Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

venerdì 19 maggio 2017

Un Mondo fatto d'Acqua.

Buongiorno meraviglie! Settimana scorsa in università hanno proiettato un documentario molto interessante, Water, not weapons (cliccando sul nome lo trovate in inglese). Racconta di un dottore giapponese in Afghanistan. Il problema principale in quella zona era la mancanza d'acqua (mi ha colpito quando il dottore ha detto ad un padre che ha portato lì il figlio, malato a causa di denutrizione e una serie di fattori, "Ti dovrei dire di sciacquarlo con dell'acqua pulita, ma non posso"), così il dottore si è ingegnato e ha costruito una diga (ovviamente con l'aiuto di volontari e organizzazioni e gli abitanti del luogo) e dei canali, in modo da irrigare buona parte della zona (che rimane comunque una percentuale minima dell'intera nazione) e risolvere almeno un po' dei loro problemi. Per sapere il resto guardate il documentario, perché non sono brava a spiegare queste cose rendendo loro giustizia e già con quello che ho scritto sento di non aver reso l'idea dell'enorme lavoro che hanno fatto per quelle persone.
Comunque, il preambolo era per dirvi che dopo aver seguito il documentario e gli interventi delle professoresse mi sono messa in biblioteca a studiare ma a metà ho interrotto linguistica per scrivere questa poesia, che in realtà non è nulla di che ma la pubblico comunque.

Ho sentito parlare di
un mondo fatto d'acqua
sulla Terra.
Dove tutti hanno
e creano
e non possiedono nulla
che sia un lusso,
che sia troppo,
che sia al di fuori del necessario per
stare bene.

Ho sentito parlare di
un mondo fatto d'acqua
sulla Terra
dove il troppo è stato eliminato
a favore del giusto.

Sì, parla di un mondo utopico, ma non sono neppure sicura che sia un mondo giusto. Chi dice cos'è troppo? Di sicuro non io. Mi vergogno a dirlo, ma ci sono cose per cui non so proprio limitarmi...
(vedi: libri)

lunedì 15 maggio 2017

Punto 4 - Writing Challenge

Buoooonasera meraviglie! *tenta una voce da presentatore televisivo,
 si sente stupida e torna a quella normale... nessun risultato: continua a sentirsi stupida*
Tantissimo in ritardo, ecco il punto quattro della Writing Challenge! Non sono abituata a scrivere di personaggi altrui (non vi dico la mia lotta nel tentare di scrivere una fanfiction prima di rinunciare), ma ho fatto del mio meglio. E con fatto del mio meglio intendo che ho tentato di lasciare meno possibile dei personaggi ma ho tenuto l'ambientazione.
Forse ho un po' barato. Anyway, la richiesta era

Scrivi una scena dopo la fine dell'ultima scena (film/libro/serie tv).

Ieri sera ho visto Il Labirinto del Fauno (film che amo) e, almeno nella mia testa,
questo è quello che succede dopo.

