Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

martedì 28 febbraio 2017

Writing Challenge! (e altre cose)

Buonasera bellezze! Ogni tanto, quando mi vengono sprazzi di parole in mente, come avrete visto compaio e pubblico qualcosa. Non spesso quanto vorrei, ma ormai il mio computer è pieno di cartelle e file riguardanti l'università (русски, 日本語, Cultura Giapponese, Linguistica Italiana, e così via), per cui potrete immaginare che quando lo apro scrivere non è proprio la prima cosa a cui penso. O meglio, è la prima a cui penso ma non la prima che posso fare. E neanche la seconda, o la terza, o la quarta, o la quindicesima... Insomma, avete capito. Anyway, l'altra volta stavo parlando con una mia amica (Veronica) del fatto che avrei fatto volentieri una Writing Challenge, per mettermi alla prova e non so, vedere come me la cavo con qualcosa di nuovo.
Da quando ho iniziato linguistica italiana e la prof ci ha detto che nei blog si scrive principalmente col linguaggio parlato non faccio che preoccuparmene e cercare di capire se effettivamente anche io che tengo tanto alla lingua italiana faccia così ma non sono ancora riuscita a capirlo. Che arcano.
Quindi la mia amica ha detto che me ne avrebbe creata una volentieri e l'ha fatto. Per cui mi è sembrato giusto e necessario pubblicarla qua in modo che sarete voi stessi ad assistere e a dirmi cosa ne pensate e se credete che abbia rispettato i punti e li abbia soddisfatti come si deve.

sabato 25 febbraio 2017

Senza Titolo 4.

Ero partita dal pensare quanto sia difficile parlare con le persone e quanto siano carini i ragazzi biondi... E finito di scrivere mi sono consolata pensando che per lei è ancora peggio, quindi direi che va bene così. Buona lettura bellezze!
Lei lo sapeva che sarebbe andata così. Lo sapeva perché era così che andava sempre, era così che andava a quelle come lei. E non si aspettava che andasse diversamente, sul serio. Non si aspettava che accadesse qualcos'altro. Avrebbe saputo dall'inizio che era una speranza vana. Era quello che si ripeteva, almeno. Era il mantra incessante che continuava a spararsi in testa. Ciononostante, guardando le sue spalle che si allontanavano provò un moto di qualcosa in parti del suo corpo che non sentiva vivere da un po'. Come se ci volesse un po' di sana sofferenza causatasi, almeno in parte, da sola, per risvegliarle, per ricordarle che erano lì. Prese un respiro profondo e decise di fare finta di niente e andare verso la metro. Dopo tutto, non era come se fosse successo qualcosa in effetti. Non si era mai sentita un codarda, non davvero, ma cominciava a credere che non pensando a sé stessa in quel modo si stesse solo nascondendo la verità. Era facile rifugiarsi nello studio, dirsi che era tutto ciò che contava… Il difficile, quello che per lei era sempre stato impossibile, erano le relazioni umane. Pensava di essere passata oltre, ma doveva ricredersi. Era come se desse sempre troppo o troppo poco, tutto o niente, e non riusciva a calibrarsi, e non riusciva a capire a chi dare tutto e a chi dare niente, perché quando si accorgeva di essersi sbagliata erano già tutti lontani e non le restava che darsi dell'idiota, che dirsi che aveva sbagliato e che avrebbe dovuto fare diversamente e che tanto ormai era sola, quindi cosa importava? Non poteva riprendersi quello che aveva dato e non poteva dare di più, non poteva riportare indietro le persone dicendo che non aveva capito niente, che non capiva mai niente, che aveva sbagliato e sarebbe migliorata e avrebbe fatto diversamente. Non avrebbe potuto riportare indietro le persone con quello che in fin dei conti era un mare di bugie, e lo avrebbero capito loro come, pur negandolo, lo sapeva lei.
Quindi non fece altro che tornare a casa e buttarsi sul letto con un sospiro, chiedendosi se davvero fosse così sbagliata. Chiedendosi se davvero, pur non avendolo mai pensato, fosse in realtà una vigliacca.

mercoledì 22 febbraio 2017

Chiedono Chiedono Chiedono.

