Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

domenica 19 giugno 2016

Fate.


Bonjour! Come al solito sono scomparsa, ma so che mi perdonerete perché siete troppo meravigliosi per non farlo. Stavo accendendo il computer per scrivere la tesina e sulla scrivania ho trovato questa bozza di racconto di qualche tempo fa, quindi ho pensato che tanto valeva farvelo leggere. Quindi ve lo lascio qua e torno a studiare! Buona lettura :3

Esseri di zucchero, nuvola e tulle. Pelle diafana, dormono nella corolla di un fiore e svegliandosi lasciano dietro di sé le gocce di rugiada che vi troviamo tutte le mattine.
Le piccole fate volano attorno ai bambini. Ne sono sempre state affascinate: perché sono così innocenti, e perché col tempo questa innocenza scompare?
La bolla vola sopra il bimbo, che alza la manina per acchiapparla. Dentro c'è il riflesso di un altro mondo, ma lui non vede altro che l'esserino brillante che è appena al di sopra della sua portata. Invece di piangere e lasciare che qualche adulto lo prenda per lui, fa un saltello, così piccolo che dovrebbe essere inutile. E invece lo spazio pare non avere importanza, o forse è la bolla a dilatarsi, perché il bimbo tocca con un dito la superficie che dovrebbe scoppiare e... non scoppia. Anzi, si tende sotto il suo tocco mentre il bambino resta in aria e il dito affonda un po' di più in quella che sembra la consistenza delle nuvole.
Ancora un po'. Ancora un attimo.
Il bambino non c'è più e chi era lì attorno non si è accorto di nulla. Gli altri bimbi continuano a fissare quel punto. Qualcosa è successo, ma cosa? E perché gli adulti non se ne accorgono?
Intanto, il bambino scomparso si guarda intorno e si trova accecato da una luce che si riflette ovunque. Perché è da solo, perché è lì? E perché lì sta benissimo e non vorrebbe essere da nessun'altra parte?

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