Sono passati vari anni ormai da quando è successo tutto. Da quando la battaglia è stata vinta e sua sorella è stata uccisa. Da quando è iniziata la sua vita tra i ribelli. Non ricorda quasi nulla, è ancora troppo piccolo. Ma questa vita di corse e paura e fretta e fugacità è tutto quello che conosce. Non sa cosa altro aspettarsi, non sa cosa gli manca. La donna che l'ha cresciuto gli racconta delle storie. Niente fate, nulla su quella magia con cui è cresciuta e vissuta e morta Ofelia, ma storie vere. Storie che possono aiutarlo a sopravvivere tutti i giorni. E tutte le sere gli canta una ninna nanna. Senza parole, solo una melodia mormorata che ha sempre un che di familiare.
Dopo tutti quegli anni è la prima volta che tornano nella foresta accanto al labirinto. O forse ci sono tornati altre volte, ma lui non le ricorda. Forse non era abbastanza grande da addentrarvisi poi da solo. Di certo è la prima volta che si spinge così ad est, così vicino a quelle rovine soppiantate dalla natura e a quel mucchio di rocce che forma strade piene di vicoli ciechi. Segue un insetto fino all'ingresso del labirinto, senza sapere di stare ripercorrendo i passi di Ofelia. Lui non ha mai sentito parlare di fate, non sa cosa siano, non sa che nome dare all'esserino con le ali che gli indica la strada. Segue l'ominide per una serie di curve finché non arriva al centro, in cima ad una scala a chiocciola che sembra perdersi nelle profondità della Terra. Quando non lo vede più decide di proseguire da solo, e scende e scende e scende finché la luce del Sole sembra un ricordo lontano e non sa quando né se potrà rivederla. Gli sembra di trovarsi in un altro universo, ma non capisce questa sensazione. Non prova quella familiarità che provava sua sorella, ma un senso di estraneità, come se fosse nel posto sbagliato. I suoi occhi si abituano al buio e si trova davanti alla scultura, faccia a faccia con una bambina che tiene in braccio lui, in fasce. Ovviamente non sa di chi si tratti. Non penserebbe mai che una scultura di lui si trovi in fondo al pozzo al centro di un labirinto.
-Principe,- lo chiama una voce cavernosa. -Vi stavamo aspettando.
Si volta per vedere a pochi metri da lui un paio di corna che riflettono uno spicchio di luce su un volto piatto, senza forma, che ricorda quello di un caprone che per sbaglio è voluto sembrare più umano. Eppure è sottile, ambiguo. Le zampe di capra non sono neppure la cosa più strana.
-Chi sei?- Nessuno gli ha insegnato a dare del voi, tra i ribelli. Le buone maniere non sono la loro priorità.
-Il Fauno, Principe,- fa inchinandosi. -Per servirvi.
-Io non sono… Non sono Principe,- risponde il ragazzino, indietreggiando prima di accorgersi che la scala è oltre il fauno. Nessuno gli ha insegnato neppure il significato della parola principe.
-Sì invece. Siete un principe, fratello di Vostra sorella, che da anni piange per Voi nel Regno. Sa che state bene, ma vorrebbe vedervi.
-Mia sorella è morta.
-Vostra Sorella è viva. Vivrà per l'eternità, e potreste vivere con lei anche Voi, se solo lo vorreste. Vi basta superare tre prove, prima della prossima luna piena.
Il bambino lo fissa, e per qualche motivo gli crede. Tre prove per la vita eterna. Dovrebbe suonare come una proposta allettante, ma lui scuote la testa.
-Non voglio la vita eterna.
L'espressione del Fauno diventa quella di un cavallo imbizzarrito. -Tutti vogliono la vita eterna.
Il bambino lo aggira, è per le scale, già sul terzo gradino. -La mia vita è con chi mi ha cresciuto. Non è eterna, ma è così.
Avrebbe combattuto per dare una vita un po' più lunga e un po' più bella a chi gli stava accanto, piuttosto che per una vita eterna. Non l'aveva mai cercata, non aveva motivo di volerla ora.
Da un trono, molto molto molto più in basso e molto molto molto più in alto, Ofelia sorrideva tra le lacrime, perché vedeva per lui un futuro più glorioso di quanto lei avrebbe mai potuto sperare, in quel suo regno di eterna gioia.

NB: La cosa più difficile è stata usare il voi nel discorso del Fauno.

Come sempre spero vi sia piaciuto e aspetto le vostre opinioni (anche negative) :*

giovedì 11 maggio 2017

Tutto dentro la tua testa.

