Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 12 dicembre 2016

La Protagonista. (Capitolo 14)

Buonasera!
Siccome siete personcine meravigliose che hanno portato il blog a superare le 12000 (DODICIMILA) visualizzazioni, vi meritate questo nuovo capitolo de La Protagonista! A dire il vero l'avevo preparato giovedì sera e avevo intenzione di pubblicarlo durante il weekend che avrei passato dagli zii, ma ho dimenticato di trasferire il file sulla chiavetta e quindi non ho potuto. Scusatemi.
Comunque, spero vi piaccia e come sempre aspetto i vostri pareri! Buona lettura bellezze <3

-Perché non mi hai detto nulla?- gli chiedo, anche se non siamo ancora a casa. Non siamo neanche alla radura, ma ho come la sensazione che continuando a stare zitta le parole possano esplodermi dentro e rendermi tanti coriandoli di pelle e carne e capelli e occhiali.
Kye non risponde. Non che me lo aspettassi sul serio. Sospira, e in quel sospiro ci sono tanti di quei pensieri da farmi domandare come faccia a non sentirli parlare a voce alta. Devono essere rumorosi, almeno dentro il suo cervello, fare un sacco di chiasso. Di quel chiasso che non si può zittire in nessun modo se non facendo uscire tutto. Eppure lui resta in silenzio.
Siamo alla radura, e la luce della luna arriva più chiaramente nello spazio aperto. Riesco anche a camminare senza il rischio di inciampare ad ogni passo. Ma mi viene spontaneo guardare in alto, verso i rami che mi hanno aggredito. Non ce la faccio più ad aspettare di sapere perché è successo. Come è successo.
E perché dei rami si muovano ancora. Li fisso, ferma quasi nel centro della radura. Un gioco della luce? Un altro guizzo, faccio un passo indietro e sento il braccio di Kye attorno a me. Mi aggrappo a lui. Non vorrei essere costretta a farmi proteggere... Ma sul serio posso fare in un altro modo? Indietreggio ancora e lui mi è davanti. Non smette di proteggermi col braccio sinistro, ma intanto nella mano destra tiene una spada. Che, per un attimo, riflette la luce della luna. Ripenso al guizzo d'argento di quella sera. È questo che ho visto?
I rami si avvicinano. Non avrei mai pensato potessero essere così minacciosi. Guizzano, arrivano quasi a graffiarci con le spine, ma Kye li taglia di netto. È davanti a me, la schiena diritta e la mano ferma come se fosse sicuro di quello che fa, ma mi sembra troppo rigido. Com'è possibile? Sembra quasi in dubbio, come se non sappia cosa fare. Ma lo sa. Lo deve sapere. Il contrario non avrebbe senso.
I rami mancano della parte finale, quella che ha tagliato prima, ma continuano ad attaccarci. Indietreggiamo fino al bordo della radura. Lui sembra sempre più preoccupato, arrischia uno sguardo verso di me. Poi pare prendere una decisione. Mi spinge contro l'albero subito dietro di me e mi lancia la spada. Questa atterra ai miei piedi conficcandosi per terra, e nell'attimo in cui realizzo cos'è successo lui ne ha già in mano una corta, forse la metà di quella che ha appena lasciato. Fa un passo in avanti e continua a tenere a bada i rami. Nel gioco di luci e ombre intravedo altri movimenti, ma non riesco a focalizzarli.
