Come può imparare qualcosa di diverso da sé stessa?

venerdì 7 luglio 2017

Casette svedesi e Vichinghi!

Buongiorno meraviglie!
Devo ammettere che non immaginavo che avrei avuto così tanto da scrivere, ma a quanto pare sì. Non immaginavo neanche che la Svezia fosse così diversa dall'Italia. Per un qualche motivo nella mia testa tutti i Paesi Occidentali erano, se non uguali, per lo meno simili. Ho cercato di esprimere questo mio pensiero alla padrona di casa e sono finita in una specie di esercitazione di quaranta minuti su come dire bene thought. Esercitazione finita per esasperazione, non perché sia riuscita a dirlo bene. Comunque, lasciamo da parte la mia pessima pronuncia inglese. Oggi vi parlo dei Vichinghi e delle casette svedesi, ma comincio da queste ultime perché sono più brevi.
Avete presente quell'immagine idilliaca delle campagne svedesi con tutte queste casette rosse? Ecco, ho scoperto che non sono rosse perché il rosso è carino (anche se, almeno secondo me, lo è) o perché fanno un bell'effetto con la neve, ma per una serie di ragioni pratiche. Partiamo dal presupposto che sono in legno e non in mattoni, perché con l'umidità e il freddo e il passaggio estate-inverno e inverno-estate il mattone potrebbe finire per creparsi e rovinarsi e non essere effettivamente sicuro quanto il legno. Che in un certo senso mi suona strano, perché nella mia testa (non so se per voi è lo stesso) associo il mattone alla sicurezza, almeno in quanto ad edifici. So che razionalmente non dovrei, ma sono cresciuta vedendo case in mattoni e quindi non credo di riuscire facilmente ad evitarlo. Riguardo al colore, invece, dipende dalla pittura che usano (come potevate facilmente immaginare). Il colore è detto Rosso Falun dalle miniere di rame di Falun. Questo perché tale vernice è composta principalmente da residui di rame, oltre ad acqua, olio di semi di lino e altre cose. Il rosso può variare in base al grado di ossidazione del rame, ma in realtà non importa granché (da quello che ho capito) perché la principale caratteristica di questo tipo di vernice è l'essere impermeabile, quindi appunto adatta all'umido e agli inverni nevosi. L'uso è iniziato durante il XVI secolo, poi è diventato sempre più diffuso nel XVII. Per un periodo il governo non ha apprezzato questa pratica e ha spinto i cittadini ad usare altri colori (giallo o bianco principalmente), ma attorno al XIX secolo ha preso di nuovo piede e quindi adesso ci troviamo con tutte queste immagini delle rosse casette svedesi in giro. Inoltre vorrei precisare che non basta una mano di vernice quando si costruisce la casa: poi va ripassata ogni tanto, quando il colore comincia a sbiadire e quindi a perdere la sua funzione impermeabile, generalmente ogni due anni. Ovviamente avevano anche tutta una serie di metodi per evitare che la casa fosse troppo fredda, come il pavimento rialzato rispetto al terreno.
Oltretutto non era una cosa che mi sarei aspettata, non ci ho mai pensato in realtà, ma qua prima di entrare in una casa ci si toglie le scarpe. E devo ammettere di non essere mai stata così consapevole della mia lentezza nell'allacciarle come in questi giorni. Voglio dire, non è che impiego ore o cosa, ma tutti (probabilmente perché sono abituati) riescono a toglierle o metterle in quindici secondi e io sono là ad infilare i lacci nella scarpa per non rompermi la faccia scendendo le scale. Piuttosto imbarazzante. Sto apprezzando sempre di più i sandali. Credo che anche questo dipenda dal clima, avendo le scarpe piene di neve in passato non doveva essere l'ideale camminarci per casa (?). E ci saranno altre ragioni ma non ho idea di quali siano. Un po' di tempo fa ho scoperto che in Russia facevano lo stesso: gli aristocratici usavano delle ciabatte tutte particolari per stare in casa, ci si facevano anche ritrarre. L'usanza si è persa per un po' di tempo ma ultimamente pare che sia stata riscoperta.