Chiedono
Chiedono
Chiedono
Come
Se fosse tutta cosa loro.
Come
Se non avessi un mondo dentro
che dentro deve restare.
Come se non avessi un tumulto
che scoppia in testa, nel cuore, nello stomaco,
fin nei capillari
più periferici
e lo tenessi lì dentro
fino al limite,
a più non posso,
a oltranza.

Come se non avessi un mondo
che vorrebbe venire fuori ma non riesce
perché creare un mondo è facile,
ma realizzarlo un po' meno.

Come se non avessi una tempesta che infuria
e non ti chiedessi continuamente il perché
e non volessi urlarlo al mondo che è fuori
(mondo? ma quale mondo in realtà?)
e non volessi urlarlo a chiunque e a qualunque cosa
e imbrattarne i muri e i pezzi di vita
e non solo i fogli che stanno lì e chi li legge?

Chiedono Chiedono Chiedono
Come se fosse tutto loro,
come se avessero diritto al mondo
come se non avessi tu dentro quel mondo
a cui nessuno ha diritto.

Come se tu non stessi cercando da una vita
qualcuno a cui urlare di quel mondo
e che ti ascolti anche se urli e non lo sopporti nemmeno tu.
Come se tu non stessi aspettando un muro da imbrattare
Qualcuno che legga quei fogli
Un pezzo di vita da occupare.

Chiedono Chiedono Chiedono
e non sanno fare altro
Forse perché non hanno una tempesta dentro,
Forse perché non hanno un mondo dentro
Forse perché nessun tumulto minaccia di scappargli da qualunque parte.

Chiedono Chiedono Chiedono
Forse perché non sanno fare altro
Forse perché non hanno nient'altro
Forse perché non sono nessuno e tu
Persona
Sei Qualcuno
E hai qualcosa
E un tumulto, un mondo, una tempesta, un essere enorme
che non vuoi condividere
che con un'altra Persona

che non c'è.

domenica 19 febbraio 2017

Attimi. (distorti)

Piccola poesia delle 00:12.
Trovo che vada letta correndo, forse perché è così che l'ho scritta.

Attimi
Catturati
Scattati
Bloccati
Fermati
Come se potessero
Rimanere per sempre.
Attimi bloccati in un’immagine,
come se vi si potesse rivedere quel momento,
ciò che è successo,
quell’emozione che,
immobilizzata lì dentro,
non tornerà più.
E non è vero che la potrai rivedere
Perché un ricordo,
dicono,
non è mai abbastanza reale.
E non è vero che la potrai rivivere,
perché quel ricordo è passato
e non tornerà più
e non sarà più
e tu non sarai più
la persona di quel momento
e chi ti stava vicino
non sarà più la persona di quel momento.
E quando vi rivedrete
e cercherete di ripetere quell’attimo,
quell’azione,
quell’emozione indimenticabile,
sarà tutto distorto.
Sarà tutto uno specchio deformato,
di colori in bianco e nero,
di vita sbagliata, storta,
che è già stata e non dovrebbe essere più.
Sarà tutto lontano,
una forzatura,
e ve ne accorgerete
e piangerete i tempi andati,
perché non vi siete fermati a viverli
ma avete cercato di fermare loro
e vi accorgere che non si può fermare il tempo
ma che avreste dovuto seguirlo
col vostro passo, sì,
accordandolo al suo,
che è eterno e non si ferma per nessuno.

Attimi bloccati,
distorti,
deformati da un obiettivo,
che vorrebbe fermarli e invece li allontana da voi.
Attimi persi per strada,
quando avreste voluto dovuto necessitato di tenerli stretti.