Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

sabato 8 aprile 2017

Quello che le donne non dicono ma dovresti sapere.

Ho trovato questo articolo su internet in inglese, e ho pensato che andava assolutamente tradotto. Di solito non traduco post di altri blog, ma questo mi ha davvero colpito. Non avrei saputo esprimere meglio quello che dice.
C'è questa cosa che succede ogni volta che parlo o scrivo di problemi riguardanti le donne. Cose come l'abbigliamento, la cultura dello stupro e il sessismo. Mi arrivano commenti come "Non ci sono cose più importanti di cui preoccuparsi? Davvero è un problema così grosso? Non stai esagerando? Sei sicura di starci pensando in modo razionale?"
Ogni. Singola. Volta.
E ogni volta mi innervosisco. Perché non ci arrivano?
Credo di aver capito perché.
Non sanno.
Non sanno di questo continuo ridimensionare, del minimizzare. Dell'assecondare in silenzio.
Dio, anche se noi donne lo viviamo non ne siamo sempre consapevoli. Ma lo facciamo.
Abbiamo tutte imparato, per istinto o perché ci abbiamo sbattuto contro, come minimizzare una situazione che ci fa sentire a disagio. Come evitare di far arrabbiare un uomo o metterci in pericolo. Più di una volta abbiamo ignorato un commento offensivo. Abbiamo riso ad un tipo che ci ha provato in modo volgare. Abbiamo ingoiato la rabbia quando ci hanno denigrato, sminuito, o trattato con sufficienza.
Non ci fa sentire bene. Ci dà la nausea. Ci sentiamo sporche. Ma lo facciamo perché non farlo ci metterebbe in pericolo o ci farebbe licenziare o etichettare come t***e. Così di solito cerchiamo di andare sul sicuro.
Non è qualcosa di cui parliamo ogni giorno. Non lo diciamo ai nostri fidanzati o mariti o amici ogni volta che succede. Perché è così frequente, intenso, che è diventato qualcosa con cui possiamo solo convivere.
Quindi forse non lo sanno.
Forse non sanno che alla tenera età di 13 anni dobbiamo ignorare uomini adulti che ci guardano il seno. Forse non sanno che uomini dell'età di nostro padre ci provano con noi mentre lavoriamo alla cassa. Probabilmente non sanno che il ragazzo della classe di inglese che ci ha invitato a uscire ci invia messaggi incazzati perché abbiamo detto di no. Potrebbero non essere consapevoli del fatto che il nostro direttore ci dà spesso pacche sul sedere. E di sicuro non sanno che la maggior parte delle volte sorridiamo a denti stretti. Guardiamo da un'altra parte o facciamo finta di non notarlo. Probabilmente non hanno idea di quanto spesso succedono queste cose. Queste cose che sono diventate una routine. Così scontate che ormai le notiamo appena.
Così scontate che le ignoriamo e minimizziamo in automatico.
Non mostriamo la rabbia e la paura e la frustrazione che sopprimiamo. Un sorriso veloce o una risata a denti stretti ci permetterà di continuare la nostra giornata. Ignoriamo. Minimizziamo. Minimizziamo all'interno e all'esterno. Dobbiamo. Non trascurarlo ci porterebbe a confrontarvisi più spesso di quanto la maggior parte di noi se la sentano.
Impariamo da giovani come fare. Non usiamo un nome, un'etichetta per definirlo. Non pensiamo neanche al fatto che altre ragazze stiano facendo la stessa cosa. Ma impariamo da sole, ci impadroniamo dell'arte di minimizzare. Impariamo osservando e considerando i rischi quali dovrebbero e non dovrebbero essere le nostre reazioni.
È la vita di una donna nel nostro mondo. È il ridere del sessismo perché sentiamo di non avere altra possibilità.