Qualche giorno prima di andare a Stoccolma siamo stati ad un museo sui Vichinghi, e avrei voluto scriverne quella sera stessa, ma poi ho pensato che magari a Stoccolma avrei visto altro che li riguarda e quindi non l'ho fatto. Effettivamente ho visto altre cose poi (la sezione vichinga del museo sulla storia svedese), quindi cercherò di condensare un po' tutto qui.
Partiamo dalle basi: i vichinghi sono parte di popoli norreni che tra l'VIII e l'XI secolo vivono nei paesi scandinavi, in particolare sulle coste. Ovviamente abbiamo tutti un sacco di pregiudizi sui vichinghi. Pensandoci a freddo, la prima cosa che mi viene in mente sono degli omoni enormi, con barbe lunghe, probabilmente piuttosto sporchi, che urlano in una lingua rozza e incomprensibile mentre razziano qualche villaggio… Okay forse sto esagerando, ma ho reso l'idea. La seconda cosa che mi viene in mente direi che è Thor (il supereroe, sì), che è quasi più esatto degli omoni che razziano villaggi. Intanto perché non erano omoni, anzi. So che Thor è abbastanza enorme, ma ho deciso di sorvolare la cosa. Avevano una statura nella media rispetto al periodo storico, ma erano più alti degli abitanti del Mediterraneo, ragione per cui ci è stata tramandata questa visione probabilmente. Avevano barbe e capelli lunghi, ma li pettinavano (sono stati trovati tanti pettini nelle tombe, ma su questo tornerò più avanti) e usavano anche il sapone. In particolare gli uomini (e non le donne) usavano un sapone che per qualche motivo di cui non ho idea schiariva i capelli, perché capelli biondi o rossi erano preferibili. Non erano inoltre così presi dalla guerra come pensiamo, o almeno non più degli altri popoli del periodo, ma erano principalmente commercianti e navigatori. Le due cose sono collegate, basti pensare al fatto che usavano principalmente due tipi di imbarcazioni, una delle quali era costruita appositamente per il trasporto di merci, quindi era più capiente e lenta dell'altra. E non aveva i remi, mentre in quelle più veloci (quindi sottili e con caratteristiche varie di cui non sono sicura perché non sono esperta di navigazioni) sono stati i primi ad usare i remi, in modo da poter navigare senza doversi affidare solamente al vento, ed essere quindi pronti a manovre durante le battaglie navali o in fiumi stretti o altro. Oltretutto, alcune di queste barche permettevano la navigazione per lunghe distanze, tanto da essere stati i primi, tra X e XI secolo, a raggiungere il Nord America. A questo proposito al primo museo che ho visitato vendevano delle magliette con scritto "Leif arrived first" (o qualcosa del genere). Se ve lo state chiedendo: Leif è un nome piuttosto comune nei paesi scandinavi, oltre ad essere il nome del tipo che per primo arrivò in Nord America.
