Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

giovedì 3 marzo 2016

La Protagonista. (Capitolo 11)


Qualcuno di voi conosce i fumetti di Martin Mystere? Li leggo da quando sono piccola perché papà ne ha collezionati un sacco. Sono carinissimi, li adoro. Comunque, il protagonista ha il vizio di procrastinare continuamente. Rinvia e rinvia e rinvia. Deve scrivere il suo romanzo? Lo farà subito. Subito dopo aver sistemato la casa da cima a fondo, fatto il caffè, colazione, pranzo, cena, la colazione del giorno dopo, essere andato a trovare la zia di terzo grado che non vede da anni e scoperto da cosa nasce la leggenda dei demoni che dicono si trovino nello sperduto villaggio dall'altra parte del mondo. Capitemi. Comunque, io quando devo fare qualcosa ho lo stesso vizio. "Ora studio, giusto il tempo di sistemare la camera." "Ora scrivo, solo un attimo che faccio merenda."E papà ogni volta che mi vede fare così sospira e "Martin Mystere". E non c'è bisogno che dica altro. Questo papiro per dirvi che adesso dovrei essere a finire di studiare storia ma invece ho sto pubblicando questo capitolo e aspettando che si scaldi l'acqua per il the. Tutto qua. Spero il capitolo vi piaccia, buona lettura!

