Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 3 ottobre 2016

Parliamo di... libri da amare!

Bonsoir bellezze! Vi va di parlare un po' di libri? Premetto che è la prima volta che lo faccio senza avere davanti i volumi che ho letto e quindi potermeli rigirare un po' mentre ne parlo, ma come potete immaginare non potevo portare una decina di libri in valigia insieme ai vestiti e tutto, quindi ne ho portati giusto cinque, di cui tre non ancora letti, uno in corso di lettura (ma che ho finito in viaggio, infatti ve ne parlo in questo post) e uno che è la raccolta di alcune poesie di Emily Dickinson da cui non potevo proprio separarmi, dato che è il mio anti-stress nei periodi di studio intenso. Già il fatto che ho lasciato Orgoglio e Pregiudizio mi fa soffrire, ma conto di potermene procurare un'edizione figa in lingua originale per compensare un po'. Anche se voglio comunque un'edizione figa (in lingua originale ma magari con testo a fronte) delle poesie della Dickinson, eh. Anyway, dicevo... Vi parlerò di tre libri in questo post e altri tre nel prossimo, in modo da evitare di scrivere un solo post troppo lungo che finisce per diventare noioso. E devo ammettere che sto temporeggiando perché non so quali libri scegliere per questo post. *chiude gli occhi e si decide*
Vi parlo di The Memoirs of Sherlock Holmes, I sommersi e i salvati, e La Sorella del Re.
Sono libri molto diversi tra loro, ma questo non toglie che mi siano piaciuti tutti e tre. Il che è molto raro, e conoscendo quanto io sia difficile potete immaginarlo.


Titolo: The Memoirs of Sherlock Holmes
Autore: Sir Arthur Conan Doyle
E solo ora mi accorgo di essermi presa l'incarico di commentare uno dei più grandi classici della letteratura angloamericana, cosa non da poco. Premetto che nonostante mi abbia sempre intrigata il personaggio di Sherlock Holmes ero molto indecisa sulla lettura. Basti pensare che è stato scritto alla fine dell'Ottocento per convincersi che debba essere qualcosa di pesante, lento e in conclusione poco leggibile. Specialmente in lingua originale. Per fortuna poco tempo prima ho letto Alice's Adventures in Wonderland and Through the Looking-glass, che ha anche qualche anno in più, e mi sono convinta che dato che ero riuscita a leggere quello ce l'avrei fatta anche con Sherlock. L'aver visto la serie tv amandola da morire è stato probabilmente un contributo importante (anche se... chi potrebbe non amarla con Benedict ad interpretare il nostro Sherlock?).
E insomma ho deciso di leggerlo e, come avrete capito, non me ne sono affatto pentita. Nonostante sia stato un po' ostico inizialmente, una volta afferrato un po' il meccanismo (?) o almeno le parole un po' più lontane dal nostro uso comune, in una lingua straniera quanto nella nostra, diventa piuttosto scorrevole, piacevole, ci si gode la storia e le capacità deduttive del nostro Sherlock che, come chiunque sa, non sono davvero cosa da poco. Mi sono un po' pentita di non aver iniziato a leggere le avventure catalogate da Watson in ordine cronologico, perché comunque mi piace essere ordinata almeno con i libri, ma dato che ho trovato un'edizione che mi piaceva mi sono fatta prendere dal momento e l'ho comprata. Comunque, tornando al libro. Leggibile, piacevole, interessante e ovviamente è sempre bello leggere di persone intelligenti che in un modo o nell'altro riescono a risolvere tutto. E, a proposito di risolvere tutto, una delle cose più interessanti è stata che, effettivamente, non ci siano riusciti. Ovvio che abbiano provato, ma il fatto che ci siano stati dei casi (un paio, se non sbaglio) su cui persino Sherlock Holmes si è sbagliato ha reso il tutto molto più realistico. E ho apprezzato il fatto che abbiano citato il Dupin di Poe, personaggio a cui sembra si sia ispirato lo stesso Doyle nel creare Holmes. Penso questi siano quei piccoli tratti che contraddistinguono un scritto veramente ben fatto da tutti gli altri. Non è un caso che noi continuiamo a leggerlo dopo più di cento anni dalla prima pubblicazione.
Ora c'è un problema: mi sono accorta che potrei scrivere davveeeeeeero molto di più sulle storie quanto sul personaggio di Sherlock Holmes, ma in un post in cui dovrei parlare anche di altri due libri la cosa diventerebbe parecchio pesante. Quindi la finisco qui e più tardi apro un sondaggio in cui sarete voi a dirmi di quale classico della letteratura volete che parli! Cosa ne pensate?