Tornando a quello che ho detto prima, devo correggermi su un particolare. Il termine "vichingo" infatti indicava in particolare coloro che vivevano sulle coste ed erano navigatori, di conseguenza mercanti prima che guerrieri. Ho anche parlato delle tombe, argomento che penso sia il caso di approfondire. Non è interessante come la maggior parte delle nostre informazioni sulle civiltà del passato ci siano arrivate grazie alle tombe? Ci dicono in cosa credevano, come vivevano… Un po' tutto, in effetti. E le tombe dei vichinghi ci dicono che credevano nella vita dopo la morte, come molti dei popoli antichi dopotutto. Credo che l'uomo abbia semplicemente bisogno di credere che ci sia uno scopo superiore, che vada da qualche parte lasciando la terra. Ha senso, visto quanto siamo fissati col tempo, col poco tempo, e così via. Ma è difficile pensare che ci sia davvero una vita eterna, almeno per me. Però, tornando al punto, non lo era così tanto per i vichinghi da quello che sembra. Sappiamo che molte volte bruciavano le barche con i corpi dei defunti e tutti i beni che vi lasciavano, ma per fortuna ce ne sono arrivate alcune da cui abbiamo scoperto un po' di cose. Intanto, sappiamo che seppellivano con i loro beni sia uomini che donne, il che indica che c'era un afterlife anche per queste ultime. Li seppellivano con gli oggetti che avevano usato durante la vita terrena, quindi appunto pettini, vestiti, cibo, ma anche animali per nutrirsi o cacciare dall'altra parte. In alcune tombe sono stati trovati addirittura cani e cavalli, sacrificati per l'occasione. Con alcune donne c'erano anche gioielli vari, molti dei quali venivano da altre parti d'Europa, grazie ai quali sappiamo che commerciavano con zone come l'Europa Continentale, l'Italia, e sono arrivati anche in Russia. Inoltre non tutti i morti andavano a passare la "vita eterna" (per usare un termine forse un po' troppo cristiano) nello stesso posto, ma c'era quattro posti diversi. Il più conosciuto è probabilmente Valhalla, dove andavano i guerrieri morti in guerra. Era una sorta di paradiso il cui dio era Odino. Ed era un paradiso le cui uniche donne erano le Valchirie, che sceglievano i guerrieri da portare a Valhalla dal campo di battaglia (una metà, l'altra metà andava in un altro posto di cui vi racconto fra poco) e versavano loro idromele. L'altra metà dei guerrieri morti in guerra finiva nel Fòlkvangr, governato da Freyja. L'Helgafjell era invece una montagna sacra, una specie di paradiso in cui si viveva una vita simile a quella condotta prima della morte. E infine c'era il regno di Hel, governato da Hel (che fantasia). Se nel fatto che prende il nome dal dio che lo governava vedete delle similitudini con l'Ade, sappiate che non sono finite qui. Il regno di Hel era infatti separato dal mondo dei vivi da un fiume che le persone (le anime?) dovevano
attraversare, ed era il regno in cui le anime venivano punite. (Probabilmente ci sono delle influenze cristiane in questo regno di punizione contrapposto al paradiso.)
Un'altra cosa interessante che ci ha spiegato la guida era ancora legata alle tombe. I proprietari delle fattorie, o comunque dei terreni, seppellivano infatti i propri familiari all'interno dei propri terreni per reclamarli. Una cosa tipo "Qui è sepolta mia mamma, mia nonna e mio zio, quindi il terreno è mio". E a questo punto devo ammettere di non avere idea di come la cosa funzionasse in realtà con zii e parenti stretti, ma spero di aver reso il concetto. Credo che fossero preferibili famiglie piuttosto ampie, ma non ne sono certa. In particolare usavano delle pietre tombali con delle iscrizioni. Nonostante le pietre che ci sono arrivate non sono colorate, ai tempi lo erano, e infatti gli archeologi? non ho idea di chi faccia questi lavori ma sorvoliamo ne hanno colorate alcune per darci un'idea di come erano effettivamente.