Come se
sapessi che succede
e sapessi che sta succedendo
e perché
ma non bastasse.
Come se
andasse tutto così bene
ma male
che non riesci a capire
ad accettare
ad ammettere.
Come se
fosse tutto così confuso
che puoi solo urlare di frustrazione
e sbattere i piedi per terra
e prendere a pugni il muro
dentro la tua testa.
Perché devi continuare a sorridere
ed essere sembrare felice
perché non puoi ammettere
che non ti basta e basterà mai
che non ti va bene e andrà bene mai
perché vuoi di più.
Ma non si può volere di più.
Non si può essere ingordi
e chiedere e chiedere
e pretendere e pretendere
e volere e volere
e non importa quanto tu abbia fatto
per volere e pretendere e chiedere
e non importa che tu abbia impegnato tutto
e gettato tutto
e speso tutto
per la possibilità di essere ingorda
e chiedere di più.

e non importa
che tu non possa essere ingorda
che non ti basta
che vuoi di più
perché ti devi accontentare
e non basta
ma ti deve bastare.
e urli di frustrazione

ma è tutto dentro la tua testa.

domenica 7 maggio 2017

Bolla di lacrime.

Buonasera bellezze! Finalmente dopo tanto tempo e altrettanti sensi di colpa, eccovi un nuovo post! In realtà stamattina ho provato a continuare il nuovo capitolo de La Protagonista, ma sembrava qualcosa che avrei scritto durante le medie. Faceva pena, sul serio. Quindi ho chiuso il pc e ho ripreso a studiare, ma adesso stavo controllando alcune cose e poi ho trovato un concorso a cui partecipare, per cui ho cercato una poesia da mandare ma nessuna mi soddisfava e quindi ho deciso di fare una riscrittuta di Nascosta. Non sono sicura di come sia venuta o quale delle due sia meglio, lascio a voi il verdetto.
Spero vi piaccia e spero di tornare presto con qualcosa che non sembri scritto da una dodicenne. Grazie dell'attenzione e buona lettura e buona serata <3
Mi sembra di correre,
ma in realtà sono ferma
in una bolla di vetro che corre con me.
E corro e scappo
e mi dico che è vivere.
I paraocchi non mi permettono di sapere che c'è altro.
La bolla non mi permette di toccare nulla,
di sentire nulla,
di farmi toccare da nulla.
Se sia un bene o male
non lo so.
Come la bolla sia nata
non ricordo.
Che sia cresciuta da sola,
costruendosi sulle mie lacrime?
Non sono sicura.
Che l'abbia costruita io
su quei cocci enormi di paura?
Probabile.
Non mi fa toccare il bene,
non mi permette di ricordare
-se mai l'ho saputo-
che esiste.
Ma non mi fa toccare dal male
e quindi mi ci aggrappo e me la stringo addosso
non mi fa soffrire e sul serio
cosa posso volere di più del non soffrire?
«Una vita»
direi se sapessi cos'è
e se sapessi se ne vale la pena.
Ma non l'ho mai conosciuta
e chi mi spiega una vita?
chi spiega le emozioni?
E mi stringo la bolla addosso finché non crolla
e realizzo che ero io a costruirla ogni volta
perché ogni volta è più fragile
e crolla più facilmente
e ho paura che non regga più
e più ho paura e più ne ho bisogno
e più credo che non regga.

E mi stringo addosso una bolla di lacrime
sperando mi protegga da un dolore
che l'ha oltrepassata e riempita e mi soffoca
e non me ne accorgo
Perché già non respiro più. 
PS: Se vi va di seguirmi, adesso sono anche su Instagram (qui)!

sabato 8 aprile 2017

Quello che le donne non dicono ma dovresti sapere.

