Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

martedì 26 aprile 2016

Un Crimine.

Avevo già pubblicato una poesia scritta per un concorso, ma dato che ne avevo abbozzata anche un'altra ho pensato che sarebbe stato carino farvela leggere, dato che non penso servi a qualcosa lasciata sul mio quaderno. E insomma, quindi eccola.
Come se fosse un crimine
essere belle, intelligenti, sicure di sé.
O come se lo fosse
non esserlo
ed essere un gomitolo di insicurezze
che nascondono emozioni.
Null'altro che l'angelo del focolare.
O come se non si potesse
essere entrambi,
essere tutto,
essere belle e intelligenti
(che, si dovrebbe imparare,

mercoledì 20 aprile 2016

Ali, amore, non più realtà. (Forse un prequel)

Sto per fare una cosa che di solito, per tutta una serie di motivi, evito. Tendenzialmente scrivo prima qualcosa, quando ho un po' di tempo libero, e se la trovo minimamente decente la pubblico qua. Però stasera ho voglia di farvi leggere qualcosa e mi sento ispirata anche se non sono a casa e quindi non ho niente di già pronto con me. E ho già programmato un post con una poesia che avevo qua sul quadernino, ma mi sento propensa a scrivere qualcosa in prosa. E insomma tutto questo prologo per dirvi che ciò che troverete scritto di seguito, qualunque cosa sia, è un prodotto molto casuale che sto buttando giù direttamente sulla pagina di blogger.
Il ragazzo lo tira verso di sé. C'è qualcosa di sbagliato in quello che stanno facendo, lo sente. È come se una forza lo spingesse verso di lui e un'altra gli dicesse di allontanarsi. Quale deve ascoltare? Il tocco di lui è forte, ma alcuni pensieri sono più forti di qualunque presenza fisica. Si allontana. Ha paura. È sbagliato. Ma allora perché sente così tanto di volerlo fare? Alza una mano ad accarezzare i capelli biondi di lui. Sono seta morbida sotto le sue dita. Seta proibita? Alcuni dicono di sì. Altri dicono che non è importante, che ciò che importa è l'amore. Ma se non si sa cosa sia l'amore, come si può sapere cosa importa? Sente una fitta di dolore nel petto, ma in qualche modo avverte che non proviene da lui. Ma... Può essere vero? Cosa potrebbe essere a farla soffrire tanto? I due ragazzi si allontanano l'uno dall'altro e si girano contemporaneamente verso l'apertura del vicolo. E lei è lì. O lo era, perché adesso tutto ciò che vedono solo i suoi capelli rossi che scivolano nel vento mentre corre via e l'orlo del suo vestito scosso dalla corsa. Il dolore non è solo suo, è di tutti. Nessun dolore è solo di uno di loro tre, ma non ci pensano mai sul serio finché non accade qualcosa del genere. Entrambi vogliono rincorrerla, ma non riescono. La vergogna. La sofferenza. Le emozioni negative sono troppo forti nel pensare che, effettivamente, condividono qualunque emozione.
Vogliono entrambi crollare a terra, ma per qualche motivo non fanno neanche questo.
Le lacrime sul viso di lei sono troppe e non abbastanza, e non hanno il coraggio di asciugarle sapendo che ne faranno cadere altre cascate.
A dire il vero avevo in mente di scrivere un pezzo di storia a sé, ma per qualche motivo sono finita a scrivere una specie di prequel di Ali, amore, non più realtà. Scusatemi (?) Spero comunque che vi piaccia e vi auguro buona serata! 

venerdì 15 aprile 2016

Sconvolgono.

Buonasera bellezze! So che non scrivo da un po', però perdonatemi. Potrei appiopparvi una serie di scuse che hanno a che fare con la scuola, la scuola guida, gli esami, lo studio per entrare all'università, eccetera, eccetera, eccetera, ma ne faccio a meno facendo più felici voi e me.
Comunque, avevo scritto questa poesia per un concorso. Ma, dato che per vari motivi non l'ho più mandata, ve la faccio leggere nella speranza che, invece di quei giudici, siate voi a darmi un parere (spero positivo, ma sapete bene che accetto anche le critiche).

Occhi
contornati di kajal.
Vedono tutto.
Non lo sa nessuno,
dovrebbero essere coperti.
Coperta è invece
una bocca morbida, sensuale.
Tentatrice.
Vorrebbero farla stare zitta
e ribellarsi, certe volte,
non è abbastanza.
Quel volto è così nascosto
che non lo vede nessuno.
-Un libro?! Sul serio?!- il tono di scherno è quasi la cosa che fa meno male. -Come ti permetti?!
Il calcio arriva alla bocca dello stomaco e le toglie il fiato e la voce. Il velo si sporca di sangue, ma non lo vede e vedrà nessuno.

mercoledì 6 aprile 2016

Ti allontani, e ti accorgi che sei solo.

Stamattina mi sono alzata con in mente questa poesia, così sono andata in giro alla cieca (letteralmente, giuro che senza occhiali non ci vedo) alla ricerca di un foglio e una penna, prima di ricordarmi del quadernino con la penna che tengo sempre accanto al letto per questi casi (e di cui puntualmente mi dimentico) e prenderli per scriverla. Mi ero già dimenticata metà delle cose, ma qualche riga si è salvata e ho tentato di ricostruirla al meglio. E dopo questo preambolo completamente inutile, ecco la poesia.

Non lo sai
cosa succede
quando ti allontani
piano piano
e ti guardi intorno
e ti accorgi

La Protagonista. (Capitolo 12)

Buongiorno/pomeriggio a tutti! A quest'ora non so mai come salutare, è un orrore. In teoria adesso dovrei essere in camera a finire di studiare italiano o a scrivere la poesia per un concorso, ma pensavo che vi avrebbe fatto piacere leggere almeno un capitolo de La Protagonista, visto che dal 14 in poi sono ancora in fase di scrittura. Ho anche notato che questo è il duecentesimo post del blog, che mi sembra un numero enorme ma piccolo allo stesso tempo. Enorme perché duecento post sono taaaaaanti. Piccolo perché in tutto questo tempo avrei potuto pubblicarne di più. Ma pazienza. Anyway, qua trovate il capitolo. Io torno in camera a studiare Svevo (che, per la cronaca, non mi piace per nulla. Mille volte meglio Pirandello).

-Capito dove sbagli?- mi chiede alla fine Caden. Io annuisco, anche se non sono così sicura di averci capito qualcosa.
Mi ha spiegato che non vedo gli elfi perché fanno parte della natura e la mia mente li dilegua come tale, senza considerarli individui. Che così suona anche un po' brutto magari, ma è quello che ho capito.
-Comunque il fatto che vi vestiate sempre di tutte le sfumature possibili del verde non aiuta,- osservo alzandomi.
-Ti dice niente "armonia con la natura"?
Scuoto la testa, anche se capisco cosa vuol dire. Lui si limita a sbuffare e avviarsi dall'altro lato della fontana.
-Si vede. Andiamo da Re Lec, quando torniamo vediamo se hai sul serio capito.
Ci avviamo lungo il giardino. Mi guardo intorno e mi sembra, facendo attenzione, di scorgere delle figure umane tra le piante e le fontane e i cespugli... ma mi basta un attimo di distrazione e sono scomparse.
-Quanto sono grandi questi giardini?
Caden distoglie lo sguardo dal cielo per posarlo su di me. Per un attimo mi chiedo come faccia a sapere dove andare quando sta sempre a guardare in aria. -Non lo so, parecchio.
Rido. -Questo l'avevo capito.
Camminiamo pochi metri in silenzio. -Sembri sempre distratto,- dico poi.