Facciamo un controllo veloce. Sembra instabile, arrabbiato? Ci sono altre persone intorno? Sembra ragionevole e sta solo cercando di essere divertente anche se ne è incapace? Dire qualcosa avrà conseguenze su scuola/lavoro/reputazione? In pochi secondi decidiamo se diremo qualcosa o lo ignoreremo. Se gli risponderemo o ci gireremo dall'altro lato, sorrideremo educate o faremo finta di non aver sentito/visto/avvertito nulla.
Succede continuamente. Non è sempre chiaro se la situazione è pericolosa o no.
È il capo che dice qualcosa di inappropriato. È il cliente che tiene la mancia fuori dalla nostra presa finché non dobbiamo inclinarci ad abbracciarlo. È l'amico che ha bevuto troppo e cerca di incastrarci per un momento da "amici con benefici" anche se abbiamo messo in chiaro di non essere interessate. È il ragazzo che si arrabbia perché abbiamo detto no alla sua richiesta di un appuntamento. O di un ballo. O di un drink.
Lo vediamo accadere alle nostre amiche. Lo vediamo accadere in così tanti modi e momenti che è diventato la norma. Non ne pensiamo davvero qualcosa. Non finché non è troppo vicina ad essere una situazione pericolosa. Non finché non sentiamo che quel'"amico" che ha cercato di incastrarci è stato accusato di stupro il giorno dopo. Non finché il nostro capo non mantiene la promessa di baciarci alla Vigilia di Capodanno quando ci trova da sole in cucina. Quelle volte sono quelle che notiamo. Sono quelle che raccontiamo ai nostri amici, ai nostri ragazzi, ai nostri mariti.
Ma tutte le altre volte? Tutte quelle volte in cui ci sentivamo a disagio o nervose ma non è successo nient'altro? Quelle volte continuiamo con la nostra vita senza pensarci due volte.
È la vita di una donna nel nostro mondo.
È quel senso di nausea alla bocca dello stomaco quando dobbiamo far finta di niente per andare avanti.
È quel senso di vergogna e rimorso perché non abbiamo detto nulla di quel ragazzo che sembrava minaccioso ma probabilmente era inoffensivo. Probabilmente.
È prendere il cellulare col dito pronto per chiamare quando camminiamo da sole di notte.
È posizionare le chiavi tra le dita nel caso ci serva un'arma mentre camminiamo verso la macchina.
È mentire e dire che abbiamo un ragazzo solo perché un tipo non accetta un no come risposta.
È trovarci in un bar/concerto/qualunque evento affollato e doverci girare per cercare lo stronzo che ci ha palpato il sedere.
È sapere che, anche trovandolo, potremmo non dire nulla.
È camminare per il parcheggio con un grosso scatolone e rispondere educatamente al saluto di un ragazzo che ci dice "Ciao". È fingere di non sentire quando ci rimprovera perché non ci siamo fermate a parlare di più. "Cosa? Sei troppo per parlare con me? Qualche problema? Pffft… Stronza."
È non dire nulla ai nostri amici o genitori o mariti perché è semplicemente un dato di fatto, una parte delle nostre vite.
È quel ricordo che ci tormenta di quella volta che siamo state picchiate, aggredite o stuprate.
È la storia che le nostre amiche ci raccontano piangendo di quella volta che sono state picchiate, aggredite o stuprate.
È realizzare che il pericolo che avvertiamo ogni volta che dobbiamo scegliere se affrontare queste situazioni non è solo nella nostra immaginazione. Perché conosciamo troppe donne che sono state picchiate, aggredite o stuprate.
Forse sto iniziando a realizzare che ignorarlo e non farne un problema non aiuterà nessuno.
Ultimamente mi è venuto in mente che molti ragazzi potrebbero non esserne consapevoli. Potrebbero aver sentito di cose che sono successe, potrebbero averle viste ed essere intervenuti per fermarle. Ma probabilmente non hanno idea di quanto spesso succeda. Di quanto influenzi molto di quello che diciamo o facciamo e di come lo facciamo.