Ho trovato questo articolo su internet in inglese, e ho pensato che andava assolutamente tradotto. Di solito non traduco post di altri blog, ma questo mi ha davvero colpito. Non avrei saputo esprimere meglio quello che dice.
C'è questa cosa che succede ogni volta che parlo o scrivo di problemi riguardanti le donne. Cose come l'abbigliamento, la cultura dello stupro e il sessismo. Mi arrivano commenti come "Non ci sono cose più importanti di cui preoccuparsi? Davvero è un problema così grosso? Non stai esagerando? Sei sicura di starci pensando in modo razionale?"
Ogni. Singola. Volta.
E ogni volta mi innervosisco. Perché non ci arrivano?
Credo di aver capito perché.
Non sanno.
Non sanno di questo continuo ridimensionare, del minimizzare. Dell'assecondare in silenzio.
Dio, anche se noi donne lo viviamo non ne siamo sempre consapevoli. Ma lo facciamo.
Abbiamo tutte imparato, per istinto o perché ci abbiamo sbattuto contro, come minimizzare una situazione che ci fa sentire a disagio. Come evitare di far arrabbiare un uomo o metterci in pericolo. Più di una volta abbiamo ignorato un commento offensivo. Abbiamo riso ad un tipo che ci ha provato in modo volgare. Abbiamo ingoiato la rabbia quando ci hanno denigrato, sminuito, o trattato con sufficienza.
Non ci fa sentire bene. Ci dà la nausea. Ci sentiamo sporche. Ma lo facciamo perché non farlo ci metterebbe in pericolo o ci farebbe licenziare o etichettare come t***e. Così di solito cerchiamo di andare sul sicuro.
Non è qualcosa di cui parliamo ogni giorno. Non lo diciamo ai nostri fidanzati o mariti o amici ogni volta che succede. Perché è così frequente, intenso, che è diventato qualcosa con cui possiamo solo convivere.
Quindi forse non lo sanno.
Forse non sanno che alla tenera età di 13 anni dobbiamo ignorare uomini adulti che ci guardano il seno. Forse non sanno che uomini dell'età di nostro padre ci provano con noi mentre lavoriamo alla cassa. Probabilmente non sanno che il ragazzo della classe di inglese che ci ha invitato a uscire ci invia messaggi incazzati perché abbiamo detto di no. Potrebbero non essere consapevoli del fatto che il nostro direttore ci dà spesso pacche sul sedere. E di sicuro non sanno che la maggior parte delle volte sorridiamo a denti stretti. Guardiamo da un'altra parte o facciamo finta di non notarlo. Probabilmente non hanno idea di quanto spesso succedono queste cose. Queste cose che sono diventate una routine. Così scontate che ormai le notiamo appena.

sabato 25 marzo 2017

Punto 3 - Writing Challenge

Buonasera bellezze! Ho completato il punto 3 della challenge e devo ammettere di sentirmi un po' strana. Non pensavo di avere tanto da dirmi (?), ma è stato carino fare una cosa diversa una volta tanto. Dovrò ringraziare Vero per la challenge, mi ha davvero fatta uscire dalla mia comfort zone. Ma di sicuro lo sa già, sarà per questo che me l'ha preparata così. Insomma, la richiesta era
Scrivi una lettera a te stessa da piccola.
e questo è quello che ne è venuto fuori...


Cara me,
sono sicura che sarai felice di sapere che ti sto scrivendo da un computer connesso da internet senza distrarmi. Il che, lo sappiamo entrambe, è una grande conquista. Come non detto, ho appena messo in pausa la lettera per ascoltare una canzone di quelle che non si possono avere solo come sottofondo. Ma ora sono tornata e prometto di finire di scrivere. Devo essere sincera: è piuttosto strano. Principalmente perché… Quanto tempo è passato? La request per la challenge specifica che devo scrivere a me da piccola, ma effettivamente quanto piccola si intende? Perché, ammettiamolo, non è passato tanto tempo da quando ero “piccola”. Comunque scelgo la me delle elementari, forse perché è più facile. E adesso che ho deciso posso riprendere per bene.