-Prendi la spada!- mi urla lui. -Devi correre verso casa tua, aspettami là. Non fermarti finché non sei fuori dalla foresta. E non fare cazzate!- Il fatto che abbia bisogno di rimarcarlo anche in una situazione del genere dice molto su quanta
fiducia abbia nel mio buonsenso, ma effettivamente...
Effettivamente non posso lasciarlo da solo. Anche nella mia ignoranza riesco a vedere quanta fatica faccia a tenere a bada i rami (ho detto sul serio "tenere a bada i rami"? Non c'è dimostrazione migliore di quanto tutto stia cambiando) solo con quella spada corta. Prendo quella che mi ha lanciato da terra. È pesante, ma non quanto mi aspettassi. Nonostante a lui basti una mano, a me ne servono due per tenerla, ma non me ne preoccupo. Forse non posso fare nulla, ma... Mi avvicino a lui, lasciandogli comunque abbastanza spazio per muoversi liberamente. Qualche ramo viene verso di me, lo taglio a colpi maldestri. Ma lo taglio. Questo è l'importante. Sto aiutando Kye... Un paio di braccia mi afferrano da dietro. Non riesco a vedere chi è, sento solo la spada che mi viene tolta dalle mani e le mie urla che adesso riempono la radura. Mi divincolo, ma chiunque mi abbia preso è parecchio più forte di me. Cerco di prenderlo a calci ma non riesco a muovere bene le gambe, non capisco dov'è, come fa a tenermi ferma. Un braccio mi lascia la vita per andare a tapparmi la bocca.
-Ma vuoi stare zitta?!
Al suono di questa voce mi immobilizzo. Lui mi lascia, e mi permette di girarmi per vederlo in viso. È Caden, che ha uno sguardo di fuoco che non gli ho mai visto e adesso nella mano destra, quella che prima mi tappava la bocca, tiene una spada. È quella di Kye? Mi giro verso di lui, ma sta combattendo con la spada piccola in una mano e quella grande nell'altra. Non è la sua.
-Seguimi, veloce.
La voce di Caden è dura, il contrario di quella amichevole che sento di solito. Ma esito ancora a seguirlo.
-Kye se la sa cavare, ci raggiungerà fra poco,- dice intuendo cosa mi trattiene.
Lo seguo, anche se continuo a guardarmi indietro. Giriamo intorno alla radura e alla fine ci troviamo davanti a casa. La macchina dei miei non c'è, come sospettavo.
-Entriamo in casa, sono sicuro che Kye arriverà fra poco.
Dice così, ma non posso non notare il suo sguardo che dardeggia verso la foresta.
-Non lo possiamo aspettare qui? Oppure io entro in casa e tu vai ad aiutarlo?
Ho realizzato di essere inutile nel momento in cui Caden mi ha trascinato via dallo scontro, ma almeno lui può fare qualcosa. Deve fare qualcosa.
Lui mi guarda fisso alcuni secondi, poi rivolge di nuovo lo sguardo alla foresta. Torna a guardarmi quando sembra aver preso una decisione e sta per parlare, ma sentiamo dei rumori della foresta e Kye viene verso di noi. Ha qualche graffio, ma sembra stare bene. Però le lame sono scomparse.
-Perché non l'hai portata dentro?!- si rivolge a Caden appena ci vede.
-Dove sono le tue spade?- interrompo subito la tiritera che qualcosa mi dice stava per rifilarci. Si tocca un fianco con una mano e intravedo la spada per un attimo.
-Ma che...?
-Non capiresti neanche se te lo spiegassi. Ora mi dite perché siete ancora qua?
Si rivolge ancora a Caden, ma rispondo io. -Non sono voluta entrare io. Volevo che Caden venisse ad aiutarti.
Lui si limita a sospirare e a farci segno in direzione della casa.
-Me la so cavare da solo,- dice soltanto alla fine.

