Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

domenica 20 marzo 2016

Abisso di Luce.

Bonjour lettori! Vorrei aggiungere un'altra frase carina in francese, ma dato che non ne conosco nessuna vi dovrete accontentare di questa, sorry. (L'inglese almeno lo conosco.)
Comunque, ultimamente questo mio vizio di procrastinare (di cui avevo parlato già in precedenza) è l'unica cosa che mi permette di pubblicare ancora qui sul blog, visto che continuo a dire "Stasera pubblico qualcosa" e invece faccio altre venti cose e poi è l'una di notte e sono troppo stanca per concentrarmi. Stamattina invece devo revisionare un capitolo per The Books We Want To Read e quindi prima di farlo pubblico una poesia. Non ha senso, ma fate finta di capire.
Anyway, qui c'è la poesia. È un po' corta, forse più di questa introduzione che continua a dimostrare quanto io sia logorroica, ma spero vi piaccia! Buona lettura e buona domenica!

Non sempre il buio
nasconde dei mostri.
A volte la luce,
una luce troppo forte,
acceca di più.
Non sai cosa nasconde
e, abbagliato,
pensi sia oro.
E, abbagliato,
ti getti
nel buio abisso di luce
e affoghi.

giovedì 3 marzo 2016

Ali, amore, non più realtà.

Un mio amico mi ha chiesto di scrivere un qualcosa di fantasy per fargli vedere un po' cosa so fare, e ne è venuto fuori questo. Cosa ne pensate? Non ha molto senso, lo so..
Le ali escono di scatto dalla schiena. Sembrano esplodere, come tante schegge che si vogliano liberare da una prigione. Ma per lei non sono schegge, per lei non sono altro che un peso. Si sente come se le fosse stato caricato un peso enorme sulle spalle. Tenta di liberarsi, ma non ha idea di cosa stia facendo. Urla. Le lacrime iniziano a scendere. Quando arriva lui, non è affatto più calma. Piuttosto le sembra di stare urlando più forte. Ma non ne è sicura. Il ragazzo le accarezza le guance, poi passa il dito dietro il collo, delicatamente, fino al punto in cui le ali si congiungono. Lei cerca di liberarsi, di scuoterlo via, ma non riesce. Non ne ha la forza. Le ali scompaiono, non sente più quel peso sulle spalle. Cade in ginocchio.
Lui le è subito davanti, i ricci scuri gli cadono sugli occhi. La ragazza vorrebbe esserne felice, ma non riesce. Perché lo vede, al perimetro del suo campo visivo: l'altro ragazzo. Il contrario di lui. Lunghe ciocche bionde, lisce, che incorniciano un viso d'angelo.
Abbassa lo sguardo sul cemento sotto di lei. Sente il dolore che la pervade. È come se fosse in una prigione fatta di quel cemento, di quelle schegge, di quella vita. Lo guarda di nuovo negli occhi. Soffre anche lui, ma non allo stesso modo. Non c'è modo di nasconderlo. Non è possibile che quei tre si nascondano nulla.
-Va' da lui,- sussurra la ragazza. Tenta di mantenere la voce ferma, ed è forse l'unica cosa in cui riesce da quando è cominciato tutto quel casino. -Sappiamo entrambi che è colui che ami di più. Non negatelo. Non soffrite più.
Crolla a terra. Il cemento le graffia le membra, ma lei non lo sente. Non sente nulla. Non può nulla. Non prova nulla, proprio come voleva quando ha tentato di aprire le ali. Ma neanche gli altri due ragazzi si muovono. Perché, a dispetto dei desideri di lei, nessuno dei tre può vivere senza gli altri. E nessuno dei tre può amare senza gli altri. Anche i due ragazzi franano a terra. E neanche loro soffrono più, neanche loro provano più nulla.
Eppure, in quel nulla, un amore continua in silenzio. Un amore che non ha più speranza, non ha più possibilità. Non ha più realtà, se mai ne ha avuta.

La Protagonista. (Capitolo 11)


Qualcuno di voi conosce i fumetti di Martin Mystere? Li leggo da quando sono piccola perché papà ne ha collezionati un sacco. Sono carinissimi, li adoro. Comunque, il protagonista ha il vizio di procrastinare continuamente. Rinvia e rinvia e rinvia. Deve scrivere il suo romanzo? Lo farà subito. Subito dopo aver sistemato la casa da cima a fondo, fatto il caffè, colazione, pranzo, cena, la colazione del giorno dopo, essere andato a trovare la zia di terzo grado che non vede da anni e scoperto da cosa nasce la leggenda dei demoni che dicono si trovino nello sperduto villaggio dall'altra parte del mondo. Capitemi. Comunque, io quando devo fare qualcosa ho lo stesso vizio. "Ora studio, giusto il tempo di sistemare la camera." "Ora scrivo, solo un attimo che faccio merenda."E papà ogni volta che mi vede fare così sospira e "Martin Mystere". E non c'è bisogno che dica altro. Questo papiro per dirvi che adesso dovrei essere a finire di studiare storia ma invece ho sto pubblicando questo capitolo e aspettando che si scaldi l'acqua per il the. Tutto qua. Spero il capitolo vi piaccia, buona lettura!

Corro verso l'esterno del labirinto, cercando di ricordarmi da che parte sono venuta. Vado diritta, poi giro a destra, alla svolta successiva vado a sinistra. Mi ritrovo in un vicolo cieco, così torno indietro e vado a destra, poi a sinistra, correndo e rischiando di sbattere più di una volta contro gli angoli delle siepi. In un qualche modo mi ritrovo nella strada che porta all'uscita. Non so come ci sono arrivata, ma mi precipito verso quel punto... e sbatto contro qualcosa. Sento una mano che mi afferra un braccio per tenermi in piedi, sbatto le palpebre e mi raddrizzo gli occhiali sul naso prima di alzare lo sguardo.