Cara me,
di nuovo. Come stai? Te lo chiedo anche se lo so già, e so come mi risponderesti. O meglio, come non mi risponderesti. Perché se qualcuno ti chiede qualcosa tu non rispondi, ma va bene così. Crescerai e recupererai tuuuuuuutte quelle parole non dette. Probabilmente andrai anche oltre il numero di parole che ognuno può dire nel corso di una vita, tantissimo oltre, ma neanche questo è un problema.
Di sicuro in questo momento stai leggendo. Che tu sia a scuola o a casa. O che siano le tre di notte e i tuoi siano venuti a dirti di dormire e tu abbia detto di sì e spento la luce prima di riaccenderla al sentire la loro porta che si chiude e riprendere a leggere. Perché non sai mettere un libro giù prima della fine, ed è stupendo. Tutt’oggi non hai imparato, se mai te lo chiedessi. Però tutto questo leggere ti causerà gravi danni agli occhi, sappilo. Ma non mettere giù quel libro. I pro superano di gran lunga i contro.
Anyway, forse dovrei darti qualche consiglio. Qualcosa da fare o non fare, qualche errore enorme che hai commesso e che in questo momento trovo una cazzata così tremenda (sì, mi dispiace annunciartelo ma hai anche iniziato a dire e, di conseguenza, scrivere le parolacce) che vorrei eliminarla dai miei ricordi. Ma non mi viene in mente nulla. Probabilmente senza quelle cazzate non sarei quella che sono, e nonostante tutte le mie flaws non mi dispiaccio poi tanto come persona. I difetti si sistemano, e se non si sistemano si accettano perché ancora non ho conosciuto nessuno di perfetto e non penso succederà mai.
Però qualche consiglio te lo do comunque, anche se so che non li seguirai. E potrei farti un bel discorso riguardanti le conseguenze del cambiare il passato visto quest’ultima frase, ma non penso che arriverei ad una conclusione logica e quindi te lo risparmio.
1. Incontrerai tante persone che ti sembrano pessime e un po’ meno che ti sembrano brave persone. Fidati della tua prima impressione: la maggior parte fanno schifo. Non c’è bisogno di eliminarle radicalmente, a volte, ma evita di provarci e riprovarci perché dicono che si deve pur sempre avere degli amici ed uscire ed essere persone socievoli. Sono tutte cazzate: da sola stai bene, e non saresti tu se non fosse così. Pian piano incontrerai persone con cui andrai d’accordo, ma non è questo il momento. Chiedi scusa quando devi farlo, ma non sforzarti. Fai le cose come ti senti ed andrà tutto bene.

mercoledì 22 marzo 2017

Punto 2 - Writing Challenge

Buongiorno bellezze!
Sono in università, per cui potrete immaginare quanto mi sento in colpa a scrivere qui, ma dato che ho già studiato un po' di linguistica e giapponese ho pensato di potermi prendere un attimo per tentare di soddisfare il punto 2 della Challenge, ed è stato più veloce di quanto pensassi. Anche se non posso dirmi sicura di averlo fatto bene, specialmente perché Vero non l'ha ancora letto, ma ci ho provato. La consegna (feels a lot like scuole elementari) era
Descrivi un cibo senza usare il senso del gusto.
Il testo che ne è uscito fuori è il seguente.

Giallo, un po’ meno di un pulcino ma un po’ più di quei muri sbiaditi delle case sul mare del sud. Cremoso come della panna, come uno yogurt, come un qualcosa di morbido che non è. Si scoglie al sole, al caldo, all’atmosfera esterna come se non fosse fatto per esistere, per esistervi. Come se non fosse fatto per essere al di fuori della sua bolla di ghiaccio che tanto bolla non è. Come se fosse fatto per stare su quella cialda, vicino a qualcosa di simile con un altro colore, ma per poco tempo, per pochi minuti, perché poi va finito e devi finirlo, altrimenti si scioglie e scivola ovunque e macchia qualunque cosa. Come se fosse fatto per esistere per un tempo effimero che lo rende poco conservabile all’aria aperta, ma ancora più buono mentre lo mangi di fretta sperando di non sporcarti e di non sporcare nulla.
Gocciola sul tavolo in macchie che sembrano sempre più chiare, gocciola sull’asfalto evaporando al caldo, facendo sembrare che l’asfalto stesso stia per evaporare.
Ti si scioglie in bocca, lasciandoti solo una vaga rimembranza di quel sapore.

