Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

domenica 3 gennaio 2016

La Protagonista. (Capitolo 10)


Quando sono arrivata nella foresta stamattina mi aspettavo di trovare Kye, ma non c'era. Non c'era nessuno, per essere più precisa, quindi mi sono costretta a trovare da sola la strada per l'arco di rose, ma ancora non sono arrivata. Giro in tondo da almeno due ore quando noto l'albero sotto cui mi aveva aiutata a passare Kye quel primo giorno. Vado da quel lato sperando che sia la giusta direzione. Vorrei provare a cercarlo, a urlare il suo nome, ma dopo quello che è successo ieri sono troppo confusa, non sono sicura di quello che voglio. E forse è meglio non vederlo per un po', finché non ho capito quello che sta succedendo e quello che provo nei suoi confronti.
Per questo quando da lontano intravedo l'arco di rose l'ultima cosa che mi aspetto è di vedere Kye che viene verso di me. Sorride di un sorriso felice che non gli ho mai visto prima d'ora. Io resto ferma a guardarlo, inebetita.
-Buongiorno,- mi dice quando mi è davanti. -Come stai?
-Ehm.. 'Giorno,- balbetto. -Bene, e tu?
-Tutto bene.- Mi dà un bacio sulla guancia e mi mette un braccio attorno alle spalle, facendomi voltare. -Facciamo una passeggiata?
-Veramente io...- sto per dirgli che vorrei andare in biblioteca, ma mi interrompe.
-Tu niente. Vieni a fare una passeggiata con te, è molto più interessante di qualunque altra cosa.
Roteo gli occhi. -L'ho detto che sei montato.
-Me lo posso permettere. Comunque ti sta bene questa maglia. E anche il jeans. Sei più bella del solito, insomma.
Arrossisco, non ne posso fare a meno. Ho una semplice maglietta nera con la scritta Okay? Okay., di The Fault in Our Stars e un paio di jeans pieni di cuciture.
-Ehm... Grazie,- dico, ma sembra più una domanda. -Come mai questo buon umore?- gli chiedo per cambiare argomento.
-Mi sono svegliato così,- sento quasi fisicamente il suo volersi stringere nelle spalle, ma ancora una volta ha un braccio attorno a me e non riesce.  -A te non capita mai?
Ci penso un attimo. Penso a stamattina, quando mi sono svegliata felice ripensando a ieri, ma il sorriso mi è passato non sapendo cosa significasse tutto quello che era successo. E ripensando a quel Solo per stasera.
Ma gli sono vicina, e non riesco a biasimarlo né a credere al fatto che non vorrei essere qua. È tutto troppo facile quando gli sono accanto.
-Sì, capita anche a me.

Saranno le cinque passate quando saliamo verso l'arco di rose.
-Come mai vuoi venire per forza a Gea?
-Gea? Che è?
-È il nome della città. Sapevi il nome della città, vero?- mi chiede con un tono un po' canzonatorio.
-E chi me l'avrebbe detto?- borbotto.
-Giusto, giusto,- ma dal suo tono si sente che vorrebbe ancora prendermi in giro.
Percorriamo alcuni metri in silenzio.
-Vuoi andare in biblioteca quindi?- adesso sembra pensieroso.
-Sì, voglio cercare una cosa...- ripenso al libro sulle piante pericolose, in cui non avevo trovato nulla di utile per chiararmi le idee sugli alberi che mi avevano aggredita. -E prendere una cartina, visto che ci sono,- aggiungo poi.
-Guarda che posso continuare a farti io da guida turistica.
-Preferisco la cartina, grazie,- forzo un sorriso.
Mi sono divertita oggi con lui, e ieri sera... bhe, anche ieri sera. Ma non lo capisco, non sono sicura di quello che provo, non sono sicura che lui sia reale nel vero senso del termine, non sono sicura di voler conoscere meglio il suo mondo... E, da quella sera, non sono sicura che lui non sappia cosa mi ha aggredito, anche se continuo a pensare che possa avermi salvato.
Sono sicura di non capirci niente, però.

Siamo quasi alla biblioteca quando decido di farmi coraggio.
-Senti, l'altro giorno alla radura, quando mi hai lasciata lì prima di andare a casa...- sto per menzionare la nostra discussione, ma poi ci ripenso. Non so come continuare. Sei rimasto lì e mi hai salvata dagli alberi?
-Sì?- incalza lui. -Poi sei tornata subito a casa, vero? Lo sapevo che volevi solo liberarti di me, ma non mi andava di lasciarti da sola. Probabilmente sono stato troppo ansioso, visto che non è successo nulla.
Mi blocco. Quindi non è stato lui? Comincio a credere di aver immaginato tutto. Continuo a camminare fissando la strada di radici appena davanti ai miei piedi. Sono solo stata troppo suggestionata da tutto quello che sta succedendo?
Sento due dita sotto il mento. Kye mi fa alzare il viso verso il suo ad incontrare il suo sguardo. I suoi occhi sono completamente verdi, come due smeraldi. Così alieni che non mi è difficile credere di essere stata suggestionata da questo nuovo mondo.
-Allora?- mi chiede lui. Mi riscuoto dalla trance in cui ero caduta. Siamo fermi davanti alla biblioteca. Sto per fare un passo indietro per allontanarmi da lui e dal suo viso e dai suoi occhi così alieni che vorrei mi diventassero più familiari, ma ci ripenso e abbasso solo la sua mano. Fa per tenerla allacciata alla mia, ma non glielo permetto. 
-Allora cosa?- sbuffo quasi.
-Mi stavi ascoltando?- vuole prendermi in giro, ma non sorrido.
-No. Perché, hai parlato?
-Sì, ma non era niente di importante. Comunque non dovresti andare sempre in biblioteca, sarebbe bello se vedessi anche qualcos'altro del posto.
Mentre parlava ho cominciato a salire le scale. -Sì, certo,- gli rispondo dagli ultimi gradini. -Un'altra volta magari.
Non sento la sua risposta mentre attraverso il portone enorme della biblioteca.