Magari dovremmo spiegarlo meglio. Magari dovremmo smetterla di ignorarlo, di minimizzarlo perfino nelle nostre teste.
I ragazzi che ignorano una donna che parla di sessismo? Non sono cattivi ragazzi. Solo che non hanno vissuto le nostre vite. E noi non parliamo tutti i giorni di quello a cui assistiamo o che viviamo. Quindi come potrebbero saperlo?
Quindi, magari i bravi uomini che fanno parte delle nostre vite non hanno idea del fatto che sopportiamo queste cose regolarmente.
Forse è così normale per noi che non ci viene in mente di dirglielo.
Mi è venuto in mente che non ne vedono la portata e non sempre capiscono che è la nostra realtà. Quindi, sì, quando mi agito per un commento sul vestito stretto di una ragazza, non sempre capiscono. Quando mi innervosisco per il sessismo che vedo e a cui assisto e che vivo tutti i giorni… quando sento delle cose che mia figlia e le sue amiche stanno vivendo… non capiscono che è solo la punta di un iceberg troppo più grande.
Forse sto realizzando che non possiamo aspettare che gli uomini capiscano quanto è intenso il sessismo di tutti i giorni se non iniziamo a dirlo e a indicarglielo quando accade. Forse sto iniziando a realizzare che gli uomini non hanno idea che una donna deve stare in guardia anche camminando in un negozio. Dobbiamo essere consapevoli, inconsciamente, di ciò che ci circonda e di ogni possibile pericolo.
Forse sto iniziando a realizzare che ignorarlo e non farne un enorme problema non aiuterà nessuno.
Minimizziamo.
Siamo acutamente consapevoli della nostra vulnerabilità. Siamo consapevoli che, volendolo, quel ragazzo nel parcheggio avrebbe potuto sopraffarci e fare quello che voleva.
Ragazzi, è questo che significa essere una donna.
Siamo sessualizzate ancora prima di capire cosa significa. Diventiamo donne quando le nostre menti sono ancora innocenti. Siamo sottoposte a sguardi e commenti prima ancora che possiamo guidare. Da uomini adulti. Ci sentiamo a disagio ma non sappiamo cosa fare, quindi andiamo avanti con le nostre vite. Impariamo da piccole che affrontare tutte le situazioni che ci mettono in imbarazzo potrebbe essere pericoloso. Siamo consapevoli di essere le più piccole, il sesso fisicamente più debole. Che i ragazzi e gli uomini possono sopraffarci se lo vogliono. Quindi minimizziamo e minimizziamo.
Quindi, la prossima volta che una donna parla di quanto le dia fastidio che le si fischi, non ignorarla. Ascolta.
La prossima volta che tua moglie si lamenta dell'essere chiamata "dolcezza" a lavoro, non sbuffare apatico. Ascolta.
La prossima volta che leggi o senti di una donna che ha risposto a del linguaggio sessista, non criticarla per averlo fatto. Ascolta.
La prossima volta che la tua ragazza ti dice di un ragazzo che le parla in un modo che la mette a disagio, non trascurarla. Ascolta.
Ascolta perché la tua realtà non è la stessa in cui vive lei.
Ascolta perché le sue sono preoccupazioni valide, e non esagerate o esasperate.
Ascolta perché la realtà è che lei o qualcuna che conosce personalmente ad un certo punto della sua vita è stata picchiata, aggredita o stuprata. E lei è consapevole che c'è la possibilità che le succeda.
Ascolta perché anche un semplice commento da un estraneo può farla rabbrividire di paura.
Ascolta perché potrebbe star cercando di far sì che la sua esperienza non sia quella delle sue figlie.
Ascolta perché niente di cattivo può nascere dall'ascoltare.
Ascolta.
Post originale: http://www.huffingtonpost.com/gretchen-kelly/the-thing-all-women-do-you-dont-know-about_b_8630416.html
Ora, vorrei aggiungere qualcosa a questo articolo.
