Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

mercoledì 19 ottobre 2016

Un'Altra Storia - Parte 3

Bhe, se non si era capito Kevin ed Eric (dovrò trovare un nome per la ship... ma mi affido a voi perché sapete che non sono brava in queste cose) mi hanno preso parecchio. E adesso dovrei essere ancora sui libri a studiare russo, ma come regalo di compleanno a me stessa (lo facevo ieri tecnicamente, il diciotto) ho deciso di fare qualcosa che mi piaceva. Quindi ho riposato un po' perché la mancanza di sonno e orari regolari con me si fa sentire parecchio, e poi quando era quasi mezzanotte mi sono messa a scrivere. Ed insomma, eccovi il "capitolo".
Buona lettura bellezze!

PS: Devo ancora modificare la grafica e l'About me, I know, ma al momento non so neanche cosa sia il tempo libero. I pochi sprazzi li uso per pubblicare qualcosa qui, e come vedete sono moooooolto pochi. Non credete a chi dice che all'università potete organizzare il vostro tempo come volete.


Eric
Avverto un rumore nel sonno e mi muovo nel tentativo di farlo finire. Realizzo dopo pochi secondi che è la suoneria del cellulare. Una canzone dei My Chemical Romance che aveva impostato Loe qualche giorno prima che accadesse tutto e che non ho avuto il coraggio di cambiare.
Tirò via il cellulare dalla tasca dei jeans che ho levato e lasciato per terra prima di addormentarmi.
-Mmh?
-Dove cazzo sei?!
-Eh?
-Eric, dove sei? Ti stiamo cercando da quando è finito il concerto.
-Bryan? Sono a casa. Non vi ho visti e me ne sono tornato.
-Cazzo. Ce lo potevi dire.
-Mh. Sì.
Mi chiude la chiamata in faccia con un bip, così lascio cadere il telefono sul tappeto e riaffondo la faccia nel cuscino per riaddormentarmi. Ultimamente è come se una parte del mio cervello fosse sempre attiva e mi dicesse tutte le cose che ho sbagliato, mentre l'altra non riesce a stare sveglia. A tratti una delle due prevale, quando è la prima sto semplicemente male, ma quando è l'altra… non provo nulla. Il vuoto assoluto, quello che sembrava cercare Loe continuamente. Non sono sicuro di quale delle due mi faccia più paura.
In questo momento il mio cervello è attivo, ma cerca il vuoto. Vorrei fare come Loe, vorrei raggiungerlo e raggiungere lei, ma qualcosa mi blocca.
Come si raggiunge il vuoto?
È coraggio o vigliaccheria a permettere di arrivarvi?
È il coraggio di lasciare tutto?
È la vigliaccheria che spinge a lasciar vincere la paura?

Kevin
È sembrato volerci un'eternità, ma finalmente siamo arrivati a casa. In realtà saranno stati una ventina di minuti, ma certe volte il tempo mi sembra dilatarsi all'infinito.
Non ho niente contro Eric. È un bravo ragazzo, ne sono sicuro. Ha commesso tanti errori, ma ha anche dato tanto a Loe. Però me la ricorda troppo. Come faccio a guardarlo e non vedere il viso di lei?
Marghe però è convinta che io debba passare più tempo con lui. Che mi farebbe bene, che potremmo spiegarci tante cose a vicenda, che potremmo aiutarci a vicenda a capire e andare avanti.
Non capisco come faccia a pensarlo. Ma dopotutto pensa anche che uscire mi faccia bene, quando si vede qual è il risultato ogni volta che metto un piede fuori di casa e vedo qualcosa che mi ricorda lei e passa una macchina o una moto o una coppia o qualcuno che corre e mi colpisce per l'ennesima volta quanto io sia stato stupido a lasciarla quell'ultima volta davanti a casa sua.

Sono iniziati di nuovo i corsi dell'università. Vado, non posso stare a casa. Non l'avrebbe voluto, di questo sono sicuro. Avrebbe voluto che continuassi a costruirmi un futuro.
Non so che futuro posso avere senza di lei, non so se ne posso avere uno, ma continuo ad andare. Forse tutto ciò che mi spinge è la forza d'inerzia.
I corsi non sono difficili. Nient'altro che la continuazione di quelli che ho superato l'anno scorso a pieni voti. L'anno scorso, con Lauren che mi stava accanto leggendo un libro mentre studiavo e mi aiutava a ripassare negli ultimi giorni, quando tutti i dubbi si facevano sentire.
È mercoledì, ho solo due ore, così alle 14:25 esco dall'aula e cammino senza meta per i giardini dell'università. Mi sembra di non avere una vita. Non era così prima di lei. Avevo tanti amici, tanti interessi… una vita, appunto. Ma tornare al prima non è così facile. E non sono soltanto io, ora che ci penso. Quando vedo i miei vecchi amici la maggior parte si vergognano a parlarmi, non sanno cosa dirmi. Cosa dici al fidanzato della ragazza che si è suicidata?
Quindi sono io ad evitare loro l'imbarazzo, non fermandomi a salutarli molto a lungo o scappando con la prima scusa di un impegno qualsiasi.
A volte in giro vedo Eric. È l'unico con cui non c'è imbarazzo, l'unico che non si vergogna a salutarmi. Ma nessuno dei due è molto propenso a parlare. Generalmente ci scambiamo un cenno e proseguiamo, ognuno per la propria strada, ognuno con una serie di commissioni da sbrigare con la testa e il cuore altrove.
In alcuni momenti penso che Marghe abbia ragione, che forse proprio lui, la persona la cui vista mi fa soffrire di più, è anche la persona che capisce meglio quello che provo. Se non altro perché prova qualcosa di simile.
Penso al sogno che ho fatto quel giorno, alla piastrina segnata che porto ancora al collo. Lauren si sente in colpa per averci lasciati quanto noi ci sentiamo in colpa per averla lasciata andare?
E ci sono poche cose di cui sono sicuro come di questo plurale: quando vedo, anche di sfuggita, gli occhi di Eric, vedo dei sensi di colpa che ingoiano anche l'azzurro, fagocitando tutte le altre emozioni e più vita di quanto si crederebbe possibile.

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