Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

venerdì 26 febbraio 2016

Le Mie Cicatrici (Scena Extra, Kevin's POV)

Salve bellezze! Vorrei essere più presente, ma la scuola e altri impegni non me lo permettono, purtroppo. È difficile farsi un'idea precisa di cosa fare all'università, sapete? E non è che non ci avessi mai pensato prima, ma stiamo davvero per decidere cosa fare della nostra vita. Non è cosa da poco. Specialmente se consideriamo che dobbiamo ancora prendere il diploma e penso che nessuno alla nostra età si sente davvero maturo. E poi a me piacerebbe scrivere tutta la vita, mi riesce difficile pensare a qualcos'altro che sia un vero e proprio lavoro. Ma qualcosa farò, insomma.
A parte questo, ieri ero in vena di scrivere qualcosa di un po' triste, e mi mancava Kevin, così ho deciso di scrivere qualcosa dal suo punto di vista che seguisse gli avvenimenti de Le Mie Cicatrici.
Chi non ha letto la storia può trovare qui il link per scaricarne il pdf, qui i capitoli pubblicati singolarmente e qui una scena eliminata.
NB: Al secondo link mancano gli ultimi cinque capitoli, che si trovano solo nel pdf.

Dopo questo papiro, ecco la scena!


SPOILER per chi non ha finito di leggere Le Mie Cicatrici! Io vi ho avvertiti!

Ho sentito le sue labbra sulle mie e ho aperto gli occhi. Voleva tirarsi subito indietro, ma non gliel'ho lasciato fare. L'ho tenuta stretta a me e ho lasciato che appoggiasse la testa sul mio petto.

Vorrei che fosse ancora qui.

I capelli sono scivolati sulla schiena e sul mio braccio. In quella luce, sulla sua pelle d'alabastro, sembravano ancora più rossi. Una ciocca le è scivolata sul viso e ho usato la punta delle dita per spostarla. Certe volte avevo paura a toccarla. Sembrava troppo delicata, come se potesse spezzarsi.

Ed effettivamente si è spezzata. È stata anche colpa mia?

Le ciglia ombreggiavano gli zigomi costellati di lentiggini. Sembrava avesse gli occhi chiusi, ma sapevo che mi stava guardando. Era impossibile non sentirsi quello sguardo addosso, era come se ti vedesse dentro. Le labbra rosa, socchiuse, sembravano proprio morbide com'erano realmente. Era bellissima.

Ma non lo è più. Non lo sarà più. Cerco di scacciare i ricordi, ma tornano insistenti, come se la mia mente non riuscisse a metabolizzare la perdita. Come se non capisse che quelli che erano ricordi felici perché c'era la speranza di riviverli, di viverne di più belli, mentre ora sono un costante memento di quello che ho perso.

Ha alzato lo sguardo verso di me. Vedevo gli occhi grigi attraverso le ciglia. La luce del sole che entrava dalla finestra li rendeva verdastri, ma più chiari del solito. Ha sorriso come se non avesse un problema nella vita. Come se fosse felice. Come se non stesse per lasciarmi. Poi ha distolto lo sguardo dai miei occhi e ha preso a giocherellare con la catenina d'argento che mi aveva regalato alcuni giorni prima. Una serie di piastrine d'argento, molto semplici, con una chiusura che si perdeva negli incastri tra una piastrine e l'altra. Da quando me l'aveva messa non l'avevo più tolta.

Ed è ancora al mio collo, un peso mille volte più leggero di quello che avrei sopportato per averla ancora accanto.

Quando quella mattina si è allontanata non pensavo sarebbe stata l'ultima volta che l'avrei vista.

Ad un certo punto sono scivolato nel sonno, ma adesso non sono ancora sicuro di essermi svegliato. È tutto confuso. Cerco di aprire gli occhi, ma sono già aperti. Il letto è comodo sotto di me, comodo come non era da quel giorno. Ho bisogno di realizzare che lei è qui per capire come è possibile. Ma non è possibile. Lei non può essere qui. Porta una mia maglia nera che le arriva alle cosce, come ogni volta che restava a dormire da me. Mi è seduta accanto, le gambe raccolte sotto di lei, e mi tiene una mano tra le sue.
-Mi sei mancato tanto.
Gli occhi sono lucidi, come credo siano anche i miei. Brillano d'argento liquido.
-Mi sei mancata anche tu.- Cerco di parlare sottovoce per non farle sentire il pianto che vuole straripare, ma sotto il suo sguardo libero tutto. Le lacrime scendono lungo le guance, mi cadono tra i capelli, sul cuscino. Non sono abbastanza, ma è tutto quello che ho.
-Mi dispiace per essermene andata.
Si appoggia con la testa sul mio petto continuando a tenermi una mano, le dita intrecciate con le mie. Con l'altra mi stringe l'altro braccio come se avesse paura che scappassi. Non scende nessuna lacrima a bagnarmi il petto.
-Non avrei dovuto farlo, lo so.
-Mi hai lasciato solo,- dico finalmente. Non voglio ammettere di pensarlo, ma è la cosa che mi fa soffrire di più. -Mi hai abbandonato.
-Ma non sei solo.
-Sono senza di te. Non è un vuoto che possono colmare gli altri.- Lo dovrebbe sapere. Perché non lo sa?
-Mi dispiace. So che le parole non sono abbastanza, so che non posso fare niente per farmi perdonare... Ma mi dispiace. Ho capito solo dopo quanto abbia sbagliato.
-Come hai fatto a capirlo dopo?- Dopo c'è il nulla. Almeno, è quello che ho sempre creduto.
Non risponde. I suoi capelli scendono fin sul letto. Sono sempre stati così lunghi?
-Tu non sei realmente qui,- ammetto quindi. È tutto un sogno. Bellissimo, ma un sogno.
-No?
Alza la testa dal mio petto. I capelli le scivolano sulla spalla lasciata scoperta dalla maglietta. Le labbra sono più rosse di com'erano prima. Continua a guardarmi negli occhi. Fa male vederla qui e sapere che non c'è. Abbassa lo sguardo per osservarsi la mano con cui mi teneva il braccio. L'altra tiene ancora stretta la mia. Non voglio che la lasci andare. Guarda la mia catenina, che ad un certo punto sembra farsi più pesante o più leggera. Forse solo più concreta. Allunga la mano per prenderla. Non la tiene a lungo, solo un attimo. Passa la punta dell'unghia al centro di una piastrina. Le tiene ancora come allora. Curate, della giusta lunghezza, senza smalti. Ha lasciato un segno sulla piastrina, il che mi conferma che sto sognando. Un'unghia non può incidere una piastrina d'argento.
Quando alzo lo sguardo su di lei sembra si stia abbeverando della mia vista, come se avesse paura di non vedermi più. Forse non è un pensiero così incredibile. Noi non ci vedremo più, lo so.
-Mi dispiace. Non dimenticarmi, per favore. Vai avanti, ma non dimenticarmi.
Come potrei dimenticarla? Ma non glielo dico.
-Vorrei aver avuto il tempo di amarti,- le confesso invece.
Poi il sonno mi riprende.

Guardo la catenina. È stato un sogno. È stato un sogno, ma non posso fare a meno di piangere alla vista dell'incisione sulla piastrina.

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