Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

giovedì 19 maggio 2016

La Protagonista. (Capitolo 13)

Buonasera! Oggi dopo più o meno tre settimane ho acceso il computer, mi sono connessa a blogger... E HO SCOPERTO CHE SIAMO A 10024 VISUALIZZAZIONI! DIECIMILAVENTIQUATTRO! Ma quanto posso amarvi?! E mi sento anche in colpa perché non pubblico niente da un po', quindi mi sono ritagliata stasera tra gli impegni e le verifiche per pubblicare questo capitolo e scrivere qualcos'altro. Ogni volta che passo anche solo un un paio di settimane senza scrivere mi vengono in mente nuove storie, il che è un po' contradditorio ma è così, per cui adesso sto tentando di mettere in ordine mentalmente le varie idee e decidere cosa scrivere. Cercando di togliermi le ultime interrogazioni, andare a scuola guida e preparare il percorso per gli esami (a cui posso dedicare un post, se vi interessa) e respirare, se trovo il tempo.
Anyway, buona lettura a tutti e aspetto i vostri pareri!

Dietro la porta c'è il silenzio. Non un silenzio calmo, ma quel silenzio pieno di tensione che si spera di non avvertire mai. Nonostante questo la apro completamente e nello spettacolo che mi trovo davanti realizzo quello che finora non avevo capito: non sto vivendo un'avventura che posso riscrivere quando voglio. Qua il Game Over è definitivo, non ho punti vita da recuperare né tempi supplementari.
L'odore acre del sangue mi riempe le narici prima ancora che il cervello assimili quello che sto vedendo. Al centro della stanza c'è un enorme tappeto che ricopre quasi tutto il pavimento. E sul tappeto sono stesi due corpi quasi irriconoscibili per i graffi che li ricoprono. Sembrano pochi, forse una decina, ma così profondi e larghi che hanno lacerato completamente i corpi. Il sangue esce da lì in un flusso costante che continua a scendere sul tappeto e nella luce tenue fa sembrare tutto imbrattato di inchiostro nero. Il fetore viene da lì. Per un attimo fisso i corpi e combatto la nausea che non so se viene dall'odore o dalla vista della carne fatta a pezzi. Quando non sento più i conati che si levano dallo stomaco alzo lo sguardo. Dall'altra parte della stanza, su un salottino sotto la finestra, c'è un corpo che sembra brillare di luce propria tanto è chiaro. Dev'essere Re Lec, supponendo ancora che questa sia davvero la sua camera e che non sia stato ucciso dalla stessa cosa che ha trucidato gli elfi per terra. Aggiro il tappeto facendo attenzione a non camminare sul sangue. Tengo una mano sul naso per filtrare l'odore, ma non cambia niente. Il corpo sul divanetto effettivamente è quello di Re Lec. È nudo, ma in questo momento non posso farmi fermare dal pudore. Ha gli occhi chiusi, l'espressione rilassata, ciocche di capelli quasi d'argento che gli ricadono sul viso. Gli prendo una mano dalle unghie lunghe e scure per sentire il polso. Il battito è lento, ma regolare. Nel lasciarla le unghie mi graffiano proprio dove mi sono punta prima con la rosa. Mi porto ancora una volta il dito alla bocca per succhiarlo. Probabilmente è una brutta abitudine, che dovrei perdere, ma è più forte di me.