Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

lunedì 15 maggio 2017

Punto 4 - Writing Challenge

Buoooonasera meraviglie! *tenta una voce da presentatore televisivo,
 si sente stupida e torna a quella normale... nessun risultato: continua a sentirsi stupida*
Tantissimo in ritardo, ecco il punto quattro della Writing Challenge! Non sono abituata a scrivere di personaggi altrui (non vi dico la mia lotta nel tentare di scrivere una fanfiction prima di rinunciare), ma ho fatto del mio meglio. E con fatto del mio meglio intendo che ho tentato di lasciare meno possibile dei personaggi ma ho tenuto l'ambientazione.
Forse ho un po' barato. Anyway, la richiesta era

Scrivi una scena dopo la fine dell'ultima scena (film/libro/serie tv).

Ieri sera ho visto Il Labirinto del Fauno (film che amo) e, almeno nella mia testa,
questo è quello che succede dopo.

Sono passati vari anni ormai da quando è successo tutto. Da quando la battaglia è stata vinta e sua sorella è stata uccisa. Da quando è iniziata la sua vita tra i ribelli. Non ricorda quasi nulla, è ancora troppo piccolo. Ma questa vita di corse e paura e fretta e fugacità è tutto quello che conosce. Non sa cosa altro aspettarsi, non sa cosa gli manca. La donna che l'ha cresciuto gli racconta delle storie. Niente fate, nulla su quella magia con cui è cresciuta e vissuta e morta Ofelia, ma storie vere. Storie che possono aiutarlo a sopravvivere tutti i giorni. E tutte le sere gli canta una ninna nanna. Senza parole, solo una melodia mormorata che ha sempre un che di familiare.
Dopo tutti quegli anni è la prima volta che tornano nella foresta accanto al labirinto. O forse ci sono tornati altre volte, ma lui non le ricorda. Forse non era abbastanza grande da addentrarvisi poi da solo. Di certo è la prima volta che si spinge così ad est, così vicino a quelle rovine soppiantate dalla natura e a quel mucchio di rocce che forma strade piene di vicoli ciechi. Segue un insetto fino all'ingresso del labirinto, senza sapere di stare ripercorrendo i passi di Ofelia. Lui non ha mai sentito parlare di fate, non sa cosa siano, non sa che nome dare all'esserino con le ali che gli indica la strada. Segue l'ominide per una serie di curve finché non arriva al centro, in cima ad una scala a chiocciola che sembra perdersi nelle profondità della Terra. Quando non lo vede più decide di proseguire da solo, e scende e scende e scende finché la luce del Sole sembra un ricordo lontano e non sa quando né se potrà rivederla. Gli sembra di trovarsi in un altro universo, ma non capisce questa sensazione. Non prova quella familiarità che provava sua sorella, ma un senso di estraneità, come se fosse nel posto sbagliato. I suoi occhi si abituano al buio e si trova davanti alla scultura, faccia a faccia con una bambina che tiene in braccio lui, in fasce. Ovviamente non sa di chi si tratti. Non penserebbe mai che una scultura di lui si trovi in fondo al pozzo al centro di un labirinto.
-Principe,- lo chiama una voce cavernosa. -Vi stavamo aspettando.
Si volta per vedere a pochi metri da lui un paio di corna che riflettono uno spicchio di luce su un volto piatto, senza forma, che ricorda quello di un caprone che per sbaglio è voluto sembrare più umano. Eppure è sottile, ambiguo. Le zampe di capra non sono neppure la cosa più strana.
-Chi sei?- Nessuno gli ha insegnato a dare del voi, tra i ribelli. Le buone maniere non sono la loro priorità.
-Il Fauno, Principe,- fa inchinandosi. -Per servirvi.
-Io non sono… Non sono Principe,- risponde il ragazzino, indietreggiando prima di accorgersi che la scala è oltre il fauno. Nessuno gli ha insegnato neppure il significato della parola principe.
-Sì invece. Siete un principe, fratello di Vostra sorella, che da anni piange per Voi nel Regno. Sa che state bene, ma vorrebbe vedervi.
-Mia sorella è morta.
-Vostra Sorella è viva. Vivrà per l'eternità, e potreste vivere con lei anche Voi, se solo lo vorreste. Vi basta superare tre prove, prima della prossima luna piena.
Il bambino lo fissa, e per qualche motivo gli crede. Tre prove per la vita eterna. Dovrebbe suonare come una proposta allettante, ma lui scuote la testa.
-Non voglio la vita eterna.
L'espressione del Fauno diventa quella di un cavallo imbizzarrito. -Tutti vogliono la vita eterna.
Il bambino lo aggira, è per le scale, già sul terzo gradino. -La mia vita è con chi mi ha cresciuto. Non è eterna, ma è così.
Avrebbe combattuto per dare una vita un po' più lunga e un po' più bella a chi gli stava accanto, piuttosto che per una vita eterna. Non l'aveva mai cercata, non aveva motivo di volerla ora.
Da un trono, molto molto molto più in basso e molto molto molto più in alto, Ofelia sorrideva tra le lacrime, perché vedeva per lui un futuro più glorioso di quanto lei avrebbe mai potuto sperare, in quel suo regno di eterna gioia.

NB: La cosa più difficile è stata usare il voi nel discorso del Fauno.

Come sempre spero vi sia piaciuto e aspetto le vostre opinioni (anche negative) :*

Nessun commento:

Posta un commento