Pochi giorni fa sono uscita con un mio amico con cui non parlavo da un po' e tra una cosa e l'altra è uscito fuori il maschilismo e non maschilismo. Lui ha affermato di non essere maschilista. Bene, buono a sapersi. Poi si è lanciato in un discorso sul fatto che le ragazze dovrebbero trattenersi nel vestirsi, essere decorose, che poi è normale che con questa mentalità i ragazzi le vedono come ragazze facili. Che lo dice per loro, perché non vuole che succeda niente di brutto, non per altro.
E crolla l'idea del non maschilismo.
E a questo punto penso che molti ragazzi non capiscano neanche cosa sia il maschilismo, cosa siano i diritti delle donne.
Il nostro diritto non sta nel non essere stuprate camminando per strada. Non è di quello che parla il femminismo! Il femminismo vuole che siamo UGUALI. Vuole che possiamo andare in giro vestite come vogliamo, e non doverci preoccupare di quello che ci succederà. Ma a molti il messaggio non arriva. Molti ragazzi non ci pensano proprio, non hanno idea di cosa voglia dire, di cosa significhi effettivamente.
Quale ragazzo si deve preoccupare uscendo senza maglietta? Quale uomo si è mai fatto un problema nell'uscire di casa in modo indecoroso? E, femminismo a parte, molti uomini sono dieci volte più indecorosi delle donne col doppio dei vestiti addosso.
Il problema è nella testa degli uomini, che non si accorgono di cosa significhi essere donna o della vita che viviamo. Non si accorgono che il loro modo di pensare è la causa della maggior parte dei problemi che ci sono tra i generi. Perché, anche quelli che si vedono dalla parte delle donne, si sentono un gradino più sopra. Si sentono al di sopra. Sì, io sono con le donne, ma loro dovrebbero...
Come se fosse tutta colpa nostra, di come ci vestiamo, del fatto che vogliamo una vita non condizionata dagli uomini che ci circondano ma scelta da noi. Come se il problema fossimo noi, che non vogliamo sottostare a questa società maschilista.
Come se si potessero rinchiudere in casa milioni di ragazze, cambiare il loro modo di vestire, il loro modo di pensare, ingabbiarle, ma non si potesse far capire ai ragazzi, agli uomini, che non sono superiori! Che non hanno il diritto di fare di noi quello che vogliono! Che la forza bruta non dà loro alcun diritto su di noi. Come si potesse cambiare la mentalità di tutte le ragazze riducendole ad un nulla ma non si potesse far capire ai ragazzi, che non sono nulla.
"Esci in tuta, coperta dalla testa ai piedi, o metti in conto la possibilità di essere apostrofata per strada, di sentirti fischiare dietro, di incontrare un ragazzo che si sentirà in diritto di fare di te quello che vuole." Sembra questo il succo del discorso che si finisce a fare con dei ragazzi. Che ovviamente non lo ammetteranno mai, perché lo dicono in termini più delicati, perché non è nulla di così drastico per loro. Perché siamo noi che esageriamo.
E, fateci caso, nessun ragazzo userà il termine stupro. Perché è un termine duro, difficile. Sembra far male. Sembra indicare una realtà che però è lontana.
Perché alle donne possono succedere delle cose brutte, ma non vengono stuprate. Gli viene fatto del male, come se fosse una cosa vaga ed indefinita e non un ragazzo, un altro ragazzo come loro, che fa di sua volontà del male ad una donna. Che la picchia, che ne prende il controllo. Che fa quello che vuole.
Avrei voluto aggiungere solo qualche parola, ma mi sono fatta prendere la mano. Perché su un argomento del genere, un argomento di cui si parla così tanto ma che altrettanto spesso viene sottovalutato, non c'è mai abbastanza da dire. Non si è mai scritto abbastanza.

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