Corro verso l'esterno del labirinto, cercando di ricordarmi da che parte sono venuta. Vado diritta, poi giro a destra, alla svolta successiva vado a sinistra. Mi ritrovo in un vicolo cieco, così torno indietro e vado a destra, poi a sinistra, correndo e rischiando di sbattere più di una volta contro gli angoli delle siepi. In un qualche modo mi ritrovo nella strada che porta all'uscita. Non so come ci sono arrivata, ma mi precipito verso quel punto... e sbatto contro qualcosa. Sento una mano che mi afferra un braccio per tenermi in piedi, sbatto le palpebre e mi raddrizzo gli occhiali sul naso prima di alzare lo sguardo.
Mi ritrovo davanti un paio di occhi castano-argentei sovrastati da sopracciglia e capelli dello stesso biondo-argenteo. Questa luce sembra risucchiare del tutto l'argento, ma riconosco comunque Caden. Mi guarda, stupito almeno quanto me.
-Che ci fai qui?,- mi chiede.
Esito. Non sono sicura che potrei essere qui. E se Re Lec venisse a sapere che sono stata qui, che ho origliato la conversazione... Non so neppure se mi ha visto o no, anche se mi è parso di incontrare il suo sguardo. 
-Mi sono persa,- sbuffo quindi. -Stavo cercando Re Lec, e mi sono addentrata qui, ma ad un certo punto ho continuanto a trovarmi in una serie di vicoli ciechi,- continuo a blaterare, -e mi sono spaventata e ho cercato di tornare indietro ma mi pareva di non riuscirci...- non so come continuare e le mie parole si perdono nel vuoto.
Ma lui non sembra più così stupito. -Ah, capisco. Bhe, in effetti è difficile orientarsi, qua dentro. E mi è parso di capire che tu non abbia un gran senso dell'orientamento neppure in altre situazioni, per cui...- sorride e capisco che mi vuole prendere in giro, anche se sono ancora troppo scossa per rispondere come dovrei, sia fingendomi offesa che ridendo con lui.
Però devo avere un'espressione davvero stralunata, perché il suo viso si fa preoccupato. -Senti, sei sicura di stare bene?
-Sì,- cerco di riprendermi, -è solo che sono un po' scossa. Per un attimo ho pensato che non sarei più uscita di lì.- Bhe, questa non è una bugia. Ero quasi sicura che Re Lec e l'uomo con cui stava parlando mi avrebbero ucciso sul posto e avrebbero nascosto il mio cadavere in qualche punto del labirinto in cui non mi avrebbero trovata prima di tanti anni.
Ok, forse ho viaggiato un po' con la fantasia.
Caden scoppia a ridere. -Quanto sei esagerata! Sono certo che ti avrebbe trovato qualcuno, prima o poi.
Stavolta sorrido anch'io. Non devo far sospettare che abbia sentito qualcosa che non dovevo sentire. -Hai ragione, ho un po' esagerato. Però, ecco...- aggiungo poi, -non è che puoi evitare di farlo sapere a qualcuno? Che mi sono persa qui, intendo. Voglio dire, è imbarazzante che mi perda così spesso...- blatero ancora per un po', come faccio quando sono nervosa. Preferisco che creda che mi vergogni per essermi persa di nuovo nel loro regno, piuttosto che far sapere ad altri quello che è successo. Specialmente a Re Lec e a... all'uomo, all'elfo?, a chiunque fosse con lui, insomma.
-Quindi volevi andare a vedere Re Lec?- mi chiede Caden mentre ci avviamo fuori dal labirinto.
Annuisco. -Volevo chiedergli... un paio di cose.
-Dev'essere qui da qualche parte, adesso andiamo a cercarlo. Avresti potuto chiedere a qualcuno, comunque.
-Non ho visto nessuno da quando sono entrata nei giardini.
-Perché non fai attenzione. Ci confondiamo con le piante, e tu non guardi bene quanto dovresti.
Faccio spallucce. -Può essere.
-Dovresti farti insegnare da Kye a guardare più a fondo,- mi consiglia lui, con un tono pieno di sottintesi.
Mi acciglio. Non ho voglia di parlare di Kye. Parlare con Caden è facile: è simpatico, la conversazione va avanti da sola. Mi sento a mio agio. Ma il fatto che abbia creato Kye come una specie di ragazzo perfetto, il ragazzo dei miei sogni, lo rende troppo perché mi possa sentire a mio agio con lui.
Ma di sicuro questo non posso dirlo a Caden. 
-Posso imparare da sola,- dico quindi.
-Non credo,- fa lui, -ma vedi tu.
-Non dev'essere così difficile vedere delle persone, dai!
-No? Facciamo un gioco. Dimmi quanti elfi vedi fino a quel cespuglio,- mi propone indicando un cespuglio a forma di delfino una decina metro più avanti.
-Ok,- accetto.
-Io ti aspetto qua, arriva lì e torna indietro dicendomelo.