Che cos'è? Spero ci siate arrivati, altrimenti dovrei ammettere di sbagliato completamente. Comunque, sto parlando di un bel gelato al limone. Amo il limone, per la cronaca, quindi avrei voluto descrivere anche quel gusto un po' acidulo che lascia, ma dato che era proprio quello da evitare me lo sono tenuto per me. Spero di aver fatto bene, altrimenti vorrà dire che lo riscriverò o che mi sarà tolto un punto (?).
Ora vi lascio e torno a sistemare gli appunti di cultura giapponese. Quant'è triste che in qualunque momento c'è qualcosa da studiare? 
Aspetto sempre con ansia i vostri commenti! Fatemi sapere se la challenge vi pare interessante, se avete qualche consiglio da darmi, o se c'è qualche lettura che in questo periodo vi sta emozionando... Insomma, lo sapete. Un po' di tutto. 
Buon pomeriggio meraviglie <3 

venerdì 10 marzo 2017

Punto 1 - Writing Challenge.

Buonasera bellezze!
Sono impazzita per soddisfare il punto 1 della Challenge, ma dopo averla scritta tre volte ho deciso che la quarta sarebbe stata quella buona. La richiesta era
Scrivi una poesia al contrario.
È stato più difficile di quanto mi aspettassi, perché non essendo una consegna molto precisa ho dovuto interpretarla a modo mio e ho sempre avuto difficoltà a mettere per iscritto temi con una consegna molto vaga. Ma alla fine ho deciso di prenderla in modo un po' ironico/figurato e ho pensato che, effettivamente, il risultato era più decente. Durante gli ultimi giorni si è sentito parlare più del solito delle donne e dei loro diritti, e insomma è inutile che stia qua a dirvi altro.
Questo è quello che ne è uscito, spero vi piaccia.

Sottoposti
a continui soprusi,
a stupri e violenze.
Distrutti
da secoli di lotte
e guerre
e battaglie
per ottenere qualcosa di più.
Una parità
che, si sa,
è solo nominale.
Una parità
irreale e utopica.
Uomini
troppo delicati
per una vita del genere.
Uomini
troppo sensibili,
troppo piegati
dalla vita,
troppo spezzati
da donne
così forti da farli a pezzi
senza neppure provare.
da donne
così forti da essere avanti
senza neppure pensarci.

Uomini sottomessi
a un mondo di donne
che sembrano di meno,
così dicono i numeri,
ma sono troppo.
Uomini sciolti
da un mondo di donne
che li distrugge
e li viola
e li comanda
perché così dev'essere.

martedì 28 febbraio 2017

Writing Challenge! (e altre cose)

Buonasera bellezze! Ogni tanto, quando mi vengono sprazzi di parole in mente, come avrete visto compaio e pubblico qualcosa. Non spesso quanto vorrei, ma ormai il mio computer è pieno di cartelle e file riguardanti l'università (русски, 日本語, Cultura Giapponese, Linguistica Italiana, e così via), per cui potrete immaginare che quando lo apro scrivere non è proprio la prima cosa a cui penso. O meglio, è la prima a cui penso ma non la prima che posso fare. E neanche la seconda, o la terza, o la quarta, o la quindicesima... Insomma, avete capito. Anyway, l'altra volta stavo parlando con una mia amica (Veronica) del fatto che avrei fatto volentieri una Writing Challenge, per mettermi alla prova e non so, vedere come me la cavo con qualcosa di nuovo.
Da quando ho iniziato linguistica italiana e la prof ci ha detto che nei blog si scrive principalmente col linguaggio parlato non faccio che preoccuparmene e cercare di capire se effettivamente anche io che tengo tanto alla lingua italiana faccia così ma non sono ancora riuscita a capirlo. Che arcano.
Quindi la mia amica ha detto che me ne avrebbe creata una volentieri e l'ha fatto. Per cui mi è sembrato giusto e necessario pubblicarla qua in modo che sarete voi stessi ad assistere e a dirmi cosa ne pensate e se credete che abbia rispettato i punti e li abbia soddisfatti come si deve.

sabato 25 febbraio 2017

Senza Titolo 4.

