I nostri affari? E... quanti anni hai?
-Sì, i vostri affari. Se vuoi ne vai a parlare con lui.
-Ma non so come vederlo.
-Problema tuo.
In questo suo vortice di colori è anche strano vederlo serio e deciso, ma in questo momento è così. Lascio cadere l'argomento.
-E quanti anni hai?
-Più di quanti tu ne possa contare nella tua mente umana.
-Sa che in sostanza non mi sta dicendo niente?
-Di nuovo quel lei. Quante volte te lo devo dire? Dammi del tu e chiamami Lec!- esclama esasperato.
Sono tornata al lei senza nemmeno pensarci, ma a quanto pare lui ci ha fatto subito caso. O, più probabilmente, voleva cambiare argomento.
Lo assecondo. -Avevi detto che ti dovevo chiamare Re Lec.
-No, ho detto che mi chiamo così, non che mi ci avresti dovuto chiamare.
-Ma non hai detto neppure che ti avrei dovuto chiamare Lec.
-So quello che ho detto,- ribatte. Pare che non gli importi di non essere affatto coerente.

Nessun commento:

Posta un commento