-Io non posso entrare,- ci comunica Caden. -Ho da fare.
Ha ancora quello sguardo duro che mi intima di non chiedergli nulla.
-Perché?- gli domando ugualmente.
-Ci vediamo dopo,- lo saluta Kye.
-Sì, a dopo.
Mi ha ignorata? Diavolo, mi ha ignorata. Perché fanno tutti così ultimamente?
-Se la prossima volta che ti dico di andartene non mi ascolti, giuro che te ne faccio pentire,- mi assicura invece Kye con un tono minaccioso cominciando a dirigersi verso la porta. Vorrei davvero sapere cos'ho di così sbagliato per cui tutti non fanno altro che sgridarmi almeno metà del tempo. È vero che io non li ascolto generalmente, ma neanche loro mi dicono sempre cose sensate.
Mi siedo ad un angolo del divano mentre Kye si accomoda su quello opposto. Nessuno dei due parla. Questa volta sono io a lasciarmi scappare un sospiro profondo, mentre lui punta i gomiti sulle ginocchia e abbandona la testa fra le mani. -Non ce la faccio più con te,- dice ancora senza guardarmi.
Non rispondo. Non sembrava riferito realmente a me comunque, e non ho voglia di parlargli di quello. Voglio sapere cosa sta succedendo. Voglio sapere perché capitano tutte a me e perché lui è così lunatico e come posso essere stata così stupida da desiderare davvero che il mio prototipo di ragazzo perfetto, con tanto di punte verdi che gli cadono su degli occhi alieni molto più profondi di quelli della maggior parte dei ragazzi umani che ho conosciuto, comparisse per davvero. Non può esistere una relazione tra una ragazza qualunque e il suo ragazzo perfetto. È semplicemente impossibile.
-Guarda, sono stanca quanto te,- gli dico alla fine. -Se mi dici cos'è successo te ne puoi andare.
Lui annuisce. -Prima la finiamo e meglio è.
Carino.
-Ormai avrai capito che quella sera ti ho seguito,- dice quindi, senza neppure aspettare che io risponda. Annisco comunque. -Quando ti hanno aggredito sono intervenuto subito, ma eri già svenuta. Il tempo di raccoglierti prima di farti cadere a terra che i rami erano al loro posto, come se non fosse successo nulla. E non avevi graffi, quindi non capisco perché sei svenuta.
Scuoto la testa. Non lo capisco neanch'io.
-Comunque ti ho riportata subito a casa, non sembravi stare male. A parte l'aver perso conoscenza.
Vorrei chiedergli perché era successo, come era possibile, come aveva fatto a scapparne anche questa volta, ma la domanda che mi scappa di bocca è un'altra.
-Perché non sei rimasto?- Come sapevi che stavo bene? Che non avrei messo di respirare entro pochi minuti, se non secondi?
Ma mi basta dirla per accorgermi di che cazzata ho fatto. Perché non riesco a stare zitta? Mi copro la bocca con una mano, ma ormai è fatta. Vorrei alzarmi e scappare, ma non riesco a muovermi. Lui mi fissa immobile, senza espressione, poi si alza in piedi.
-Non sappiamo ancora perché sia successo, e abbiamo idee molto vaghe riguardo al come, ma quando saremo sicuri di qualcosa te lo faremo sapere. Intanto è meglio se fai attenzione ed eviti di uscire quando non c'è il sole,- mi comunica prima di girarsi ed andarsene.
-Scusa,- urlo quasi quando lui è già sulla porta del salotto. -Non volevo dirlo.
Annuisce, ma rimane di spalle, e in un attimo è fuori e poi sento la porta dell'entrata che si chiude. Ho fatto una fatica enorme a scusarmi, ma dopotutto ormai avevo parlato. Le scuse servono a poco. Faccio un respiro profondo e chiudo gli occhi, stringendomi le gambe al petto e poggiandovi la testa.
Cos'ho di sbagliato? Perché non ne faccio una giusta? Perché tutti intorno a me sanno fare qualcosa, sono bravi in qualcosa, e l'unica cosa che io riesco a fare è rovinare tutto e far preoccupare le persone?
Rialzo la testa dalle gambe e scatto in piedi, correndo fuori.
-Kye!- lo chiamo all'entrata della foresta. -Kye!- urlo ancora una volta decidendo come ultima opzione di addentrarmi almeno un po' tra gli alberi.
-Kye!- faccio pochi passi quando mi compare davanti. -Scusa!- urlo. Mi metto di nuovo una mano davanti alla bocca, ma questa volta perché non volevo urlare.
-Scusa,- ripeto con un tono più basso. -Non avevi motivo di restare, lo so. Non avrei neanche dovuto chiedertelo. Ho solo pensato che... non so. Scusa. Eviterò di agire d'impulso d'ora in poi, lo prometto.
Sospira, mentre io mi fermo riprendendo finalmente fiato. Quando mi guarda i suoi occhi sembrano liquidi. Scuote la testa.
-E non hai agito d'impulso venendo qua fuori adesso?- mi chiede.
-Ero sicura che tu fossi ancora qua.
Scuote di nuovo la testa, ma questa volta è più come se non volesse credere a quello che ho detto.
-Promettimi che farai più attenzione.
Annuisco energeticamente, come se questo potesse dare più valore alle mie parole. -Lo prometto,- affermo.
-Va bene. Lo spero.
-Ti va di entrare un po'?- gli chiedo. Non mi stancherei mai di questa sua espressione dolce. Ma lui scuote la testa per l'ennesima volta, leggermente.
-Devo fare delle cose, mi dispiace.
-Di notte?- gli chiedo.
-Di notte.
-Va bene,- accetto la cosa. Magari deve sul serio sbrigare delle faccende. O magari non ha semplicemente voglia di passare del tempo con me. -Ma non sei più arrabbiato con me?
-Prima non ero arrabbiaro con te.
-No?
-No. Essere arrabbiato con te è più difficile di quanto pensi,- mormora così piano che non sono sicura di aver sentito bene.
-Ma eri freddo con me.- Non è da me aprirmi così tanto. Non so perché lo sto facendo, ma ormai non posso tirarmi indietro. Ho iniziato a parlare, devo andare fino in fondo.
-Sono fatto così. Ma se sarò arrabbiato con te te lo dirò. Okay?
-Okay.
Mi accarezza la guancia in un gesto veloce.
-Ora rientra. Non prendere freddo e non uscire fino a domani mattina.
-Ma domani mattina è lontaaaaaaana,- cantileno.
Gli si indurisce lo sguardo, finché non sorrido e capisce che lo sto prendendo in giro.
-Sto scherzando. Buona notte, allora. O meglio, buona serata visto che hai ancora cose da fare.
Rientro in fretta, senza guardarmi indietro e senza ascoltare la sua risposta. Dovremmo aver risolto. Dovrebbe andare tutto bene.
E ha detto che non è arrabbiato con me, che è già qualcosa. Devo solo imparare a convivere con la sua freddezza senza che mi faccia soffrire.




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