Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

domenica 24 luglio 2016

Un'Altra Storia - Parte 1

Premetto che questa storia sarà un po' diversa da quelle pubblicate finora. I protagonisti saranno Kevin ed Eric de Le Mie Cicatrici, ma si troveranno dopo il finale della storia e in una specie di AU (Alternative Universe, Universo Alternativo). Quindi, come per la scena extra che ho pubblicato un po' di tempo fa, non vi consiglio di leggerlo almeno che non siate degli autolesionisti e vogliate spoilerarvi la fine della storia precedente. A parte questo, non è consigliato neanche a chi è contrario ai romance M/M. A tutti gli altri (che saranno rimasti in pochi, eh?) auguro una buona lettura!

NEL CASO ABBIATE ANCORA DUBBI, DA QUA PARTE LO SPOILER.
LEGGETE A VOSTRO RISCHIO E PERICOLO.


Eric
Stasera volevo stare a casa, come ho fatto nell'ultimo mese, ma Dan e Bryan non me l'hanno permesso. Dicono che devo riprendermi, che Loe non avrebbe voluto questo. Loro la chiamano Lauren ovviamente, io ero l'unico a chiamarla così. Ero. Voglio solo chiudere gli occhi e fingere che quel passato non esista. Che lei sia ancora qua. Ma poi li riapro e sento la realtà che mi colpisce nel petto, sento che lei non c'è più e non ci sarà più e il mondo è vuoto e fa schifo e non ha senso.
-Sul serio, ragazzi,- sospiro per l'ennesima volta, -sto bene.
Non mi guardano neanche, Bryan continua a guidare e Dan a sfogliare le custodie dei CD in cerca di qualcosa da rubargli. Si comportano come sempre, come prima, ma neanche loro stanno bene. Però la perdita di Loe non ha colpito nessuno come me. Nessuno sa cosa ho passato, cosa passo ogni giorno. Possono solo immaginarlo.
Nessuno sa cosa vuol dire sentire una parte di te che ti abbandona, che corre via di sua volontà, senza neppure pensare che ti sta lasciando solo in un mondo che senza di lei non vale nulla.

È lì, sotto il palco, come se nulla fosse, e non riesco a capire come sia possibile. Non era legato a Loe quanto me, non ha perso metà del suo essere, ma questo...
Comincio ad odiare sul serio Dan e Bryan per avermi fatto uscire. Distolgo lo sguardo da Kevin per rivolgerlo a loro e avvertirli che me ne voglio andare, ma guardandomi attorno non riesco a vederli da nessuna parte. Eppure sono più alto della maggior parte della folla di almeno mezza testa. Finisco per tornare a guardare verso di lui. Come può? È vicino ad una ragazza dai capelli scuri, sono sicuro che sia la stessa di quel giorno al ristorante. La stessa del giorno in cui ho abbandonato Loe.
Vorrei urlare. Ma che stavo pensando? Come ho potuto fare una cosa del genere? Ho sprecato momenti che non torneranno più, ma non lo capivo fino in fondo allora. Non l'ho realizzato fino in fondo finché non ho capito che lei non tornerà più.
Prima di esserne consapevole mi sto facendo strada tra la folla e sono davanti a lui. Gli do uno spintone senza neppure pensarci. Fa un passo indietro, ma non sono sicuro se sia per lo stupore o la forza che ho usato.
Quando rivolge lo sguardo verso di me non è irritato, non è pronto a fare a botte. Non è quello che mi aspettavo, anzi... è lo specchio di ciò che provo io. Il vuoto. Assente. Come se fosse qua ma non ci fosse, come se non fosse in alcun luogo e non importasse.
Perché una parte di lui non esiste più.
Ma la ragazza dai capelli scuri torna nel mio campo visivo e non posso fare a meno di chiedermi se stia facendo come facevo io, perdendosi in una serie di ragazze senza nome per non pensare all'unica che ha davvero importanza. Kevin segue il mio sguardo e nei suoi occhi scatta una scintilla di riconoscimento. Si spegne subito, ma c'è stata.
-Lei è mia sorella,- dice indicandola, -Margherita.
Mi ricordo. Loe mi aveva detto di averla conosciuta, dopo che ci siamo ritrovati. -Ah.
Lei mi fissa. Le dovrei tendere la mano? Il momento passa e non lo faccio.
-Io sono Eric,- dico soltanto alla fine.
Margherita annuisce. Sembra capire la situazione.
-Non mi aspettavo di vederti fuori,- fa lui.
-Mi hanno costretto. Ma non li trovo più, infatti penso di rientrare.
Annuisce anche Kevin. Il silenzio si protrae, nonostante la musica che arriva dal palco, finché non lo spezza Margherita.
-Anch'io ho dovuto costringerlo,- afferma riferendosi a suo fratello. -Non voleva muoversi.
Stringo le labbra, realizzando che forse non ci stavamo comportando in modo così diverso. Ma il saperlo non mi fa stare meglio. Due persone che soffrono non sono meglio di una.

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