Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

domenica 24 luglio 2016

L'essere.

Bhe, direi che qua l'introduzione posso anche evitarmela. È un stralcio di racconto senza capo, né coda, né senso. Un po' come quelli che scrivevo all'inizio, insomma.

Il volto si girò e diede luce ad un essere che lui non pensava potesse esistere. Un essere di carne ed ossa, eppure etereo, eppure reale, eppure impossibile. Il viso non lasciava intravedere nulla dei pensieri dell'essere. Era il viso della perfezione, il viso dell'incredibile. I tratti alti, elfici, erano perfettamente simmetrici, quasi Michelangelo fosse resuscitato per dipingerlo con i colori dell'oro e del sangue. Sangue, perché negli occhi due gocce rosse ricordavano la natura sovrannaturale dell'essere. Se non fosse stato per quelle gocce, sarebbe stato semplice farsi ingannare dal verde erba che li illuminava o dall'espressione dolce che ci si poteva illudere portasse. I capelli circondavano il viso di onde di bronzo e argento, cadendo più in giù della vita sottile e dei fianchi proporzionati. Il resto della figura era avvolto da un vestito leggero come l'aria, di tante sfumature traslucide che avevano milioni di colori e allo stesso tempo non ne avevano alcuno. I piedi nudi sembravano non toccare il terreno, ma si muovevano. Si muovevano verso di lui. Il vestito si allargò attorno alla pelle chiara, aprendosi in un paio d'ali che la trasportarono da lui nel tempo di un battito di ciglia. E, quando lui riaprì gli occhi, la vicinanza di lei bastò a rubargli il fiato e la vita.

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