Ero partita dal pensare quanto sia difficile parlare con le persone e quanto siano carini i ragazzi biondi... E finito di scrivere mi sono consolata pensando che per lei è ancora peggio, quindi direi che va bene così. Buona lettura bellezze!
Lei lo sapeva che sarebbe andata così. Lo sapeva perché era così che andava sempre, era così che andava a quelle come lei. E non si aspettava che andasse diversamente, sul serio. Non si aspettava che accadesse qualcos'altro. Avrebbe saputo dall'inizio che era una speranza vana. Era quello che si ripeteva, almeno. Era il mantra incessante che continuava a spararsi in testa. Ciononostante, guardando le sue spalle che si allontanavano provò un moto di qualcosa in parti del suo corpo che non sentiva vivere da un po'. Come se ci volesse un po' di sana sofferenza causatasi, almeno in parte, da sola, per risvegliarle, per ricordarle che erano lì. Prese un respiro profondo e decise di fare finta di niente e andare verso la metro. Dopo tutto, non era come se fosse successo qualcosa in effetti. Non si era mai sentita un codarda, non davvero, ma cominciava a credere che non pensando a sé stessa in quel modo si stesse solo nascondendo la verità. Era facile rifugiarsi nello studio, dirsi che era tutto ciò che contava… Il difficile, quello che per lei era sempre stato impossibile, erano le relazioni umane. Pensava di essere passata oltre, ma doveva ricredersi. Era come se desse sempre troppo o troppo poco, tutto o niente, e non riusciva a calibrarsi, e non riusciva a capire a chi dare tutto e a chi dare niente, perché quando si accorgeva di essersi sbagliata erano già tutti lontani e non le restava che darsi dell'idiota, che dirsi che aveva sbagliato e che avrebbe dovuto fare diversamente e che tanto ormai era sola, quindi cosa importava? Non poteva riprendersi quello che aveva dato e non poteva dare di più, non poteva riportare indietro le persone dicendo che non aveva capito niente, che non capiva mai niente, che aveva sbagliato e sarebbe migliorata e avrebbe fatto diversamente. Non avrebbe potuto riportare indietro le persone con quello che in fin dei conti era un mare di bugie, e lo avrebbero capito loro come, pur negandolo, lo sapeva lei.
Quindi non fece altro che tornare a casa e buttarsi sul letto con un sospiro, chiedendosi se davvero fosse così sbagliata. Chiedendosi se davvero, pur non avendolo mai pensato, fosse in realtà una vigliacca.

mercoledì 22 febbraio 2017

Chiedono Chiedono Chiedono.

Chiedono
Chiedono
Chiedono
Come
Se fosse tutta cosa loro.
Come
Se non avessi un mondo dentro
che dentro deve restare.
Come se non avessi un tumulto
che scoppia in testa, nel cuore, nello stomaco,
fin nei capillari
più periferici
e lo tenessi lì dentro
fino al limite,
a più non posso,
a oltranza.

Come se non avessi un mondo
che vorrebbe venire fuori ma non riesce
perché creare un mondo è facile,
ma realizzarlo un po' meno.

Come se non avessi una tempesta che infuria
e non ti chiedessi continuamente il perché
e non volessi urlarlo al mondo che è fuori
(mondo? ma quale mondo in realtà?)
e non volessi urlarlo a chiunque e a qualunque cosa
e imbrattarne i muri e i pezzi di vita
e non solo i fogli che stanno lì e chi li legge?