Titolo: I sommersi e i salvati
Autore: Primo Levi
Leggo nella mente di molti una domanda: perché I sommersi e i salvati piuttosto che Se questo è un uomo? Non è affatto una domanda stupida. Se questo è un uomo è di sicuro l'opera più conosciuta di Levi. Descrive situazioni e momenti della storia che nessuno avrebbe immaginato e a cui molti stentano a credere ancora oggi. E quando l'ho letto mi ha colpito, ovviamente. Ma più che per le situazioni descritte (di cui avevo letto anche in Ho vissuto mille anni di Livia Bitton Jackson, libro che consiglio a chiunque voglia leggere qualcosa riguardo al periodo nazista perché fa davvero riflettere come poche storie; basti pensare a come la protagonista, che altri non è che la stessa scrittrice, si sia salvata grazie ad un caso, grazie alle sue "trecce d'oro" che hanno colpito uno dei Kapo) mi ha colpito per la freddezza con cui Levi ha narrato tutta la storia, per lo sguardo analitico di un personaggio che mostra la propria formazione scientifica nel raccontare i fatti come sono stati, con un modo di fotografare il momento quasi proprio di un romanziere verista. Eppure non penso che Se questo è un uomo mi abbia colpito quanto avrebbe dovuto o potuto. Sarà stato il momento in cui l'ho letto, non so. Invece, quando a casa ho trovato il volumetto de I sommersi e i salvati, ultimo libro scritto da Levi, e ho iniziato a leggerlo, ho notato che era diverso. Forse perché è un saggio, un genere più consono all'autore, mi è parso che lì desse del suo meglio. O forse è perché mi interessavano di più gli argomenti trattati. Comunque, ne I sommersi e i salvati Levi descrive quella che è tutta la situazione psicologica in cui sono vissute le persone sotto il regime nazista. Situazione che, potrete ben capire, non raccoglie solo gli ebrei e coloro che sono stati internati nei campi di concentramento, ma anche il popolo tedesco, quello straniero, i personaggi che ricoprivano le cariche più alte sotto la dittatura di Hitler. Quindi parla della vergogna del dopo, vergogna che andava a corrodere gli incarcerati e non i carcerieri. Parla di ricordi che sono stati modificati col tempo, non sempre coscientemente, a furia di ripetere una certa versione o di sentirla ripetere da altri. Parla di quella zona grigia su cui stanno tutti in silenzio, perché effettivamente è troppo difficile parlarne, perché non si riesce ad accettare che non sempre si può condannare l'uomo per le azioni compiute perché esistono situazioni in cui nessuno riuscirebbe ad immaginare come potrebbe comportarsi. Levi racconta di questi ed altri temi importanti, forti, difficili, ricordandoci che quello che è avvenuto non è nato solo dall'ispirazione di un folle, ma è stato sostenuto da una serie di meccanismi psicologici troppo complessi e vari perché possano essere spiegati e capiti completamente. Ma, cosa più importante, Levi ci ordina di ricordare, di tenere sempre a mente, che è accaduto, quindi può accadere di nuovo.
Vorrei aggiungere qualcos'altro, ma non so proprio come parlare ancora di questo libro senza rischiare di rovinarlo, quindi ne faccio a meno. Mi sembra comunque ovvio che consiglio a tutti di leggerlo.

Titolo: La Sorella del Re
Autrice: Anne O'Brien
Mi sono accorta che questo è l'unico libro di un'autrice femminile nel post. Beeeeeeene. Probabilmente ve l'ho detto in qualche altro post oltre che su facebook, ma lo ripeto di nuovo. Mentre facevo gli esami di maturità (e potete immaginare quanto fossi esaurita rilassata) mi è arrivato un pacco dalla Harpercollins, l'ho aperto e ho trovato questo libro e insomma mi sono emozionata e ho iniziato ad urlare e tutta la tiritera che conoscete benissimo. E ovviamente dato che ho sempre molto tempo libero *e il sarcasmo trapelò dal computer andando ad invadere il mondo* sono riuscita a leggerlo e finirlo solo durante il viaggio per venire qua a Milano. Però sono contentissima di esserci riuscita, perché come immaginavo l'autrice non mi ha affatto delusa. Ne avevo parlato con La Regina Proibita, e mi era piaciuta tanto da intervistarla (magari ricopio l'intervista qua, dato che l'altro blog oramai sta facendo le ragnatele e dubito che io, Ann o Jules riusciremo a tornarvi), e sono felice di poter tornare a ribadirlo: Anne O'Brien è una grande autrice. È una storica, ed è ovvio che questo aiuti nel contesto, ma sappiamo tutti che non basta conoscere un po' di storia per scrivere bene. Anzi, a volte la storia può portare ad essere pedanti e quasi noiosi, ma l'O'Brien evita benissimo la cosa. Al contrario rende il libro dinamico, crea una protagonista da amare. E dico che la crea perché a quanto pare sappiamo in realtà pochissime cose riguardo ad Elisabetta di Lancaster. La nostra autrice si è infatti basata su quelle informazioni per costruire un personaggio che è una donna forte, indipendente quanto lo può essere nel contesto, che lotta per le proprie emozioni e i propri affetti, ma anche per difendere la propria famiglia in un ambiente di sciacalli pronti a tutto per arrivare ad i propri scopi che di solito includono un potere illimitato ed una ricchezza non da meno. Seguiamo le sue vicende principalmente nella corte reale e anche se vanno avanti nel corso di vari anni l'autrice riesce a far scorrere il tempo velocemente, con salti temporali e momenti più lenti tra cui si destreggia alla perfezione. Aprendo La Sorella del Re salti in un attimo dall'Italia del XXI secolo alla corte inglese del XIV, e vivi le passioni di Elisabetta ridendo, piangendo e lottando con lei. L'O'Brien fa dimenticare completamente che ti trovi in un romanzo storico, che queste vicende sono accadute (e non proprio in quel modo) vari secoli fa: leggendo sei lì, le vicende accadono ora, le emozioni che provocano le vivi ora.

Insomma, se non si era capito fino ad ora, vi dico che il romanzo mi è piaciuto parecchio. Penso che andando avanti a leggere Anne O'Brien potrei amare la storia anche più di quanto faccia ora. E amare il nome John, ma per capire cosa intendo con questo dovrete leggere il libro! Ora aspetto solo di trovare qualcun altro appassionato di quest'autrice per parlarne con chi mi capisce.

Oooooora direi che sono un po' stanca e quindi vado a letto. Spero che il post vi sia piaciuto e di poter continuare presto a parlarvi di libri, o a raccontarvi qualche altra storia... O insomma a scrivere qualcosa. E intanto aspetto i vostri pareri! Avete letto qualcuno dei libri di cui ho parlato? Visto il telefilm di Sherlock? Fatto qualunque cosa interessante e magari collegata ai libri di cui volete parlarmi? Raccontatemi tutto qua sotto!

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