Cammino verso il delfino. Passo tra due fontane, entrambe di marmo. Quella alla mia destra è sormontata da una sirena dalla cui bocca esce l'acqua, mentre quella a sinistra è classica, quattro piani sormontati da uno sbocco da cui esce l'acqua che poi scende fino alla base. Più oltre ci sono altri cespugli dalle forme strane e parecchi alberi che non ho mai visto, ma devo camminare ancora un paio di metri prima di trovarmi davanti ad un elfo, che attraversa il prato con passo deciso proprio mentre sto per passare io. Ha uno sguardo un po' arcigno, sembra quasi uno di quei nani che si vedono nei film, di quelli sempre arrabbiati (vedi: Brontolo, Biancaneve e i sette nani), oppure uno di quei folletti pronti a farti uno scherzo da un momento all'altro pur di prendersela con qualcuno. Mi fa riflettere sul fatto che è il primo che vedo con quest'espressione. Gli altri, come Kye, Caden, Bea e anche quelli che ho visto di sfuggita sembravano sempre rilassati, come in pace con mondo. A parte Kye nei momenti di nervosismo, si intende. Ripenso a Re Lec, al suo sguardo tempestoso -non c'è parola più adatta per descriverlo- poco prima. Non era arcigno... Faceva semplicemente paura, come se potesse scatenarti addosso una furia incontenibile da un istante all'altro. Per un attimo ho avuto paura che lo facesse, in effetti.
Arrivo al delfino continuando a riflettere su queste cose, tanto che per un attimo lo supero prima di accorgermene e tornare indietro. Mentre torno da Caden mi guardo di nuovo intorno alla ricerca di qualche elfo, ma non sembrano essercene altri oltre a quello che mi ha attraversato la strada poco prima.
-Allora?- mi chiede lui. Intanto si è seduto per terra, all'ombra di un cespuglio, e tiene gli occhi chiusi e la testa appoggiata a quella che sembra la zampa di un gatto versione pianta gigantesca.
-Ne ho visto solo uno,- gli comunico sedendomi accanto a lui, all'ombra.
-Solo uno?- ha un tono scettico e parlando mi guarda con un occhio socchiuso.
-Sì, mi è passato davanti attraversando il prato.
Richiude l'occhio e sospira. -C'era da aspettarselo,- apre gli occhi. -Vieni,- si alza con un movimento fluido e mi tende la mano. Sbuffo -insomma, mi sono appena seduta!- ma afferro la sua mano e lascio che mi aiuti ad alzarmi.
-Guarda che c'era solo quello, giuro.
-Sono sicuro che tu abbia visto solo quello, infatti. Per questo mi preoccupo.
Mi fa camminare più lentamente di quanto abbia fatto io prima e ci fermiamo accanto alla fontana con la sirena. Me la indica.
-Cosa vedi?
La guardo. -Una fontana con una sirena?- chiedo.
-Guarda bene.
Osservo la fontana. Ci giro intorno... e inciampo in qualcosa cadendo sulle mani e sulle ginocchia. Ma quanto sono imbranata?
Mi metto seduta e mi guardo indietro per capire su cosa sono caduta. Trovo un piccolo elfo, che per gli standard umani sembra avere cinque o sei anni, appoggiato alla base della fontana, sotto l'ombra della sirena. Ha capelli neri come la pece con riflessi biondi e occhi blu intenso, con riflessi verdi. Penso sia la prima volta che vedo una tale differenza tra i capelli e gli occhi di un elfo.
-Scusa,- gli dico di riflesso, ancora scossa. -Non ti avevo visto,- mormoro.
Caden appare da dietro la fontana con un'espressione tra il divertito e l'esasperato. -Appunto,- mi dice.
L'elfo continua a guardarmi. -Sei strana,- dice poi con una sincerità che solo un bambino, indipendentemente dalla specie, può avere. -Perché sei così? Ti è successo qualcosa?
Scuoto la testa. -Non sono un elfo, come voi,- gli spiego. -Sono umana.
-Umana?- mormora la parola, con quello strano accento che ho notato hanno alcuni elfi, come se gli fosse estranea.
-Sì. Ehm...- Sono in difficoltà, ma Caden mi guarda con un'espressione che dice chiaramente che devo cavarmela da sola. -Vuol dire che non sono proprio come voi. Cioè, sono come voi, ma ho le orecchie rotonde, e gli occhi un po' diversi... Va bhe, si vede. E siamo cresciuti in due posti diversi.
-E perché siamo cresciuti in due posti diversi?
-Perché siamo nati in due posti diversi.
-E perché? E perché non sei come noi?
-Ehm... Se devo essere sincera non lo so. Penso che c'entri qualcosa l'evoluzione della specie, ma non ne so molto. Forse dipende dai geni che si sono modificati in un certo modo, o dall'ambiente in cui viviamo...- comincio a cercare tutte le risposte possibili per soddisfare la curiosità del bambino, come non ho fatto neanche per soddisfare la mia.
Ma lui ha una faccia perplessa, come se quello che sto dicendo non avesse senso. -Va bene, non fa niente,- si alza in piedi. -Devo andare, ciao.
Io resto seduta per terra, all'ombra della fontana, a gambe incrociate.
-Sembro sul serio così diversa?- mi chiedo ad alta voce. Fisso l'erba senza vederla, poi alzo lo sguardo su Caden che mi osserva preoccupato. Gli occhi sembrano argento liquido, se fosse umano sembrerebbe avere qualche strana malattia che nessuno può guarire.
Ma lui non è umano, e ne sono sempre più consapevole. Da quest'angolatura assomiglia una statua bellissima dipinta nei colori dell'argento, del verde e del castano più puro. Non sembra reale.
Un altro pensiero mi attraversa la mente. Effettivamente, Caden può dirsi reale? E tutto questo? È reale?
Me lo sono chiesta molte volte, ma non sono mai stata tanto in dubbio quanto ora.

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