Chiedono Chiedono Chiedono
Come se fosse tutto loro,
come se avessero diritto al mondo
come se non avessi tu dentro quel mondo
a cui nessuno ha diritto.

Come se tu non stessi cercando da una vita
qualcuno a cui urlare di quel mondo
e che ti ascolti anche se urli e non lo sopporti nemmeno tu.
Come se tu non stessi aspettando un muro da imbrattare
Qualcuno che legga quei fogli
Un pezzo di vita da occupare.

Chiedono Chiedono Chiedono
e non sanno fare altro
Forse perché non hanno una tempesta dentro,
Forse perché non hanno un mondo dentro
Forse perché nessun tumulto minaccia di scappargli da qualunque parte.

Chiedono Chiedono Chiedono
Forse perché non sanno fare altro
Forse perché non hanno nient'altro
Forse perché non sono nessuno e tu
Persona
Sei Qualcuno
E hai qualcosa
E un tumulto, un mondo, una tempesta, un essere enorme
che non vuoi condividere
che con un'altra Persona

che non c'è.

domenica 19 febbraio 2017

Attimi. (distorti)

Piccola poesia delle 00:12.
Trovo che vada letta correndo, forse perché è così che l'ho scritta.

Attimi
Catturati
Scattati
Bloccati
Fermati
Come se potessero
Rimanere per sempre.
Attimi bloccati in un’immagine,
come se vi si potesse rivedere quel momento,
ciò che è successo,
quell’emozione che,
immobilizzata lì dentro,
non tornerà più.
E non è vero che la potrai rivedere
Perché un ricordo,
dicono,
non è mai abbastanza reale.
E non è vero che la potrai rivivere,
perché quel ricordo è passato
e non tornerà più
e non sarà più
e tu non sarai più
la persona di quel momento
e chi ti stava vicino
non sarà più la persona di quel momento.
E quando vi rivedrete
e cercherete di ripetere quell’attimo,
quell’azione,
quell’emozione indimenticabile,
sarà tutto distorto.
Sarà tutto uno specchio deformato,
di colori in bianco e nero,
di vita sbagliata, storta,
che è già stata e non dovrebbe essere più.
Sarà tutto lontano,
una forzatura,
e ve ne accorgerete
e piangerete i tempi andati,
perché non vi siete fermati a viverli
ma avete cercato di fermare loro
e vi accorgere che non si può fermare il tempo
ma che avreste dovuto seguirlo
col vostro passo, sì,
accordandolo al suo,
che è eterno e non si ferma per nessuno.

Attimi bloccati,
distorti,
deformati da un obiettivo,
che vorrebbe fermarli e invece li allontana da voi.
Attimi persi per strada,
quando avreste voluto dovuto necessitato di tenerli stretti.

domenica 22 gennaio 2017

Dolore e vuoto e nulla e tutto.

Incredibile.
Ho messo un punto
(punto fermo, l'ho finita con i punti e virgola)
e tu sei ancora lì.
Non ti sei accorto di nulla.
E, sarò sincera,
è questa la cosa peggiore,
la cosa che mi urta di più.
Perché non ti importava abbastanza,
sei là perché
ti va,
non per me.
Magari lo senti come il tuo posto,
ci sono altri attorno
e non me ne accorgo.
Ma è questa la cosa peggiore:
non il dolore di quell'istante,
(che, appunto, un istante è durato)
non il vuoto che è seguito,
che sta ancora qua.
Sapevo che il dolore
sarebbe arrivato.
Il vuoto...
sarò sincera,
non me lo aspettavo.

È stata una sorpresa
quel non sentire nulla
che mi è imploso dentro.
Ma l'indifferenza,
il non-abbastanza,
l'apatia..
Cosa c'è di peggio?
Come si combatte?

Il fatto che non ti importava.
che ho messo un punto
e non l'hai notato,
che ho il vuoto dentro
e non te ne accorgi.
È peggio di dolore e vuoto e nulla e tutto.