Sfoglio parecchi libri, ma non trovo nulla che potrebbe essermi utile a capire qualcosa di quello che è successo. Ma allora come sono arrivata a casa? E di chi era quella voce che ho sentito?
E perché sono così maledettamente confusa?
Mi verrebbe da sbattere i piedi per terra ed urlare come una bambina, ma probabilmente gli elfi mi prenderebbero per pazza. E sarebbe comprensibile, in effetti. Comincio a camminare a vuoto per la biblioteca, sfiorando i dorsi dei volumi e cercando di afferare i titoli scritti in lingue che conosco.

Quando esco dalla biblioteca è sera. Apro la cartina che ho preso per orientarmi chiedendomi come funzioni qua il tempo, come era possibile che all'interno dell'edificio (che chiamo così in mancanza di una definizione migliore) sembrasse ancora giorno. Dipendeva forse da qualche strana magia elfica? Chiedendomelo, penso al fatto che non avevo neppure domandato al re (né a nessun altro) se sono davvero magici, o sono solo abili agricoltori o qualcosa del genere. Tutto quello che ho intorno mi pare magia, ma chi sono io per giudicare?
Continuo a ragionarci mentre seguo la strada indicata dalla cartina fino al palazzo reale. È tardi, per cui dovrei tornare a casa, ma ora che mi è venuto in mente sono troppo curiosa per rimandare a domani.
Arrivo in fretta davanti ai cancelli per i giardini e anche se non sono sicura di riuscire a orientarmi all'interno entro da qua, andando diritta verso la direzione in cui penso si trovi il palazzo. Quando mi rassegno ad essermi persa (all'interno di un giardino! Ma che problemi ho?!) inizio a girare a vuoto, arrivando davanti ad una serie di siepi alte più di due metri che sembrano girare attorno a qualcosa. È un labirinto?
Mi addentro tra due siepi. Suppongo che l'unico modo per scoprire dove porta sia attraversarlo. Prendo una svolta a destra, perché dicono che porti fortuna e non sono brava a scegliere a caso, ma dopo un paio di curve mi trovo ad un vicolo cieco e torno indietro, prendendo la via verso sinistra. Al bivio successivo prendo di nuovo la destra, poi la sinistra due volte. A questo punto non so proprio più dove sto andando, quindi all'incrocio che segue continuo diritta, verso il centro. Sento delle voci provenire da un punto che penso possa trovarsi qualche metro più avanti, così le seguo. Il corridoio di siepi pare aprirsi e mi ritrovo in quello che suppongo essere il centro del labirinto. Da qui si aprono altre aperture e all'imboccatura di una di queste, a due corridoi da me, c'è Re Lec. Sto per chiamarlo, ma mi fermo. Parla con qualcuno che non vedo, nascosto dietro dei rami pieni di foglie rosso sporco. A tratti si guarda intorno, come per controllare che non arrivi nessuno. Con chi sta parlando? Vorrei spostarmi un po', abbastanza da vederlo in viso, ma così facendo anche loro vedrebbero me. E quell'aria furtiva non può essere per niente, dev'esserci sotto qualcosa. Qualcosa di importante. Qualcosa di importante che, quasi sicuramente, io non dovrei sentire. Cerco di avvicinarmi senza farmi notare, ma calpesto un ramoscello secco e mi immobilizzo, preoccupata che mi abbiano sentita. Ma da loro proviene solo silenzio, e dopo qualche istante una voce irata che non sembra quella di Re Lec. Sembra maschile, ma non riesco a riconoscerla.
-Non possiamo aspettare tanto! Dobbiamo muoverci!
La frase di Re Lec sembra quasi un sibilìo. -Abbassa la voce. Potrebbe sentirci qualcuno.
-Nessuno può arrivare qua in mezzo, lo sai,- il tono è ancora irato ma si è abbassato di volume, tanto che devo sporgermi per sentirlo.
-E invece qualcuno sì,- ma Re Lec sembra più tranquillo e la sua voce è più alta.
-Nessuno verrebbe mai di proposito. Ora ascoltami.- Un attimo di silenzio, come se l'altra persona stesse riordinando i pensieri. -Dobbiamo sbrigarci. Organizzare qualcosa e agire tempestivamente, altrimenti...- un sospiro soffocato, come se si fosse affogato con l'aria che stava respirando, - altrimenti è la fine. Sia per me che per te.
-Io posso farcela.
-Non dire cazzate. Sai benissimo di non poter sopravvivere senza di me, a prescindere da quanto sia diventato forte in questi anni.- La voce si abbassa ad un sussurro, e mi perdo la frase successiva.
-Ho capito, ho capito,- risponde frettolosamente Re Lec. -Però dobbiamo trovare un altro modo di vederci. Qui non è sicuro.
Non aggiunge altro, ma si gira verso di me. Mi colpisce il pensiero che mi abbia visto, poi realizzo che se ne sta andando. Ed è peggio, perché non saprei come evitarlo all'interno del labirinto. Faccio per correre via, ma prima ancora che mi giri catturo uno sprazzo, una visione dei suoi occhi: sono grigi, come un cielo che stia per rovesciare sul mondo una tempesta.

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