Ora, penso che volendo potrei scrivere altro. Si può sempre scrivere altro. Ma non vorrei rendere questo post più noioso di quanto già potrebbe essere, quindi mi fermo qui. Più o meno tutto quello che vi ho raccontato sono cose nuove per me, che non avrei scoperto se non fossi stata qui, ma se per voi non lo sono mi scuso per avervi fatto perdere tempo.
Nel complesso spero di avervi detto qualcosa di interessante e che vi abbia fatto piacere leggere, e grazie per essere arrivati fin qua ❤

PS: Ho appena realizzato di non avere neanche una foto delle casette svedesi, quindi rimedierò in settimana e la pubblicherò con uno dei prossimi post! Intanto al suo posto ho messo uno dei tanti bei paesaggi che si trovano qua intorno.

PPS: All'uscita dal museo c'era un test il cui risultato era il dio vichingo che ti rappresenta (che detta così sembra un po' stupido) e non ho resistito a farlo. Mio fratello si è rifiutato di fare la foto al suo, ma questo è il mio. Non li avranno messi là solo per i bambini... Giusto?

lunedì 3 luglio 2017

-Non c'è, non ci sarà mai più.

E a quanto pare c'era un'altra poesia non pubblicata (e anche un altro paio ad essere sincera, ma le tengo da parte per i momenti di crisi), scritta sulla scia del mio amore per le rime. Spero vi piaccia, e vi ringrazio perché continuate a seguirmi nonostante la mia terribile discontinuità nell'aggiornarvi

Sotto una collina, in un paesaggio stregato
vive la gente che una vita hai sognato
vive l'amor per cui sei morto urlando
e quell'amante a cui hai pensato tanto.
Mentre cerchi di ricordare, tra le lacrime e i singhiozzi,
mentre cerchi di non urlare e con le parole ti strozzi,
una visione, un attimo di sogno,
ti ricorda quel viso di cui hai troppo bisogno
e ti ricorda che non c'è, non ci sarà mai più
e ti ricorda che ad ucciderlo -urli- sei stato tu.
Apri gli occhi dopo un incubo. È tutto finito?
Apri gli occhi ed è reale. Non l'hai mai capito
che non era una visione, un attimo di sogno
perché sai che quel viso di cui hai troppo bisogno
l'hai fatto a pezzi, distrutto con le tue mani
e il dolore e la sofferenza e i pianti sono immani
e non sai come smettere, come sistemare tutto
vorresti portarlo in vita e sei costretto a portare il lutto
vorresti riaverlo tra le tue braccia
e prendi a pugni chi ti abbraccia
per la sola colpa che non è lui, mai lo sarà,
per la sola colpa che non immagina, non sa
quanto dolore, quanta sofferenza
hai causato con tutta quella prepotenza,
con tutto quell'amore, quella convinzione
che poteste semplicemente scacciarlo, il dolore,
perché viverlo non basta, non bastavate voi
e non immaginavi, non sapevi, non puoi
cancellare tutto, tornare a tempi felici,
a prima ancora, quando eravate amici
e l'amore che vi ha ucciso, che vi fa a pezzi ogni giorno
non era che un'idea, vaga, un'aquila di ritorno
da quel viaggio che sognavate
da quella vita che speravate.

Apri gli occhi dopo un incubo che incubo non era
perché la realtà è peggiore, mille volte, una chimera
di speranze ed illusioni fatte a pezzi poco a poco
finché non avete capito che non era tutto un gioco
che non bastavate voi, per stare bene insieme
che quel troppo che avevate era tutto tranne bene
che la malattia, la sofferenza, certe volte prende il sopravvento
e quando succede non basta cavalcare il vento
e sperare che passi, sperare si sistemi tutto
perché vorresti portarlo in vita e sei costretto a portare il lutto
vorresti riaverlo accanto e sei costretto a sbattere i piedi
e urli al mondo e preghi ma non puoi, non lo vedi
e mai lo vedrai, e sai che è colpa tua
e sai che l'amore, la speranza che era sua
è stata fatta a pezzi, l'hai ridotta in pezzi.


Perché non bastava la speranza, e lo ammetti mentre ti spezzi.

Che non significano nulla.

Buonasera bellezze! So che avrei dovuto pubblicare il post su Stockholm, ma non è ancora pronto. Quindi intanto vi lascio questa poesia e scavo nei meandri del computer per vedere se ne ho altre mai pubblicate.
Tanti, troppi gesti
non significano nulla
per nessuno.
Sono nulla
per tutti.
Tutti quei gesti
e quelle parole
e quei tocchi
e quegli esseri
sembrano non dargli importanza.
Sorrisi e lacrime scontate.
Vorrei esservi in mezzo
e riuscire a considerarli nulla.
Come si può?
Come si riesce?
Qualcuno mi insegni.
Qualcuno mi insegni
come si può sorridere senza sentirlo
come si può baciare senza provarlo
come si può abbracciare senza volerlo.
Qualcuno mi insegni
come tutti questi gesti
si possano compiere senza sentirlo dal profondo.
senza che siano spontanei dentro ma
pianificati per secoli
perché non sono nulla
perché significano tutto quello che sono.
Qualcuno mi insegni
come si può dare per scontato una vita
che è tutto tranne che scontata,
che è tutto tranne che poco,
che è tutto tranne che nulla.
Che è tutto tranne che facile,
ma dovrebbe valerne la pena
ed essere riempita dal tutto che
è.
Che deve essere.
Perché come si può dare tutto per scontato
quando tutto è così difficile?
Come si può dare tutto per scontato
quando tutto è la vita?
Come si può dare tutto per scontato
quando la vita è tutto
e non tutti ce l'hanno
e chi non ce l'ha lotta tutti i giorni,
perché sa quanto vale quel tutto.

Qualcuno mi insegni
come si possa vivere di gesti
che non significano nulla

perché a me fa male solo a vederlo.